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Più sei volgare, più sei sincero

Le parole volgari sono il modo più diretto per esprimere disappunto (elaborazione foto Shutterstock).

Chi è volgare è anche più sincero? Una ricerca internazionale, svolta da ricercatori delle università di Maastricht (Nl), Stanford (Usa), Cambridge (Uk) e Hong Kong, ha cercato per la prima volta di rispondere a questa domanda intrigante.
Le parolacce, infatti, non sono solo il linguaggio dell’odio (hate speech) ma anche quello della schiettezza e della confidenza: si usano per esprimere senza filtro le proprie emozioni (lo raccontavo anche qui a proposito dei dialetti) e anche fra amici, per dire “pane al pane e vino al vino” (“Lo sai che hai fatto una cazzata?”).
Ora, per la prima volta, questo aspetto del turpiloquio è stato indagato in modo scientifico, con una ricerca guidata dallo psicologo sociale olandese Gilad Feldmanha studiato il comportamento di oltre 73mila persone. Lo studio sarà pubblicato sulla rivista “Social psychological and personality science”.
Il risultato della ricerca? Le parolacce sono usate maggiormente dalle persone sincere. Il che è anche una sorpresa, dato che, di per sè, dire volgarità comporta violare una norma sociale: quella che ci impone di usare un linguaggio pulito

TRE ESPERIMENTI

Per misurare la correlazione fra sincerità e parolacce, i ricercatori hanno fatto 3 test.

  1. Il primo è stato un questionario rivolto a 276 persone (età media: 40 anni): i ricercatori hanno chiesto loro quante parolacce dicessero, quali erano le più usate, e hanno misurato il loro grado di sincerità con il test di Eysenck sulla personalità.  Risultato: chi era più onesto diceva anche più parolacce. E le diceva per lo più per esprimere le proprie emozioni in modo genuino, più che per offendere altri o violare le regole sociali.
  2. Il secondo esperimento ha allargato il numero di partecipanti, seppur in modo virtuale: i ricercatori infatti hanno reclutato 73.789 utenti di Facebook (età media, 25 anni) che avevano autorizzato un’applicazione, MyPersonality, a indagare i loro profili, i dati demografici e gli aggiornamenti di status per scopi di studio. Per analizzare questo sterminato gruppo di persone, gli scienziati hanno usato un software automatico di riconoscimento di testo, Liwc (Linguistic Inquiry and Word Count). Avevo già citato questo software quando avevo raccontato una ricerca sul turpiloquio in Twitter.

    Il quotidiano “Il tempo” critica la prestazione dell’Italia ai Mondiali senza giri di parole.

    Questo software è in grado di rilevare chi dice bugie analizzando la loro grammatica: i mentitori usano meno pronomi in prima e terza persona (io, me, lei, lui), e più parole ansiose (preoccupato, pauroso). Il motivo è che le persone insincere tendono inconsciamente a prendere le distanze dalle menzogne (e quindi da se stessi), ed esprimono più sentimenti negativi. Questo algoritmo si è rivelato abbastanza affidabile, o almeno più di noi uomini: riesce a smascherare il 67% dei bugiardi (noi solo il 52%). 
    E cosa è emerso applicando questo software agli utenti di Facebook? Prima di rispondere a questa domanda, i ricercatori hanno misurato quante parolacce scrivevano questi 73mila utenti, per vedere se c’era una correlazione fra la sincerità e l’uso delle parolacce. Risultato: volgarità e onestà sono risultati correlati in modo significativo: chi scriveva più parolacce era anche più onesto nel presentarsi nei propri aggiornamenti di status su Facebook.

  3. Il terzo esperimento ha cercato di indagare il legame fra sincerità e parolacce su scala sociale. I ricercatori hanno estrapolato gli statunitensi dal gruppo precedente, quello di Facebook, ottenendo un campione di 29.701 partecipanti, e suddividendoli per Stato di residenza. Poi hanno verificato la percentuale d’uso delle parolacce per ognuno dei 50 Stati, dall’Alabama al Wyoming. Poi, da un altro studio, la State integrity investigation, hanno ricavato i dati sull’onestà di ciascuno dei 50 Stati americani. E anche in questi casi i risultati hanno mostrato una relazione fra tasso di onestà e tasso di parolacce.
    Questo punto, però, mi pare il più debole di tutta la ricerca: innanzitutto perché la State Integrity investigation esamina non tanto la sincerità generale delle persone, quanto la loro corruzione: dunque, un aspetto circoscritto, con rilevanza penale, e per di più rilevato attraverso sondaggi a migliaia di esperti (vedi la loro 
    metodologia).
    Insomma, qui si mescolano dati oggettivi (il tasso di parolacce) e percezioni soggettive, e per di più con un’accezione diversa di sincerità: un conto è mentire per truffare e far soldi nella vita reale, un conto è mentire su Facebook per darsi un tono. E infatti anche i risultati della ricerca sono traballanti (clicca sul grafico sopra per ingrandirlo): è vero che Connecticut e New Jersey hanno un alto tasso di parolacce e di onestà, ma è anche vero che Mississippi e Tennessee, altri 2 Stati “onesti”, hanno un basso tasso di turpiloquio.

CONCLUDENDO

Storica copertina di “Cuore”, settimanale satirico.

Gli autori della ricerca, comunque, sono i primi a rendersi conto dei limiti della loro ricerca: “abbiamo trovato una correlazione fra onestà e uso di parolacce, ma questo non deve indurci a pensare che ci sia un legame di causa-effetto fra questi due fattori”. In pratica, affermare che “più dici parolacce, più sei sincero” (o viceversa) è un azzardo. In più, la sincerità delle prime 2 ricerche riguarda, come osservavo anch’io, più l’autopromozione della propria immagine che un comportamento immorale o disonesto.
In più, gli studi precedenti sul tema hanno dato risultati contrastanti: un’altra interessante ricerca aveva appurato che le persone accusate ingiustamente di aver commesso un delitto tendono a dire più parolacce rispetto ai sospetti colpevoli nel contestare le imputazioni che gli vengono attribuite. Ma è anche vero che uno studio del 2012 aveva appurato che  i mentitori usano di proposito le parolacce per apparire più sinceri. Il che ci appare evidente guardando l’uso che ne fanno i politici per apparire più genuini e vicini al popolo (come raccontavo qui).
Dunque come stanno le cose? In realtà, bisogna ricordare che le parolacce sono uno strumento linguistico che può essere usato per gli scopi più diversi: quindi, sia per mentire che per dire la verità. Anche se, concludono i ricercatori (e anch’io) di per sè il turpiloquio  è usato più spesso per esprimere schiettamente le nostre emozioni più forti. Anzi, sono nate proprio per questo.

vito tartamella

vito tartamella

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