INSULTI, MALEDIZIONI E HUMOR NERO

Il posto guerrafondaio di Trump.
Qual è il significato di atti di questo genere? In guerra si scatenano odio e aggressività, e questo porta a un maggior uso di insulti. Un’abitudine che ha contagiato anche il presidente Donald Trump, quando lo scorso 5 aprile ha pubblicato un post su Truth nel quale si rivolgeva agli iraniani in questi termini: “Aprite quel cazzo di Stretto, pazzi bastardi, o vivrete nell’Inferno”. Non si era mai visto un capo di Stato che in politica estera usa un linguaggio da film di guerra di serie B: fa parte del degrado generale a cui sta andando incontro la politica di oggi (come ho raccontato in questo articolo).
Tornando ai graffiti sulle bombe: la prima motivazione, quella più generale, è il desiderio di dare un senso all’azione violenta. L’uomo ha sempre bisogno di attribuire un significato a quello che fa, a maggior ragione quando partecipa a un’azione così insensata e distruttiva come la guerra. Ma qual è il senso che i soldati vogliono dare? Questi messaggi sono un modo irridente di manifestare un senso di superiorità irridente. Che bisogno c’è di aggiungerlo a un atto già abbondantemente violento come un bombardamento?

Soldato Usa scrive una dedica ai Talebani su un missile durante l’operazione “Enduring freedom” nel 2001 (U.S. Marine Corps Photo by Joseph R. Chenelly)
In questo articolo mi concentro soprattutto sull’uso di parolacce, ma dobbiamo fare i conti col fatto che il campione di scritte è molto limitato: si sono tutte distrutte con l’esplosione degli ordigni, quindi l’unico modo di conservarle è fotografarle. Ma queste foto, se non finiscono fra i ricordi dei veterani, devono superare le maglie della censura militare per essere pubblicate, e lo sono se sono funzionali agli scopi della propaganda bellica (altrimenti diventano un boomerang, come la “bomba frocia”). E’ per questo che non ho trovato libri o studi che abbiano raccolto questi messaggi.
Possiamo dividere le scritte in 3 grandi tipologie:
- insulti: espressioni come “porci”, “bastardi” e simili. Gli insulti esprimono disprezzo verso il nemico: sono un modo simbolico di ferire, sminuire ed emarginare l’avversario. Servono a esprimere l’aggressività e al tempo stesso a giustificarla: se tu sei un “porco”, allora faccio bene a ucciderti.
- maledizioni: il termine indica le espressioni usate per augurare il male, come “Fuck you Saddam” (1991, Guerra del Golfo).
- metafore sessuali (come “succhia”): sono una variante oscena delle maledizioni e servono a esprimere una volontà di sopraffazione e un’affermazione di superiorità generale, non limitata al campo sessuale.
A queste formule si aggiungono gli auguri sarcastici (come “Have a nice day”, passa una buona giornata), che sono maledizioni travestite: in questi casi, le frasi non vanno intese in senso letterale, bensì in quello opposto (“Passa una pessima giornata”). E’ l’antifrasi, una figura retorica che consiste nell’uso di parole o frasi con un significato opposto a quello proprio. E’ un uso che produce un’incongruenza, una delle leve dell’umorismo: ci fa ridere ciò che disattende le nostre aspettative o trasgredisce le nostre categorie mentali. Infatti, i graffiti sulle bombe sono una forma di umorismo nero, che mette in ridicolo la morte.
In tutti questi casi, dunque, i messaggi seervono a esprimere disprezzo, superiorità, sadismo, aggressività verso i nemici: per aggiungere un destinatario concreto a queste emozioni.