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Che palle!!! Come i santissimi diventarono coglioni

Campagna pubblicitaria Ikea 2005: fu censurata. Solo in italiano hanno 101 sinonimi: da ammennicoli a zebedei. Hanno ispirato poesie, insulti, polemiche politiche, modi di dire. Siete stupiti che due ghiandole pendenti possano avere tutta questa importanza? Fatevene una ragione: sono organi importantissimi. Producono gli spermatozoi e l’ormone testosterone, e perciò sono responsabili della capacità riproduttiva dell’uomo, oltre che della comparsa dei caratteri secondari maschili (peli, voce, massa muscolare). E scusate se è poco!!!
La loro importanza fu intuita fin dagli antichi, che li considerarono un attributo sacro: un atteggiamento molto più saggio di quanto facciamo oggi, quando usiamo il termine “coglionata” per qualificare una stupidaggine o una cosa senza valore. Ma come si è passati da una prospettiva così alta a una così riduttiva? E come fanno i testicoli a essere un jolly linguistico tanto ricco ed efficace?

Partiamo dalle origini. Nelle civiltà più antiche, come quella babilonese ed egizia, gli attribuiti sessuali erano considerati sacri, un attributo divino. Come dar loro torto? Grazie agli organi genitali l’uomo può assicurarsi una discendenza, trasmettendo i propri geni e assicurandosi, in un certo senso, l’immortalità. Ecco perché erano tenuti nel massimo rispetto, tanto che i giuramenti solenni si facevano ponendo le mani su di loro. Potete trovare una traccia di questa usanza anche nella Bibbia, in Genesi 24:2, quando Abramo impone al suo servo più fidato di non far sposare suo figlio a una Cananea, chiedendoli di giurare “ponendo una mano sotto la sua coscia”: nella Bibbia, coscia è un eufemismo per i testicoli, che non a caso significano “piccoli testimoni” (di un giuramento). Da questa prospettiva sacrale si può capire perché queste ghiandole siano chiamate santissimi, gioielli di famiglia, zebedei (dall’ebraico, “dono di Jahveh”, cioè di Dio).

Antica Grecia: statua per culti fallici.

Antica Grecia: statua per culti fallici.

Non deve stupire, quindi, se ancora nel 1500 il poeta Antonfrancesco Grazzini dedicò loro un sonetto:  “In lode dei Coglioni idest Granelli”:

Questi nostri poeti cicaloni
possono andare a lor posta al bordello,
poi ch’a me tocca lodare i coglioni. (…)
Orsù, coglioni miei, fatevi avanti,
ché di lodarvi ho più spasso e piacere
ch’al sol di verno lung’Arno i furfanti.

(Il testo integrale è qui).

La loro importanza, comunque, è testimoniata da diversi modi di dire non religiosi: “avere le palle”, “avere due palle così”, “avere i coglioni quadrati”, “tenere qualcuno per le palle” (espressione nota già ai Latini: la usò Gaio Petronio nel “Satyricon”). Come fonte di forza e potenza, i testicoli hanno anche una funzione apotropaica: toccandoli, si scacciano gli influssi maligni (“mi tocco le balle”). Al contrario, una persona senza iniziativa e vitalità è detto “scoglionato”; e chi si frega con le proprie mani si “taglia i coglioni”.

Milano, Galleria Vittorio Emanuele. I testicoli del toro nello stemma di Torino sono consumati: ruotarvi sopra il tacco è considerato un rito porta fortuna.

Milano, Galleria Vittorio Emanuele. I testicoli del toro nello stemma di Torino sono consumati: ruotarvi sopra il tacco è considerato un rito porta fortuna.

Pur essendo simboli di forza e virilità, i testicoli sono la parte più delicata dell’uomo, il suo vero… tallone d’Achille. Ecco perché i testicoli sono usati anche per esprimere fragilità e sensibilità: “rompere i coglioni”, “levarsi dai coglioni”, “scassaballe”, “stare sulle balle”, “averne piene le palle” (riferimento al fastidio causato dalla maturazione degli spermatozoi non eiaculati), “palloso”, “mi girano le palle” (la torsione del testicolo esiste davvero ed è una patologia urologica grave e dolorosa).
In una prospettiva più banale, però, i testicoli sono stati denominati solo in base alla forma e all’aspetto (marroni, fagioli, palle, ciondoloni, contrappesi, cugini, ghiande, prugne, uova). E in una visione riduttiva e meccanicista dell’atto sessuale, sono stati qualificati anche come buffi accessori: già nel 1500 il poeta Pietro Aretino nei “Sonetti lussuriosi” scriveva: non mi tener della potta anche i coglioni, / d’ogni piacer fortuni testimoni. Così i testicoli, originariamente testimoni dei solenni giuramenti, si sono trasformati in penzolanti guardoni dell’atto sessuale, in confronto all’attività e potenza del fallo. Ovvero: cose inutili, (apparentemente) senza vita e valore.
Così “coglione” qualifica una persona stupida. Nel 1582 il filosofo Giordano Bruno scriveva questo insulto nel “Candelaio”: “
Un eteroclito babbuino, un natural coglione, un moral menchione, una bestia tropologica, un asino anagogico!”. Ma “palla” significa anche frottola, bugia: come si è arrivati a questo significato? Probabilmente da “balla” intesa come quantità di merci messe insieme e avvolte: un’immagine per esprimere una quantità di bugie preconfezionate; oppure un riferimento a “balla” intesa come vescica sferica inconsistente, che contiene solo acqua.

Elezioni 2006: Silvio Berlusconi definisce "coglioni" gli elettori del centro-sinistra. Che rivendicano la loro identità senza sentirsi offesi.

Elezioni 2006: Silvio Berlusconi definisce “coglioni” gli elettori del centro-sinistra. Che rivendicano la loro identità senza sentirsi offesi.

Non stupisce quindi, come spiego più diffusamente nel mio libro “Parolacce”  che coglioni e balle siano al 6° e 7° posto delle parolacce più usate in italianoE che grandi poeti abbiano celebrato la ricchezza linguistica ispirata dai testicoli. Carlo Porta li ha usati nella poesia “Ricchezza del vocabolari milanes” per mostrare la loro fecondità espressiva:

Oh quanti parentell han tiraa in pee
per nominà i cojon! Gh’han ditt sonaj,
toder, granej, quattordes sold, badee,
zeri, testicol, ròsc, ball, baravaj…

(Il testo integrale è qui). 

E Gioachino Belli nel sonetto “Li penzieri libberi” ha fatto la stessa operazione in romanesco:
Sonajji, pennolini, ggiucarelli,
E ppesi, e ccontrapesi e ggenitali,
Palle, cuggini, fratelli carnali,
Janne, minchioni, zebbedei, ggemmelli. (…)
Cusì in tutte cquattordisci l’urioni, (…)
Se sò cchiamati a Rroma li Cojjoni.

(Testo integrale qui).

 ... e avviso espressivo: vietato romperle!E all’estero? Gli stranieri non sono da meno. Diversi modi di dire “pallosi” li ho raccolti su “Parolacce”…. e in questo articoloVoi ne conoscete altri? In italiano, in dialetto o in una lingua straniera? Segnalatemeli e… ne riparliamo.

vito tartamella

vito tartamella

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