About

Vito Tartamella visto da Tomàs Gulle.

This is the only italian scientific blog on profanity, since 2006. This site was pointed out, among others, by “Science“,”Scientific american” and RetractionWatch websites.
I’m the author of “Parolacce” (Bur) the first italian psycholinguistic book on swearing (5 editions, 21,000 copies). You can email me here. Here is my Cv on Linkedin.

 

 

State leggendo il primo blog italiano di psicolinguistica sulle parolacce. Perché? Le parole mi hanno sempre affascinato: parole artistiche, essere di parola, parole d’amore, l’origine delle parole…  Ecco perché nel 1995 scrissi un libro su alcune parole speciali: i cognomi.
Dieci anni dopo, mi capitò di leggere su un giornale un articolo dedicato alle parolacce. Mi ci sono tuffato dentro, ma molte curiosità erano rimaste insoddisfatte.
Così mi sono messo a studiare per approfondire l’argomento: la ricerca mi ha impegnato 2 anni, dando vita al libro “
Parolacce“, il primo studio psicolinguistico sul turpiloquio pubblicato in Italia.

Copertine

Le copertine di 3 edizioni: con Bur, Gruner e StreetLib.

Dal libro (oltre 21mila copie in 5 edizioni: 3 per Bur/Rizzoli, 1 per Gruner+Jahr/Mondadori, e ora una in self publishing digitale) è nato questo sito e un account Twitter, sempre aggiornato con gli ultimi fatti di cronaca.

Approfondire questo tema mi ha divertito e affascinato, insegnandomi molte cose. E spero possa divertire e affascinare anche tutti i navigatori.

In questo blog, non trascurate due categorie importanti:

Buona navigazione!
Vito Tartamella

Se volete fare commenti, domande o segnalazioni, scrivetemi una mail.

PS: il tizio fotografato sulla copertina del libro non sono io!

 

Questa la presentazione del libro alla vigilia della sua pubblicazione (2006):

Le dicevano Mozart, Leonardo da Vinci, Dante, Shakespeare, Bukowski e Umberto Eco. Le parolacce sono fra le parole più antiche (forse le prime!) nella storia dell’uomo.
Eppure, alzi la mano chi riesce a definire che cos’è una parolaccia. Perché “merda” non si può dire, mentre “escrementi”, “feci”, “pupù”, al limite “cacca” sì, pur parlando dello stesso argomento?

Per rispondere a questa (e molte altre) curiosità mi sono messo sulle tracce del turpiloquio, dagli uomini primitivi a… Roberto Benigni. E ne è nato un libro (il primo del genere in Italia), che Rizzoli pubblica questa settimana: sul nuovo numero di Focus ne esce un’anticipazione in esclusiva.

Durante la mia ricerca mi sono divertito molto. Ho scoperto che le parolacce hanno una storia millenaria (sono già in “Gilgamesh”, il primo poema della storia: 2000 anni a.C.), sono presenti persino nei geroglifici egizi e nella Bibbia. E che, secondo i neurologi, nel cervello abbiamo un apparato specializzato nel produrre e archiviare le volgarità…
E soprattutto ho scoperto che, studiando le parolacce, si possono toccare molti campi lontani fra loro. Solo la psicologia può spiegare perché il pene è un jolly linguistico che può esprimere sorpresa (cazzo!), offesa (cazzone), elogio (cazzuto), noia (scazzo), rabbia (incazzato), approssimazione (a cazzo). E altre risposte arrivano dalla sociologia (perché negro è un insulto?), dal diritto (perché chi offende il presidente della Repubblica rischia 5 anni di galera?), dalla religione (perché la bestemmia è punita duramente?), dall’antropologia (perché il sesso e gli escrementi sono tabù?) dall’arte (perché si usano “parole sporche” per provocare o per divertire?)…

In pratica, come dice un mio amico tedesco, “tranne la filatelia e l’allevamento di conigli”, attraverso le parolacce si può toccare tutto lo scibile umano. Ecco perché la ricerca sulle parolacce è un lavoro senza fine: se volete contribuire raccontando le vostre esperienze, originali e divertenti sulle parolacce, potete scrivermi qui.
Lo stesso invito vale se avete delle curiosità da soddisfare: cercherò di rispondere alle vostre domande.

Vito Tartamella

E questa la presentazione per l’edizione digitale 2016:
«Mi avete rotto l’apparato riproduttivo!». Diciamo la verità: un mondo senza parolacce sarebbe grigio e noioso. Ma a cosa servono le volgarità? Quando sono nate, perché le diciamo, quali effetti hanno? Sono i frammenti d’una lingua antica e magica, con cui possiamo esprimere profonde verità. Lo racconta il primo saggio italiano sul turpiloquio: “Parolacce”, un long seller documentato e divertente, che ha venduto oltre 21mila copie e ha ricevuto gli apprezzamenti di Umberto Eco e Roberto Benigni. E ora sbarca nelle librerie digitali con la sua 5a edizione rinnovata in formato ebook.
Oggi la volgarità tiene banco in politica, per strada e in tv. Ma è davvero un’aberrazione moderna? Leggendo questo libro scoprirete che le parolacce c’erano già negli antichi poemi babilonesi e nei geroglifici Egizi (e persino nella Bibbia). Perché sono fra le più antiche parole nella storia dell’uomo. Il turpiloquio, infatti, ha segnato l’inizio della civiltà: invece di scagliarsi pietre, gli uomini hanno imparato a lanciarsi… parole. Feriscono ugualmente, ma almeno non uccidono.
E sono così importanti che nel nostro cervello c’è un’area specializzata nel controllo delle parolacce. E riesce a sopravvivere anche ai traumi: infatti, chi perde l’uso della parola per un ictus, può conservare l’abilità di imprecare. Perché le parolacce sono parole al servizio delle emozioni: non solo dell’odio, ma anche della gioia e del gioco. Non a caso, sono uno degli strumenti dei comici e dei letterati, da Dante Alighieri a William Shakespeare, fino a Checco Zalone.
Le volgarità rivelano gli aspetti più delicati della nostra vita: il sesso e i tabù, la religione, la morte e la malattia, i rapporti sociali. Infatti, uno dei primi documenti della letteratura italiana è un insulto, scritto sul dipinto di un’antica chiesa di Roma.
Parolacce. Se le conosci, sai cosa dici.

3 Comments

  1. Egregio Tartamella,
    due sono le cose che possono affogare il mondo : la stupidità e la volgarità.
    L’una è già a buon punto, l’altra ha oramai tracimato oltre ogni ragionevolezza e sta sommergendo tutto.
    Una volta ( grosso modo fino agli anni ottanta ) c’era una efficacissima barriera naturale : l’altra metà del cielo.
    Il precetto petroliniano “quanno ce vò …ce vò” era stato superato da tempo nel mondo dello spettacolo
    La barriera naturale non solo è oramai crollata miseramente, ma l’altra metà del cielo ( che nel frattempo è diventata almeno il 55\60% del cielo ) ha superato di misura la volgarità della più agguerrita “curva sud” !
    Vogliamo promuovere una jihad contro il turpe eloquio prima di affogare ?
    A presto
    PS
    Ma parolacce non dovrebbe scriversi parolaccie con la “i”, dal singolare “parolaccia” con la “i” ?

    • Da questo sito non farò mai una “guerra santa” contro il turpiloquio: innanzitutto perché sarebbe una battaglia persa in partenza (impossibile eliminarlo). Questo sito si propone invece di conoscere le parolacce (senza “i”), per promuoverne almeno un uso consapevole. Le assicuro che sarebbe già molto. Saluti

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