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Totti, vaffa, gufi e… vudù

 originalIl mese scorso, un episodio calcistico ha avuto un effimero momento di gloria: Francesco Totti, il bomber della Roma, ha mandato a fare in culo l’arbitro Nicola Rizzoli durante la partita contro l’Udinese (v. foto qui sopra).

Motivo? Il direttore di gara l’aveva involontariamente ostacolato in una conclusione a rete.

L’episodio, con il suo corollario di moralismi (“ha dato il cattivo esempio in campo e fuori”), scandalo (“sono stati troppo teneri con lui, meritava l’espulsione”) e  scuse di rito (“ho sbagliato, chiedo scusa”), sembrava uno dei soliti.

Ma poi è successo qualcosa che mi ha fatto cambiare idea: il grande Totti  può aiutarci a riflettere sul fatto che le parolacce sono parole magiche.

 

Ripercorriamo quindi questo episodio, senza timore di infierire sul capitano della Roma, operato il mese scorso al legamento crociato e tuttora convalescente: dalle ultime notizie la sua guarigione sta procedendo con passi da gigante.

Per giudicare i fatti, avvenuti il 13 aprile, bisogna esaminare  il contesto in cui sono maturati. La Roma è in svantaggio di 1 rete a 0 all’inizio del 2° tempo, e vede pregiudicata la sua rincorsa all’Inter, prima in classifica. 

Il nervosismo è nell’aria. Ricevendo un assist, Totti tira in porta, sbaglia, e nella manovra si ritrova molto vicino all’arbitro in area di rigore. E gli dà la colpa del mancato gol, mandandolo 3 volte a fare in culo. Rizzoli reagisce estraendo il cartellino giallo: Totti è ammonito (poi il giudice sportivo gli comminerà una multa di 1.000 euro).

Giusto o sbagliato? Il regolamento del calcio della Figc è chiarissimo: prevede l’espulsione di un giocatore che usi un linguaggio offensivo, ingiurioso o minaccioso (regola 12, vedi qui).

 L’ammonizione, invece, è prevista per chi “manifesti la propria disapprovazione con parole o gesti”.

Ma il “vaffanculo” non è una semplice disapprovazione, bensì – linguisticamente parlando – una maledizione: significa augurare il male a un’altra persona. Nell’antichità, e nelle popolazioni “primitive”, l’equivalente del “vaffanculo” sono i sortilegi magici, riti con cui si augura ogni sorta di disgrazie al destinatario, dalle malattie alla povertà, fino alla morte (“va’ a morì ammazzato” è un’altra maledizione). Anticamente, si pronunciavano le maledizioni su un oggetto appartenuto alla vittima (capelli, capi di abbigliamento) e poi si gettava il tutto in un fiume o sottoterra. Proprio come nei riti vudù.

Un comportamento, questo, che ieri come oggi si basa su una credenza chiara: che una parola abbia  il potere di influenzare la realtà. Non è certo un privilegio esclusivo del vaffanculo: la psicoterapia, le preghiere, la poesia, gli auguri, si basano tutti – ciascuno a proprio modo – sulla fede nel potere della parola.

 FooTooKit: bambolina per riti vudù lanciata per i Mondiali 2006. Non solo i calciatori, ma anche i tifosi credono nella magia.

FooTooKit: bambolina per riti vudù lanciata per i Mondiali 2006.
Non solo i calciatori, ma anche i tifosi credono nella magia.

E proprio in nome di questa fede, riteniamo che Totti andava punito come minimo con l’espulsione. Basta ricordare che cosa è successo dopo il “fattaccio” in campo.

Il capitano della Roma, per trarsi dall’impaccio dalla mancata (e meritata) espulsione, ha dichiarato: «Ho sbagliato, preso dalla trance agonistica sono andato oltre le proteste e ho mancato di rispetto a Rizzoli come arbitro e come uomo, quindi chiedo scusa».

Ma non era solo una “mancanza di rispetto”: il Francesco nazionale, infatti, ha dimostrato di credere nella magia dei sortilegi, propri e altrui. Quando, una settimana dopo la partita (e le polemiche che ne sono scaturite), Totti è stato operato d’urgenza per il cedimento del legamento crociato, egli stesso ha commentato: «Me l’hanno gufata: si parlava di squalifica e invece mi sono fatto male a un ginocchio».

Come ricorda il dizionario, “gufare” significa “fare discorsi considerati di malaugurio, portare sfortuna”. Dunque, alla luce di tutto questo, Totti mostra di credere nel potere della magia. E delle maledizioni: chi di “gufata” ferisce, di “gufate” si sente vittima.

 

Del resto, l’intero episodio ha diverse suggestioni simboliche: il 13 aprile, giorno maledetto; il “vaffa” pronunciato 3 volte, come in una litania; i 3 gol segnati poi dalla Roma; e il 19, giorno dell’infortunio con conseguente operazione al legamento. Tant’è vero che Totti ha commentato: «Anche l’altra volta (la frattura del perone del 2006, ndr) era il giorno 19. Meno male che il 19 mi sono sposato, almeno quello…».

 Alla luce di tutto questo, Totti non può invocare la “trance” agonistica per sminuire la portata di un atto magico in cui crede con tanto ardore.

Perciò, meglio sarebbe stato se l’arbitro Rizzoli l’avesse espulso: anche perché , così, nessuno l’avrebbe “gufato” …  Ma ormai la storia è andata diversamente. A questo punto, vista la sensibilità di Totti verso le formule magiche, non ci resta che augurargli… “in culo alla balena!”.

 

vito tartamella

vito tartamella

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