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Perché “‘sti cazzi” è diverso da “me cojoni”

sticaz

Il titolo di un libro con l’espressione “sti cazzi”: l’autrice è in realtà un collettivo di professionisti della comunicazione.

In tempi di globalizzazione, i dialetti varcano i confini geografici e si diffondono in tutta Italia. Parolacce comprese.
A volte, però, in questo export culturale, le parole assumono nuove sfumature. Oppure vengono bellamente fraintese: è il caso delle espressioni  romane “‘Sti cazzi” e “Me cojoni“, che ad altre latitudini – soprattutto al Nord – non sono state capite. Con questo post voglio ristabilire la verità, per un corretto uso del romanesco, una lingua molto colorita e venata di un sarcastico cinismo.

L’espressione “‘sti cazzi” equivale a “Chi se ne frega“: come spesso avviene nella nostra lingua, il pene è usato come sinonimo di “cosa da nulla”.
Facciamo un esempio concreto: “Hai visto? Andrea ha comprato la macchina nuova!”. “E ‘sti cazzi? Non ce li metti?” (= “E allora? E con ciò? Chi se ne frega”). Un’espressione molto diffusa, che ha ispirato schiere di comici (provate a digitarla su YouTube): la coppia Lillo e Greg ha persino inventato un personaggio stravagante, un opinionista chiamato “grande capo indiano” Estiqatsi.
Al Nord, invece, questa espressione è usata come esclamazione di meraviglia, come equivalente di “Accidenti!”.
Nulla di più sbagliato: per esprimere sorpresa, in romanesco si usa l’espressione “Me cojoni!“, che NON vuol dire “I miei coglioni”, bensì “Mi coglioni“, nel senso di “mi prendi in giro, non ci credo, incredibile!”. Sembra poco, ma la differenza è sostanziale: sono come i “falsi amici” in inglese (education non vuol dire “educazione, buone maniere” ma “istruzione”…).

Per chiarire il concetto, e sfoggiare in modo appropriato le due espressioni, ecco una chiarissima lezione sul corretto uso delle due espressioni, fatta da un celebre sceneggiatore romano, Enzo Castellari: me cojoni!

vito tartamella

vito tartamella

10 Comments

  1. il romanesco, a meno che non venga usato dall’amministrazione pubblica e negli uffici, viene riconosciuto come dialetto e non lingua 😉

    • Se vogliamo essere pignoli, se un gruppo di persone parla un certo tipo di linguaggio questo è automaticamente definito come lingua. Dialetto si usa per definire un linguaggio parlato da un gruppo ristretto di persone che però non vanta di una valida tradizione scritta 🙂

      • A esser davvero pignoli non è neppure come dici tu, tuttavia il romanesco viene considerato una vera varietà della lingua italiana come le parlate toscane. Ma su queste cose ci sono studiosi che si scannano ancora.

  2. Certo il romanesco è una lingua (Trilussa… ma soprattutto Belli). Ma sento – spesso da persone provenienti dal basso Lazio, e.g. Frosinone – l’espressione “LI ME’ COJONI”, il che mi porterebbe a tradurlo con “i miei didimi” e non “ti stai prendendo giuoco di me”…

    • Il significato (l’origine) di “me cojoni”, ovvero “Mi coglioni, mi prendi in giro” non è una mia “proposta”: è l’interpretazione corretta che ne danno i linguisti.
      E’ vero che quell’espressione è usata/interpretata anche in altri modi, ma restano linguisticamente scorretti.

  3. Io ho sentito dire “mi cojoni” anche col significato di “sti cazzi” cioe’ “chi se ne frega” o meglio “capirai….” come per dire “stai facendo grande una cosa da nulla”. Ad esempio “non esco con voi (anche se stasera e’ pieno di figa) perche’ stasera passo la serata a ricompilare il kernel di linux”. Risposta “mi cojoni”… come per dire, ironicamente, “accidenti che cosa interessante che fai”

    • In realtà quello è: “me stai a cojonà?”
      Come a dire mi stai prendendo in giro o mi vuoi fregare.

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