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Tutto il turpiloquio in 3 tweet

A volte, essere costretti a esprimere tante cose in poco spazio, o in poco tempo, può essere intrigante. Mi è successo ieri su Twitter: un insegnante di inglese statunitense di Magnolia (Arkansas, Usa), Michael Maune, ha lanciato una chat linguistica (#lingchat) sul tema parolacce. Poneva 3 questioni cruciali:
1) quali sono alcuni dei miti più popolari sul turpiloquio, e come gli dovrebbero replicare i linguisti?
2) quali sono alcune delle implicazioni sociolinguistiche delle parolacce?
3) qual è la caratteristica più interessante del turpiloquio che hai imparato?

La sfida di condensare i miei oltre 10 anni di studi su queste complesse questioni in soli 140 caratteri mi attirava, ma non potevo partecipare alla chat: sarebbe iniziata alle 2 di notte (per il fuso orario italiano). Ho lasciato perdere, ma dato che Michael mi ha gentilmente dato la possibilità di rispondere anche oggi, l’ho fatto. Ecco le mie risposte:
1) Un mito: dire parolacce = avere un vocabolario povero. Risposta corretta: “andate a leggervi il sig. Shakespeare (e molti altri), per favore!”

2) implicazioni sociolinguistiche: lista delle parolacce = lista delle fobie della tua società. Pensaci

3) Caratteristica interessante: le parolacce mi fanno ridere! E se scopri perché, impari sempre qualcosa di sorprendente.

vito tartamella

vito tartamella

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