PERCHE’ I PROVERBI USANO LE PAROLACCE

Un altro meme ironico
Perché i proverbi usano le parolacce? Per molte ragioni. La prima, e più importante, è che le parolacce sono il linguaggio della verità, come hanno mostrato alcune ricerche (le racconto qui) e considerazioni letterarie (qui), senza contare gli sfoghi – irrefrenabili, quindi sinceri – delle imprecazioni. E questa è una caratteristica fondamentale per i proverbi che, per l’appunto, servono a comunicare una verità: e quando questa verità risulta sgradevole o brutale, la volgarità la mette ancor più in rilievo. Il proverbio, per sua stessa natura, deve comunicare una verità in modo diretto, senza giri di parole o senza preoccuparsi del “politicamente corretto”: i proverbi «si caricherebbero di ridicolo – perdendo l’efficacia che viene dall’immediatezza e dalla spontaneità – usando espressioni da salotto», osserva Lapucci.
Del resto, le parolacce, nella loro crudezza, sono un modo di dire “Pane al pane, vino al vino” e sono il linguaggio della confidenza e dell’amicizia: con chi si può parlare liberamente, senza censure, se non con un amico (lo raccontavo qui)?

I proverbi si prestano a essere ribaltati con una battuta: sono gli anti-proverbi.
Oltre alla loro aura di verità, le parolacce sono usate nei proverbi anche per la loro forza abbassante: riducendo (in modo brutale) la vita a funzioni escretorie, sessuali e aggressive, le volgarità servono a semplificare, togliere il velo a molte situazioni complesse, riducendole a fatti animaleschi o naturali. Un esempio? Il proverbio milanese “Cent co, cent crap; cent cü, dusent ciap”, ovvero “Cento teste, cento pareri; cento culi, duecento chiappe”. Un modo per ironizzare sul fatto che le persone possono avere idee molto diverse fra loro, ma alla fine restano pur sempre uguali nei loro aspetti corporei e nella loro finitezza, che li avvicina agli animali. Un altro proverbio che usa questo aspetto è “Chi batte il culino non batte il culone”, dove il deretano è usato come sinonimo di uomo. L’unica differenza tra bambino e adulto è nella dimensione del lato B : un modo efficace di esprimere, senza fronzoli, che una educazione severa da piccoli mette le fondamenta per una vita retta da adulti.
La forza abbassante delle parolacce è quindi usata a piene mani dai proverbi per stigmatizzare comportamenti e situazioni, degradandole o mettendole in ridicolo.
Oltre a queste funzioni, le parolacce sono un “habitat naturale” per i proverbi perché sono una comunicazione diretta, veloce, e soprattutto incisiva: attirano l’attenzione e aiutano la memorizzazione grazie a uno choc, l’uso di parole tabù.
Infine, dato che i proverbi sono una forma di saggezza popolare che si è tramandata oralmente nei secoli, è naturale che usi il linguaggio colloquiale, volgare, da strada.
Il tuo testo sui proverbi merita tutta l’attenzione del lettore. Non è difficile comprendere ciò che scrivi: vi sono chiarezza e precisione. Nello spiegare il significato dei proverbi, in particolare di alcuni, sembra quasi che tu preveda le possibili difficoltà di comprensione da parte dei lettori. È molto interessante il confronto che proponi tra il ruolo del proverbio nel passato e il suo annullamento nel presente, mettendolo in relazione con le trasformazioni avvenute nella società e nell’uomo nel corso del tempo. Molto pertinente è anche l’analisi relativa alla presenza delle parolacce nelle sentenze proverbiali. I dati presi in esame costituiscono un vero tesoro linguistico e semantico. L’approccio fondato su numeri e rispettive percentuali conferisce solidità e credibilità all’esposizione dell’argomento. Numeri e percentuali non mentono.
Complimenti per il tuo lavoro — in questo momento, quello dedicato ai proverbi — ricco, preciso e intelligentemente strutturato. Con amicizia e stima sincera, ti ringrazio per continuare a dare voce alla saggezza popolare con intelligenza e passione.