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Perché siamo tutti cornuti (parte 1)

Sfilata di cornuti alla festa di San Martino a Barletta.

Sfilata di cornuti alla festa di San Martino a Barletta.

Tra le centinaia di insulti della lingua italiana, ce n’è uno decisamente insolito: cornuto. A ben guardare, infatti, questa offesa prende di mira non un difetto fisico o mentale di una persona, bensì una sua condizione, peraltro nemmeno scelta ma subìta: il tradimento del proprio partner.
Che bisogno c’è di infierire sulla vittima di un tradimento, con un’offesa che lo svilisce? E perché non esiste un insulto specifico per chi davvero se lo meriterebbe, ovvero il cornificatore, che tradisce la fiducia del partner? E ancora: perché “cornuti” sono soltanto gli uomini e non le donne?

A ben guardare, il cornuto è un vero enigma. E nasconde, come molti insulti che analizzo in “Parolacce” una precisa visione del mondo che cercheremo di ricostruire. Partendo, innanzitutto, dall’analisi del termine: perché al tradimento si associa l’immagine delle corna?

Su Internet si trovano diverse spiegazioni fantasiose: dal mito di Minosse, che fu tradito dalla moglie Pasifae con un cornutissimo toro, all’imperatore Andronico Comneno che nel 12° secolo soleva appendere una testa di cervo nelle case dei mariti a cui rubava la moglie. Ma la prima ricostruzione è contraddittoria: il cornuto è il cornificatore (il toro) invece che il cornificato; e la seconda non regge, perché il termine “cornuto” è ben precedente al 12° secolo.
L’espressione, infatti, esisteva nella letteratura occidentale già da almeno un millennio. Il primo documento a citarlo è la “Onirocritica” del 2° secolo d.C.: una guida all’interpretazione dei sogni scritta dall’autore greco Artemidoro. In questo testo, “fare le corna” (riferito a una moglie) significa tradire il marito.
Altrettanto ricercata, per quanto affascinante, l’ipotesi della scrittrice inglese Catherine Blackledge, che in “Storia di V, biografia del sesso femminile” racconta di come gli antichi (non solo i Greci, ma già gli Egizi) pensavano che l’utero della donna, come quello di molti mammiferi, fosse dotato di “corni” (le tube di Falloppio). Pertanto, “cornuto” è l’uomo la cui donna ha lo sperma di un altro uomo nei suoi corni. Una paura solo e soltanto maschile (la madre è sempre certa; il padre, mai, recita un adagio): tant’è che in francese cornuto si dice “cocu”, che deriva a sua volta da “coucou”, cuculo. La femmina del cuculo, infatti, va a deporre le sue uova nel nido di altri: così il cuculo maschio (= cornuto) finisce per essere gabbato, accudendo i cuccioli di altri.

Il caprone, all'origine del termine "cornuto".

Il caprone, all’origine del termine “cornuto”.

Tornando all’origine delle corna, in realtà la spiegazione più probabile è la più semplice. Ovvero, l’osservazione degli animali, come già notava lo scrittore rinascimentale francese Guillaume Bouchet: “Il caprone (dotato di corna) non è affatto geloso se un suo simile monta la sua capra davanti a lui”. Non a caso, ancor oggi in spagnolo “cabròn” significa “cornuto”.
Dunque, il cornuto è paragonato a un animale privo di intelligenza e dignità, che non reagisce nemmeno quando un altro si accoppia con la sua femmina sotto i suoi occhi.
Evidentemente, però, questo è un caso-limite: gran parte dei tradimenti sono consumati alle spalle dell’interessato, tanto che il cornuto è sempre l’ultimo ad accorgersene di portare le corna, ben visibili da tutti gli altri. Ed ecco perché in cinese il marito tradito è indicato con l’espressione “indossare un cappello verde”: copricapo del tutto inusuale (quindi appariscente) in Cina.

Ma perché, allora, mettere comunque alla berlina chi subisce un tradimento?
Per rispondere, dobbiamo inserire questo giudizio nel contesto della cultura pastorale-agricola: nell’antichità, la donna era considerata poco più che un oggetto, un bene che apparteneva all’uomo.
Il matrimonio era stato inventato per evitare l’anarchia sociale: stabilendo la proprietà esclusiva di una donna a un uomo, si evitava che gli altri uomini disperdessero le energie per lottare e contendersene il possesso; e la donna, oltre a conquistare una legittimazione sociale, otteneva la calma necessaria per allevare i figli.
Ma il matrimonio non risolveva tutti i problemi sociali. Soprattutto, non poteva annullare l’istinto maschile a desiderare più di una partner, non importa se impegnata o meno.
Questo, gli uomini lo sanno bene, almeno istintivamente: se tutti siamo potenziali “cornificatori”, tutti siamo potenziali “cornuti”. Una paura non da poco: nel momento in  cui si sposa una donna, si entra nella grande confraternita dei cornuti. Se non si è abbastanza vigili, attraenti o sessualmente prestanti, si rischia che qualcun altro “rubi” (per la precisione: fotta) la propria donna. Ecco perché nel tedesco medievale cornuto si diceva “hahnrei”, ovvero gallo castrato, cappone: marito non in grado di soddisfare la moglie.

Essere cornuto e saperlo senza reagire: il massimo del disonore sociale.

Essere cornuto e saperlo senza reagire: il massimo del disonore sociale.

Dunque, il termine “cornuto” è volutamente ridicolo perché serve a esorcizzare una paura: quella di essere traditi perché non all’altezza della situazione. E perché il mondo è fatto di poligami, ovvero di potenziali traditori pronti a fotterti la tua donna, come tu sei pronto a fottere quella altrui. Ecco perché “cornuto” è solo l’uomo, e perché il cornificatore non è insultato (sarebbe come insultare se stessi).
Ed ecco perché, in diverse città italiane, sopravvive la tradizione di porre il “cornuto” al centro di alcuni riti festivi comici e carnevaleschi. A Ruviano (Ce), San Valentino (Pe), Angullara Sabazia (Rm) e Barletta, in occasione della festa di San Martino (11 novembre) si svolgono sfilate di uomini cornuti. San Martino era infatti una festa contadina, caratterizzata da bel tempo dopo le prime gelate (quindi un’occasione per uscire di casa, far festa e… tradire) e occasione per rinnovare i contratti agricoli annuali con sfilate di bestiame “cornuto” (caprini e bovini)… Tanto che San Martino è stato eletto a “protettore” dei cornuti.

In questa cultura, però, il tradimento è inevitabile. E l’unico modo di non mettere in discussione l’ordine sociale basato sul matrimonio era quello di vendicare il torto subito, per esempio uccidendo la moglie fedifraga e il rivale col delitto “d’onore” (che in Italia, fino al 1981, era punito meno severamente rispetto agli altri omicidi). Vendicando l’onta subita, si ristabiliva l’onore del tradito, che quindi non era più un “caprone” indifferente al tradimento della moglie.

Il tradimento è il motore dei gossip...

Il tradimento è il motore dei gossip…

Riassumendo: chi subisce un tradimento è oggetto di scherno e di irrisione mediante l’abbassamento a un livello animalesco grottesco (“cornuto”) che serve a esorcizzare diverse paure:
1) l’angoscia di essere traditi dal partner per inadeguata o scarsa virilità: in questo senso, il “cornuto” è irriso al pari degli omosessuali (“frocio”, “checca”); con questo appellativo si scioglie nel riso il timore di non essere (o apparire) abbastanza virile;
2) l’angoscia di essere traditi perché tutti i maschi tradiscono: se tutti cornificano, tutti sono cornuti. E “fottuti”, nonostante le teoriche garanzie di esclusiva offerte dall’istituto del matrimonio. E comunque, chi non si accorge per tempo del tradimento, o non reagisce a esso, è una bestia: non è un uomo d’onore.
In ambo i casi, l’appellativo animalesco, oltre a trasformare l’angoscia in riso, emargina la vittima dal gruppo sociale, facendolo apparire un diverso: “TU” sei cornuto, quindi differente da tutti noi… Etichettando ed allontanando un altro, si scaccia la consapevolezza di essere tutti, in realtà, potenziali cornuti. Una prospettiva maschilista, nella quale chi “merita” di essere insultato è solo il cornificato, non il cornificante (del quale la virilità non è affatto in discussione, anzi…).

Non è poco per un “semplice” aggettivo, non trovate? Eppure non è tutto qui. Grazie a un autore francese, ho scoperto che c’è un ulteriore meta-livello nella cultura del cornuto: un livello ancora più sorprendente e insospettabile. Quale? Lo scoprirete nella seconda puntata

vito tartamella

vito tartamella

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