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La mappa dell’odio: un’occasione mancata

Il logo della ricerca di Vox.

Il logo della ricerca di Vox.

Si può mappare l’odio studiando la diffusione degli insulti su Twitter? Nei giorni scorsi è stata presentata la “Mappa dell’intolleranza”, una ricerca promossa da Vox (Osservatorio italiano sui diritti) in collaborazione coi docenti di 3 università (Statale di Milano, Sapienza di Roma, Aldo Moro di Bari). L’idea è interessante, ma si è rivelata un’occasione mancata per almeno 6 importanti ragioni. Qui spiegherò perché.

I ricercatori hanno studiato i messaggi di Twitter per 8 mesi (da gennaio ad agosto 2014), monitorando la frequenza d’uso di 75 insulti divisi in 5 categorie:

  1. Insulti misogini
    troia, puttana, cicciona, cicciona di merda, vacca, zoccola, mignotta, bocchinara, pompinara, cagna, strappona, smandrappona, bagascia, sfasciolacazzi, culona, frigida, figa di legno, battona, ciuccia cazzi, cesso, sfigata
  2. Insulti omofobi
    frocio, frocio di merda, finocchio, checca, ricchione, invertito, culattone, pervertito, culanda, piglianculo, rottinculo, rotto in culo, culo rotto, bocchinaro, pompinaro, ciuccia cazzi, culo, passiva, deviato, leccafiche, camionista
  3. insulti legati alla disabilità
    handicappato, storpio, mongoloide, cerebroleso, nano, spastico, zoppo, quattrocchi, cecato, mongoflettico
  4. insulti antisemiti
    ebreo di merda, usuraio, rabbino, cazzo mozzo, giudeo
  5. insulti razzisti
    negro, sporco negro, negro di merda, negro di merda, romeno di merda, albanese di merda, zingaro, terrone, muso giallo, muso da scimmia, ebrei ai forni, ebreo di merda, bangla, giudeo, mangiarane, kebabbaro, crucco, rabbino

insulti2Ecco i risultati: gli insulti più diffusi sono quelli misogini, seguiti da quelli legati alla disabilità e da quelli razzisti. Ho evidenziato in arancione i termini che sono risultati i più usati in ogni categoria.
Grazie ai (pochi) tweet geolocalizzati, i ricercatori hanno identificato le aree italiane dove gli insulti sono più diffusi: Lombardia e Campania hanno quasi sempre il triste primato della maggior diffusione di questi insulti.

Ma perché dico che questa ricerca è un’occasione mancata? Perché presenta diversi aspetti critici. Eccoli:

  1. I ricercatori hanno studiato 1.853.092 Tweet contenenti gli insulti di cui sopra. Ma quanti erano in tutto i Tweet presi in esame? I quasi 2 milioni di Tweet insultanti, quale percentuale rappresentano rispetto al totale dei Tweet esaminati? In altre parole: quanto era ampio il campione di Tweet esaminato dai ricercatori? Loro non lo scrivono, ma è un aspetto fondamentale: se dico che in Italia ci sono 10mila persone malate di Aids, può sembrare un numero enorme; ma se lo rapporto al totale della popolazione (60 milioni), i malati rappresentano lo 0,001%. Ho chiesto questo dato con diverse mail e telefonate all’ufficio stampa di Vox, ma non è mai arrivato. Dunque, non sappiamo se questi 2 milioni di Tweet insultanti rappresentano una goccia in un oceano oppure no. E non è poco. Sempre a proposito di campione: i ricercatori hanno tenuto conto del fatto che Twitter è più usato da maschi di istruzione medio-alta e residenti al Nord? I Tweet presi in esame sono molti, ma arrivano da un campione che non è propriamente rappresentativo di tutta l’Italia
  2. Dire che 1 milione e 800mila Tweet contengono termini intolleranti fa effetto. Ma quanto sono diffusi altri termini insultanti altrettanto pesanti come cazzone, coglione, rincoglionito, tangentaro, testa di cazzo, bastardo, stronzo, faccia di merda, figlio di puttana, ladro, mafioso (solo per fare alcuni esempi provenienti da altre aree semantiche)? Non si sa, ma potrebbero essere ancora più diffusi e ridimensionare la “mappa dell’odio”.
  3. La scelta degli insulti presenta diversi aspetti discutibili: fra i termini misogini, per esempio, figurano i termini cicciona (e cicciona di merda), sfasciolacazzi (strana scelta: un termine dialettale invece dei corrispettivi italiani cagacazzi e scassacazzi; stesso discorso per il termine romanesco mongoflettico), sfigata che non sono misogini: infatti sono usati anche al maschile. Diversi termini delle varie categorie (cagna, cesso, camionista, culo, vacca, nano, cerebroleso, leccafiche, pervertito, handicappato, passiva, deviato) non hanno solo un senso insultante, ma potrebbero essere usati anche in modo neutro o comunque non sempre in senso spregiativo: ne hanno tenuto conto i ricercatori? Non si sa, insomma, se le parolacce siano state studiate in relazione al contesto d’uso, che nelle parolacce è determinante per capirne il senso. Non va trascurato anche il mezzo, Twitter: il limite dei 140 caratteri spinge gli scriventi a essere sintetici, sbrigativi e brutali. E’ il limite della Computer mediated communication (Cmc): ne hanno tenuto conto i ricercatori? 
  4. Gli insulti antisemiti (rabbino, giudeo, etc) sono stati studiati due volte? Figurano sia fra gli insulti antisemiti, sia tra quelli razzisti. Se i ricercatori non ne hanno tenuto conto, andrebbero a pregiudicare la validità delle statistiche finali. Senza contare che è discutibile aver inserito il termine usuraio fra gli insulti antisemiti: gli usurai possono essere di qualunque origine etnica, in italiano usuraio ed ebreo non sono sinonimi, né in tutto né in parte.
  5. Fra gli insulti razzisti non sono stati inseriti termini molto usati come polentone (razzismo del Sud verso il Nord) e talebano; figura invece il termine mangiarane (spregiativo nei confronti dei francesi) ben poco diffuso rispetto a mangiabanane (che però non risulta preso in esame).
  6. I ricercatori accostano l’uso di termini insultanti a inquietanti statistiche su aggressioni ai gay, femminicidi, etc. Il salto mi pare un po’ azzardato. Le parolacce possono essere il sintomo, ma non la causa della violenza. E, soprattutto, non tengono conto del fatto che le parolacce sono per loro stessa natura omofobe, misogine, razziste: per fare male devono essere taglienti e brutali. Tutti i termini insultanti sono tali perché usano colpi bassi. E di questo ce ne rendiamo conto fino a un certo punto quando le usiamo: se dico rabbino a una persona poco generosa (che posso offendere, tra l’altro, dicendogli che è un genovese, o uno scozzese, altri termini ignorati dalla ricerca), difficilmente mi accorgo che quella parola ha un’etimologia antisemita. In più, agli insulti misogini corrispondono insulti sessisti contro i maschi (sega, mezza sega, segaiolo, puttaniere, sfigato, cornuto, bastardo, cazzone…). Perché non monitorare anche questi, che sono altrettanto gravi? Sappiamo se sono più o meno diffusi rispetto a quelli misogini? La ricerca non l’ha considerato.

Interessante, invece, il dato sulla frequenza d’uso degli insulti (quelli che ho evidenziato in arancione nell’elenco): ma anche in questo caso i ricercatori non svelano quanto siano diffusi. Peccato.

vito tartamella

vito tartamella

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