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Addio Reinhold Aman, pioniere delle parolacce

Reinhold Aman (1938-2019) in una posa ironica e provocatoria con una copia di “Maledicta”.

Le parolacce gli hanno cambiato la vita. Lo hanno fatto finire in prigione, ma gli hanno dato una ragione di vita, assicurandogli un posto nella storia: è stato infatti il pioniere mondiale nello studio del turpiloquio, fondando la prima (e unica) rivista accademica internazionale di studi sul linguaggio volgare, “Maledicta”. Era un linguista competente e appassionato: affermava (con orgoglio e ironia) di saper insultare in 200 lingue.
Sto parlando di uno dei miei maestri: Reinhold Aman. Che è morto lo scorso 2 marzo, all’età di 82 anni nella sua casa a Santa Rosa, in California, dove viveva con la figlia Susan e gli amati gatti. La triste notizia l’ho scoperta in ritardo, ma voglio ricordarlo con la stima e l’affetto che merita. E’ stato infatti la mia prima guida quando muovevo i primi passi nella difficile ricerca sulle parolacce: nel 2005 gli avevo scritto un’email chiedendogli qualche dritta, e lui mi ha inondato di citazioni e riferimenti, mettendomi anche in contatto con altri ricercatori. Un uomo gentile e arguto, sempre pronto a farsi in quattro per chi, come lui, studiava linguistica con passione. Ma altrettanto pronto a dirtene quattro – e senza filtri – se sentiva puzza di ipocrisia, arroganza o incompetenza.
Se oggi si fa ricerca sulle parolacce, una bella fetta di merito è sua, che ha dato dignità accademica a un tema che prima di lui i linguisti avevano per lo più snobbato

Uno degli ultimi numeri di “Maledicta”.

Reinhold Aman era di origine tedesca: è nato nel 1936 a Fürstenzell, una cittadina della Baviera. Dopo gli studi in chimica, iniziò a lavorare come traduttore per l’esercito Statunitense a Francoforte. Poi si trasferì negli Usa, dove nel 1968 prese il dottorato in tedesco medievale all’università del Texas, con una tesi su Parzival, poema epico tedesco del 1200: in quest’opera, nei duelli verbali fra i cavalieri di re Artù, scoprì la potenza espressiva degli insulti. E nel 1977 decise di approfondire gli studi sulle parolacce fondando una rivista specializzata: “Maledicta, il giornale internazionale dell’aggressione verbale”. I numeri raccoglievano saggi non solo suoi, ma anche di ricercatori e docenti universitari, che spesso si firmavano con uno pseudonimo: parlare di escrementi, sesso, barzellette su omosessuali e malati di Aids non è una passeggiata in un Paese dominato da una mentalità puritana. Da questo pool di collaboratori è emerso il talento di Timothy Jay, psicolinguista all’università del Massachusetts college of liberal arts, ancor oggi uno dei principali studiosi di turpiloquio (e altro mio maestro).
Ma i suoi studi sul turpiloquio non l’hanno salvato dalle conseguenze del loro uso inopportuno. Nel 1993, dopo un divorzio burrascoso e una sentenza di divorzio da lui considerata ingiusta, spedì una cartolina e un pamphlet di due pagine piene di insulti all’ex moglie, all’avvocato di lei e anche al giudice che aveva emesso la sentenza. Ecco che cosa aveva scritto:

Ogni volta che leggo le notizie di un altro cattivo giudice o di uno schifoso filibustiere ammazzato, mi rallegro: “Grande! Un pezzo di merda in meno che terrorizza noi persone oneste!”. Dopo essere stato fottuto senza pietà dalla melma legale del Wisconsin, ora posso capire e simpatizzare pienamente con questi cosiddetti “assassini”, che dovrebbero ricevere un premio per aver ripulito il mondo dai parassiti della legge.

Aman nella foto segnaletica quando fu recluso.

Un attacco violentissimo, ma per Aman era solo uno sfogo. Scrisse anche che “sparare alla sua ex moglie e al giudice sarebbe stato troppo veloce e indolore”, ma precisò che non avrebbe mai e poi mai attuato quella minaccia. Per lui l’insulto, l’aggressione verbale era un modo “civile” di sfogare la rabbia, in nome di quella “libertà d’espressione” su cui si fonda il diritto americano. Ma i giudici non sposarono la sua tesi e lo condannarono a 27 mesi di galera. Fu rilasciato dopo 15 mesi e mezzo. Ma non cambiò idea: uscito di prigione, pubblicò un nuovo saggio “Amico di penna di Hillary Clinton”, una guida al gergo usato dai carcerati. L’aveva dedicata sarcasticamente alla Clinton perché a quell’epoca stava vivendo un momento difficile dal punto di vista legale: quella guida poteva tornarle utile se fosse stata arrestata.
Insomma, il carcere non gli aveva fatto cambiare idea sul turpiloquio come valvola di sfogo: in America molti ricordano i suoi insulti, nei forum linguistici su Internet, nei confronti di chi esprimeva in modo arrogante le proprie tesi e non era d’accordo con lui.

Io con Dominique Lagorgette e Reinhold Aman al convegno di Chambéry (2009).

Ma Aman, in realtà, era una persona molto dolce e pacifica: posso dirlo perché dopo qualche anno di scambi via email, ho avuto l’opportunità di conoscerlo in Francia, nel 2009, al convegno internazionale sul turpiloquio “Les insultes 3: bilan et perspectives” organizzato a Chambéry dalla linguista Dominique Lagorgette dell’Université de Savoie. Aman fu molto affabile: io lo chiamavo “Rinaldo”, e lui mi sussurrò in italiano – strizzandomi l’occhio – un proverbio che non conoscevo: “Acqua fresca, vino puro, fica stretta e cazzo duro”. I veri valori della vita, insomma. Non male per un uomo di 72 anni…
Dopo quell’incontro abbiamo mantenuto i contatti via email. Ma nella sua schiettezza Rinaldo non mi nascose di essere depresso: dal 2005 aveva interrotto le pubblicazioni di “Maledicta” perché non riusciva più a guadagnare dalle vendite. “Oggi chi naviga su Internet vuole solo intrattenimento gratis”, si sfogava.
Oggi il suo
sito è offline: vecchi numeri di “Maledicta” si trovano solo su Amazon. Ma a dispetto di questa fine amara, Rinaldo resta negli annali come uno dei più importanti e appassionati pionieri nello studio del linguaggio offensivo. Ci mancherà.

vito tartamella

vito tartamella

3 Comments

  1. Quelle bien triste nouvelle, non seulement pour la recherche, mais aussi pour l’amitié : Reinhold était en effet un pionnier, courageux (car travailler sur le tabou n’allait pas de soi du tout à l’époque où il a créé Maledicta), brillant, plein d’humour et de vie, d’une culture dense et immense. Et puis il était d’une générosité égale à son érudition : pour le colloque de 2009, il a donné à la bibliothèque du LLSETI l’intégralité de Maledicta, que nous conservons avec reconnaissance et admiration. Ce sont de nombreux mots doux qui me viennent du fond du chagrin aujourd’hui en sa mémoire.
    [ Che notizia davvero triste, non solo per la ricerca, ma anche per l’amicizia: Reinhold era davvero un pioniere, coraggioso (lavorare sui tabù non era scontato all’epoca in cui creò “Maledicta”), brillante, pieno di umorismo e vita, di una cultura densa e immensa. E poi è stato generosamente all’altezza della sua erudizione: per il convegno del 2009, ha donato alla libreria LLSETI di Chambéry la collezione integrale di “Maledicta”, che conserviamo con gratitudine e ammirazione. Queste parole dolci mi giungono dal profondo del dolore oggi nella sua memoria.]

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