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Ora siamo pari: anche le donne sono volgari

shutterstock_399873253Altro che linguaggio “da caserma” o da “scaricatori di porto”. Ormai le parolacce non sono più il tratto distintivo dei maschi rudi, in contrapposizione alle femmine ben educate. Oggi infatti le donne sono diventate becere quanto gli uomini: la volgarità, insomma, è uno dei campi dove la parità uomo-donna è stata raggiunta. Anzi, le donne potrebbero perfino superare gli uomini in un non lontano futuro.
Lo scenario emerge da due ricerche appena pubblicate negli Usa e nel Regno Unito. Entrambe mostrano infatti che le donne hanno eguagliato gli uomini nell’uso di espressioni scurrili. Certo, occorre sempre prudenza nell’estendere i risultati anche all’Italia (che ha una cultura più religiosa e più maschilista e tradizionalista rispetto al Regno Unito), ma in tempi di globalizzazione le culture di Paesi della stessa area geografica tendono a somigliarsi. Del resto, che il trend sia in atto anche in Italia è fuori discussione: basta pensare alle espressioni usate da Mara Maionchi, da Luciana Littizzetto o da Daniela Santanché. Oppure alla “santona” sarda che afferma di curare i tumori con le parolacce. O ai diversi gruppi di “donne alfa” che stanno impazzando su Facebook: grintose, aggressive, e senza peli sulla lingua. Il loro slogan: “anch’io ero romantica, tutta sole-cuore-amore. Poi sono cresciuta, e ora sono sticazzi-suca-vaffanculo”. (Foto Shutterstock).

Ma vediamo in dettaglio che cosa dicono le ricerche. La più interessante e completa è quella britannica: i primi risultati sono stati anticipati in questi giorni dalla stampa, e parolacce.org ha ottenuto in anteprima alcuni dettagli in più. Per il testo definitivo coi risultati generali della ricerca, tuttavia, occorre aspettare fino al 2018.
Il progetto è stato realizzato dall’Economic and ­Social Research Council con le università di Lancaster e di CambridgeI ricercatori hanno reclutato 376 volontari (di tutte le età e ceti sociali), che hanno registrato per 3 ore al giorno le loro conversazioni con amici e familiari dal 2012 al 2015: un obiettivo ormai facile da raggiungere grazie agli smartphone. In questo modo hanno ottenuto un database di 5 milioni di parole dell’inglese parlato. Poi l’hanno confrontato con il British national corpus, il database di parole raccolte negli anni ‘90.
Ecco i risultati riferiti all’uso della parolaccia più popolare in inglese,
fuck (scopare, fottere, fanculo):

Inglese parlato anni ‘90 Inglese parlato anni 2000
Uomini Donne Uomini Donne
Fuck: 1.000 volte su 1.000.000 di parole (0,1%) Fuck: 167 volte su 1.000.000 di parole (0,01%) Fuck: 540 volte su 1.000.000 di parole (0,05%) Fuck: 546 volte su 1.000.000 di parole (0,05%)

Dunque, mentre negli ultimi 20 anni gli uomini hanno dimezzato l’uso di parolacce, le donne le hanno quintuplicate. E oggi ne dicono quante gli uomini, anzi risultano in leggero vantaggio rispetto agli uomini: fra un decennio li sorpasseranno? I segnali già ci sono: le donne usano 10 volte più degli uomini la parola “merda” (shit).

macerata2

Campagna promozionale dell’Università di Macerata.

Anche se – meglio precisarlo – è probabile che le donne usino un lessico scurrile diverso da quello degli uomini: questo, almeno, era lo scenario emerso da ricerche svolte negli anni precedenti.
“Oramai” commenta Tony McEnery, a capo della ricerca “non esiste più un linguaggio maschile e uno femminile. Non ci sono più parole che gli uomini possono dire e le donne no”. Uno scenario tutt’altro che inatteso. Si inserisce nel più generale mutamento dei costumi sociali avviato negli anni ‘60: il linguaggio è diventato sempre più informale (lo abbiamo visto in politica e sui giornali, per esempio), e le donne non sono più gli “angeli del focolare”, tutte casa-e-famiglia, ma sono entrate a pieno titolo nel mondo del lavoro, dove l’aggressività e la competitività si esprimono anche con un linguaggio rude.

La ricerca britannica ha esaminato anche altri 2 fattori che influenzano l’uso del turpiloquio: il ceto sociale e l’età. E anche in questi ambiti le sorprese non mancano, rivela Robbie Love, uno dei linguisti che sta curando la ricerca.
Per quanto riguarda i ceti sociali, le parolacce sono ancora oggi un tratto distintivo delle classi meno abbienti e acculturate. Ma si sono diffuse più a macchia d’olio, livellando le classi sociali: si sono triplicate nella classe media, sono aumentate di oltre il 40% fra gli operai, ma sono diminuite del 18% nelle classi sociali più basse, come mostra la seguente tabella sull’uso di fuck/milione di parole:

Stato socio-economico Anni ‘90 Oggi
dirigenti, professionisti 433 (0,04%) 459 (0,04%)
impiegati 108 (0,01%) 345 (0,03%)
operai 735 (0,07%) 1054 (0,1%)
lavoratori non qualificati, disoccupati 971 (0,09%) 793 (0,07%)

Per quanto riguarda l’età, lo scenario è più complicato da valutare perché i dati di oggi sono suddivisi con criteri diversi rispetto a quelli di 20 anni fa. In ogni caso, alcune tendenze sono chiare: le parolacce restano più diffuse fra i più giovani, come in passato, ma si è impennato l’uso fra gli over 40 anni e fra gli anziani oltre i 60 anni. Anche questo un segno dei tempi. Ecco luso di fuck/milione di parole suddiviso per età:

età Anni ‘90 Oggi
0-14 851 0 (età 0-10)
15-24 1549 115 (età 11-18)
25-34 619 991 (età 19-29)
35-44 75 447 (età 30-39)
45-59 139 389 (età 40-49)

107 (età 50-59)

60+ 19 84

shutterstock_351414998Ma sull’uso delle parolacce e l’età arrivano altri risultati da un sondaggio di Wrike, una multinazionale statunitense del software. Lo scorso settembre ha posto una serie di domande a 1.542 lavoratori in vari campi (marketing, informatica, ricerca e sviluppo, finanza, risorse umane) approfondendo la diffusione del turpiloquio negli uffici.
Il 57% degli intervistati ha ammesso di dire parolacce sul luogo di lavoro, per lo più occasionalmente (49%), fra colleghi di pari grado (80%), alla scrivania (67%) e di persona (94%). Sono più propensi a dire parolacce al lavoro i Millennials, cioè i più giovani (66%), rispetto agli over 40 anni (54%), ovvero i membri della Generazione X (nati negli anni ‘70-’80) e del Boom economico del Dopoguerra (nati fra il 1946 e il 1964). (Foto Shutterstock).

Anche questo studio conferma che la differenza di genere è sparita nel turpiloquio. Anzi sono più le donne (60%) ad ammettere di dire parolacce sul luogo di lavoro, contro il 55% degli uomini (che però le dicono più spesso). E, almeno nella generazione dei Millennials (i nati fra gli anni ‘80 e il 2000), sono più gli uomini (27%) che le donne (18%) a essere infastiditi se qualcuno impreca al lavoro. Si stanno addirittura invertendo i ruoli? E’ tutto da vedere: il campione di questa ricerca non è rappresentativo di tutte le età e di tutte le categorie sociali.
Per quanto riguarda i settori lavorativi, infine, emergono altre curiosità interessanti. Sono soprattutto gli addetti della sanità a usare più parolacce (64%), seguiti da chi lavora nella finanza (62%) e nel terziario (61%). Anche questo uno scenario facilmente spiegabile: medici e infermieri lavorano a stretto contatto col dolore e la morte, gli economisti coi soldi e gli impiegati con altre persone, il fisco e la burocrazia. Impossibile restare calmi in questi contesti.

vito tartamella

vito tartamella

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