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Perché “cagare” significa “dare attenzione”

“Cago, ma non ti cago”…. Surfisti britannici protestano seduti su Wc contro l’inquinamento delle coste (2001).

Livio, un lettore di questo blog, mi scrive: Da dove arriva l’espressione “cagare”, nel senso “dare retta“? Me lo sono chiesto la prima volta che l’ho sentito, avrò avuto 8 anni, ma mi ricordo benissimo che cosa avevo pensato: “Ma che cosa centra?!“. Non mi raccapezzo. Forse dalla trasformazione di “dar retta” a “dar retto”, quindi “cagare”?
La domanda è interessante, caro Livio. Tanto che alla risposta ho deciso di dedicare tutto questo post. L’espressione, nata probabilmente negli anni ’70 nel gergo giovanile, è registrata anche dallo Zingarelli: cacare = nella locuzione “Non lo cago nemmeno” non mi curo minimamente di lui, lo ignoro del tutto. “Non cacarsi qualcuno”, disprezzarlo, infischiarsene.

Come raccontavo in un recente post, molte parolacce sono usate in senso traslato, come figure retoriche: servono a ravvivare e colorare il discorso, assumendo altri significati rispetto a quelli letterali. In questo caso, l’origine della metafora non è documentata dalla letteratura, quindi cercherò di ricostruire il tragitto mentale che l’ha generata. “Cagare” è usato in questi modi di dire come sinonimo di “considerare”. Ma come è avvenuto questo passaggio?

sedia

La sedia stercoraria papale in Laterano.

Defecare è considerato, nella nostra cultura, un atto fisiologico liberatorio ma anche umiliante e degradante: non a caso, fino al 1500, il pontefice appena eletto veniva fatto sedere su sedie bucate, le sedie stercorarie, “acciò considerasse che era huomo come gli altri e sottoposto a tutte le humane necessità, con tutto ch’egli fosse à quel sublime grado alzato”.
Non solo. Come altre attività fisiologiche (digerire, respirare..) defecare è un’attività a cui prestiamo poca attenzione intellettuale. Per questo, dire che “non cago qualcuno” significa che non lo si ritiene degno neppure dell’attenzione che si riserva a un escremento quando lo si espelle. C’è, quindi, in questa espressione una doppia equivalenza: si paragona la considerazione verso una persona all’attenzione che si riserva al defecare, e si paragona la persona oggetto di disattenzione a un escremento. Il massimo dell’umiliazione. E non sto qui a ricordare gli infiniti valori simbolici (non solo spregiativi) che molte lingue attribuiscono alla cacca…

Ma perché dedicare tutte queste energie creative per descrivere la mancanza di considerazione? Perché è uno dei sentimenti più irritanti e umilianti: avete mai provato, in treno, a star fermi per intere mezz’ore, senza che nessuno si degni di spiegare cosa sta accadendo e quando si risolverà il problema? O a essere urtati, per strada, da qualcuno che non si degna neanche di chiedervi scusa? O a chiedere un’informazione a qualcuno che nemmeno si volta dalla vostra parte per rispondervi?
Ecco perché l’espressione è usata con molte varianti: “non mi caga nemmeno di striscio”, ovvero “non mi presta un minimo di attenzione” (qui il paragone è, probabilmente, con un escremento che si limita a sfiorare le pareti del retto). Oppure “Non mi caga di pezza”, ovvero per nulla (il significato dell’espressione “di pezza” è oscuro: probabilmente “di pezza” significa “tessuto di nessun valore”, quindi diventa sinonimo di “nulla”). E “caghino”: individuo giovane e non molto alto che si dà un sacco di arie; presuntuoso, borioso, supponente, non considera molto gli altri…
Dunque, anche con ingredienti “bassi” si possono confezionare metafore: forse non molto poetiche, ma sicuramente creative, efficaci e visionarie.

"Abbastanza sorprendentemente, non me ne frega una cacca": poster in vendita negli Usa.

“Abbastanza sorprendentemente, non me ne frega una cacca”: poster in vendita negli Usa.

Ma esistono, in altre lingue, metafore equivalenti? Più no che sì. In tedesco, che pure fa largo uso di metafore escrementizie (sheisse, merda, è un’esclamazione molto frequente) “non cagare qualcuno” si dice “ignorieren” (ignorare), “keines Blickes Würdigen” (non degnare di un’occhiata), o il più poetico “wie luft behandeln” (trattare come aria, ovvero come se una persona fosse un fantasma). In francesetartir” (cagare) ha il significato opposto: scocciare (da noi si dice “cagare il cazzo”).
Solo l’inglese ha un’espressione più o meno equivalente alla nostra: “He doesn’t give a shit about me”, ovvero “non gliene frega niente di me”. Letteralmente: “non dà una merda riguardo a me”, ovvero “non si priva nemmeno di un suo escremento per me”. In altre parole, non mi caga…
In spagnolo, l’espressione “me cago en…”, che significa però “cago, cioè disprezzo…”, come in una celebre canzone di Tonino Carotone “Me cago en el amor”:

vito tartamella

vito tartamella

5 Comments

  1. Cagare di pezza : chissà, forse perchè si usava la pezza per pulirsi il culo dopo aver cacato.Era in uso fino ad una cinquantina di anni fa , se non meno. Sicuramente prima che si usasse
    la carta igienica-

  2. Io ho un”altra idea in merito. Ho sempre pensato che questa espressione derivi dal fatto che per defecare sia necessaria un po”di tranquillità ma spesso anche concentrazione. Ora, dire:”Non mi sta cagando” è un po”come dire:”non mi degna nemmeno dell”attenzione che dedica all”atto di defecare” che di per sè è l”ultima attività che richieda attenzione su una scala di importanza. Questa è la mia interpretazione di questa espressione diventata ormai comunissima. Che ne pensate?

  3. l’ho trovato talmente interessante che l’ho linkato su fb, opto per la versione: ritenere degno come un escremento, poco importante, probaiblmente l’espressione nasce al negativo: non mi caga nemmeno, poi è stato usato anche al positivo come espressività di modestia.

  4. Secondo, per poter dare una risposta esaustiva all’interrogativo posto dal lettore Livio, bisogna considerare un altro aspetto della questione: quello di cui parlo nelle seguenti righe.
    Già da alcuni decenni è di largo uso un’espressione scurrile per indicare il non essere presi in considerazione da qualcuno; per citare questa espressione, che per coerenza con il mio pensiero non voglio riferire parola per parola, userò il verbo “defecare” in sostituzione di quello che viene normalmente usato in tale espressione: in pratica la frase “Quella persona non mi tiene in alcuna considerazione” viene tradotta “Quella persona non mi defeca neanche”, come per dire “Quella persona mi tiene così poco in considerazione che se io fossi sterco non si degnerebbe nemmeno di defecarmi”. Il concetto già così è orrendo, ma la cosa più assurda è quando, volendo dire che una persona ci tiene in considerazione, viene usata la stessa espressione di cui sopra in versione positiva, cioè (lo dico sempre con un eufemismo) “Quella persona mi defeca”: ciò è del tutto illogico, perché se una persona in un primo tempo non mi considera a tal punto da non degnarsi di defecarmi pur considerandomi sterco e in un secondo tempo accetta di defecarmi, significa che comunque continua a considerarmi sterco, e a questo non può attribuirsi una valenza positiva, perciò quella persona continua a considerarmi assai poco. Quindi nel secondo caso la metafora non sta in piedi. È del tutto demenziale e fuori da ogni logica… E ciò ritengo non faccia bene alla salute mentale, perché va nella direzione dell’abituarsi a sragionare.

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