
Guerra del Golfo (1990/91): bomba con la scritta “Fuck you Saddam” (fanculo Saddam) caricata su un caccia della Raf britannica (IWM – GLF 456)
«Tutti i porci devono morire». La frase è scritta con un pennarello sulla fiancata di un missile d’artiglieria in Ucraina: sta per essere lanciato contro i russi. In quest’epoca di guerre, torna in auge una tradizione macabra: scrivere dediche insultanti sugli ordigni. Con una novità, inaugurata proprio in Ucraina: anche i civili, per la prima volta, possono partecipare a questo rito. Possono scegliere una frase, che – in cambio di un’offerta con carta di credito, Paypal o bitcoin – verrà scritta su un missile: così la violenza, oltre a un business, diventa uno spettacolo. Perfettamente in linea con la nostra epoca affarista e narcisista.
Ma che cosa spinge i soldati a fare questo gesto, dato che nessuno, oltre a loro, leggerà questi messaggi destinati a distruggersi insieme alle bombe? Quando e perché è nata questa tradizione? Sorpresa: non è affatto moderna. Già gli antichi Romani (e prima di loro i Greci), più di 2000 anni fa, incidevano dediche insultanti sui proiettili di piombo delle fionde (ne parlo più avanti).
Per questo – vincendo la mia viscerale repulsione verso la guerra e la violenza – ho deciso di approfondire questo comportamento, che svela le dinamiche psicologiche e sociali dei soldati al fronte. Dediche del genere sono state scritte persino sulle prime due bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki, che hanno causato più di 200mila vittime: che bisogno c’era di infierire anche a parole?
Studiare questi comportamenti è un’occasione per scoprire, al di là della violenza, le emozioni che vivono i soldati al fronte: i “bomb graffiti”, i graffiti sulle bombe esprimono, oltre alla crudeltà, anche un’umanità fragile, in cerca di senso e di conforto fra gli orrori delle guerre.
Su questa effimera letteratura – fatta di brevi messaggi, una sorta di Sms che si autodistruggono – non esistono studi monografici, ma informazioni sparse in diverse fonti. Qui ho cercato di tracciare, per la prima volta, un quadro completo su questa tradizione millenaria. Che, negli ultimi anni, ha anche causato alcune polemiche sul piano della diplomazia e del rispetto dei diritti, com’è avvenuto nel caso della “bomba frocia” che racconto nelle prossime pagine.
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⇒ (avanti) I proiettili “griffati” dei Romani