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Perché smoccolare fa bene al lavoro

Lavori in corso... in relax!

Lavori in corso… in relax!

Una ricerca dell’università Norwich di East Anglia (Gran Bretagna), pubblicata su Leadership and Organization Development Journal, ha dimostrato che le parolacce possono avere un effetto positivo negli ambienti di lavoro. Perché rinforzano lo spirito di squadra e aiutano a scaricare lo stress.
Lo studio (e le sue conclusioni) sono state liquidate come “banali” da alcuni giornali: certo, non è la scoperta del decennio, ma conforta vedere che anche la ricerca scientifica non perde di vista il sano buonsenso.
Anzi, a ben vedere la ricerca di Norwich è importante per almeno due ragioni.
Primo, perché nel mondo universitario le parolacce sono – con poche eccezioni – considerate un tabù: un docente di management che le “sdogana” compie un atto rivoluzionario. Tanto più nella compassata cultura anglosassone, che però si dimostra, ancora una volta, più coraggiosa del nostro mondo accademico: in Italia, di parolacce si parla poco, e per lo più per condannarle in modo ciecamente moralista.
Inoltre – e questa è la seconda ragione per cui valorizzare la ricerca – si mettono in evidenza anche i lati positivi delle parolacce. Non servono solo per offendere ed emarginare.

Per questo motivo vale la pena di raccontare lo studio. Partendo dal metodo. Non sono stati usati questionari, ma una ricerca “etnografica” sul campo: una piccola impresa britannica di vendita al dettaglio via mail, con 14 impiegati addetti divisi tra uffici amministrativi e uffici aperti al pubblico.
I ricercatori hanno notato che “gli impiegati dicono spesso parolacce, ma non necessariamente in  modo negativo o abusivo”.
Le parolacce, infatti, servono a esprimere la frustrazione o la rabbia, sfogando lo stress: come racconto in Parolacce, altre ricerche hanno dimostrato che chi smoccola per sfogarsi ha addirittura la pressione più bassa rispetto a chi non lo fa. Dunque, anche le parolacce (ovvero le imprecazioni: porca mignotta!) possono contribuire al benessere psicofisico dei lavoratori.

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Le parolacce, se usate per sfogarsi, possono avere effetti benefici (foto Shutterstock).

Le parolacce, poi, sono risultate un collante fra i lavoratori: riducendo le barriere della formalità, un linguaggio più “terra terra” permette rapporti più sciolti e confidenziali. Aumenta la coesione di un gruppo e la solidarietà fra lavoratori. Ovviamente, questo accade soprattutto nei rapporti fra addetti di pari livello, ovvero fra colleghi di pari grado: chi si permetterebbe un linguaggio volgare davanti a un capo? Sarebbe una confidenza indebita…

Visti questi effetti benefici, gli autori dello studio, Yehuda Baruch (docente di management) e Stuart Jenkins, invitano i manager d’azienda a essere più tolleranti (leggi: non baccchettoni) verso l’uso delle parolacce. Una cultura permissiva, insomma, può avvantaggiare un’azienda. Reprimere le parolacce “aumenterebbe il livello di stress, invece di aiutare a sfogarlo”. E “rimuoverebbe la fonte della solidarietà fra lavoratori, riducendo il morale e la motivazione al lavoro”. Mica poco!

Ovviamente i ricercatori non dimenticano  gli aspetti negativi delle parolacce, e pongono due limiti al loro uso in azienda: “gli insulti e le molestie sessuali vanno eliminate in qualsiasi posto di lavoro, perché generano un più alto livello di stress invece di aiutare a sfogarlo”. Sacrosanto.
Secondo limite: “Le parolacce vanno bandite davanti ai clienti e ai colleghi più anziani”.  Sta ai manager, quindi, imparare la sottile arte di valutare quando chiudere un occhio davanti all’espressione colorita di qualche dipendente. Potrebbe essere un valore aggiunto per l’azienda.
Un terzo limite lo aggiungo io: la quantità. Sentire un collega che bestemmia ininterrottamente per 7 ore non è una compagnia gradevole. Insomma, c’è sfogo e sfogo…

Concludendo: dato che sono al lavoro e ho la benedizione di un docente di management… PORCA ZOZZA! 😉

vito tartamella

vito tartamella

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