12

Spaghetti, mafia-man, carcamano: perché all’estero i negri siamo noi

gotan

I Gotan Project, musicisti, posano con un piatto di spaghetti.

I migranti? Non chiamiamoli clandestini, un termine “che porta sempre con sé qualcosa di negativo, un carico di pregiudizio. Clandestino è una persona che si deve nascondere, che è pericolosa: usare questo termine significa bollare le persone che arrivano in Italia prima di sapere chi sono…. Usare la parola clandestino significa contribuire ad alimentare la paura, l’ansia e avvelenare il pozzo poco a poco”.
Questo intervento risale a qualche tempo fa: le parole sono di Laura Boldrini, all’epoca portavoce dell’alto commissariato Onu per i rifugiati, e sono valide ancora oggi.
E dire che proprio noi italiani dovremmo saperlo per aver vissuto gli stessi pregiudizi sulla nostra pelle. O meglio: l’hanno vissuta i milioni di migranti che negli ultimi 150 anni hanno lasciato l’Italia in cerca di fortuna. E un po’ capita anche a noi, quando andiamo all’estero e siamo subito etichettati come “spaghetti”, o mafiosi
Purtroppo, però, il nostro Paese ha la memoria corta. Così ho pensato di rinfrescarla con una ricerca su tutti gli spregiativi, i nomignoli gergali, con cui gli italiani erano e sono tuttora designati all’estero.
Do subito una notizia: gli spregiativi usati nel mondo verso noi italiani sono 52, diffusi in 17 nazioni del mondo.
Pochi? Tanti? Non è neppure detto che l’elenco sia completo: anzi, se ne conoscete altri, segnalateli nei commenti a questo post.

Emigranti italiani arrivano alla stazione di Wolfsburg (Germania) in cerca di lavoro.

Emigranti italiani arrivano alla stazione di Wolfsburg (Germania) in cerca di lavoro.

Il numero è comunque considerevole: merito delle ricerche di Wikipedia (italiana e inglese) e di Gian Antonio Stella. E sarebbe interessante, per avere un peso del pregiudizio anti-italiano, confrontarlo al numero di epiteti rivolti ai popoli di altre nazioni.
Ma questo è un dato che non sono riuscito a trovare.
E anche se non siamo i più bersagliati del mondo, probabilmente noi italiani siamo probabilmente nella “top 5”,  insieme agli africani, ai Rom, agli ebrei e ai cinesi. Tutti popoli con grande emigrazione, guardacaso. Basti pensare che oggi gli oriundi italiani nel mondo sono oltre 74 milioni: più dell’attuale popolazione italiana. Ed è un numero in crescita, visto che la crisi spinge sempre più connazionali a migrare all’estero.
Ma quali sono questi termini?
Per studiarli meglio, li ho classificati per tipologia: li ho radunati per significato, a seconda del bersaglio del disprezzo, dalle abitudini alimentari al modo di parlare. Eccoli:

Alimentazione (16)

Termine  Significato  Diffusione
 Maccaronì  mangia pasta  Belgio
 Pastar  idem  Croazia
 Polentone  mangia polenta  Germania
 Spaghettifresser  mangia pasta  Germania/Svizzera
 Garlics  mangia-aglio  Gran Bretagna
Makaronu kabinti  Appendi-maccheroni
(= bugiardo)
 Lituania
 Makaroniarz  Mangia-pasta  Polonia
 Salamettischellede  affetta salame  Svizzera
Bolanderschlugger  inghiotti-polenta  Svizzera tedesca
 Maiser  uomo del mais, polentone  Svizzera tedesca
 Maisdiiger  Tigre di granoturco  Svizzera tedesca
 Spaghetti   Mangia-pasta  Tutto il mondo
 Pizza  mangia pizza  Tutto il mondo
Maccheroni, macaroni, macarrone  mangia pasta  Tutto il mondo
 Mozzarellanigger  negri mangia mozzarella (o bianchi come la mozzarella)  Usa
 Chianti  ubriacone  Usa

Nomi propri (6)

Termine  Significato  Diffusione
 Bacicha  Nome di un personaggio da barzelletta: divertente, ingenuo, furbetto  Argentina
 Tano  Gaetano; napoletano  Argentina, Uruguay
 Gino/Gina  Dal nome proprio  Canada
Alfonso   Dal nome proprio; significa anche “bugiardo”  Lituania
Guido/Guidette  Dal nome proprio  Usa
Tony Dal nome proprio  Usa

Modo di parlare (11)

Termine  Significato  Diffusione
 papolitano  Storpiatura spregiativa di “napolitano”, napotelano  Argentina
 Sentas  Dall’abitudine di rivolgersi al prossimo con l’espressione “senta”,  percepita come uno sgradito imperativo  Austria
 Digic  Storpiatura spregiativa dal verbo “dire”  Croazia
 Zabar  Da zaba, rana: la pronuncia degli italiani del settentrione è accostata ai suoni emessi dalle rane  Croazia
Rital Franco-italien (presa in giro sulla difficoltà a pronunciare la “r” francese)  Francia
Tschinggali/ cincali/tschingge  trascrizione del suono cinq!, Usato nel gioco della morra diffusissima tra gli Italiani; può essere anche una storpiatura di “zingari” (= giramondo, disonesti, sporchi)  Svizzera
Minghiaweisch Da “minchia, weisch (=capisci)?”  Svizzera tedesca
Digó  Storpiatura spregiativa dal verbo “dire”  Ungheria
Goombah Da “cumpà”: compare, amico  Usa
Paisà  Paesano  Usa
Wop dal napoletano guappo, bullo, prepotente, camorrista; acronimo di “without papers/passport”, persone senza documenti  Usa

Comportamenti (5)

Termine  Significato  Diffusione
 carcamano  Venditore che calca la mano sul peso della bilancia: disonesto, truffatore  Brasile
 crispy  Da grispi, ladro  Francia
 mafia-mann, mafiosi, mafioso  mafioso, criminale  Germania – Tutto il mondo
 messerhelden eroi del coltello, guappi  Svizzera
 D a g o  da “dagger”, coltello: criminale, attaccabrighe  Usa

Caratteristiche sociali-professionali (4)

Termine  Significato  Diffusione
katzelmacher  Fabbricacucchiai: stagnaro, artigiano di poco conto (ma anche fabbricagattini» forse perché gli emigrati figliavano come gatti)  Austria e Germania
 Gringo Contadino discendente di italiani  Brasile
colono burro  contadino asino: povero, ignorante, rozzo  Brasile
Zydrooneschittler scrolla-limoni  Germania

Caratteristiche fisiche (1)

Termine  Significato  Diffusione
 greaseball  palla di grasso o testa unta (per lo sporco)  Usa

Origini etniche (4)

Termine  Significato  Diffusione
 ithaker  giramondo senza patria, vagabondi come Ulisse (gioco di parole tra Italia e Itaca)  Germania
 Italiashka  Italianaccio (spregiativo)  Russia
 guinea  Africani: dalla falsa credenza che gli italiani siano in parte africani a caUsa della carnagione scura presente in alcuni di essi. È diminutivo di Guinea Negro Usa (soprattutto Louisiana, Alabama, Georgia)
 Shitalian  Contrazione di s h i t + italian, ovvero “italiano di merda”  Usa, Gran Bretagna

Spregiativi animali (5)

Termine  Significato  Diffusione
 Wog  parassita  Australia
 Ding  dingo, cane selvatico  Australia
 Babis  Rospi  Francia
orso  “orsanti”, i mendicanti-circensi che giravano l’Europa partendo soprattutto dall’Appennino parmense con cammelli, scimmie e orsi ammaestrati  Francia
 bat  Pipistrello (mezzo bianco e mezzo negro)  Usa

Queste tabelle ispirano varie considerazioni. Innanzitutto: c’è una nazione più razzista di altre nei nostri confronti, almeno dal punto di vista verbale?
La risposta è sì: il 25% dei soprannomi sono prodotti negli Usa, seguiti da Svizzera (12%), Germania (9%), Francia (8%), Brasile (6%).
Il dato è sorprendente: se il disprezzo è sintomo di paura (come spiegherò più avanti), in realtà le nazioni più legittimate ad aver paura di noi dovrebbero essere non tanto quelle col maggior numero assoluto di immigrati italiani (Brasile, Argentina, Usa, Francia), quanto quelle in cui gli immigrati italiani sono una “minaccia”, ovvero una percentuale elevata rispetto alla popolazione totale: Argentina, Uruguay, Brasile (vedi tabelle comparative qui sotto).

Nella torta a sinistra (mia elaborazione), la provenienza degli spregiativi anti italiani; nella tabella, i dati sulla presenza italiana nel mondo (fonte: Wikipedia).

Nella torta a sinistra (mia elaborazione), la provenienza degli spregiativi anti italiani; nella tabella, i dati sulla presenza italiana nel mondo (fonte: Wikipedia).

Invece, così non è. Ma, come in tutti i fenomeni complessi, le cause dell’elevato numero di epiteti ingiuriosi possono essere molte, compresa la ricchezza e la vivacità linguistica. Del resto, gli Usa sono una terra di grande immigrazione, come la Germania e la Francia. Sarebbe interessante confrontare i soprannomi degli italiani con quelli di altri popoli, se mai qualcuno si è preso la briga di fare un censimento del genere.
In ogni caso, lo scenario dei nomignoli con cui siamo qualificati si presta ad altre considerazioni. Innanzitutto, salta all’occhio che all’estero siamo identificati (o meglio, additati) soprattutto per la nostra dieta (30%), seguita dal modo di parlare (pronuncia e nomi personali danno un 32%) e dal comportamento (10%), visto come violento, disonesto e criminale.
Vedi il grafico da me elaborato qui sotto:

originalPerché avviene questo? Probabilmente perché la dieta, i cibi che mangiamo sono un elemento che ci caratterizza molto e ci distingue dagli altri. Del resto, molti termini razzisti si basano proprio sugli alimenti: i tedeschi sono qualificati come “mangia patate”, i cinesi come “mangia riso”, e così via.
Quanto al modo di parlare, ogni cultura giudica le altre come ridicole e inferiori solo perché diverse: già più di duemila anni fa i Greci e i Romani chiamavano “barbari” gli stranieri, proprio perché consideravano la loro lingua simile a un balbettio senza senso (bar bar). La stessa considerazione che facciamo quando chiamiamo uno straniero “mau mau” o “vu’ cumprà”…

Spaghetti cinesi con frutti di mare: per caratterizzare l'italianità, il prodotto è stato chiamato "Ma'fia".

Spaghetti cinesi con frutti di mare: per caratterizzare l’italianità, il prodotto è stato chiamato “Ma’fia”.

Ma al di là dei modi con cui gli italiani sono etichettati, c’è un comune meccanismo di fondo, semplice e perverso, con cui tutti questi spregiativi etnici agiscono: qualificano tutti gli italiani come rozzi, incivili, anormali. In una parola, intrinsecamente e geneticamente inferiori, senza possibilità di riscatto. E quindi, inesorabilmente destinati all’emarginazione e al disprezzo.
Il motivo? Sempre lo stesso: il popolo “diverso“, l’invasore, fa doppiamente paura. Perché può sottrarre ricchezze, lavoro, partner sessuali a chi vive da tempo in un determinato luogo. E perché con la sua cultura differente rischia di mettere in crisi abitudini, modi di pensare, valori che si pensano immutabili e assoluti, quando invece in realtà non lo sono.

Mappa degli stereotipi (di Google blogoscoped): non tutti sono negativi, ma tutti sono riduttivi.

Mappa degli stereotipi (di Google blogoscoped): non tutti sono negativi, ma tutti sono riduttivi.

E’ il processo della stigmatizzazione che ha messo acutamente in luce il sociologo Ervin Goffman, e avviene in 4 fasi:
1) identificare le differenze (biologiche, psicologiche, sociali o di altro tipo) che possono essere utilizzate per discriminare gli individui;
2) attribuire giudizi negativi a queste categorie artificiali;
3) distinguere tra stigmatizzati (= criticati) e non-stigmatizzati (i “normali”, i “buoni”).
4) emarginare l’individuo stigmatizzato perché “brutto, sporco e cattivo”.

Ecco perché ci sentiamo così male quando siamo qualificati come spaghetti o carcamano: perché non sono solo parole, ma azioni. Siamo visti e giudicati solo attraverso un dettaglio misero e abbagliante, che offusca la ricchezza e i valori della nostra identità e ci condanna al disprezzo e a una vita ai margini. Ecco perché dobbiamo stare attenti alle parole.

vito tartamella

vito tartamella

12 Comments

  1. complimenti,
    articolo davvero interessante!
    Vivo all´estero e in relazione al posto in cui lavoro,frequentato perloppiu´da italiani,che vivono in italia ,sento spesso :italiani-berlusconi=puttanieri,ladri,dittatori….
    Inoltre” smarozza ” =opportunista,chi va a “scrocco”(non mi viene un termine migliore in italiano)
    Quella su Berlusconi non vuol essere da parte mia una critica spicciola alla politica o al personaggio .La ns.tradizione politica continua a divertire, da Mussolini a Berlusconi!

    .

  2. tutto vero ….sè non fosse che i peggiori siamo noi tutte cose che noi stessi ci diciamo o addiritura facciamo.La mia esperienza all”estero (germania) poi sud italia in fine al nord italia mi ha fatto capire che il posto in cui sono stato meno discriminato o addiritura alle medie picchiato o accusato di favorire i tedechi ecc…ma ecc…ecc…. e prorio quest”ultima grazie italia

  3. Non solo per Noi italiani, essendo sposato con una tedesca ho potuto appurare che nemmeno loro sono ben visti in molte nazioni, Oggi i piú grandi razzisti dopo gli angloamericani, erano, sono e rimangono gli svizzeri un popolo di contadini che sono stati fatti grandi con denaro di criminali e evasori prima Italiani poi il resto del mondo. Noi scappavamo da un paese che non lo era e non lo é ancora, ovunque dove siamo andati c´era bisogno di mano d´opera da sottomettere chi non si faceva sottomettere va nel crimine, o in politica, come in Italia, io consiglio di non confondere le idee solo per portare avanti la vostra politica di buonismo a costo di quei Italiani che ancora oggi non sono protetti dai loro governanti, Gente come la Boldrini sono coloro che predicano acqua per il popolo ma loro stessi solo bere champagna.

    • ottima analisi da Cinkali. Cos’ altro si può dire?
      quindi secondo te noi svizzeri siamo rimasti un popolo di contadini ?! e allora voi italiani siete rimasti un popolo di mafiosi !
      e della Svizzera non sai assolutamente nulla. Come tutti gli italiani.
      Gli evasori ed i criminali non mi sono simpatici. Ma prova a pensare perchè i soldi li portano in Svizzera. Perchè se li lasciassero in Italy il giorno dopo un altro ladro li ha fatti sparire.
      ciao

  4. ECCO un altro/a che a frasi fatte non verifica niente in termini storici.Allora sono costretto a schiarire le idee ai falsi perbenisti e chi scrive per loro. L’Italia è un paese che conta a tutt’oggi +o- 60 mil di abitanti che stanno strettini su questo lembo di territorio. D’altronde più gente vive in spazi stretti peggio è la vita in termini di salute, lavoro, istruzione e benessere in generale. Poi le guerre, la gente(del sud soprattutto responsabili dell’etichettatura) priva di qualsiasi istruzione e un futuro incerto scappava dall’Italia in cerca di un futuro migliore. DOVE? In quei paesi immensi America Australia, Canada, Argentina, Brasile, ecc. dove si richiedeva(e i governi erano felici di reperire) la forza lavoro per costruire e fare grande la loro nazione, cosa tutta contraria in Italia. I + nostalgici si fermarono nelle vicinanze, Germania Belgio Francia ecc. Ma soprattutto gli italiani dispersi e umiliati nella guerra di Russia che si rifecero famiglia in quei luoghi di morte. Legga! Legga un po’ di storia che fa bene e fa pensare por favor! MA SOPRATUTTO IL LAVORO C’ERA! Cara la mia BOLDRINI, non è questione di razzismo o altro ma di sopravvivenza per gli stessi gli italiani dove il lavoro nella patria natia LATITA ed ha SEMPRE LATITATO per tutti. Tanto per essere chiaro nel 1960 avevo 5 anni e abitavo a Roma mio padre (diplomato e istruito) non lavorava e neppure si trovava dovette partire per la Germania xkè lì cercavano tanto personale in tutti i posti e non come da noi. Non è cambiato molto da 60 anni ad oggi., sento ancora che si cerca di espatriare per trovare un posto migliore. Lei che fa? Parla tanto per parlare senza un costrutto dietro. Finiamola con questi luoghi comuni… che anche gli italiani hanno………Non so quanti anni abbia ma è certo che non sa minimamente cosa dice. Spero che in un futuro prossimo capisca esattamente quale è la problematica..ma finito il mandato l’oblio è certo. .. Ricordiamoci che l’America è ex colonia penale dove venivano parcheggiati tutti i delinquenti europei e successivamente divenuta schiavista dai figli degli stessi rèi. Oggi le altre nazioni europee si barricano e hanno ragione e coraggio di farlo altrimenti l’identità nazionale prima o poi sparirà per far posto ad altre religioni usi e costumi diversi dai loro e poi onestamente ma dove li mettono tutti costoro? I paesi europei sono piccoli le risorse limitate non possono contenere tutto il mondo. La Svizzera? E’ la vera furbetta europea mai una guerra nessuna devastazione territoriale e capitali accumulati da banchieri. Ma che storia ha? a parte la cioccolata e il formaggio (da definire meglio)…. nessuna.

  5. Quelli sull’alimentazione sono stupidi. Al contempo noi chiamiamo, per esempio i tedeschi ‘mangiacrauti’ o ‘mangiapatate’. Non ha senso disprezzare una persona per quello che mangia.

    I restanti sono giusti, ci descrivono perfettamente.

    Noi non siamo in grado di apprendere le lingue straniere, neppure dopo anni di permanenza nei paesi stranieri, penso in primis perchè la nostra lingua madre è troppo povera di vocaboli.

    E che ci comportiamo male è vero. E’ la nostra cultura. Se non ci fosse internet e la possibilità di informarsi, non ne saremmo neppure consapevoli che ciò che facciamo è sbagliato.

    Ma solo perchè alcuni di noi sono andati a fare i parassiti negli altri paesi, non significa che noi dobbiamo permettere ai parassiti di altri posti di campare sulle nostre spalle. Non possiamo pagare per colpe non commesse (Io non ero ancora nata quando i mafiosi si sono diffusi in tutto il mondo, per ora sono in italia e se mi trasferisco intendo farlo legalmente. Poi cambierò cognome. Altrimenti rimango qua, muoio di fame, ed un italiano in meno nel mondo è sempre un bene).

    Il termine ‘shitaly’ lo uso anche io quando parlo in inglese.

    Comunque non è vero che tutte le culture sono uguali. Si, non esistono razze superiori e razze inferiori, ma le culture inferiori (come quella italiana o ancor peggio quella islamica che tanto piace alla Boldrini) esistono. Non tutti i paesi vengono ‘derisi’. Per alcune culture vi è ammirazione (a volte cieca) da tutto il mondo (Vedi l’alta considerazione che hanno i giapponesi in tutto il mondo).

    Un conto è riconoscere i nostri difetti, un altro è far pagare le colpe di qualcuno a chi non c’entra, tra l’altro i clandestini che arrivano qui sono quelli già ‘ricercati’ nei paesi d’origine. Per giuste ragioni.

  6. Questo articolo è pieno di curiosità, ma serve solo a passare il tempo con aneddoti e stranezze nel mondo. A parte questo, non serve a niente. L’articolo non approfondisce minimamente la questione dell’immigrazione clandestina, dei problemi con la certezza del diritto, della sicurezza nazionale, della salute, della sostenibilità economica, della ghettizzazione e delle difficoltà culturali che una immigrazione intensiva porta, e dei contrasti e disagi interni in una società multietnica. Questo articolo non considera le priorità che dovrebbe avere uno Stato, sul perché esiste innanzitutto, sul perché la società umana si è organizzata in gruppi e ha creato confini, trattati, accordi. Nessuno fa mai un discorso sul significato dei confini, perché oggi sono visti male, forse a causa di una stupida esterofilia, e c’è anche la nuova incredibile, ingenua, e dannosa ideologia: quella No Border, frutto probabilmente di menti radical chick, rimaste ad uno stadio infantile, zeppo di buoni propositi e nulla più. Attivisti No Border che nulla riconoscono degli sforzi che hanno fatto i nostri genitori, nonni, e altri prima di loro, con lotte nazionali e poi anche sociali, anche negli anni 70, le conquiste di diritti, le trasformazioni del nostro vivere, tutti sforzi per garantirci oggi lo stato che viviamo. Oggi c’è lo sport di disprezzare quello che si ha, a sputare sulla minestra, pretendere la perfezione perché si è annoiati del colore del tappetino del bagno. Bisogna essere proprio di coccio per non riconoscere certe cose, cose fatte proprie anche in questa tanto polemica Italia, qui da noi: si nasce in ospedale, si viene curati, si viene istruiti fino 18 anni almeno, si viene soccorsi in caso di problemi, si viene protetti, e si aprono rubinetti per avere l’acqua, si preme un bottone per avere la luce, e si ha la libertà di scrivere cazzate in modo sgrammaticato, qui in internet, si lavora con un po’ di buona volontà, ci si realizza, e si è sicuri di passeggiare in una strada di notte (ormai di questo non sono più tanto sicuro però).
    Cose banali, cose che i radical chick danno per scontate e immaginano arrivino dal nulla cosmico, dalla natura, come l’aria fresca, e questo “nulla” lo vorrebbero elargire a chichessia, anche a chi non ha contribuito a realizzare niente di tutto questo, anche a chi addirittura non condivide le nostre regole, e si opporrebbe a noi e alla nostra “occidentalità”, regredendo a situazioni probabilmente medievali, situazioni molto precedenti ai nostri “anni di piombo”… ma che dico, la storia recente sarebbe già troppo evoluta, situazioni precedenti all’epoca delle eresie e delle lotte tra correnti cristiane.
    Ti viene da ridere? Non dovresti. A me viene da ridere di più nell’osservare certi pazzi, è da considerare chi toglie il panino dalle mani di un vicino per darlo in pasto a un cane che passa per strada? Onore a chi ha sfamato una povera creatura pelosa di Dio! Ma domandati se quella azione è stata davvero giusta, domandati se avevi diritto di rubare il panino al tuo vicino, domandati se quel vicino ti porterà rispetto, domandati se lo stesso cane ti porterà rispetto oppure vorrà da te soltanto un altro panino.
    Questa ideologia No Border strisciante è detestabile da me in tutte le maniere, denigra la nostra società, i nostri traguardi civili, e mina alle basi su cui si regge la nostra vita, mette a repentaglio tutti i delicati equilibri che spesso esistono (spostare le pensioni, toglierle… potremmo iniziare a privare di diritti tutti in un batter d’occhio). Il confine non è un male, il confine è sacro, è ciò che fa ordine nel mondo e da la libertà ad ognuno di vivere secondo i propri sentimenti e capacità, secondo le tradizioni della propria gente, e lo Stato ha il dovere di proteggere questo patrimonio! Deve agire contro le imposizioni esterne quando sono dannose, fossero anche scelte impopolari, fosse anche questa moderna invasione pacifica a furia di navi clandestine.
    Il confine non è solo geografico e politico, è prima di tutto culturale. L’integrazione non è scontata quando le regole di vita sono molto diverse, e non credo possa esistere quando ci sono credi e convinzioni non condivise e mai condivisibili. Nemmeno in occidente siamo d’accordo con certe cose, come i matrimoni Gay o l’eutanasia, e non è affatto banale che si approvino cose, condivise da tutti.
    L’integrazione non è nemmeno una cosa che può essere decisa unilateralmente da una massa di perbenisti, condizionati dalla voce del Papa, o dal microfonato di turno che sta sul palco a indorarsi e innaffiarsi di applausi.
    Nessuno di questi sostenitori della “integrazione” si chiede mai se un clandestino migrante possa o voglia integrarsi. Chi l’ha detto che lo voglia? Allo stato attuale potrebbe benissimo non farlo, e infatti chi ha convinzioni radicate nella testa non lo fa. E’ solo il nostro stupidissimo “rispetto esterofilo” che protegge anche le pretese assurde (come rifiutare il cibo nei centri accoglienza, opporsi alle nostre festività e tradizioni, o non accettare i diritti della donna), e questo clandestino potrebbe isolarsi in gruppi non integrati, e rimanere sul suolo italiano solo per sfruttare l’occasione da parassita. Gli esseri umani sono solo umani alla fine, ne’ santi ne’ diavoli, solo molti sforzi in direzione di una civiltà regolata può portare un minimo di tranquillità.
    Ma in Italia stiamo creando uno stato semi illegale, in cui si può agire e spostarsi liberamente, non rintracciabili, protetti da anonimato.
    Un clandestino è un clandestino e bisogna definire con i termini corretti le cose, senza edulcorarle o storpiarle per ragioni di comodo. Avete presente il ministero della Verità nel buon libro 1984 di Orwell? Volete forse che “clandestino” venga rimosso dal dizionario per far posto a “profugo” e questo termine serva a definire “una persona bisognosa, da trattare sempre e solo con riguardo e compassione, pena l’accusa pubblica di razzismo”? Volete che che il tema diventi tabu, che si canti solo in coro con la Boldrini, e che si faccia tutto questo in nome di imprecisati “principi elevati”, scudo contro la xenofobia e il razzismo? No, mi oppongo! E’ una azione subdola e meschina, un trucco intellettuale. Voglio ancora che si definisca il clandestino.
    Questi nuovi immigrati clandestini sono una bizzarra allegoria delle vacche Indiane, martedì ho visto una scena surreale verso mezzanotte, passando in un centro abitato, c’erano africani e prostitute ad ogni 30 metri, erano in gran quantità. Tutti a passeggio sui marciapiedi, sfaccendati fermi a chiacchierare, tutti mantenuti e annoiati, senza pensieri, mentre gli italiani erano pochi, viaggiavano come me in auto per tornare da qualche parte, il paesani di quel posto invece erano a dormire per andare a lavoro il giorno dopo. A voi sembra normale questa situazione? Vogliamo che vengano tacciati di razzismo tutti coloro che osano opporsi a questa ignobiile azione di degrado legalizzato? Io non ci sto!

    I No Border neanche si rendono conto che addiritrura la porta del municipio del comune in cui vivono è un confine! E serve a garantire le esistenze di tutti, compresa la loro. Dovrebbero ringraziare invece che nessun gruppo criminale possa entrare per sovvertire l’ordine, mandare all’aria tutte le carte e si impadronirsi del territorio con tutto quel che contiene. Se ciò avvenisse per davvero, anche questi stupidi martellatori di segnali stradali si troverebbero senza più diritti, nessuna casa, nemmeno un nome, e sarebbero esseri deboli e patetici, schiavizzati dalla banda armata di turno (somiglia incredibilmente ad altri luoghi del mondo vero?). Solo allora i No Border capirebbero cos’era lo Stato Italiano, cosa lo ha costituito, e cosa significa avere diritti.

    Non so come siamo arrivati a questa insensatezza culturale degli ultimi anni: come si fa a idolatrare il caos dell’anonimato e della clandestinità, della nullatenenza, della banditaggine, e della regressione civile. Oggi tutti si muovono in coro sulle note di “profugo”, “migrante”, “integrazione”, “accoglienza”… slogan su slogan, come litanie per incatenare le menti libere, e questa canzone porterà allo sfacelo.

    • A scanso di equivoci, chiarisco alcune cose importanti:
      1) questo è un sito di linguistica con taglio sociologico e psicologico: NON è un sito di politica;
      2) non ho mai detto che l’integrazione fra culture sia facileautomatica;
      3) è fondamentale trovare un modo di convivere, anche fra culture diverse: muri e pregiudizi non risolvono i problemi, anzi, li aumentano;
      4) chi si lascia andare ai razzismi dovrebbe riflettere su quanto dolore hanno patito i nostri avi migrati all’estero nell’ultimo secolo: è questo il messaggio più importante che volevo lanciare col mio articolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *