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Gli insulti più feroci: quelli fisici

Campagna contro l’emarginazione delle persone sovrappeso.

Ciccione, quattrocchi, nasone, ciospo… Le consideriamo – a torto – offese infantili e di poco conto. Ma in realtà gli insulti fisici sono molto più feroci di quanto possa sembrare. Sono una categoria molto nutrita (ne ho raggruppati 137, vedi sotto), e hanno effetti sorprendenti.
Sono infatti fra gli insulti più universali che esistono: con infinite varianti, si ritrovano a ogni latitudine.
Ma perché sono così diffusi? Quali aspetti del corpo prendono più di mira? E in che senso sono potentiIl loro successo è facilmente spiegabile: sono offese immediate, a presa rapida. Sono il modo più diretto per squalificare qualcuno: a differenza degli insulti contro l’intelligenza o il comportamento (imbecille, troia, rompiballe), quando si denigra una persona sul piano fisico (nano, faccia di merda) non c’è bisogno di conoscerla o entrare in rapporto con essa per verificarlo: basta semplicemente guardarla. Sono gli insulti più darwiniani, o se preferite i più nazisti: hai un difetto? Devi essere eliminato.

Hollande, Merkel, Renzi, Tsipras in un’impietosa caricatura uscita su “Libero”.

Proprio questa immediatezza spiega perché gli insulti fisici sono così diffusi in politica. La politica, infatti, smuove grandi e selvagge passioni (come lo sport), e in un’epoca in cui le informazioni viaggiano veloci, e si dedica poco tempo all’analisi, all’argomentazione (come raccontavo qui, a proposito dell’uso degli insulti in politica), ecco che gli insulti fisici diventano il modo più rapido e sbrigativo di sbarazzarsi di un avversario.
Al punto che molti di questi insulti sono diventati i soprannomi, transitori o ufficiali, di tanti politici: Bettino Craxi era soprannominato “cinghialone”, Piero Fassinogrissino”, Silvio Berlusconipsiconano” o “Al Tappone”, Renato Brunettaenergumeno tascabile”, Maria Elena Boschichiappona”, Giulio Andreottiil gobbo”, Lamberto Diniil rospo”, Rosy Bindibrutta”, o “più bella che intelligente”, Cécile Kiengeorango”.
Va detto, tra l’altro, che gli insulti fisici sono sessisti, ma con una par condicio: ci sono alcuni insulti declinati solo al femminile e riguardano tutti la bruttezza estetica. Ma allo stesso tempo, gli insulti contro la debolezza fisica sono indirizzati quasi sempre ai maschi (vedi le liste più sotto).

Salute e igiene, valori universali

Come tutte le altre categorie di insulti, anche quelli fisici sono giudizi negativi: sono un modo di dire “non sei normale”, non vai bene, non ti accetto, sei inferiore, mi fai ribrezzo. E questi giudizi si trasformano in azioni, hanno un effetto sociale: l’esclusione, l’emarginazione (vattene, stai lontano).
Ma gli insulti fisici hanno un “quid” in più. Non sono soltanto immediati: sono anche profondi, perché vanno dritto al cuore della nostra identità. Il corpo, infatti, è la manifestazione tangibile di ciò che siamo: in termini biologici, è il fenotipo del nostro genotipo, ovvero è la manifestazione del nostro patrimonio genetico. E, dato che siamo innanzitutto animali, la presenza di un difetto (vero o sospettato, grande o piccolo, essenziale o trascurabile) è un indicatore importantissimo del nostro stato di salute. Una persona malata rappresenta istintivamente una minaccia: è un peso, potrebbe contagiarmi, e (in caso di accoppiamento) potrebbe farmi generare figli malati.

Il cartello offensivo appeso dal cliente di un ipermercato di Carugate: mette a nudo l’intolleranza verso i disabili.

Gli insulti fisici, infatti, scatenano le nostre paure più ancestrali. Declassano il destinatario a un livello inferiore, oltre che repellente e pericoloso. Insultare qualcuno sul piano fisico (gobbo, pelato, culona) significa attribuire uno stigma, un segno distintivo negativo: si qualificano le persone come difettose e da evitare, da espellere dalla società.
E sono etichette difficili da cancellare. Perché oltre a essere profonde sono universali. L’antropologo Desmond Morris racconta di un’indagine effettuata in quasi 200 culture per cercare di stabilire quale fosse un criterio universale di “bellezza umana”. Questo criterio non c’è: “i soli aspetti del nostro corpo che abbiano valore universale sono la pulizia e la salute” scrive Morris nel libro “L’uomo e i suoi gesti”. “E poiché essere sporchi significa essere brutti, i gesti connessi con la sporcizia sono ovvi candidati al ruolo di segnali insultanti e si possono osservare in ogni parte del mondo”.

Brutti fuori, brutti dentro

Le mie statistiche sui tipi di insulti fisici: clic per ingrandire

Questa considerazione vale non solo per i gesti (di cui ho parlato qui), ma anche per le parole. E non poteva essere altrimenti: igiene e salute sono i requisiti minimi per la nostra sopravvivenza e per consentire la trasmissione dei nostri geni ai figli. Se mancano queste condizioni, la sopravvivenza nostra e dei nostri discendenti è in pericolo. Ecco perché 2 insulti fisici su 3 (il 65%) puntano proprio su questi aspetti: un insulto fisico su 5 (18%) riguarda l’igiene (cesso, chiavica, puzzone), oltre 1 su 6 (il 15%) indica malattie e menomazioni, mentre il 32% (uno su 3) riguarda la bruttezza in tutte le sue forme: cozza, rospo, scimmia. L’uso di metafore tratte dal mondo animale, a proposito, è un modo per rimarcare la mancanza di umanità, la bestialità di una persona.
Dato che anche la bruttezza, come la bellezza è mutevole e sfuggente (“Ciò che un tempo era brutto oggi può essere accettato, e viceversa” scrive Umberto Eco nel libro “Storia della bruttezza”), il brutto in realtà è ciò che provoca disgusto, che evoca morte e malattieE’ lo scherzo di natura (oggi diremmo il difetto genetico). Come la bellezza è l’espressione di buona salute e di un patrimonio genetico armonico, la bruttezza ci appare istintivamente come la manifestazione del contrario. Ovvero di malattia e disarmonia.

Un Obama volutamente mostruoso sulla prima di “Libero”.

Non solo: l’istinto ci porta a pensare che chi è brutto fuori lo sia anche dentro, che la bruttezza esteriore sia una manifestazione di quella interiore. Come ha tentato di fare – in modo pseudoscientifico – la fisiognomica di Cesare Lombroso, che pretendeva di dimostrare che i tratti di personalità criminale fossero sempre associati ad anomalie fisiche.
Questo accade, per esempio, nei confronti delle persone obese, come raccontavo qui: mentre in passato le persone grasse erano accettate, e anzi, la loro pinguedine era uno status symbol della loro opulenza, oggi sono denigrate per motivi culturali (la moda delle indossatrici filiformi) e anche economici (“La tua grassezza è un peso per il sistema sanitario”).

Quando i difetti fanno ridere

Dunque, gli insulti fisici sono come caricature: esagerano un aspetto del corpo per irridere o denunciare, attraverso un difetto fisico, un difetto morale. Imbruttiscono il destinatario, enfatizzandone un tratto fino alla deformità.  Ecco perché le caricature sono molto usate nei giornali politici. Giovanni Spadolini, premier e senatore a vita, è stato disegnato grasso e con un pene piccolissimo, Giulio Andreotti con la gobba e Brunetta e Berlusconi come nani.

Ebreo minaccioso in una cartolina antisemita della propaganda fascista (Gino Bocccasile, 1943)

In questo modo, gli uomini di potere sono abbassati a un livello inferiore e diventano quindi ridicoli. Infatti gli insulti fisici ci fanno sentire superiori: i malriusciti, i malridotti, i deformi sono gli altri. E’ proprio su questa dinamica che si basano le campagne razziste che puntano a suscitare l’odio verso intere categorie sociali (ebrei, immigrati, etc): degradando interi gruppi di persone a schiere di esseri subumani che non meritano compassione né rispetto.
Rendere disumano qualcuno è il modo più facile per odiarlo e ucciderlo: non si prova compassione per qualcuno che non ha nulla di umano ed è inferiore a noi. Con questo meccanismo si creano capri espiatori su cui riversare le tensioni di un’epoca, soprattutto nei momenti di guerra o di crisi economica: e questo spiega perché, negli ultimi tempi, si è acuita l’intolleranza verso gli immigrati e i disabili. Sono un facile parafulmine, debole e indifeso, su cui sfogare le ansie sociali.
D’altra parte è anche vero che diversi comici hanno avuto successo proprio rappresentando, caricandoli, i difetti fisici: in questo modo ci fanno sentire superiori, aiutandoci a esorcizzare le ansie di essere contagiati anche noi da malattie e difetti. Basta pensare agli attori che hanno puntato la loro comicità su una corporatura disarmoniosa (Stanlio e Ollio), sul modo patologico di camminare o sull’abbruttimento della mimica facciale (Marty Feldman, Jerry Lewis, Totò).

Jerry Lewis fa ridere enfatizzando difetti fisici (dal film “Le folli notti del dottor Jerryl”).

E’ un modo consolatorio di scacciare la paura della malattia e del diverso, che è molto profonda. Per secoli, infatti, le persone deformi, deboli e malate erano o uccise, derise oppure semplicemente recluse (in manicomi, nosocomi e carceri) per essere allontanate dalla vista dei “normali”. D’altronde, ancora oggi “handicappato” è percepito come uno degli insulti più offensivi, come ho riscontrato col mio sondaggio del Volgarometro.

La lista degli insulti fisici

Qui sotto trovate la lista dei 137 insulti fisici: gran parte sono parolacce, ovvero hanno un registro volgare, ma ho integrato l’elenco anche con termini neutri o dotti (orripilante, malfatto, tremendo) perché hanno comunque un’innegabile carica offensiva.

[ clicca sul + per aprire i riquadri ]

STATURA

CORPORATURA

BRUTTEZZA

DIFETTI DEL VOLTO

REPELLENZA, SPORCIZIA

FORZA FISICA

MALATTIE E MENOMAZIONI FISICHE

vito tartamella

vito tartamella

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