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Parolacce dell’anno: la top 10 del 2010

E’ la politica italiana la vincitrice della “top 10 delle parolacce” nell’anno appena trascorso. E non a caso: la politica, come lo sport, infiamma gli animi e accende le passioni più forti, di cui le parolacce sono il combustibile. A ogni latitudine, come vedrete qui sotto.
Ma particolarmente in Italia, dove c’è un uso particolarmente frequente di insulti fra politici… Perché? Per 3 fenomeni: 1) La spettacolarizzazione della politica, affidata ai talk show televisivi, dove vince chi usa contenuti semplici, rumorosi e veloci (e l’insulto, purtroppo, ha questi requisiti, essendo una sorta di “giudizio abbreviato”). 2) La personalizzazione della politica, che da scontro di idee e contenuti è degenerata in scontro fra persone (e anche in questo caso, l’insulto “mette a terra” l’avversario in un sol colpo). 3) La volgarizzazione della politica: per ridurre le distanze con l’elettorato, molti politici hanno usato il linguaggio popolare, parolacce comprese. Colpendo allo stomaco, più che al cuore, gli uditori.

Il risultato? Da un lato, si creano scenari da guerra totale, dalle conseguenze spesso imprevedibili. Dall’altro, però, il fango aumenta, col risultato che le parolacce perdono potere, si inflazionano, riducendo l’autorevolezza dei politici. E aumentando il disinteresse e la disaffezione degli elettori. Ecco perché, a differenza degli anni scorsi (vedete le classifiche del 2009 e del 2008) ci sono meno episodi divertenti e più livore…

Comunque, se soffrite per la volgarità dilagante in tv, consolatevi pensando agli Usa: durante la trasmissione degli “Mtv movie awards”, in 122 minuti ne sono state dette più di 100: quasi una al minuto. Un record che farebbe impallidire persino il nostro “Grande fratello”. Ed è un Paese puritano!
Non sempre, però, le parolacce sono urtanti e abbruttenti: Cee Lo Green, rapper statunitense, ha lanciato l’estate scorsa un brano “F uck you”  (Fottiti), scalando le classifiche di vendita di mezzo mondo: certo, l’originalità è minima (è almeno la terza canzone con quel titolo, senza contare la nostrana “Vaffanculo” di Marco Masini). Ma la canzone (un’avvelenata contro un’ex fidanzata che l’ha piantato per un partner più ricco) sprizza gioia e leggerezza. Un contrasto ben riuscito. Idealmente, la colonna sonora di questa top 10, scelta con criteri linguistici e sociologici: ho scelto le parolacce più sorprendenti, divertenti, creative o dalle conseguenze notevoli (come quelle selezionate per il libro).

Se volete commentare o segnalare episodi del genere (anche per la top 10 del 2011), scrivetemi

10) MASSIMO D’ALEMA, DEPUTATO PD

“Vada a farsi fottere! Lei è un bugiardo e un mascalzone”

  • Dove e quando: 3 maggio 2010, “Ballarò”, Rai3
  • Perché è nella top 10: durante la trasmissione, il vicedirettore
    de “Il Giornale”, Alessandro Sallusti ha punzecchiato più volte D’Alema, in un crescendo di provocazioni. A un certo punto ha accostato il caso della sua ex
    abitazione a equo canone con lo scandalo della casa romana di Claudio Scajola (quella pagata ” a sua insaputa” da faccendieri).
    D’Alema,
    solitamente paziente e gelido, gli ha detto: “Vada a farsi fottere! Lei è un bugiardo e un mascalzone!”.
    Sallusti ha minacciato denunce, D’Alema si è poi detto dispiaciuto dell’episodio. Ma ha creato comunque un’espressione inedita: da un lato ha mantenuto con
    freddezza le distanze dando del “lei” all’avversario, e dall’altro si è
    preso un’estrema confidenza. Un ossimoro, come “la neve calda”.

9) RACHIDA DATI, EURODEPUTATA FRANCESE

«Moi quand je vois certains qui demandent une rentabilité à 20-25%, avec une fellation quasi nulle… ».

 

[«Quando vedo che alcuni di voi sostengono una redditività dal 20 al 25% con una fellatio (= rapporto orale) minima…]

  • Dove e quando: 26 settembre 2010, durante un’intervista in tv a Canal +
  • Perché è nella top 10: è stato un lapsus (voleva dire inflation, inflazione) inaspettato e divertente, di cui la protagonista non si è accorta. Ma gli internauti sì: il video ha fatto il giro del mondo. Una sola domanda: a che pensava la Dati durante l’intervista?

8) FRANK CAPRIO, CANDIDATO DEMOCRATICO A GOVERNATORE DEL RHODE ISLAND, USA

“(Mr Obama) can take his endorsement and really shove it, as far as I’m concerned”

 

[“Per quanto mi riguarda, (Obama) il suo supporto se lo può davvero ficcare (in quel posto)”.]

  • Dove e quando: Usa, 25 ottobre 2010, elezioni di midterm. Caprio era il candidato democratico (lo stesso partito del presidente Obama). Ma il presidente non l’ha appoggiato, probabilmente per riconoscenza a un altro candidato, Lincoln Chafee, ex repubblicano che a suo tempo aveva sostenuto Obama. Risultato: alla fine le elezioni le ha vinte Chafee, candidato indipendente, col 36.1% dei voti. Caprio si è classificato terzo col 23% dei voti.
  • Perché è nella top 10: nella patria del puritanesimo, per scagliarsi in questi termini contro l’uomo più potente del mondo ci vuole un certo fegato.

7) FERNANDO VERDASCO, TENNISTA SPAGNOLO, 9° NELLA CLASSIFICA MONDIALE DELL’ATP

“Su ‘p uta’  madre, su ‘p uta’ madre, hostia, ‘p uto’ francés de mierda, hostia ‘p uta’… Es el peor pùblico del mundo, los ‘putos’franceses de los cojones ….joderos! joderos! A ver ahora quien tienes mas cojones!”.

 

[“Quella puttana di sua madre, quella puttana di sua madre, ostia, puttano d’un francese di merda, ostia puttana… E’ il peggior pubblico del mondo, puttani francesi dei miei coglioni… andate a farvi fottere! andate a farvi fottere! Ora vediamo chi ha più coglioni!”]

  • Dove e quando: 22 maggio 2010, Open de Nice, Nizza, Francia. Sfida contro il francese Richard Gasquet (68° nella classifica mondiale). Dopo aver perso il primo set e vinto il secondo, lo spagnolo perde la testa quando il francese inizia a vincere il terzo set. Verdasco si infuria, insultando prima l’avversario e poi il pubblico. Alla fine non c’è stato nulla da fare. Gasquet ha piegato Vardasco per 6-3, 5-7, 7-6
  • Perché è nella top 10: per la passionalità e la rabbia senza freni… Un comportamento ben poco sportivo, ma divertente perché va così sopra le righe che non si cura di essere impopolare: è stato più un dialogo fra sé e sé, contando sul fatto che il pubblico fosse francese e non capisse i suoi insulti. Ma il tono e i gesti hanno fatto arrivare ugualmente il messaggio. (Ringrazio della segnalazione il gruppo AV2 EOI della Scuola di lingue statale di Burgos, Spagna, e la docente Laura Facchini).

6) UMBERTO BOSSI, SEGRETARIO DELLA LEGA NORD

“Basta, la sigla Spqr. Senatus popolusque romanus, qui al nord Spqr vuol dire: Sono porci questi romani”.

  • Dove e quando: 27 settembre 2010, selezioni di Miss Padania, a Lazzate
  • Perché è nella top 10: la battuta voleva essere una stoccata contro il progetto di ambientare un Gp di Formula 1 a Roma, scippando l’esclusiva alla città di Monza. La battuta non era granché spiritosa e nemmeno originale: l’aveva detta già nel 1994 Massimo Boldi nel film “SPQR 2000 e ½ anni fa”. E, di fatto, spostava solo su un piano più concreto, personalizzandolo, l’astratto slogan “Roma ladrona”. E forse proprio per questo ha sollevato un putiferio dalle conseguenze inimmaginabili: il sindaco di Roma Giovanni Alemanno, suo compagno di coalizione, ha scritto una lettera di protesta al premier, e il Pd ha proposto una mozione di sfiducia contro Bossi. In più la polemica politica ha avuto un risvolto calcistico: il capitano della Roma Francesco Totti, ha sfidato Bossi a ripetere la stessa frase sotto il Colosseo o la curva Sud, accusando i leghisti di non cantare l’inno d’Italia; al che gli ha replicato Mario Borghezio, definendolo “un cretino con qualche lampo di imbecillità”. Totti ha minacciato querele. Ma l’episodio aveva lasciato una ferita aperta, tanto che il 7 ottobre è stata organizzata una mangiata riparatoria fra Bossi e Alemanno in piazza Montecitorio, a base di polenta, rigatoni con coda alla vaccinara e cicoria. In attesa della prossima polemica sull’asse Milano-Roma.

5) TOMASZ SCHAFERNAKER, METEOROLOGO DELLA BBC

Mostra per scherzo il dito medio: ma era in diretta…

  • Dove e quando: su Bbc news, il 16 agosto 2010
  • Perché è nella top 10: dopo aver annunciato che le previsioni del tempo sarebbero state accurate al 100% e ricche di dettagli, il giornalista Simon McCoy ha passato la linea a Schafernaker. Ma lui, credendo di non essere ancora in onda, gli ha fatto un gestaccio goliardico. La regia è tornata a inquadrare lo studio, ma quel fotogramma di un secondo non è passato inosservato anche ai conduttori, che scoppiano a ridere. Per ricomporsi subito dopo in perfetto understatement britannico: “Un errore può sempre capitare. E questo lo è stato”. Ma l’incidente, avvenuto su uno dei canali più austeri, ha fatto il giro del mondo. E Schafernaker ha ricevuto una nota di biasimo dall’emittente.

4) MARA CARFAGNA, MINISTRO PER LE PARI OPPORTUNITÀ

“La Mussolini? A Napoli le chiamano le vajasse”.

original

  • Dove e quando: intervista al quotidiano di Napoli “Il Mattino”, 21 novembre 2010.
  • Perché è nella top 10: il ministro Carfagna era risentita del fatto che la Mussolini l’avesse fotografata mente parlava con Italo Bocchino, capogruppo di Fli (che ha rotto col Polo delle libertà). E così, intervistata dal quotidiano più letto a Napoli, serbatoio di voti della Mussolini, la Carfagna le ha lanciato un siluro mirato. Che è rimbalzato su tutti i giornali, nonostante l’uso di un termine dialettale partenopeo che non è così universalmente noto.“Vajassa” in origine significa serva domestica (vasciaiola, abitante dei bassi), poi il termine è diventato uno spregiativo per indicare una donna di scarsa cultura e dai modi volgari, rozzi e incivili. Conseguenze: la Mussolini è arrivata a minacciare di non votare la fiducia all’allora traballante governo. E il termine ha avuto così tanta fortuna da essere usato ancora contro di lei non solo da Piero Fassino del Pd durante un’infuocata seduta parlamentare (“l’on Carfagna l’ha già definita egregiamente”), ma persino al Parlamento europeo, dove durante un’accesa discussione Sonia Alfano (Idv) ha chiamato “vajassa” Licia Ronzulli del Pdl.

3) SILVIO BERLUSCONI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

“La guarda e fa: “orcod**!”

  • Dove e quando: il video è stato girato a L’Aquila, poco prima del G8, dunque nel 2009. Ma è diventato pubblico solo nel 2010, quando l’Espresso l’ha pubblicato il 1° ottobre del 2010
  • Perché è nella top 10: è la prima bestemmia di un leader di governo, un primato mondiale. Il premier è stato registrato a sua insaputa mentre raccontava una barzelletta che prendeva di mira Rosy Bindi, presidente del Pd, già da lui più volte attaccata sul piano fisico estetico piuttosto che su quello politico. Fin qui niente di nuovo, se non fosse che la barzelletta si conclude con una bestemmia teatrale. Per un politico molto attento all’amicizia col Vaticano, uno scivolone plateale, tanto da fargli  giungere una bacchettata da “Avvenire”, il quotidiano dei vescovi, che lo ha richiamato al dovere di sobrietà e rispetto, e dall’Osservatore romano (organo ufficiale del Vaticano), che ha definito “deplorevole” il caso (con l’eccezione di un arcivescovo, Rino Fisichella, che ha minimizzato l’incidente). L’episodio ha ispirato anche Roberto Benigni, che in una divertente gag alla trasmissione “Vieni via con me” ha esortato la Bindy a circuire Berlusconi “sacrificandosi per il partito”, definendola goliardicamente “chiappa generosa del Pd”…

2) ARTURO PÉREZ-REVERTE, ROMANZIERE SPAGNOLO

Vi llorar a Moratinos. Ni para irse tuvo huevos” (…). “Se es un mierda cuando uno demuestra públicamente que no sabe irse. De ministro o de lo que sea. Moratinos adornó su retirada con un lagrimeo inapropiado. A la política y a los ministerios se va llorando de casa. Luego Moratinos, gimoteando en público, se fue como un perfecto mierda”.

 

[Ho visto piangere Moratinos. Non ha avuto le palle neanche per andarsene. (….) Si è una merda quando si dimostra pubblicamente di non sapersene andare. Da ministro o da qualunque cosa. Moratinos ha ornato il suo ritiro con un piagnisteo inappropriato. In politica e ai ministeri si va piangendo da casa. Ma singhiozzando in pubblico, se n’è andato come una perfetta merda”.]

 

originalDove e quando: su Twitter, 21 ottobre 2010, Spagna. Il premier Josè Zapatero fa un rimpasto di governo e silura Miguel Angel Moratinos, ministro degli Esteri , che durante il passaggio di testimone con il suo successore, la politica Trinidad Jiménez, scoppia in lacrime.

  • Perché è nella top 10: è  il primo caso di insulti via Twitter che ha avuto un’eco internazionale, oltre che proteste nel Parlamento spagnolo. Reverte, ex reporter di guerra, è noto per i suoi modi sbrigativi e franchi. Neppure di fronte alle accuse di machismo Reverte ha fatto retromarcia. Anzi, ha calcato la mano: “se avessi saputo di creare questo polverone, lo avrei insultato prima”, ha detto.

1) ANONIMO

“Il bunga-bunga”.

  • originalDove e quando: il 28 ottobre 2010, Repubblicaracconta l’interrogatorio in Procura della minorenne Ruby Rubacuori (Karima El Mahroug) fermata e poi rilasciata dalla Questura di Milano. Repubblica scrive che Ruby “fa entrare negli atti giudiziari un’espressione inedita, il bunga bunga. Viene chiamata in questo modo l’abitudine del padrone di casa d’invitare alcune ospiti, le più disponibili, a un dopo-cena erotico. “Silvio (lo chiamo Silvio e non Papi come gli piacerebbe essere chiamato) mi disse che quella formula, bunga bunga, l’aveva copiata da Gheddafi: è un rito del suo harem africano”. Ma da dove salta fuori il termine “bunga bunga”?

Non si sa: in malese, “bunga” significa fiore; e Bunga è il nome di un fiume in Nigeria. Ambo i Paesi furono controllati nell’800 dai britannici, e forse proprio per questo l’unico precedente storico del “bunga bunga” arriva proprio dalla Gran Bretagna. Nel 1910, un gruppo di studenti inglesi, il Bloomsbury Group, architettò uno scherzo clamoroso alla Marina britannica: i membri (fra cui Virginia Woolf), si spacciarono, opportunamente travestiti, da principi abissini, chiedendo di visitare una celebre nave da guerra, la Dreadnought. Durante la visita a bordo, esprimevano la loro ammirazione in un linguaggio completamente inventato, un mix irriconoscibile di latino e greco, con citazioni dell’Eneide, intercalato spesso dall’esclamazione  “Bunga Bunga”, che echeggiava le parlate africane. La beffa fu poi raccontata dalle pagine del “Daily mirror” e passò alla storia: tanto che durante la Prima Guerra Mondiale la  Dreadnought affondò un sottomarino tedesco, ricevendo un telegramma di congratulazioni di 2 parole: “bunga bunga!!!”.

Oggi “bunga bunga” ha un significato erotico, più che goliardico. Ma a che cosa allude? Secondo il “Daily beast” a un’orgia in cui un gruppo di donne circonda un uomo in piscina;
per l’Urban dictionary, dizionario di slang, è un rapporto anale in un’orgia di gruppo.

Per Emilio Fede invece il significato sarebbe solo una barzelletta, pur sempre a sfondo sessual-sodomitico:

  • Perché è nella top 10: l’espressione, onomatopeica se applicata alla ripetitività dell’atto sessuale, ha fatto il giro del mondo, finendo sui tabloid di tutto il mondo (“sexy party bunga bunga”). Tanto che il “Time” l’ha inserita al 10° posto fra le 50 “buzzowords”, le parole chiave del 2010. E ha ispirato una gustosa parodia di Elio e le storie tese sulla falsariga di “Waka waka” di Shakira, canzone dei Mondiali 2010:

Con queste premesse, non è improbabile che il “bunga bunga” finisca nella prossima edizione del Dizionario Zingarelli….

Hanno parlato della top 10 delle parolacce del 2010: AdnKronos, Quotidiano nazionale, la rassegna stampa del Governo, i radicali, l’Associazione difesa consumatori.

vito tartamella

vito tartamella

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