PIÙ INSULTI, PIÙ RICEVI SOLDI E VOTI? NO

Il Campidoglio, sede dell’assemblea legislativa statunitense.
Ma i vantaggi per i politici che insultano finiscono qui. Dal punto di vista economico (ricchezza personale o raccolte di fondi) non raccolgono né più né meno denaro rispetto alle loro controparti più civili. Dunque, l’imprenditorialità basata sul conflitto è una strategia reputazionale piuttosto che pecuniaria. La visibilità ottenuta dagli attacchi personali non sembra tradursi in una ricchezza immediata e misurabile. Ciò non esclude, tuttavia, una motivazione finanziaria a lungo termine. «La notorietà del marchio e la presenza mediatica coltivate attraverso uno stile orientato al conflitto – il cosiddetto “capitale di celebrità” – potrebbero rappresentare un investimento per una carriera post-congressuale, con potenziali vantaggi derivanti da contratti con i media, incarichi di lobbying o ruoli di consulenza».
E, soprattutto, la loro maggior visibilità mediatica non corrisponde necessariamente a successi elettorali: i politici che non si sono lanciati in campagne offensive hanno raccolto fra il 40% e il 100% dei voti. Anzi, i parlamentari conflittuali hanno meno probabilità di far parte di commissioni influenti. Gli attacchi personali non si traducono in una maggiore attività legislativa sostanziale o in vittorie politiche.
⇒ (avanti) Strizzano l’occhio agli elettori? No, ai loro capi