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Abbiamo il “volgarometro”!!!

originalDuemila seicento quindici. 2.615. Tanti sono stati i navigatori che hanno risposto al sondaggio sulle parolacce che avevo lanciato lo scorso 6 aprile. Un risultato che è andato ben oltre le mie più rosee aspettative: quindi, grazie di cuore a tutti quelli che hanno partecipato!!!
Al sondaggio hanno risposto navigatori da 0 a oltre 60 anni, di tutte le regioni italiane (e anche dall’estero) e livelli culturali: un campione senz’altro ricco e vario, anche se non pretende di essere rappresentativo della popolazione italiana.

Grazie a questi numeri, abbiamo ottenuto una delle indagini linguistiche più corpose mai svolte in Italia, e l’unica a fotografare in modo significativo la percezione delle parolacce, al di là delle impressioni dei singoli.
Quali sono le parolacce più volgari e offensive? E quelle più bonarie?
Ora abbiamo finalmente uno strumento per valutarlo.
Ecco qui sotto il volgarometro (cliccare sull’immagine per ingrandirla), ovvero la classifica delle parolacce a seconda del loro grado di offensività e volgarità percepiti.

Il volgarometroHo illustrato e commentato i risultati di questa indagine in un saggio pubblicato dall’Università Savoie Mont Blanc di Chambéry (Francia).
Qui mi limito a fare alcune considerazioni flash.
Nonostante le battaglie contro le discriminazioni, frocio e handicappato sono ancora considerati fra gli insulti più pesanti. Ma meno di mafioso, giudicato offensivo quanto stronzo. Cornuto perde importanza, superato da magnaccia, impotente, trans, travestito. Nazista e terrorista sono gli insulti politici più pesanti. E il celebre “vaffa” è ampiamente superato, per potenza offensiva, da “Ti venisse un cancro.
Dal sondaggio, poi, sono emerse 7 tendenze significative:
1)    Se l’insulto è un “giudizio abbreviato”, le accuse sentite come più offensive (quindi più gravi) sono la  violazione delle leggi (mafioso, ladro, infame) e i presunti eccessi sessuali (zoccola per le donne, culattone per gli uomini). In quest’ultimo campo, nonostante l’apparente libertà di costumi, prevale ancora una visione maschilista e omofobica. Su questo punto, leggete le precisazioni che ho scritto qui.
2)    Scottante anche il rapporto con malattie, morte, bruttezza, disabilità: le maledizioni (augurare malattie, morte o dolore a qualcuno) e gli insulti fisici sono tra le categorie col più alto voto medio. Questi valori sono giudicati più importanti rispetto alla lucidità mentale (rincoglionito) e alla cultura (ignorante).
3)    Le singole espressioni che hanno ricevuto in assoluto i punteggi più alti sono le bestemmie, nonostante 1/3 del campione si dichiari ateo. Da notare che, anche se per valori infinitesimali, l’offesa alla Madonna è considerata più grave rispetto a quella verso Dio.

originaloriginaloriginal copia4)    I fattori che influenzano maggiormente la percezione delle parolacce sono (in ordine decrescente) l’istruzione, l’età e l’abitudine a dirle; non incidono molto, invece, il sesso, il luogo di residenza e l’orientamento religioso.
5)    Donne, over 50, meridionali e religiosi sono comunque le categorie più sensibili al turpiloquio: hanno attribuito a molte voci punteggi superiori alla media generale, giudicando con più severità le espressioni legate al sesso, alla morale, alla religione e alla devianza dalle norme.
6)    Il 50,4% delle espressioni proposte è stata giudicata  dai navigatori “poco volgare o offensiva” (punteggi da 0 a 1,4). Queste parole, di conseguenza, hanno perso buona parte della loro forza espressiva, degradandosi a espressioni colorite e graffianti ma non molto offensive o scandalose: fra queste, terrone, cazzo, merda, va’ a cagare, sfigato, crumiro, buffone, incazzoso, rifatta/siliconata, sbirro, ostia, che palle, ballista. È aumentata l’abitudine alle parolacce, sia per un loro uso più frequente (dal 1999 le parolacce sono state depenalizzate con una legge-delega) sia per effetto del mutare dei valori sociali: tangentaro è oggi considerato molto più offensivo di eretico.
7)    Le categorie di insulti giudicate meno pesanti sono, in ordine decrescente, quelli classisti (pezzente, barbone, proletario), quelli etnici (negro, terrone) e quelli religiosi (talebano, bigotto). Il motivo? Oggi le differenze di classe sono diventate più sfumate, e c’è più tolleranza verso le diverse fedi religiose; per quanto riguarda le discriminazioni etniche, sono giudicate meno severamente, probabilmente perché non toccano direttamente gli italiani: i navigatori – con alcuni distinguo – hanno espresso scarsa immedesimazione verso il dramma degli stranieri di non sentirsi accettati e integrati.

Ma a che serve il volgarometro?
Può dare indicazioni utili, oltre che ai linguisti (per valutare se classificare una parola come spregiativa, descrittiva, offensiva…) e ai sociologi (per identificare e spiegare i valori morali e i tabù), anche ai giudici e agli educatori chiamati a esprimersi sulla carica di offensività di vari insulti (che però è determinata anche da altri fattori come il contesto, l’intenzione, il tipo di rapporto).
In mancanza di dati quantitativi, infatti, finora queste valutazioni si sono affidate alla percezione dei singoli, che non necessariamente riescono a fotografare la sensibilità di un’epoca.

originalIl volgarometro, inoltre, può essere utile anche ai traduttori. Non sempre, infatti, da una lingua all’altra esistono parolacce di significato equivalente: per esempio, nei Paesi del nord Europa ci sono molte meno espressioni volgari sui temi religiosi e sessuali. Con il volgarometro, i traduttori hanno uno strumento per scegliere parolacce dal significato diverso ma con una carica offensiva equivalente. A patto che siano fatti sondaggi analoghi in altre lingue.
Proposta che lancerò al 3° Convegno internazionale sulle parolacce previsto a fine maggio all’università della Savoia a Chambéry (Francia), dove sarò l’unico relatore italiano.

In conclusione, ringrazio – oltre ai navigatori di Focus – quanti hanno collaborato al progetto: il direttore Sandro Boeri, la redazione di Focus.it, Francesca Tartamella per l’insostituibile apporto nell’elaborazione dei dati.

vito tartamella

vito tartamella

14 Comments

  1. Una curiosa ricerca condotta per il mensile focus dal linguista Vito Tartamella su un campione di 2615 persone ha stilato la lista delle offese percepite come gravi dalla popolazione italiana. Al vertice di tale classifica, dopo le bestemmie, ma insie

  2. è molto più difficile sopportare delle accuse politiche ( nazista, fascista) e quelle a carattere sessuale (reputo molto più offensivo gay che figlio di…). Quelle a carattere razziale (terrone, marocchino, etc..) sono molto più leggere perchè chi le subisce dovrebbe avere pietà del razzista che gliele invia.

    • Ateo era un insulto nei secoli passati. E lo è stato almeno fino alla prima metà del Novecento: ecco perché era importante verificare come fosse percepito il termine oggi. Possiamo dire che – per ora – il termine ha perso ogni carica spregiativa e si limita a una neutrale funzione descrittiva…

  3. Cioè tra gli insulti ci sono arabo, marocchino, islamico..ecc invece, nominare personaggi immaginari sarebbe più offensivo.. Spero che focus non l”abbia pubblicata per davvero questa roba

    • Non penso affatto che arabo, marocchino, etc siano insulti. Ma con la mia indagine volevo verificare se lo fossero. Purtroppo accade che le origini etniche siano usate come insulti: in alcuni Paesi del mondio, “italiano” è usato in senso spregiativo, come sinonimo di mafioso, disonesto, rozzo. Il sondaggio ha dimostrato che, per fortuna, gli italiani non hanno questo atteggiamentorazzista verso il mondo arabo. Per sua conoscenza, la mia indagine è stata pubblicata oltre che su Focus, sui maggiori quotidiani italiani e anche all””estero.

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