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E’ nato lo yoga delle parolacce

Lindsay-Marie Istace, fondatrice dello “Rage yoga” .

Al posto del mantra, il vaffa. In Canada è nato lo yoga del turpiloquio: utilizza il potere liberatorio delle parolacce per condurre (dicono) alla pace interiore. Un modo moderno di fare meditazione? O un’abile strategia di marketing? L’approccio fa storcere il naso ai puristi delle discipline orientali. Ma si sta diffondendo negli Usa, in Australia, e anche in Europa. Ed è comunque un fenomeno interessante, tanto più se si pensa che è stato lanciato da due donne.
Non è la prima volta che le parolacce sono usate a scopo terapeutico: tempo fa avevo raccontato (qui) la storia di alcune associazioni americane che usano lo slogan “fanculo il cancro” (fuck cancer) per dar forza ai malati nell’affrontare la malattia. Con lo yoga, invece, la patologia combattuta a suon di imprecazioni è lo stress.

A Prince George, in Canada, l’istruttrice di yoga Zandra Ross ha organizzato un corso intitolato “Pace attraverso le parolacce” (Peace through profanity program). Il ciclo di lezioni costa 135 dollari canadesi (87 euro) ed è riservato agli adulti: «Insegniamo le basi della meditazione e le tecniche dello stretching, l’allungamento muscolare. Il turpiloquio serve a sfogare lo stress e a creare un clima di confidenza e relax» spiega Ross. «E’ un modo per rendere più accessibile questa disciplina, spesso troppo seriosa. Dire parolacce insieme agli altri è un buon modo per rompere il ghiaccio e instaurare relazioni sociali: se tutti i partecipanti iniziano a sfanculare in libertà, si mettono a ridere e non si preoccupano più del loro aspetto fisico o della propria timidezza. L’idea del corso mi è venuta guardando un video che parla della meditazione onesta: le preoccupazioni, le ansie che ci attanagliano le chiamava col loro nome: stronzate».

Lindsay-Marie e il dito medio: una via di liberazione interiore?

In effetti, diverse ricerche (come raccontavo qui) hanno accertato che il turpiloquio è il linguaggio della sincerità. Ma mentre il corso di Zandra pare un’iniziativa estemporanea, c’è chi ha fatto del connubio fra meditazione e volgarità una nuova disciplina: lo Rage yoga, lo yoga della rabbia. L’ha inventato un’altra canadese, Lindsay-Marie Istace, istruttrice di yoga, contorsionista e mangiatrice di fuoco a Calgary.
Lindsay-Marie ha unito le tecniche del Vinyasa yoga (movimenti coordinati al respiro) a un linguaggio senza freni. I movimenti, infatti, sono eseguiti a un ritmo più lento e urlando volgarità. «La società ci impone di essere felici e di buonumore, ma è una stronzata» dice Lindsay-Marie. «Lo Rage yoga, invece, lavora con le nostre emozioni più oscure e spiacevoli: le fa venire a galla e aiuta a superare le difficoltà. L’ho vissuto sulla mia pelle dopo il fallimento di una lunga relazione sentimentale: stavo male, non riuscivo a fare gli esercizi perché la mia mente era distratta e non riuscivo a rilassarmi per la rabbia che avevo in corpo. Poi mi sono accorta che imprecare mi aiutava a rilassarmi: all’inizio mi sembrava sbagliato abbinare le parolacce alla pratica dello yoga, ma quando lo facevo mi accorgevo che mi sentivo meglio. Questo approccio mi ha aiutato molto a elaborare le mie emozioni negative in un modo sano. E quando, scherzando, raccontavo ai miei amici questo tipo di esercizi, qualcuno mi ha suggerito che avrei dovuto insegnarli in un corso. E così l’ho fatto, e sta avendo un grande successo. Se riesci a dar sfogo alla tua rabbia, urlando e dicendo parolacce, è più difficile prendersi sul serio. E così in pochi istanti si passa dalla rabbia alla risata».

Lindsay-Marie medita… e impreca.

Secondo Lindsay-Marie, questo approccio aiuta anche a togliere allo yoga un’aura di snobismo: «Molta gente è attratta dallo yoga ma è respinta dall’atmosfera pretenziosa che si respira in molte palestre. Noi, invece, mettiamo un pizzico di spontaneità e di humor per rendere tutto più spontaneo». In realtà la spontaneità è ben più di un pizzico: alcuni corsi sono tenuti in un bar di Calgary, e le sessioni di meditazione sono condotte, invece che col sottofondo di musica new age, al ritmo di musica metal, sorseggiando birra fra uno stretching e l’altro. Il corso di rage yoga costa dai 12 $ canadesi (7,7 € per le lezioni di gruppo al bar) ai 140 $ (90 €, corso individuale). E c’è anche una versione online.

Un modo pragmatico di diffondere la meditazione? O solo un’abile strategia di marketing? La scelta fa discutere. Secondo molti, è un modo occidentale di snaturare una disciplina che invece è pacifica. 

Uno dei movimenti dello rage yoga: le nozioni di base “cazzute”.

«Non pretendiamo che funzioni per tutti, ognuno può scegliere la forma di meditazione che preferisce» risponde Lindsay-Marie. «Questo yoga è un approccio alternativo per quelli che ne hanno bisogno: migliora la mobilità articolare, l’elasticità muscolare e il coordinamento mente-corpo. E in più riduce il dolore e l’ansia, migliorando l’umore».
In effetti, varie ricerche hanno dimostrato che imprecare aiuta a sfogare il dolore (vedi questo mio articolo) e ci rende più forti nell’affrontare gli sforzi fisici (altro articolo).
Critiche a parte, l’approccio sembra avere successo: oltre che in Canada lo rage yoga si sta diffondendo in Australia, Nuova Zelanda, Scozia, Germania (dove è stato girato il video qui sotto). Ed è diventato anche una forma di emancipazione femminile, al grido di “Pussy is power” (la passera è potere). Almeno il 70% dei praticanti dello yoga della rabbia, racconta Lindsay-Marie, sono infatti donne. I praticanti hanno età comprese fra i 20 e i 65 anni. «Tutta gente aperta e alla mano. E molti hanno un po’ di stronzate emotive represse da sfogare», racconta Lindsay, che si definisce “La signora dello yoga della rabbia” (The rage yoga lady”).
I progetti? A fine mese rilascerà, agli allievi che hanno 
fatto almeno 200 ore di pratica, i primi attestati di “Badass rage yoga instructor” ovvero di “cazzuto istruttore di yoga della rabbia”.

 

vito tartamella

vito tartamella

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