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“Comandare è meglio di fottere”: le parolacce nei proverbi

CHE COS’E’ UN PROVERBIO

I proverbi ispirano anche titoli di giornale

Il proverbio è una frase breve che enuncia una verità ricavata dall’esperienza, una previsione, una regola, un ammonimento. Queste formule sapienziali, a volte antichissime, provengono anche dalla tradizione colta: proverbio deriva dal latino probatum (verbum), cioè “affermazione provata”. Il proverbio può essere prescrittivo (se raccomanda una regola o mette in guardia: “Chi va piano va sano e va lontano”: in tal caso si chiama “adagio” o “sentenza”) o descrittivo (rosso di sera, bel tempo si spera); in questo secondo caso, è qualificato come “detto”. Lo scopo primario di un proverbio è di metterci in guardia su un comportamento da tenere o da evitare, menzionando il prezzo che dovremo pagare inevitabilmente se si infrange tale norma, oppure il premio che conseguirà alla sua retta osservanza.
I proverbi sono antichissimi: i primi risalgono al 1700 a.C. ed erano diffusi nelle prime civiltà (egizia, babilonese, assira, cinese).

Dunque  sono norme che prescrivono comportamenti. Ma, ancor più delle norme, vanno interpretati a seconda delle circostanze. «Più che spiegato, tanto meno definito, il proverbio va capito al volo: bisogna far parte del mondo nel quale il proverbio vive per afferrarlo», scrive Lapucci. Ad esempio, il proverbio “Con le chiacchiere ci si pulisce il culo” contiene un’allusione all’uso, non da molto tramontato, di strappare a pezzi regolari i giornali (pieni di chiacchiere) per metterli nelle latrine come carta igienica..

«Il proverbio mantiene il suo crisma antico di dottrina, se non per iniziati, almeno per sapienti. Spesso ama nascondere il proprio significato in un gioco di immagini e di allusioni che lo imparenta con l’indovinello. Nella maggior parte dei casi, infatti, i proverbi sono costituiti da due parti: un enunciato realistico e una verità allusa, metaforica, inespressa, che costituisce il valore più importante» scrive Lapucci.

Nella forma, i proverbi sono imparentati con la poesia: possono essere in versi, in rima, allusivi. E oltre alla metafora ricorrono all’allegoria, all’allusione, all’ironia, al gioco di parole, al paradosso, all’iperbole. Tutti stratagemmi per attirare l’attenzione e favorire la memorizzazione.

Proverbio, precetto, modo di dire, aforisma, motto

Celebre aforisma di Freak Antoni.

Il proverbio differisce da altri enunciati:

  • il precetto ha una fonte precisa (Bibbia, catechismo,…)
  • il modo di dire: è un ingrediente espressivo della lingua che si può adattare a varie circostanze (mentre il proverbio è una frase autonoma e a sè stante, con una formulazione fissa): a volte i proverbi possono diventare modi di dire (“È inutile chiudere la stalla quando sono scappati i buoi” può diventare il modo di dire “Chiudere la stalla quando sono scappati i buoi”)
  • aforisma: è una frase a effetto di un autore noto (mentre i proverbi sono anonimi). Ad esempio, l’espressione “La fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo” è un aforisma di Roberto Freak Antoni, uno dei fondatori degli Skiantos.
  • motto: è una frase breve che esprime un principio, un ideale o un’intenzione, spesso legata a un’identità (personale, araldica, politica).

Il proverbio oggi

Il proverbio non enuncia mai regole assolute. Mentre il pensiero moderno ricerca definizioni e concettualizzazioni, il proverbio si affida al discernimento e al buon senso degli interlocutori. E, soprattutto, i proverbi facevano riferimento a una visione morale condivisa da tutti, mentre oggi viviamo in una epoca di diffuso relativismo: ognuno crede a ciò che gli pare. «Nel mondo di oggi i precetti sulla salute sono diventati scambi di farmaci; le previsioni del tempo passano attraverso televisione e Internet; i proverbi agricoli sono scomparsi o quasi; quelli morali hanno poca efficacia nelle mutate forme di vita», scrive Lapucci.

Si assiste però all’affermarsi di una forma antica, che già in passato aveva colluso con il proverbio: l’aforisma. L’aforisma moderno è un pensiero firmato, individuale, non più condiviso da un’intera società: rappresenta la visione personale di un saggio, da Confucio a Goethe, a Leopardi, Shaw, Nietzsche, Wilde, Kraus, Butler, Lichtenberg, Cioran, fino a Totò, Petrolini, Flaiano, Maccari, Marchesi, Longanesi. 

(avanti) Le 10 parole più citate (con sorpresa)

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2 Comments

  1. Il tuo testo sui proverbi merita tutta l’attenzione del lettore. Non è difficile comprendere ciò che scrivi: vi sono chiarezza e precisione. Nello spiegare il significato dei proverbi, in particolare di alcuni, sembra quasi che tu preveda le possibili difficoltà di comprensione da parte dei lettori. È molto interessante il confronto che proponi tra il ruolo del proverbio nel passato e il suo annullamento nel presente, mettendolo in relazione con le trasformazioni avvenute nella società e nell’uomo nel corso del tempo. Molto pertinente è anche l’analisi relativa alla presenza delle parolacce nelle sentenze proverbiali. I dati presi in esame costituiscono un vero tesoro linguistico e semantico. L’approccio fondato su numeri e rispettive percentuali conferisce solidità e credibilità all’esposizione dell’argomento. Numeri e percentuali non mentono.
    Complimenti per il tuo lavoro — in questo momento, quello dedicato ai proverbi — ricco, preciso e intelligentemente strutturato. Con amicizia e stima sincera, ti ringrazio per continuare a dare voce alla saggezza popolare con intelligenza e passione.

  2. Mi hai fatto venire in mente un proverbio siciliano: A spina ‘n culu di l’autri, è cuscinu di sita

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