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La semantica dello stronzo

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A volte gli stronzi arrivano in alto… (monte in provincia di Genova).

«Che tu cammini e ti muovi, o siedi e aspetti, prima o poi uno stronzo lo incontri», diceva il comico Paolo Rossi. Ha ragione: insieme alla morte, è una delle poche certezze della vita. Ma che cosa significa esattamente la parola “stronzo”?
«E’ molto più facile dire chi è uno stronzo, di quanto non lo sia dire cos’è uno stronzo» scriveva anni fa, sul settimanale satirico “Cuore”, Stefano Bonaga, docente di filosofia all’università di Bologna. «Una controprova dell’opacità ontologica di questa categoria consiste nella difficoltà nel trovare il suo contrario. Qual è il contrario di stronzo? Qualcosa che non può concettualmente coesistere con l’essere stronzo? Si può infatti dire: è intelligente ma stronzo. E’ educato ma stronzo. E’ simpatico ma un po’ stronzo. E’ bravo ma stronzo… Lo stronzo ci scappa da tutte le parti, ma pur sfuggendo nel concetto, ci insegue nella vita».
Verissimo. Un altro illustre collega, Aaron James, docente di filosofia all’università della California, ha dedicato agli stronzi un intero studio pubblicato di recente anche in italiano: “Stronzi – Un saggio filosofico” (Rizzoli). Un argomento d’attualità. In questo post, cercheremo di far luce sulla semantica degli stronzi. Partendo, com’è d’obbligo in linguistica, dall’etimologia: stronzo deriva dal longobardo strunz, escremento, pezzo di merda. Il termine è entrato nell’italiano già nel 1400.
Dunque, lo stronzo è un individuo ributtante come un escremento: induce una reazione di disgusto e di allontanamento. Perché? Perché è antipatico, spregevole, odioso, cattivo, fastidioso. Con i suoi gruppi di consonanti (str, nz), l’insulto è una via di mezzo fra uno sputo e uno starnuto. Ricorda quando digrigniamo i denti per la rabbia. Insomma, la parola ha una sonorità molto espressiva, tanto da essere apprezzata anche all’estero. La esportiamo come un’altra simil-onomatopea, il vaffanculo.
Ma che cosa rende odiosi gli stronzi? Il professor Bonaga nota che «non c’è nulla che hanno assolutamente in comune, ma tira sempre un’aria di famiglia fra gli stronzi».  Lo stronzo è «patetico o cinico, mai distaccato o appassionato. Rende insopportabile ciò che sa, fa del suo sapere una minaccia. E usa il potere contro natura: comanda quando deve persuadere e tenta di persuadere quando deve comandare. Usa poca forza quando ce ne vuole molta, e molta quanto ce ne basta poca».

Pubblicità delle birre "Stronzo" dell'omonima birreria a Gørløse, in Danimarca.

Pubblicità delle birre “Stronzo” dell’omonima birreria a Gørløse, in Danimarca.

Su un aspetto, però, non sono d’accordo con Bonaga: il professore afferma che lo stronzo «non raggiunge mai il male per debolezza: lo stronzo fa spesso dei danni, ma non attinge la crudeltà». In realtà questa definizione è adatta a descrivere il coglione, al limite il testa di cazzo, ma non lo stronzo. Lo stronzo, infatti, è ripugnante perché «rifiuta di considerare gli altri come eguali dal punto di vista morale» osserva James. Altrimenti non si spiegherebbe perché stronzo è sinonimo di persona cattiva, oltre che arrogante. «Lei non sa chi sono io!» è un’espressione tipica dello stronzo. Infatti, continua James, lo stronzo «ritiene di godere di speciali privilegi, di cui ha diritto indiscusso, e perciò si sente immune alle rimostranze altrui».
Questa descrizione mi ha ricordato il “disturbo antisociale di personalità“,  una patologia «caratterizzata dal disprezzo patologico per le regole e le leggi della società, da comportamento impulsivo, dall’incapacità di assumersi responsabilità e dall’indifferenza nei confronti dei sentimenti altrui. E dalla mancanza del senso di colpa o del rimorso».
Ecco, allora, l’identikit degli stronzi che tanto cercavamo: sono malati mentali, per lo più maschi (non a caso, “stronzo” è l’insulto più usato dalle donne per insultare gli uomini), incapaci di vivere civilmente con gli altri, privi di senso di colpa e di empatia. Non si mettono nei panni degli altri, quindi non si rendono conto degli effetti delle proprie azioni. E non chiedono aiuto perché non si sentono affatto malati. Dunque, al prossimo stronzo che incontrate potrete dire: «Sociopatico!». Ma non dà la stessa soddisfazione. E lui, quasi certamente, non capirebbe.
Questo ritratto spiega perché l’unica vera difesa, con gli stronzi, è quella di evitarli il più possibile: inutile tentare di cambiarli, di redimerli, di fargli prendere coscienza. In casi estremi, invece, non resta che scacciarli o schiacciarli (avendo cura di pulir bene le scarpe, dopo): altro che porgere l’altra guancia!

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Michael Douglas nei panni di Gordon Gekko, stronzo finanziere di Wall Street.

Eppure, gli stronzi esercitano un certo fascino: attirano e respingono al tempo stesso. Ennio Flaiano scriveva che «I grandi amori si annunciano in modo preciso. Appena la vedi dici: “chi è questa stronza?”». Chi disprezza, compra. In amore, spesso lo stronzo/a fa presa su chi ha avuto genitori freddi o scostanti: si insegue lo stronzo così come, da piccoli, si mendicava l’affetto di mamma o papà. E così si vive una situazione paradossale anche dal punto di vista semantico: desiderare di essere cagati (considerati) da uno stronzo. Impossibile per natura.
Sul piano sociale, poi, c’è anche un’invidia sottile e pericolosa, nei confronti degli stronzi, che sono tanto temuti quanto rispettati, e spesso hanno successo. Anzi, forse possiamo azzardare che oggi la stronzaggine sia epidemica: siamo circondati, spesso comandati da stronzi, in politica e nell’economia. Molti capitani d’industria sono stronzi conclamati, come Gordon Gekko, l’avido finanziere impersonato da Michael Douglas nel film “Wall Street” di Oliver Stone. E non è un caso: alcuni manager sono stati messi ai vertici non perché siano competenti, ma perché sono stronzi. Cioè per controllare, sfruttare e schiacciare i sottoposti, senza pastoie o tentennamenti morali.
E comunque, diciamolo, vedere la stronzaggine negli altri ci consola: la presenza di uno stronzo un po’ ci fa godere, perché “stronzi” sono sempre gli altri, non noi. Ma nessun godimento è paragonabile al senso di liberazione che si prova quando uno stronzo, finalmente, se ne va. Meglio ancora se viene cacciato via in malo modo, mordendo finalmente, anch’egli, la polvere.

Discorso diverso, invece, bisogna fare sulla “faccia da stronzi“: può averla anche chi non è stronzo. Trovate una spiegazione in questo post.
Non potevo che concludere questo post sulle note di “Bella stronza“, una canzone che Marco Masini dedicò a una donna nel 1995. Personalmente, la dedico a tutte le stronze e a tutti gli stronzi che ho incontrato (e, inevitabilmente, incontrerò). Mi direte: una canzone retorica e grossolana. Certo: non vale la pena avere tanti riguardi per gli stronzi. Sono troppo stronzi per meritarli.

vito tartamella

vito tartamella

6 Comments

  1. Molto bello e godibile, complimenti.
    Ma apostrofare qualcuno come stronzo è reato?

  2. Credo, ché questa disquisizione dello stronzo,sia tuttavia un elogio sullo stronzi, pertanto direi che lo stronzo sia una persona vincente, é perché crearsi dei problemi A riguardo? Visto ché il mondo è popolato di stronzi in un modo o nell’altro, in un contesto o nell’altro. I veri stronzi non si pongono alcun problema di sorta, semmai il problema sussiste per chi deve fronteggiarli.

    • Questo articolo non è affatto un elogio sugli stronzi, siano pure “vincenti”. Se vincono, è solo grazie alla loro protervia e violenza. Il che rende le loro vittorie odiose e immeritate. E, certamente, è fondamentale saper interagire con questi tipi umani, che di umano hanno ben poco.

      • Salve a tutti bell’articolo, ho conosciuto anch’io persone stronze nella vita anche donne e devo dirvi la verità per quanto mi hanno scritto e ferito si fanno sempre odiare, e anche dal portamento e dalla loro persona si denota che sono stronzi per cui si vedono subito, certo con i loro simili o nel lavoro o a chi fa comodo a loro forse lo mascherano di più ma hanno comportamenti a dir poco orribili e privi di sensibilità umana e di certo non vogliono essere ne cambiati ne aiutati. Lasciamoli vivere nel loro brodo e purtroppo nella vita hanno successo perchè sanno usare i loro mezzi leciti e non in maniera diciamo corretta e “vincente” per loro. Noi ahimè facciamo molta fatica a fronteggiarli non ne siamo ahimè capaci.

  3. questo è un bellissimo articolo. purtroppo ci sono capitato perché mio malgrado ho a che fare con molti personaggi del genere, che hanno comportamenti estremamente stronzi, ma li nascondono estremamente bene sotto una falsa e amabile apparenza, e ho molta molta fatica a stare in ambienti del genere. Ogni consiglio è gradito, grazie.

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