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Cosa ci guadagnano i politici a insultare?

POLARIZZAZIONE, DISTRAZIONE DI MASSA E CAMPAGNA PERMANENTE

Prima pagina de La Padania, 25 Aprile 2005: un esempio di dibattito polarizzato.

Ma la motivazione più forte è un’altra, e come detto sta proprio nella maggior visibilità mediatica degli attacchi personali.  E questo avviene per una patologia insita nei media: tendono a dare più importanza agli insulti e ai conflitti che alla discussione sostanziale. Si privilegiano le polemiche ai contenuti: social media, e motori di ricerca premiano i dibattiti polarizzati. Posizioni opposte e inconciliabili, con relative schiere di tifosi per l’una o l’altra fazione. 

E questo, per i giornali, si traduce in una maggior quantità di lettori e di clic sui siti Internet. Dunque, più guadagni diffusionali e pubblicitari. 

Ma questa rincorsa ai clic distorce la percezione del clima politico di un Paese: «Sebbene gli attacchi personali espliciti siano relativamente rari, ricevono una quota sproporzionata di copertura mediatica e di interazione sui social media, distorcendo la percezione pubblica del dibattito parlamentare», scrivono gli autori dello studio.
La gente, insomma, pensa che i politici passino tutto il tempo a insultarsi mentre in realtà questi comportamenti sono poco frequenti: ma dare più spazio alle offese personali ruba la scena ai contenuti più seri. Come nell’inflazione, la moneta cattiva prevale su quella buona.

E questa retorica, osservano gli autori, non si limita al periodo elettorale. Mentre gli attacchi personali si intensificano prima delle elezioni, «rimangono una caratteristica costante del discorso anche nei periodi non elettorali. I politici di oggi sono in “campagna permanente”, per avere visibilità mediatica costante». Un altro fattore che contribuisce a degradare il clima politico, corrodendolo giorno dopo giorno. 

(avanti) Come rimediare?

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