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Toh, insultare non è più reato

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Insulti in auto: il traffico fa scaldare gli animi (foto Shutterstock).

Il vicino di casa vi ha insultato sul pianerottolo? L’automobilista nevrotico vi ha preso a male parole per strada? Lasciateli perdere: presto non potrete più denunciarli. O, per essere più precisi, potrete farlo solo se avete abbastanza soldi, e soprattutto le prove delle loro offese. Meglio, insomma, farsi offendere per iscritto, via mail o sms. O viaggiare sempre armati di registratore
Da sabato 6 febbraio, infatti, l’ingiuria non è più un crimine per il quale si rischia la galera, ma è stato degradato a illecito civile
Il governo Renzi, infatti, ha cancellato il reato di ingiuria con un decreto legislativo (il n. 7/2016).
Si sono inflazionate le parolacce, e quindi gli insulti non hanno più peso? E’ vero solo in parte: uno degli effetti della depenalizzazione è che, se doveste essere condannati per aver offeso qualcuno, questo fatto non macchierà la vostra fedina penale,
In realtà, però, la riforma è stata fatta per uno scopo molto più pragmatico: sfoltire il carico dei processi penali. E in più lo Stato si accinge a incassare un bel gruzzolo, non tanto per le sanzioni, quanto per le imposte sul processo.
Non è l’unico reato a fare questa fine: stesso destino l’hanno avuto gli atti osceni in luogo pubblico, la guida senza patente, il falso in scrittura privata…. 

L’ingiuria, insomma, diventa un fatto da affrontare in modo pragmatico: niente più denunce, si può solo istruire una causa davanti a un giudice che – se vi darà ragione – comminerà una sanzione a chi vi ha offeso, quantificando gli eventuali danni. Se è vero che con la riforma sono aumentate le sanzioni (quella massima sale da 1032 a 12mila €) è altrettanto vero, però, che ora la denuncia diventa un privilegio per chi può permettersi di spendere. E diventerà molto difficile riuscire a istruire una causa, come vedremo fra poche righe.
La notizia è stata salutata con gioia da Vittorio Sgarbi e Silvio Berlusconi in un’intervista al Corriere.  E ti credo: Sgarbi ha affrontato finora 400 processi per ingiurie, spendendo 3 milioni di euro. In realtà, però, come vedremo in questo post, le cose non sono così semplici, soprattutto per i personaggi pubblici. Ma cosa cambia, concretamente?
Innanzitutto, ricordiamo che cos’è il reato di ingiuria: è quando si offende l’onore (= valore morale: l’onestà) o il decoro (= rispetto) di una persona presente. Si dice in faccia (o via email, o via sms) qualcosa di offensivo a qualcuno. In pratica, si può offendere con gli insulti (pronunciati o scritti), ma anche con gesti (gestacci, sputi…) o disegni. Se la definizione di ingiuria resta uguale, cambiano però le procedure per avviare un processo e le pene per i trasgressori. Ecco come:

IERI
(art. 594 Codice Penale, abrogato)
OGGI
(decreto legislativo 7/2016)
Procedura: chi è stato offeso sporge querela al pubblico ministero o alla polizia giudiziaria in Tribunale.

Pene:

ingiuria semplice: reclusione fino a 6 mesi e 516 € di multa;

ingiuria aggravata: reclusione fino a un anno e multa fino a 1032 € se si attribuisce un fatto determinato (“sei stronzo perché hai preso le tangenti da Tizio”) o si offende davanti ad altre persone.
In realtà dal 2000 la pena detentiva è stata sostituita da quella pecuniaria (sempre di natura penale); in caso di aggravanti, sono previsti arresti domiciliari e lavori di pubblica utilità.

Procedura: chi è stato offeso presenta ricorso al giudice civile (fino a 5mila euro di valore, al giudice di pace, altrimenti al tribunale). Il ricorso costa da 70 a 270 euro fra marche da bollo e contributo unificato, più l’onorario dell’avvocato

Pene:

ingiuria semplice: sanzione da 100 a 8mila €

ingiuria aggravata: sanzione da 200 a 12mila € se si attribuisce un fatto determinato o si offende in presenza di più persone

Col vecchio ordinamento, dunque, bastava denunciare il reato per far scattare l’azione penale. Che poteva partire anche in assenza di prove o testimoni: se il giudice ravvisava gli estremi, poteva istruire il processo e condannare il denunciato anche solo sulla parola del denunciante (se non cadeva in tentennamenti o contraddizioni e offriva un quadro circostanziato). Il giudice, insomma, era libero di farsi un suo convincimento, che poi doveva argomentare e motivare nella sentenza. Una situazione un po’ sbilanciata, ma avviene così anche nei processi per stupro o tentata violenza carnaleD’altronde ambo le parti, cioè il denunciante e il denunciato, rischiavano pene pesanti se mentivano (il primo per calunnia, il secondo per falsa testimonianza).
E’ pur vero, però, che questo sistema lasciava spazio a possibili abusi: un giudice poteva condannarvi anche solo basandosi sulla parola (falsa) di chi vi accusava. E, in fondo, era un po’ eccessivo che la magistratura si occupasse dei litigi avvenuti solo fra due persone, senza altri testimoni. D’ora in poi, se l’automobilista di passaggio alza il dito medio, tu ricambi l’insulto, e la cosa finisce lì. 

Ora, invece, chi presenta ricorso per ingiuria deve contestualmente fornirne le prove: la sua testimonianza non basta più. Ma come si fa? Se il vicino di casa mi insulta, se non ho testimoni o un registratore acceso, come faccio a provare il fatto? Diventa improbabile, se non di fatto impossibile. Le registrazioni, tra l’altro, sono lecite come prova solo se avvengono fuori da una privata dimora: ovvero in piazze, strade, giardini, mezzi pubblici. Quindi è ancora più difficile attrezzarsi per le prove (e per una registrazione audio nitida). E questo, comunque, potrebbe essere un progresso: basta denunce facili, basta processi senza prove, insomma.

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Roma: la mail inviata da Silvano Rapi (direzione Pd) ad Alessandro Onorato (consigliere della lista Marchini). Poteva essere una prova per una denuncia, ma Onorato ha preferito renderla pubblica su Facebook.

Dunque, la riforma privilegia di fatto gli insulti scritti: su email o sms, ad esempio. Ma non è l’unica conseguenza della riforma, osserva l’avvocato Giuseppe D’Alessandro, avvocato cassazionista, autore del “Bestiario giuridico”, un’antologia di sentenze su ingiurie, oltraggi e diffamazioni di cui avevo parlato in questo post.
«Innanzitutto» dice D’Alessandro «Sgarbi e Berlusconi sbagliano a entusiasmarsi: se condannati, potrebbero essere chiamati comunque a pagare, e le sanzioni diventano più severe. Ma l’aspetto più critico è che, con questa riforma, chi non possiede nulla (o i furbetti che non dichiarano patrimoni) può andare in giro a offendere senza correre alcun rischio: quello di affrontare un processo e di macchiare la propria fedina penale. E senza il rischio di un’azione penale, alcuni potrebbero essere indotti a insultare solo per provocare un’altra persona, inducendola a reagire, magari con un pugno: e così la vittima di un insulto passerà dalla ragione al torto. Oppure, una persona senza scrupoli potrebbe accusare falsamente qualcuno di averlo offeso: ora non rischierebbe più di essere incriminato per calunnia. Al massimo rischia di perdere soldi e tempo in una causa civile. Insomma, la sanzione penale poneva quanto meno un freno inibitorio. Dall’altra parte, chi viene insultato è scoraggiato: deve anticipare le spese legali, per poi magari ritrovarsi, dopo uno o due anni, con una sentenza che gli dà torto. E comunque il proposito di snellire la giustizia non sarà così facilmente realizzato: il carico dei processi rischia di essere semplicemente spostato dai tribunali penali a quelli civili».

E cosa succede all’estero? Quasi ovunque, come spiega Wikipedial’insulto è punito, ma in modi molto diversi. Solitamente le pene più severe (anche in Italia) sono per la diffamazione (insultare un assente, soprattutto su stampa, tv, Web), e soprattutto per chi offende le autorità (il nostro oltraggio, di cui ho parlato in questo poste il vilipendio, di cui ho parlato in quest’altro).
Colpisce che negli Usaattenti alla libertà di espressione – gli insulti sono puniti per lo più solo se falsi: le uniche eccezioni sono gli insulti che mettono in dubbio l’onestà professionale (ciarlatano), lo stato di salute psicofisica (pazzo), la moralità sessuale (zoccola) o la legalità (ladro, truffatore). Per il resto, molti Paesi europei (Albania, Croazia, Grecia, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia) puniscono gli insulti anche con il carcere. Che peraltro, come diverse ricerche hanno evidenziato, in generale non serve a scoraggiare i crimini.

Che si potrebbe fare, allora, per limitare le offese? L’avvocato D’Alessandro propone una possibile correzione: «Per chi tende a insultare spesso, si potrebbe prevedere un inasprimento delle pene. Chi viene denunciato due volte, entro un anno o dalla stessa persona, dovrebbe rischiare una sanzione penale diversa dal carcere: tipo i lavori socialmente utili». Basterebbero a scoraggiare gli habitué dell’insulto come Maurizio Gasparri, Vittorio Sgarbi o Mario Borghezio?

AVVERTENZA IMPORTANTE

Diversi lettori mi chiedono pareri per insulti ricevuti o fatti. Rispondo volentieri, ma attenzione: sono un esperto di turpiloquio e degli aspetti psicosociali legati ad esso. Non sono un avvocato né un giurista, quindi non sono una fonte qualificata in campo legale. Per un parere qualificato dovete rivolgervi a un avvocato.
In ogni caso, se volete comunque una mia valutazione (sociale, relazionale), spiegate bene le circostanze: cosa avete detto, a chi (senza precisare il nome), dove, perché e se c’erano altri testimoni.
E se volete esprimere la vostra gratitudine per il mio impegno, la soluzione c’è: acquistate una copia del mio ebook. Costa meno di un aperitivo, e aiutate questo sito a vivere.

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vito tartamella

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