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Palloso, cazzaro, fichetto e le altre parolacce “petalose”

turbo-character-poster-fighetto_midQuali sono quelle paroline che, aggiunte a una parola qualunque, la trasformano magicamente in una parolaccia? Vi do un indizio: “petaloso“… Ricordate? Era l’aggettivo coniato da un bimbo e benedetto dall’Accademia della Crusca: la notizia ha fatto clamore, ma in realtà le parolacce possono essere molto più “petalose”Ovvero, arricchirsi di nuovi significati grazie all’aggiunta, alla parte finale, di un suffisso: così una persona può essere definita pallosa (cioè portatrice di balle, di noia), cornuta (dotata di corna), segaiola (incline alla masturbazione), e via dicendo. (Nella foto, Fighetto, un personaggio del cartone animato “Turbo”).
Di solito, queste particelle svolgono un ruolo invisibile: esprimono un verbo al passato (andare →  andato), un paragone (grande → maggiore), un plurale (mangime —> mangimi), un avverbio (veloce → velocemente), la trasformazione da aggettivo a nome (scettico → scetticismo), e via discorrendo. Sulle 300 parolacce presenti nel dizionario italiano, circa una su 4 (il 27%) è dotata di suffissi: da terrone a puttaniere, da cornuto a rincoglionito, fino a fancazzista, merdaio e così via.

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“La donnaccia”: film di Silvio Siano (1965).

Ma c’è un fenomeno molto più rilevante nella nostra lingua. L’italiano, infatti, insieme con lo spagnolo, il portoghese e il francese, è una delle poche lingue in cui i suffissi fanno anche un lavoro “sporco”: hanno, cioè, una funzione peggiorativa. Sono paroline magiche: riescono a trasformare in insulto qualunque parola, anche la più innocua o positiva. Diversi suffissi, insomma, sono come un re Mida al contrario: trasformano in cacca tutto ciò che toccano. E dato che i suffissi si aggiungono alla fine di una parola, è proprio il caso di dire: “in cauda venenum”, il veleno sta nella coda…
Non ci credete? Facciamo qualche esempio. Se dico a qualcuno che è un poeta, ne sarà lusingato; ma se gli dico che è un poetastro, lo offenderò. Lo stesso accade se definisco giornalaio un giornalista, o, peggio ancora, se chiamo donnaccia una donna… Questo fatto è interessante perché costituisce una notevole eccezione alla definizione di parolaccia (=  parole di registro basso e con connotazione negativa): con i suffissi, possono diventare insultanti anche parole positive e di registro alto. I suffissi, insomma, sono come un numero moltiplicatore negativo (-1): qualsiasi numero, moltiplicato per -1, acquista il segno meno.

Ed è un fenomeno molto antico: già 140 anni fa, lo scrittore napoletano Vittorio Imbriani (1840-1886) aveva sfruttato la forza offensiva dei suffissi in una novella intitolata “Guglielmo Tell e Federigo Schiller”, nel “Vivicomburio”.
In una scena, il protagonista Tell aveva mandato un tizio a comprargli i cerini per accendere la pipa; ma durante il viaggio si bagnano per la pioggia, diventando inutilizzabili. Ecco la reazione di Tell: «Prima gli rovesciò addosso una valanga di epiteti in -one, come a dire minchione, coglione, buffone, tambellone, bighellone, scempione, moccione, corbellone, babbione, gocciolone, bietolone, ignatone, moccicone, galeone, ghiandone, moccolone, lasagnone, maccherone, palamidone, bacchillone, tempione, uccellone, mellone, mazzamarrone, pappacchione, nasone (…) Poi, variando le desinenze, il tenente elvetico gli diede (…) dello sciocco, dell’ingocco, del bachiocco, del baciocco, del balocco, dello scimunito, dello scipito (…) del pisellaccio, del nibbiaccio, del babbaccio, del baccellaccio, del cazzaccio… E tutto in tedesco, veh!».

Dunque, i suffissi possono essere un’arma. Ma non tutti: nella nostra lingua ce n’è oltre un centinaio, ma quelli pericolosi sono molti meno: una ventina. Li ho radunati in questa tabella, che è come un arsenale: se aggiungete uno di questi elementi a una parola qualunque, la trasformate in un’offesa.

DIMINUTIVI

= sei troppo piccolo, insignificante

ATTENUATIVI

= sei imperfetto, limitato

VEZZEGGIATIVI

= fingo di coccolarti ma ti considero inadeguato

ACCRESCITIVI

= sei troppo grande, esagerato, inflazionato

SPREGIATIVI

= sei brutto, vecchio, respingente

-attolo: uomo→ omiciattolo -astro: giovane→ giovinastro -accione/acchione: furbo→ furbacchione -aglia: gente→ gentaglia -accio: donna→ donnaccia
-etto: fico→ fichetto -icchio: governo→ governicchio -otto: provinciale→ provincialotto -ame: cultura→ culturame -azzo: amore→ amorazzo
-ino: galoppare→ galoppino -iccio: molle→ molliccio -uccio/-uzzo: impiegato→ impiegatuccio -one: pappare→ pappone -esco: mano→ manesco
-onzolo: medico→ mediconzolo -oide: intellettuale→ intellettualoide -ucolo: attore→ attorucolo -ume: fradicio→ fradiciume
-ucolo/-icciolo: poeta→ poetucolo

Dunque, per esprimere disprezzo basta dire a un altro che è esagerato (per eccesso, ma soprattutto per difetto: troppo grande o troppo piccolo, raro o inflazionato), inadeguato (imperfetto, limitato), ributtante. E posso pure fingere affetto mentre in realtà sto svilendo qualcuno o qualcosa. E tutto semplicemente aggiungendo poche lettere a una parola qualsiasi. Altro che petaloso!

PS: oltre ai suffissi, bisogna segnalare anche alcuni prefissi e prefissioidi che in italiano sono usati per formare parole ingiuriose. Eccoli: ipo- (ipoaffettivo, ipoumano), pseudo- (pseudoattore, pseudopolitico), semi- (semiumano, semiprofessore), sotto- (sottocultura, sottospecie), sub- (subumano, sibnormale), caca- (cacasentenze, cacasenno), lecca- (leccapiedi, leccaulo), mangia- (mangiapatate, manngiamerda), piscia- (pisciasotto).

vito tartamella

vito tartamella

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