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Parolacce: la “top ten” del 2011

Nel 2011 sono state molte le parolacce salite alla ribalta delle cronache. Ma ben poche passeranno alla storia: sono state, quasi sempre, parolacce sciatte, livorose, senza spirito… Soprattutto nella politica italiana, che, come nella “top ten” del 2010, è stata il palcoscenico col maggior tasso di turpiloquio. Con una particolare predilezione per la parola “stronzo”: Bossi l’ha usata quasi quotidianamente, anche verso i propri compagni di partito (come Flavio Tosi); l’ha pronunciata perfino Rosy Bindi (rivolta ai radicali, che poi hanno ricambiato)… Tutto questo perché la nostra politica è malata: il populismo e gli attacchi personali hanno preso il posto  del confronto sulle idee.

Non è stato facile, quindi, scegliere le parolacce più emblematiche: quelle che hanno dato vita a gaffe clamorose, quelle che hanno espresso verità scomode, quelle che hanno espresso sincera indignazione, oppure quelle che hanno avuto (o avrebbero dovuto avere) effetti dirompenti. E le parolacce usate in senso liberatorio (per ridere, per alleggerire un’atmosfera, per il gusto fanciullesco del gioco)? Se ne sono viste poche. Speriamo, anche da questo punto di vista, in un clima migliore nel 2012…

 

10°) MELISSA LEO, ATTRICE STATUNITENSE

«When I watched Kate two years ago, it looked so fucking easy!»
[Quando avevo visto Kate (Winslet) 2 anni fa, mi era sembrato così fottutamente facile!]

http://youtu.be/qnk2R_q0Znk
Dove e quando: Kodak Theatre di Los Angeles, 27 febbraio 2011, cerimonia di premiazione degli Oscar cinematografici.
Perché è nella top 10: Melissa Leo era stata premiata come attrice non protagonista nel film “The fighter”. Due anni prima, la sua amica e collega Kate Winslet aveva vinto l’Oscar nella stessa categoria. Ma quando è toccato a Melissa salire sul palco per i ringraziamenti di rito, visibilmente emozionata, le è scappata la parolaccia. Negli 83 anni di storia degli Oscar, era la prima volta che un fatto del genere accadeva in diretta (i giornali statunitensi l’hanno definita la prima F-bomb della storia degli Oscar). Vista l’enfasi del suo intervento, resta il dubbio sulla sua spontaneità: in ogni caso, la Leo ha dovuto chiedere pubblicamente scusa. E la conduttrice della serata, Anne Hathaway, durante una pausa pubblicitaria, ha offerto un piatto di sushi a uno spettatore con questa battuta: “Come direbbe Melissa Leo, è un sushi fottutamente buono!”.

9°) IGNAZIO LA RUSSA, MINISTRO DELLA DIFESA

«Ma vaffanculo!».
http://youtu.be/rweFAS68Yb4

Dove e quando: 30 marzo 2011, Roma, Camera dei Deputati, discussione sul processo breve

Perché è nella top 10: al Parlamento si discuteva il “processo breve”, una riforma che mirava a far prescrivere i reati se non condannati entro un determinato lasso di tempo. Un provvedimento duramente contestato dalle opposizioni, perché avrebbe agevolato il premier Silvio Berlusconi nei processi Mills e Mediaset in cui è imputato.
Il ministro La Russa era stato pesantemente attaccato dal Popolo Viola all’esterno della Camera. Quando è rientrato, si aspettava la solidarietà dei colleghi: ma Dario Franceschini (Pd) lo ha invece redarguito, bollandolo come provocatore. In tutta risposta, La Russa gli ha indirizzato ripetutamente un “bravo” con un lungo applauso sarcastico e provocatorio. Quando il presidente della Camera (nonché ex collega di partito) Gianfranco Fini lo ha richiamato all’ordine, La Russa lo ha mandato a quel paese. Un episodio inedito, un ministro che offende una delle 5 più alte cariche dello Stato in un’aula parlamentare dove – comunque – se ne sono viste di tutti i colori nella storia repubblicana.
Risultato: Fini ha sospeso la seduta, sibilando agli altri ministri un “curatelo”. La Russa ha poi smentito che il “vaffa” fosse indirizzato a Fini, ma la prova tv lo ha inchiodato. E così, giorni dopo, l’ufficio di presidenza della Camera ha sanzionato l’atto con una lettera di censura a La Russa e a Berlusconi.

8°) L’”ECONOMIST”

“The man who screwed an entire country”.
[L’uomo che ha fottuto un intero Paese]

La copertina dell’Economist. Senza giri di parole.

Dove e quando: copertina dell’Economist, 9 giugno 2011.
Perché è nella top 10: L’Economist ha pubblicato un dossier di 14 pagine facendo rilevare che solo lo Zimbabwe e Haiti hanno avuto una crescita del Pil più bassa dell’Italia, che ha pure il 3° debito pubblico più alto del mondo (120% del Pil).
Il titolo non usa giri di parole: “screw” significa fregare, imbrogliare, ma il suo significato di base è fottere, chiavare. La copertina ha fatto il giro del mondo: è forse la prima volta in cui l’autorevole settimanale britannico (1.600.000 copie, 168 anni di storia) usa un linguaggio “basso” nei confronti di un capo di Stato. E non è certo un “foglio giacobino” né di satira: la testata appartiene per il 50% al gruppo editoriale Pearson (lo stesso editore del Financial Times) e alla famiglia di banchieri Rotschild, come ricorda Wikipedia.

 

 

 

 

 

7°) IL GIORNALE

“E’ stata la culona” [riferito alla cancelliera tedesca Angela Merkel]

Dove e quando: prima pagina de “Il Giornale” del 31 dicembre 2011, titolo d’apertura.

La prima pagina de “Il Giornale” con l’attacco alla Merkel.

Perché è nella top ten: l’articolo è un editoriale a firma del direttore Alessandro Sallusti, che commenta le indiscrezioni del “Wall street journal“: il quotidiano aveva riferito di una telefonata della Merkel al presidente Giorgio Napolitano.  In questa telefonata, avvenuta in ottobre, la Merkel avrebbe subordinato gli aiuti all’Italia alle dimissioni del premier Silvio Berlusconi. Dimissioni poi da lui rassegnate due settimane dopo. Sallusti, sul quotidiano appartenente alla famiglia Berlusconi, ha definito “culona” la Merkel perché in settembre erano uscite indiscrezioni su una presunta intercettazione telefonica nella quale Berlusconi avrebbe definito la Merkel una “culona inchiavabile”. Anche se l’intercettazione non è mai stata confermata nero su bianco, le indiscrezioni (pubblicate da “Il fatto quotidiano“) avevano fatto sfiorare un incidente diplomatico internazionale. Ma anche lo scoop del Wall Street Journal ha sollevato polemiche, da parte dei partiti del governo uscente. E così Sallusti sul Giornale ha attaccato la Merkel, usando un aggettivo sessista e triviale verso un capo di Stato donna. Difficile immaginare che l’atto resti senza conseguenze diplomatiche, tanto più che il sessismo in Germania è inammissibile.

 

 

 

 

 

6°) GENNARO GATTUSO, ATTACCANTE DEL MILAN

«Uomo di merda! Leonardo uomo di merda! Uomo di meeerdaaaa….»

Dove e quando: 8 maggio 2011, Roma, stadio Olimpico, partita di campionato Roma-Milan.

Perché è nella top 10: la partita, finita 0-0, ha regalato al Milan il 18° scudetto con 3 giornate d’anticipo sulla fine del Campionato. Al termine della partita, Gattuso e altri giocatori si sono radunati sotto la curva dei tifosi della Roma, intonando un coro insultante nei confronti di Leonardo, allenatore del Milan. Perché un giocatore di punta insulta così pesantemente e platealmente il proprio allenatore, unendosi ai tifosi avversari? Il sintomo di un rapporto incrinato, forse anche perché, 6 giorni dopo l’episodio, Leonardo avrebbe ufficializzato il passaggio al “nemico” diventando allenatore dell’Inter. L’episodio ha fatto molto clamore: Leonardo e Massimo Moratti (Inter) hanno fatto commenti delusi e infastiditi, Adriano Galliani (Milan) ha minimizzato l’episodio. Ma la Federcalcio ha aperto un fascicolo, e alla fine Gattuso è stato sanzionato con una multa di 13.333 euro.

5°) ALBERTO ARBASINO, SCRITTORE

«Ma vaffanculo…».

Arbasino lascia il Premio Boccaccio.

Dove e quando: Certaldo (Firenze), 12 settembre 2011, cerimonia del premio letterario Boccaccio.

Perché è nella top 10: Arbasino, 81 anni, si era stancato della lunga ritualità (“fanfaluche e convenevoli”, li ha definiti) del premio Boccaccio.
«La cerimonia doveva essere alle 18 e invece alle 20 eravamo ancora lì con tutti i passaggi rituali di questi appuntamenti di provincia, i ringraziamenti a tutte le istituzioni coinvolte, quelli che non arrivavano e bisognava aspettare (Enrico Mentana, premiato per la sezione giornalismo ndr). Insomma, una noia. Mi sono stufato, non ne potevo più». Così, in barba alla ritualità solenne di un Premio letterario, il vincitore Arbasino si è alzato e se n’è andato, indirizzando il vaffa alla presentatrice del Premio che gli chiedeva i motivi della sua protesta: «Mi sono sentito molestato e l’ho mandata al diavolo». Arbasino è dunque tornato a Roma senza ricevere il premio, che ha accettato a posteriori. Senza scusarsi con gli organizzatori della manifestazione: «Quando mai hanno avuto tanta pubblicità?» ha detto. Non è da tutti, ma non stupisce: proprio Arbasino aveva elogiato, in passato, la “magica potenza del vaffanculo”.

4°) SIMONE PIANIGIANI, ALLENATORE DELLA NAZIONALE ITALIANA DI BASKET

«Bisogna che si giochi con un po’ di dignità! Con un po’ di anima cazzo! (…) Facciamo a cazzotti almeno! Ma che cazzo avete dentro?!?!?! Porca troia!!!».

Dove e quando: 5 settembre 2011, Šiauliu Arena, Lituania, Campionato europeo di pallacanestro Eurobasket, partita Italia-Israele

Perché è nella top 10: la partita era stata giocata male dalla nostra nazionale, che ha commesso clamorosi errori di gioco. Quando Israele ha accumulato un vantaggio di 21 punti (vinceva 51-72), Pianigiani non ci ha visto più: ha chiamato time out e ha redarguito i giocatori, esortandoli, con molto pathos, a tirare fuori l’orgoglio. Un atto consueto, in una partita importante, ma solitamente nascosto negli spogliatoi: le telecamere, invece, hanno reso partecipi anche gli spettatori di un momento così cruciale e teso.
Il cazziatone è servito: alla fine Israele ha vinto per un sol punto (96-95) ai tempi supplementari. E l’Italia è arrivata penultima nel proprio girone, con una sola vittoria in 5 partite. (il Campionato è stato vinto dalla Spagna). In seguito Pianigiani ha rivelato che, se i giocatori non avessero reagito dopo il suo cazziatone, si sarebbe dimesso. «Se ci fosse stato il crollo totale, dopo tutto lo sforzo profuso, non me la sarei sentita di andare avanti». Nel frattempo, la sua sfuriata è impazzata su YouTube.

3°) GEORGE CLOONEY, ATTORE E REGISTA STATUNITENSE

La copertina di “Rolling Stone” dedicata a Clooney.

«[Farts] it’s one of the funniest things in the history of mankind. Even the idea of a fart makes me laugh. Saying the word ‘fart’ makes me laugh. I have iFart on my phone. I have remote whoopee cushions. Farts. To me, there’s nothing funnier».
[Le scoregge sono una delle cose più divertenti nella storia del genere umano. Basta pensare alle scoregge per farmi ridere. Dire la parola “scoreggia” mi fa ridere. Ho l’applicazione iFart sul mio cellulare. E ho anche cuscini telecomandati che fanno il rumore delle scoregge. Scoregge. Per me, non c’è nulla di più divertente.]

Dove e quando: 9 novembre 2011, intervista pubblicata sul mensile statunitense “Rolling Stone”.
Perché è nella top 10: in questa intervista Clooney , attore eccellente e regista raffinato, ha rivelato il suo lato “trash”, o, se si preferisce, il suo candore fanciullesco. Senza filtri, senza falsi pudori. Alcuni si sono scandalizzati, altri si sono divertiti. In ogni caso, l’articolo ha fatto molto… rumore.

 

 

2°) TATIANA LIMANOVA, GIORNALISTA DI REN-TV, RUSSIA

Dito medio a Barack Obama durante un tg.

Dove e quando: 14 novembre 2011, in diretta tv durante il tg

Perché è nella top 10: la giornalista Tatiana Limanova stava riferendo della nomina di Dimitri Medvedev, presidente della Federazione russa, a capo dell’Apec. E quando ha nominato il suo predecessore all’Apec, Barack Obama (pesidente Usa) ha alzato il dito medio.
Ecco la frase completa: «Oggi Dimitri Medvedev è diventato presidente della Cooperazione economica Asiatico-Pacifica. Questa carica era stata ricoperta in precedenza dal presidente degli Usa Barack Obama».
La giornalista si è giustificata dicendo che il dito non aveva nulla a che vedere col presidente Obama. Era rivolto in realtà ai suoi colleghi tecnici presenti in studio, che stavano cercando di distrarla per scherzo. E che lei pensava di non essere inquadrata in quel momento. Secondo altre fonti, il gesto era solo un’espressione di disappunto per un problema tecnico: la mancata apparizione del testo delle news sul suo monitor.
Nonostante queste precisazioni, pur di evitare un incidente diplomatico internazionale (e forse un’emulazione da parte di altri), la Limanova, che è molto popolare in Russia, è stata licenziata dalla sua emittente, che l’ha accusata di mancanza di professionalità e di aver violato le norme disciplinari sulle dirette tv. Inutile dire che il video ha fatto il giro del mondo…

 

1°) SILVIO BERLUSCONI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

«Io…tra qualche mese me ne vado per i cazzi miei…da un’altra parte e quindi…vado via da questo Paese di merda…di cui…sono nauseato…punto e basta».

La frase antipatriottica di Berlusconi nei giornali di tutto il mondo.

Dove e quando: 13 luglio 2011, telefonata tra Valter Lavitola, direttore de “L’Avanti!” e Silvio Berlusconi intercettata dalla Procura di Napoli nell’ambito dell’inchiesta sulla P4 (associazione a delinquere contro la pubblica amministrazione e l’amministrazione della giustizia). Lavitola usa un cellulare panamense, Berlusconi una scheda intestata a un cittadino peruviano, tale Ceron Caceres.

Perché è nella top 10: Lavitola mette in guardia Berlusconi sulle implicazioni dell’inchiesta e sulle sue possibili conseguenze. Ma Berlusconi ostenta sicurezza e anche un certo fastidio. Ecco il testo completo dell’intercettazione, un concentrato di parolacce: «Anche di questo non me ne può importare di meno… perché io …sono così trasparente..così pulito nelle mie cose..che non c’è nulla che mi possa dare fastidio..capito?..io sono uno..che non fa niente che possa essere assunto come notizia di reato…quindi..io sono assolutamente tranquillo…a me possono dire che scopo….è l’unica cosa che possono dire di me…è chiaro?..quindi io..mi mettono le spie dove vogliono..mi controllano le telefonate..non me ne fotte niente… Io…tra qualche mese me ne vado per i cazzi miei…da un’altra parte e quindi…vado via da questo Paese di merda…di cui…sono nauseato…punto e basta».
Il dialogo, finito sui giornali il 1° settembre, crea un notevole clamore. Tanto che Berlusconi, in trasferta a Parigi per impegni istituzionali, è costretto a commentare la vicenda tentando di ammorbidirne il senso: «Rimango per cambiare questo Paese che ho definito in un certo modo…. sono qui proprio perché l’Italia non sia quel che è adesso», precisando inoltre di aver usato quell’espressione “ a notte inoltrata magari in un momento di rilassatezza o con il sorriso o per paradosso». Ma ormai la frittata era fatta, e ha fatto il giro del mondo: non era mai capitato che un premier definisse in questi termini il proprio Paese. O almeno, non era mai stato colto sul fatto.

Se volete leggere le “top ten” degli anni passati, cliccate su questi link: 2010, 2009 e 2008.

La classifica del 2011 è stata rilanciata da: AdnKronos, Libero, Leggo, Il fatto quotidianoHaiSentito, SiciliaInformazioni, TerniInReteAbexpress

vito tartamella

vito tartamella

One Comment

  1. A proposito della parola fucking, forse può essere utile aggiungere che negli Stati Uniti c’è una legge che proibisce questa ed altre parolacce nelle trasmissioni televisive nella fascia oraria che va dalle 6 alle 22 (dettagli in Regulation of Obscenity, Indecency and Profanity, Federal Communications Commission). Se qualcuno si fa sfuggire le parolacce incriminate, in particolare l’espletivo fucking, c’è sempre un gran clamore, con sanzioni per il canale televisivo che possono arrivare fino a 3 milioni di dollari.

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