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Le parolacce e le falle di Google

translatorIl sito britannico Data explorer ha inaugurato uno strumento interessante: l’European word translator. E’ un traduttore automatico basato su Google, che integra una cartina d’Europa.
Inserendo nella maschera una parola (in inglese), con un semplice clic il sito la traduce automaticamente nelle oltre 30 lingue europee, mostrando i risultati su una mappa.

Bella idea: utile per paragonare se, dove e quanto sia diffusa una parola con la stessa radice, o per vedere le somiglianze o le differenze fra le lingue del nostro continente.

L’ho messo subito alla prova con le parolacce: nella mappa in alto potete scoprire che culo si dice got in turco, osel in ceco e somàr in slovacco…. Ma in generale i risultati sono zoppicanti.

Il sito sembra funzionare bene con le parole scatologiche (escrementi e simili):translator4 clicca sull’immagine per ingrandire.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma se si testano le oscenità, i risultati sono insoddisfacenti.

translator3Il pene è tradotto correttamente:

 

 

 

 

 

 

 

 

translator2Ma se si passa alla vulva, i risultati sono insoddisfacenti, per lo meno per l’Italia:

 

 

 

 

 

 

 

 

Un caso di sessismo? Non è detto. Anche sugli insulti Google non è sempre all’altezza.

translator6La parola asshole (stronzo) è tradotta correttamente:

 

 

 

 

 

 

 

 

translator5Ma la parola bullshit (cazzata, fregnaccia) no:

 

 

 

 

 

 

 

 

Ultimo test, le maledizioni. Anche in questo caso, risultati altalenanti.

translator8L’espressione fuck you (fottiti, vaffanculo) è tradotta correttamente in tutte le lingue:

 

 

 

 

 

 

 

 

translator7Ma il quasi equivalente fuck off (vaffanculo) no:

 

 

 

 

 

 

 

 

Come spiegare questi risultati? Ecco alcune ipotesi:

1) Non tutte le lingue possiedono un variopinto carnet di parolacce: tempo fa raccontavo quanto il tedesco sia povero di espressioni volgari. Per questo motivo è spesso molto difficile tradurre una parolaccia da una lingua all’altra.
2) Non tutte le lingue hanno espressioni volgari equivalenti: per mandare qualcuno a quel paese, noi evochiamo un atto sessuale passivo (vaffanculo: qui la sua storia e il suo significato), così come gli inglesi, i francesi (vas te faire encule) e i portoghesi (va a tomar no cu). Ma i tedeschi mandano a pisciare (sich verpissen, ma a volte a farti fottere: fick dich), mentre gli spagnoli a cagare (o a stare tra gli escrementi: vete a la mierda). Se tradurre è un’arte difficile, tradurre gli insulti è ancora più difficile: ne ho parlato qui.
3) Alcune parole diventano parolacce a seconda del contesto: il francese queue non significa solo cazzo. Il suo senso originario è coda, ma può voler dire anche manico, stecca, strascico… Per tornare all’esempio di bullshit, letteralmente vuol dire “merda di toro”, e Google la traduce (sbagliando) con porcheria, rifiuti. Molte parolacce sono sensibili al contesto: acquisiscono o perdono sfumature di significato a seconda della frase in cui sono inserite. Ecco perché i traduttori automatici non funzionano adeguatamente se non si inserisce la frase intera con l’espressione ingiuriosa (e a volte neppure così).
4) Spesso i linguisti tendono a considerare il turpiloquio come un linguaggio di serie B: o per perbenismo (“sono parole brutte, diseducative”) , o per snobismo (“è un linguaggio povero”). Ecco perché a volte i (cattivi) dizionari non riportano il turpiloquio, come raccontavo qui.
Una censura assurda e fuori dal tempo: le parolacce esistono e sono usate da più di 4 mila anni.

Insomma, i traduttori automatici devono fare ancora molta strada per funzionare bene con le parolacce: espressioni tutt’altro che semplici da rendere da una lingua all’altra.
Come risolvere questi problemi? Esistono ben pochi dizionari specializzati nel turpiloquio: come “The alternative dictionaries“, frutto di contributi degli internauti. Ma occorrono fior di linguisti per passare al vaglio tutte le parolacce di una lingua e trovarne le traduzioni efficaci in altre lingue.
E quando un insulto non ha espressioni equivalenti in un’altra lingua, uno strumento come il volgarometro può aiutare i traduttori a identificare quali parolacce abbiano uguale carica offensiva da una lingua all’altra, pur attingendo a significati o metafore differenti.
Insomma, in un mondo sempre più globalizzato il turpiloquio è una sfida aperta per i linguisti attenti alla realtà. E anche al business: una buona traduzione delle parolacce servirebbe non solo agli adolescenti goliardi in trasferta all’estero, ma anche all’industria letteraria o cinematografica, tanto per fare due esempi. Altrimenti, tanto per dirne una, la versione slovacca  di “The Wolf of Wall Street”, il film più volgare della storia, non sarebbe possibile.

 

vito tartamella

vito tartamella

2 Comments

  1. Il post è pieno di inesattezze. Non solo dovute allo strumento utilizzato ma anche perché l’autore dell’articolo sembra non conoscere il meccanismo di funzionamento di Google, al quale il servizio in esame si appoggia. Che mi ricordi, oltre a, per esempio, indicizzare siti, Google fa qualcosa di molto simile anche per le espressioni idiomatiche e non, per le quali prima cerca traduzioni con un alto indice di affidabilità (quindi fatte perlopiù da esseri umani); per questo per es. fuck you viene, tutto sommato, tradotto meglio delle altre.
    Osel vuol dire “asino, somaro” in ceco (molto simile al russo осёл, (osyòl), anche qui Google sbaglia), e che io sappia non ha altri significati, lo stesso si dica per il greco gàidaros…Pene NON viene tradotto correttamente in almeno due casi – in russo петух significa “gallo” e, pur non conoscendo molto bene il greco moderno penso che, con un buon grado di probabilità si possa dire lo stesso anche per quest’ultimo; anche la sua traduzione in lingua finlandese è (conosco un po’ il turpiloquio finlandese), molto probabilmente, non del tutto corretta…È probabilmente dovuto al fatto che, per molte delle parole prese in considerazione non è stata trovata una parola equivalente nel rispettivo database della lingua, la cui mancanza è stata compensata dagli algoritmi di Google traducendo prima dall’inglese (e in inglese la parola “ass” vuol dire sia “asino” sia “culo”; questo tra l’altro spiega perché “cunt” “tradotto” in italiano rimane tale e quale) e solo dopo nella lingua di destinazione…Per questo in genere penso che per un raffronto\studio serio uno strumento come Google non può essere usato e, tra parentesi, uno strumento come un dizionario compilato da persone competenti abbia ancora una sua ragione di essere.

    • E’ esattamente quello che intedevo dire io: ovvero che per ora Google Translate è uno strumento ancora imperfetto, soprattutto per il turpiloquio nel quale – come ho più volte ribadito nei miei post – mancano studi seri che raffrontino le parolacce da una lingua all’altra. Ma mi auguro che qualche traduttore si decida a farli al più presto.

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