
Nel fotomontaggio, da sinistra i politici che ricorrono spesso agli insulti: Donald Trump, Elon Musk, Xavier Milei e Vittorio Sgarbi.
Che cosa ci guadagnano i politici nell’insultare gli avversari? Questo stile comunicativo porta risultati tangibili in termini di voti, ricchezza, potere? Se l’è chiesto una ricerca dell’University of Notre Dame (Usa), che ha studiato 2,2 milioni di dichiarazioni del Congresso degli Stati Uniti e le ha messe in rapporto con i loro effetti nella vita politica, economica e sociale. Una ricerca quanto mai attuale, visto che negli ultimi tempi i politici ricorrono alle offese, più che alle argomentazioni dialettiche, per smontare gli avversari.
Il risultato di questo studio monumentale è inequivocabile: gli insulti non fanno guadagnare voti, potere o soldi. Accrescono però la visibilità mediatica dei protagonisti. E questo apre (dovrebbe aprire) una serie di riflessioni soprattutto in chi fa informazione, oltre che nei politici.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Pnas Nexus, ed è molto interessante perché sfata molti luoghi comuni e le sue conclusioni si possono applicare anche fuori dagli Stati Uniti, dove è stata realizzata la ricerca. Ecco le sue interessanti scoperte.
♦ Gli italiani e la politica becera
♦ Il metodo della ricerca
♦ Le scoperte: frequenza, bersagli e partiti
♦ Il guadagno degli “imprenditori del conflitto”: la visibilità
♦ Più insulti, più ricevi soldi e voti? No
♦ Strizzano l’occhio agli elettori? No, ai loro capi
♦ Polarizzazione, distrazione di massa e campagna permanente
♦ Come rimediare?
⇒ Per continuare a leggere, clicca sui numeri di pagina qui sotto.
⇒ (avanti) Gli italiani e la politica becera