0

Benedetto XIV, il papa che amava le parolacce

Nel fotomontaggio, papa Benedetto XIV ritratto da Pierre Subleyras.

Diceva spesso espressioni scurrili. Non solo in privato, ma anche nelle udienze ufficiali. E a chi gli raccomandava di controllarsi, rispondeva che avrebbe concesso l’indulgenza plenaria a chi esclamava “cazzo!” almeno 10 volte al giorno. Fra i 266 papi che hanno guidato la Chiesa, ce n’è stato uno che non aveva peli sulla lingua: Benedetto XIV (1675-1758). Fu uno dei 9 pontefici del 1700, ma non è stato un papa corrotto, rozzo o spregiudicato. Era, semplicemente, un uomo schietto e passionale. E non è stato un papa di cui la Chiesa si vergogna: anzi, è stato uno dei pontefici più stimati della storia, e fu sepolto con tutti gli onori nella Basilica di San Pietro, dove ancora oggi si può vedere il suo maestoso monumento funebre realizzato dallo scultore Pietro Bracci.
In questo articolo vi racconterò la sua storia affascinante e originale. E lancio una proposta: che papa Benedetto – che non fu dichiarato né santobeato, nonostante una vita esemplare – diventi il patrono del turpiloquio.

Il papa in un francobollo commemorativo (Shutterstock).

Ho scoperto la sua storia straordinaria grazie a un libro, “Vite efferate di papi” (Quodlibet edizioni): uno studio monumentale scritto da un un filologo toscano, Dino Baldi. In oltre 500 pagine, Baldi traccia i ritratti, documentatissimi, di diversi pontefici. Un gruppo nel quale figurano persone di ogni genere: santi e crudeli, ignoranti o raffinati. Del resto, il trono di Pietro è stato per secoli anche una carica di potere, e il potere può corrompere.
Ma Benedetto XIV, in realtà, non era affatto attratto dal potere. Baldi racconta quattro episodi che svelano quali parolacce diceva (li ho evidenziati con il colore marrone): certamente non furono gli unici, ma sono molto significativi. Anche perché in nessuno di questi casi Benedetto XIV insultò qualcuno: usava le volgarità per schiettezza e per sfogarsi, ma non per offendere altre persone. «Non ho notizia di insulti veri e propri» conferma Baldi. «Era una persona amabile, e anche quando si arrabbiava (e capitava abbastanza spesso) se trascendeva recuperava sempre in fretta. La parolaccia, che non era mai greve, gli serviva più per sdrammatizzare o rafforzare un concetto, che non per aggredire».

Faccia bonaria, occhi vivissimi, battute salaci

Un altro ritratto del papa Benedetto XIV di Subleyras.

Benedetto XIV si chiamava Prospero Lorenzo Lambertini, e veniva da una famiglia nobile di Bologna. Corpulento, faccia bonaria, occhi vivissimi, fu eletto papa nel 1740, dopo un conclave durato 6 mesi e 255 scrutini. E accettò l’incarico, disse, non perché avesse desiderato una «tanto eccelsa vanità», quanto per far finire un’adunanza scandalosamente lunga. Durante il conclave che poi lo elesse, pare abbia detto, scherzando: «Se volete un papa santo, scegliete il cardinale Golti, se volete un politico il cardinale Aldrovandi, se volete un minchione, votate per me” (altre fonti dicono: “se volete un asino“).
Baldi racconta che quando si affacciò per la prima volta su piazza San Pietro gremita di folla, il nuovo rimase un attimo a guardare e mormorò fra sé: «Quanta gente… quanta gente…». Poi, rivolto al cardinal Marini che gli stava accanto: «Ma come fa a campare tutta questa gente?». E lui, che conosceva lo spirito del nuovo papa gli disse: «Eh, se lo mettono nel didietro l’uno con l’altro». «Già – disse il papa impartendo la benedizione –, e poi ci siamo noi che lo mettiamo in culo a tutti».
Tanto per far capire che tipo era. Un tipo, in realtà, equilibrato e moderno, oltre che sboccato. Nato nel 1675, dimostrò fin da ragazzino una grande intelligenza, diventando un esperto di diritto canonico apprezzato dalle gerarchie ecclesiastiche.

Moneta commemorativa dedicata a Benedetto XIV.

A 56 anni fu nominato arcivescovo di Bologna per le sue doti diplomatiche: era un brillante ed elegante parlatore. Ma era, soprattutto, un progressista: amava le arti e le scienze, e fece in modo che una delle prime donne laureate della storia, Laura Bassi, potesse insegnare all’università di Bologna. Un atto non da poco, visto che all’epoca il maschilismo, in ambito accademico, era molto più pesante di oggi. Insomma, un approccio egualitario, che mantenne anche quando divenne papa. Durante i 18 anni del suo pontificato rimase infatti un uomo di buon senso e alla mano, allergico ai cerimoniali di corte, e vicino al popolo: spesso camminava nei quartieri popolari di Roma incontrando la gente.
Ma era anche un vero uomo di cultura. Diversamente dai suoi predecessori, riconobbe il valore della scienza: protesse l’Accademia dei Lincei, che promuoveva gli scambi fra gli scienziati, e avviò un rapporto epistolare con Voltaire, l’intellettuale illuminista più celebre (e laico) della sua epoca.

Un papa saggio. E fuori dagli schemi

Il film su Lambertini con Gino Cervi (1954).

Da papa fu più attento alle questioni spirituali che al potere. Ma fece diversi atti rivoluzionari: rimise a posto le finanze pontificie; concesse ai contadini poveri di prendere frutti dai campi pontifici; condannò lo schiavismo nelle Americhe e la massoneria. E cancellò alcune opere di Galileo dall’Indice dei libri proibiti. L’unico, pesante neo del suo pontificato fu che non pose fine alle persecuzioni contro gli ebrei, avviate peraltro dai suoi predecessori.
In ogni caso, è rimasto un papa apprezzato anche a distanza di secoli. Nel 1905 Alfredo Testoni gli dedicò una commedia teatrale, “Il cardinale Lambertini“, che raccontava i suoi anni da cardinale di Bologna. Da quest’opera sono state ricavate due versioni cinematografiche (nel 1934 e nel 1954, con Gino Cervi) e poi uno sceneggiato con Gianrico Tedeschi nel 1983.
Per dire quanto fosse pragmatico e fuori dagli schemi, Baldi ricorda un episodio divertente. Una notte si era precipitato da lui un monsignore. Erano passate le 23 e il papa era a letto da più di un’ora. Ai camerieri che cercavano di trattenerlo disse che doveva comunicare «una cosa gravissima al papa, ne va delle sorti della Chiesa stessa».
Quando svegliarono il papa, il monsignore parlava con frasi spezzate e concitate. Finché, invitato dal papa ad arrivare al dunque, gli disse: «Santità, nel monastero tal dei tali è stata trovata una monaca incinta». «Cazzo! – risposte il papa – Da come la facevate lunga pensavo fosse incinta un frate! Ma dico, voi mi svegliate per questo? Non se ne può parlare domani? Anche se sono il papa non ho mica la virtù di cambiare lo stato di una donna gravida! Lasciate dormire questo povero vecchio, va là». E tornò a letto.

La monaca truffatrice

In esclusiva per parolacce.org, Baldi racconta anche un episodio inedito su Lambertini, prima che diventasse papa.

La tomba di papa Benedetto XIV in San Pietro (Wikipedia).

Quando era ancora un giovane avvocato, si sparse la voce di un miracolo: una monaca romana, già in fama di santità, aveva portato a tale estremo le pratiche del digiuno che non mangiava più, e nonostante questo era in buona salute. Il popolo ci credeva, i medici discutevano del prodigio, e anche nella curia molti propendevano per dare credito alla cosa. Alla fine del 1600, l’allora papa Innocenzo XII ordinò un’inchiesta sulla monaca: ad essa partecipò anche Lambertini, a cui chiese, però, che durante l’interrogatorio della religiosa non aprisse bocca, sapendo quanto gli piacesse scherzare.
Dopo che il monsignore incaricato ebbe rivolto alla vecchia alcune domande rispettosissime, ottenendo risposte che confermavano il miracolo, Lambertini chiese di poter fare un’unica domanda. Una sola, semplicissima: «Reverenda madre» disse con voce umile e dolce «vorrei farle una domanda, solo così, per formalità. Come va lei di corpo?». «Benissimo», rispose la monaca senza pensarci. «Oh un cazzo! Chi non mangia non va di corpo!».  E in questo modo si scoprì in effetti che era tutto un trucco architettato dalle monache per dar fama, e quindi denari, al monastero.

L’indulgenza del c…

Ritratto di Giuseppe Maria Crespi: Benedetto XIV nel suo studio.

Diventato papa, Lambertini non rinunciò alla sanguigna passionalità delle espressioni salaci. Si lasciava spesso andare a espressioni scurrili e in particolare non riusciva a liberarsi dell’intercalare «cazzo». Dato che molti gli rimproveravano di essere un po’ troppo sboccato per un pontefice, aveva incaricato il suo affezionatissimo maestro di camera monsignor Boccapaduli di tirargli la tonaca ogni volta che gli fosse sfuggita quella parola di bocca.
Una mattina presto si presentarono i camerieri segreti a riferire come al solito sugli avvenimenti cittadini. C’era stato, dissero, un incendio nel rione Monti. «Cazzo! Ci sono morti?», chiese il papa. Subito Boccapaduli dette una strattonata alla tonaca, e il papa sottovoce: «Avi rason (ha ragione, ndr)…». Continuando il racconto dei fatti di Roma, ogni volta il papa li commentava con un «Cazzo!», e ogni volta il servitore dava uno strappo. Alla fine, stanco di tutto quel tirare, gli urlò contro: «Hai rotto i coglioni Boccapaduli! Cazzo cazzo cazzo! La voglio santificare questa parola! Voglio dare l’indulgenza plenaria a chi la pronunci almeno dieci volte al giorno!». E da allora, nessuno ebbe più da ridire sul suo modo di parlare.
Ma quale impatto ebbe il turpiloquio papale sui suoi contemporanei? «All’interno della corte un po’ di scandalo lo fece, ma nulla di particolarmente grave» risponde Baldi. «Era criticato molto più per i suoi rapporti con gli illuministi francesi o per l’arrendevolezza nei confronti dei principi europei che per le parolacce. Che, anzi, facevano parte del suo “personaggio”, molto amato dal popolo per la sua schiettezza e il senso dell’umorismo». Insomma, questo papa era davvero simpatico, oltre a essere stato una persona aperta e di intelletto fine. Ecco perché lo considero il “patrono” delle parolacce, da festeggiare il 31 marzo, giorno della sua nascita. L’anno prossimo sarà il 345° anniversario.

vito tartamella

vito tartamella

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *