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Quali sono le parolacce più comiche? Facciamo un sondaggio!

Scritta sul muro dissacrante: fa ridere per il contrasto fra la prima parte, romantica, e il finale sboccato (in homepage, foto Shutterstock)

Quali sono le parolacce che fanno più ridere? Mi è venuta questa curiosità leggendo un’originale ricerca scientifica appena pubblicata dall’Università di Warwick. Due ricercatori britannici hanno fatto un sondaggio chiedendo a centinaia di persone quali fossero le parole più ridicole della lingua inglese. E tra le 12 parole giudicate più divertenti in assoluto, metà erano parolacce.
Dunque, oltre a offendere, le parolacce fanno ridere? Certo: basta pensare ai tanti comici (Zalone, Verdone, Benigni, Guzzanti) o ai giornali e ai libri satirici che le usano nelle loro battute.
Ma le parole volgari sono comiche in sè, da sole, o lo diventano solo quando sono inserite in una storia divertente? In altri termini: le parolacce sono un ingrediente essenziale della comicità o solo un condimento speziato? E’ la storia che rende divertenti le parolacce, o le parolacce che rendono divertente una storia?

In questo post approfondiamo il legame (molto intimo!) fra turpiloquio e comicità. E scopriremo quali sono le volgarità più ridicole in italiano: in questa pagina trovate il  link al primo sondaggio (anonimo , breve e divertente) in cui potete votare la parolaccia più comica in italiano.
Appena raggiungeremo abbastanza risposte pubblicherò la classifica.

Alcune scoperte

Copertina di “Cuore”, settimanale satirico.

Nel frattempo, vediamo cosa ha scoperto la ricerca inglese, pubblicata sulla rivista “Behaviour research methods”. Gli autori, due psicologi (Tomas Engelthaler e Thomas T. Hills), volevano valutare il grado di comicità di 5mila (4.997) parole inglesi. La lista da cui partivano erano parole che, in ricerche passate, erano risultate emotivamente cariche (ovvero giudicate piacevoli/spiacevoli, forti/deboli, attive/passive).
Ogni parola, infatti, può avere una colorazione emotiva (la “connotazione”): per esempio, “deserto” evoca anche solitudine, isolamento, desolazione, aridità.
Le parolacce sono le parole più ricche di questi colori, essendo il linguaggio con cui esprimiamo le emozioni: come raccontavo
qui, le volgarità hanno una connotazione negativa, cattiva, brutta, spiacevole, forte, grande, pesante, attiva, rapida. Sono parole offensive.
Ma torniamo alla ricerca inglese. I due ricercatori hanno sottoposto via Internet questa lista a 821 persone fra i 18 e i 78 anni (età media 35), con una leggera prevalenza femminile (58%). Ognuno di loro doveva giudicare, in una scala da 1 a 5, quanto fossero comiche un gruppo di parole (200) estratte a caso dall’elenco.

La stragrande maggioranza delle parole (circa 4.500, il 90%) sono state giudicate poco comiche, ovvero con punteggi da 1 a 3). Dal restante 10% è emersa la lista delle 12 parole risultate più comiche (in ordine decrescente):

  • booty (bottino)
  • tit (tetta)
  • booby (tonto)

  • hooter (tromba nel senso di nasone)
  • nitwit (imbecille)
  • twit (citrullo)

  • waddle (andatura a papera)
  • tinkle (tintinnio)
  • bebop (stile jazz)
  • egghead (cervellone, lett. testa d’uovo)
  • ass (culo, testa di cazzo)
  • twerp (babbeo)

Quelle evidenziate in arancione sono parolacce: sono 6, la metà. Dunque, fra le parole più ridicole, una su due sono parolacce. Il risultato è notevole, visto che i ricercatori non stavano facendo un’indagine sulle volgarità.
Altro risultato interessante della ricerca, le differenze sessuali. Ovvero, le parole che gli uomini e le donne giudicano più divertenti. E’ emerso che gli uomini trovano ridicole diverse parole a sfondo erotico (come orgy, orgia, e bondage, schiavitù sessuale: ma nessuna delle due è una parolaccia), mentre le donne no, ma in compenso trovano ridicola un’altra parolaccia,  sod (stronzo).
Ci sono ovviamente anche differenze di gusto a seconda dell’età (cioè parole che divertono i giovani e non gli adulti, e viceversa), ma qui non ne parlo perché non c’erano parolacce.

Perché fanno ridere

Anche in questa scritta è comico il cambio di registro, da formale a volgare e dialettale.

Come spiegare la massiccia presenza di parolacce nella Top 12 delle parole più ridicole? I ricercatori (peccato!) non hanno formulato ipotesi al riguardo. Ma una loro osservazione è preziosa: il fattore che rende una parola più comica di un’altra, al di là dei gusti delle singole persone, è la sua rarità. Meno una parola è usata, più è probabile che faccia ridere.
E quali sono (almeno in teoria) le parole meno frequenti? Le parolacce, che per definizione sono “parole da non dire”.
Infatti, nonostante i tanti allarmi (“se ne dicono tante, troppe!”) restano comunque parole poco utilizzate, tant’è vero che rappresentano, come raccontavo
qui, solo lo 0,08% delle parole che pronunciamo.
Ma non è l’unico elemento che rende le parolacce potenzialmente comiche. Per capire meglio, dobbiamo ricordare q
uali sono i meccanismi che fanno scattare la comicità. Richard Wiseman, un altro ricercatore inglese, ha identificato 3 fattori che ci fanno ridere, nella più grande ricerca sul tema (40mila barzellette votate da oltre 2 milioni di persone), il LaughLab, laboratorio della risata). Una battuta ci fa ridere se:

  1. ci fa sentire superiori agli altri. Le battute sono un modo per compensare le nostre insicurezze, o solleticare il nostro narcisismo, facendoci sentire una spanna sopra gli altri. In questa categoria rientrano tutte le battute che prendono di mira gruppi di persone: carabinieri, meridionali, ebrei, bionde…. Esempio: Perché la carta igienica che usano i carabinieri è lunga il doppio? Perché sulla prima parte ci sono scritte le istruzioni!
  2. esprime contenuti vietati, tabù, spinosi: aggressività, razzismo, sesso, discriminazioni, morte… Sotto le sembianze di uno scherzo, le battute sono una valvola di sfogo per esprimere i nostri istinti, cosa di solito proibita dalle leggi o dal “politicamente corretto”. E’ un momento di trasgressione, di sincerità e di libertà. Esempio. A letto. Lui a lei: “Cara, sono stato il tuo primo uomo?”. “Certo, caro, ma perché me lo chiedete sempre tutti?”.
  3. ci sorprende: una battuta fa ridere perché ha un finale inaspettato, che va contro le nostre aspettative, anche grazie ai doppi sensi. Esempio: “Dottore, ho i denti gialli. Cosa posso mettere?”. “Una bella cravatta marrone”.

Locandina del “Vernacoliere”, settimanale satirico.

Se guardiamo bene, le parolacce hanno tutte e 3 queste caratteristiche.
Gli insulti, dai più bonari ai più feroci, sono giudizi con cui esprimiamo il nostro senso di superiorità, etichettando gli altri come anormali e inferiori (rincoglionito, terrone, stronzo…).
Tutte le parolacce sono vietate, perché sono per definizione parole tabù: non si possono dire a tutti e in ogni circostanza. Infatti, dire parolacce è un momento di sincerità, sfogo, trasgressione, come hanno accertato anche altre ricerche (che raccontavo qui).
Tutte le parolacce sorprendono, visto che sono un’eccezione e non la regola quando si parla. Soprattutto se vengono dette quando meno te l’aspetti: in un contesto formale, o all’interno di un discorso raffinato.

Dunque, le parolacce hanno tutti i numeri per essere comiche. Ma lo sono in quanto tali o solo quando sono usate in una storia ridicola? Sono vere entrambe le affermazioni: ci sono parolacce comiche in quanto tali, perché insolite, perché esprimono contenuti molto trasgressivi, o perché hanno un suono divertente. Ma potenzialmente tutte le parolacce possono diventare ridicole se inserite in un contesto divertente. In ogni caso, però, non sono essenziali alla comicità: un battuta piena di parolacce ma priva di gusto non fa ridere. E si può far ridere anche senza dire nemmeno una volgarità.

E in italiano quali sono le parolacce più ridicole? Lo scopriremo se anche tu partecipi a questo ⇒ sondaggio, il primo del genere in Italia: chi non lo fa è un babbione! Anche perché non vi capiterà più un altro sondaggio così senza filtri! Fate girare la voce… 😉

vito tartamella

vito tartamella

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