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Le parolacce battono l’inquinamento

BastaMerdaSi può fare una battaglia ecologica a suon di parolacce? Non sto parlando della volgarità dilagante in Parlamento da 30 anni a questa parte (ne avevo parlato già qui). Voglio raccontare, invece, una storia straordinaria: quella di un’associazione romagnola che si batte da decenni contro l’inquinamento nell’Adriatico, e ha scelto un nome che affronta il problema di petto: “Basta merda in mare“. Non uno slogan per una singola campagna (ne ho descritte 16 qui), ma il nome ufficiale dell’associazione. Una scelta inedita, probabilmente unica al mondo. E va nella stessa direzione delle charitites che, in America, si impegnano nella lotta contro i tumori al grido di “Fanculo il cancro” (ne parlo qui).
La storia di “Basta merda in mare” è straordinaria perché il suo nome volgare, unito alla tenacia dei suoi militanti, ha portato l’associazione romagnola al successo. E forse ha ispirato le successive battaglie trash di Beppe Grillo.
L’associazione ambientalista, una onlus in piena regola, è nata infatti a Rimini nel 2000, per iniziativa di un medico veterinario, Sergio Giordano. Una scelta diretta e ironica per denunciare un problema reale: quello degli scarichi fognari nell’Adriatico, dove molte città sono sprovviste di impianti di depurazione o li hanno inadeguati. L’onlus esiste tuttora, e con un impegno costante e tenace è riuscita davvero a smuovere – anzi: a ripulire – le acque: i lavori di potenziamento degli impianti fognari e del depuratore sono iniziati l’anno scorso. Ma com’è nata l’idea di chiamarsi così? L’ho chiesto direttamente al fondatore dell’associazione.

Sergio Giordano e la moglie durante una manifestazione in spiaggia.

Sergio Giordano e la moglie Carla Forcellini durante una manifestazione in spiaggia.

«Erano gli anni ’80 e stavo passeggiando sulla spiaggia col mio cane» racconta Giordano. «A un certo punto sulla spiaggia si è aperto uno scarico fognario: sono dovuto intervenire perché, per poco, il mio cane rischiava di morire affogato nella merda. Ho chiamato in Comune per protestare, ma mi hanno dato risposte evasive. Allora ho iniziato a informarmi, e a bussare a tutte le porte: ma mi sono trovato davanti a un muro di gomma. Istituzioni, albergatori, bagnini, persino le associazioni ambientaliste e di consumatori si voltavano dall’altra parte. L’argomento era tabù perché tutti temevano che, sollevando il problema, Rimini avrebbe perso turisti: ma li avrebbe persi a maggior ragione se non avesse affrontato la situazione! Nel mare di Rimini affluiscono (quando ci sono forti piogge) gli scarichi fognari non solo della città, ma anche dell’entroterra, fino a San Marino. Così, insieme ad altri che nel frattempo si erano uniti alla mia causa, abbiamo deciso di chiamarci con quel nome: volevamo far sentire la nostra voce, scuotere le coscienze. E poi, avendo militato nei radicali, non avevo paura di affrontare la situazione di petto. Abbiamo organizzato assemblee, volantinaggi, proteste: è stata dura, perché all’inizio ci prendevano per terroristi».

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Il ritaglio di giornale che racconta lo show di Grillo.

Il nome non poteva passare inosservato. E, strada facendo, è arrivato un supporter inaspettato: Beppe Grillo, che all’epoca faceva soltanto il comico, per quanto sensibile alle tematiche ambientali.
«Era l’anno 2000» ricorda ancora Giordano. «Approfittando del fatto che l’ex moglie di Beppe Grillo è riminese, sono riuscito a fargli sapere della nostra battaglia. Lui era arrivato in città per uno spettacolo, e come sempre si teneva informato sulle tematiche locali per rendere più incisivo il suo show. Quando seppe della nostra associazione, mi fece chiamare per portargli subito in camerino un nostro manifesto. E’ andata oltre le più rosee aspettative: durante lo spettacolo, Grillo ha sventolato il nostro manifesto, l’ha arrotolato e l’ha sbattuto più volte sulla testa del sindaco di allora, per stimolarlo a intervenire dicendo: Basta merda in mare! Basta merda in mare!». Chissà se l’ispirazione per la sua politica a suon di parolacce (dal “Vaffa day” in poi) sia germogliata in Romagna…

Ma dopo la breve parentesi dello spettacolo di Grillo, la strada dell’associazione è rimasta comunque in salita. «Quando mi presentavo alle autorità, dicendo il nome dell’associazione, l’effetto era quello di un pugno nello stomaco» racconta ancora Giordano. «Ma abbiamo tenuto duro: insisti oggi, insisti domani, pian piano i riminesi hanno capito l’importanza della nostra battaglia e il nostro nome è stato accettato da tutti, cittadini, stampa e istituzioni. Solo il “Resto del Carlino”, quando scrive di noi, glissa sul nome chiamandoci “Basta m… in mare”. Ma ciò che conta è che ora siamo finalmente ottimisti: i lavori di potenziamento delle fogne sono partiti, e già da quest’anno i collettori di Rimini nord non scaricheranno più in mare. Entro  il 2020 non avremo più questo problema. Che però continua ad affliggere tante altre città costiere d’Italia: ecco perché ci hanno chiesto di aprire comitati affiliati a Falconara Marittima e forse anche in Salento».
Insomma, la lotta alla merda nei mari italiani continua. E sì: per quanto «pochi, pochissimi» dice Giordano, “Basta merda in mare” riceve anche i contributi del 5 x 1000.
E, probabilmente, questo approccio schietto e diretto nell’ecologia potrebbe funzionare anche in altri campi, come l’economia: provate a vedere il film “La grande scommessa“, al cinema in questi giorni. Una delle scene clou del film – da non perdere, se volete capire le ragioni della crisi attuale – è quando gli economisti (onesti) dicono: “Cosa sono i subprime? Merda!”.

Questo post è stato ripreso da AdnKronos e “La Voce di RomagnaEd è stato citato nel docufilm “Gli amici delle fogne – Il mare pulito di Rimini: il suo valore, la sua storia”, scritto e diretto da Manuela Fabbri per l’associazione “Basta merda in mare” (per ricevere il dvd: scrivere a BMIM).
Qui sotto lo spezzone dedicato a parolacce.org:

 

vito tartamella

vito tartamella

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