GLI ESEMPI VIRALI DI MUSK E DI TRUMP

Elon Musk e Donald Trump: usano un linguaggio irrispettoso che degrada il clima comunicativo
Questo atto di presunzione – giudicare dall’alto l’intelligenza altrui – diventa tanto più grave e irresponsabile se arriva da persone che hanno posizioni di rilievo in politica (Trump) e in economia (Musk), che come raccontavo in un altro articolo costituiscono sempre e comunque dei modelli di riferimento per l’opinione pubblica. Tant’è vero che, come dicevo all’inizio, il loro uso del termine “ritardato” (retard) ha innescato un processo di imitazione per il quale l’insulto è diventato virale sui social network: due ricerche della Montclair University hanno misurato quanto, partendo da due episodi di cronaca.
Gli episodi studiati

Il tweet di Musk
Il 6 gennaio 2025, un ricercatore finlandese in politiche sociali, Joni Askola, aveva scritto su X: «Elon Musk sta rapidamente diventando il più grande diffusore di disinformazione nella storia dell’umanità, dirottando nel mentre i dibattiti politici. L’UE deve agire!» .
Musk aveva risposto a gamba tesa: «f u retard» (fuck you, retarded), ovvero: «fanculo, ritardato».
Il 27 novembre 2025, invece, Donald Trump aveva postato un lungo messaggio su Truth riguardo l’immigrazione accusando il governatore democratico del Minnesota Tim Walz di non fare nulla mentre «squadre di gang somale si aggirano per le strade in cerca di ‘prede’ mentre la nostra gente meravigliosa resta chiusa nei propri appartamenti».
La frase di Trump era: «Il governatore del Minnesota seriamente ritardato, Tim Walz, non fa nulla, sia per paura, incompetenza o entrambe le cose».
Walz non è rimasto a guardare: ha pubblicato sui suoi profili social una replica secca di quattro parole, sfidando Trump: “Release the MRI results” (“Pubblica i risultati della risonanza magnetica”), facendo riferimento a un esame medico a cui Trump si era sottoposto di recente (e che avrebbe potuto riscontrare eventuali segni di demenza senile, lasciava intendere Walz).

Tim Walz, governatore del Minnesota.
Durante un’intervista alla trasmissione Meet the Press della NBC, Walz ha spiegato che ricevere insulti da Trump è per lui «una medaglia», ma ha fermamente condannato l’uso del termine discriminatorio. Ha dichiarato che quella parola è «dannosa e offensiva» per le persone con disabilità, sottolineando che il mondo della scuola combatte da tre decenni per rimuoverla dal linguaggio comune. Ha infine aggiunto che Trump usa questa retorica d’odio sia perché «non è una brava persona», sia per «distrarre il pubblico dalla sua stessa incompetenza». Qualche giorno dopo, Walz ha espresso forte preoccupazione per la propria sicurezza, denunciando che diversi automobilisti avevano iniziato a sfrecciare davanti alla sua abitazione privata urlando lo stesso insulto utilizzato dal Presidente.
Gli effetti online

La diffusione del termine “retarded” dopo il post di Trump (Montclair univeristy).
Ebbene, due ricerche della Montclair University hanno accertato, che dopo questi due episodi l’uso dell’epiteto è cresciuto del 225% su X dopo l’uso da parte di Trump, e del 207% dopo quello di Musk. E’ la potenza del “cattivo esempio”, quando arriva dall’alto: da personaggi famosi come Musk, o, peggio ancora da persone con alte cariche istituzionali, come Trump, che dovrebbero invece essere i primi custodi delle regole del rispetto sociale.
In questo modo, avvertono gli autori, Trump e Musk hanno reso accettabile l’emarginazione basata sullo svilimento delle doti mentali: a questa stregua, chiunque può sentirsi legittimato a insultare un disabile mentale, vero o presunto: «La normalizzazione dei discorsi che emarginano è diventata una componente importante dei social media. I pericoli dello spazio online per gli emarginati sembrano aumentare rapidamente», ha commentato Daniela Peterka-Benton, docente di Studi sulla giustizia alla Montclair State University. «Le voci influenti online hanno la responsabilità di fare meglio, ma molte sembrano sottrarsi a questa responsabilità in casi come questo», ha affermato Bond Benton, docente di Comunicazione alla Montclair State University.
