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Parolacce: la “top 10” del 2012

Rivelatrici. Dirompenti. Deliranti. Se volete sapere le 10 parolacce che hanno segnato il 2012, in Italia e nel mondo, leggete questo post. Ma prima, una veloce riflessione: a ogni latitudine, sono stati soprattutto lo sport e la politica a infiammare gli animi. Con una significativa novità in Italia, dove Beppe Grillo ha rubato la scena a Umberto Bossi e Silvio Berlusconi, per l’uso abbondante – ma anche creativo – di nomignoli insultanti diventati ormai celebri: da zombie (rivolto a PierLuigi Bersani) a Elsa Frignero (la Fornero) fino a rigor Montis… Anche se, probabilmente, è stato Matteo Renzi ad aver ispirato la vena più caustica di Grillo, che lo ha definito “un ebetino inconsapevole, il compagno di banco che ti copia il compito ma non sa spiegarlo alla maestra, un succhiaruote della politica, un sindaco a zonzo, un aspirante dalemino, un vuoto con il buco intorno”. Vista l’imminente campagna elettorale, questo è solo un assaggio: nel 2013 ne sentiremo delle belle. E non solo da Grillo.

 

10°) MICHEL MORGANELLA, CALCIATORE SVIZZERO

«Je défonce tous les coréens, allez tous vous brûler, bande de trisos».

[«Voglio abbattere tutti i coreani, andate a darvi fuoco, banda di mongoloidi»].

Dove e quando: Il calciatore, 23 anni, difensore del Palermo, stava giocando nella nazionale svizzera alle Olimpiadi a Londra. Il 30 luglio, il giorno dopo aver perso contro la Corea del Sud per 2-1, Morganella ha scritto sul proprio account un tweet pesantemente razzista in verlan, un gergo francese che inverte le sillabe.

Perché è nella top 10: il tweet non è rimasto nella ristretta cerchia dei suoi fan: rimbalzato sui media, ha fatto il giro del mondo. Morganella ha dovuto scusarsi pubblicamente, ma ormai era troppo tardi: la sua Nazionale lo ha costretto a tornarsene a casa e abbandonare i Giochi per aver «discriminato, insultato, e violato la dignità della nazionale sudcoreana, nonché del popolo sudcoreano».

 

9°) SAMUEL L. JACKSON, ATTORE STATUNITENSE

« An out-of-touch millionaire has just declared war – on schools, the environment, unions fair pay … we’re all on our own if Romney has his way. And he’s against safety nets, if you fall, then tough luck. So I strongly suggest to wake the fuck up»!

[Un milionario irraggiungibile ha appena dichiarato guerra alla scuola, all’ambiente, alle eque paghe sindacali…. Siamo tutti abbandonati a noi stessi se Romney ce la fa. Lui è contro le reti di sicurezza, se cadi poi diventa dura. Così vi suggerisco caldamente di darvi una cazzo di svegliata!».]

Dove e quando: nella campagna per le presidenziali degli Usa, il Jewish Council for education and research, un’associazione che riunisce l’elettorato ebreo, ha lanciato diversi video a supporto della rielezione di Barack Obama. Fra questi, il 18 settembre, uno che vede protagonista l’attore Samuel L. Jackson, e scritto da Adam Mansbach, autore di “Fai ‘sta cazzo di nanna” (Go the fuck to sleep). Nel video l’attore fa presenti i rischi per il welfare, l’istruzione, l’ambiente il lavoro in caso di vittoria da parte del candidato repubblicano Mitt Romney. E in puro stile “Pulp fiction” dà una scossa agli elettori passivi o indecisi invitandoli più volte a darsi una c*** di svegliata.

Perché è nella top 10: è la prima volta in cui negli Stati Uniti, nazione puritana, uno spot elettorale utilizza un linguaggio così crudo e diretto. Il video ha fatto discutere, ma è stato visto da quasi 5 milioni di persone. E ha dato il suo contributo alla vittoria di Obama.

 

8°) ANTONIO CASSANO, CALCIATORE

«Ci sono froci in Nazionale? Se penso quello che dico sai che cosa viene fuori… sono froci, problemi loro, mi auguro che non ci sono veramente in Nazionale».

Dove e quando: Durante un’intervista alla trasmissione radiofonica “La zanzara” (Radio 24) il presentatore tv Alessandro Cecchi Paone aveva rivelato che «Nella nazionale di Prandelli ci sono sicuramente due omosessuali, un bisessuale e tre metrosexual (eterosessuali attenti alla cura dell’aspetto fisico, ndr). Il resto sono sani eterosessuali, simpaticamente e normalmente rozzi». Pochi giorni dopo, il 12 giugno a Cracovia, durante la conferenza stampa ufficiale degli azzurri agli Europei di Calcio 2012 prima del match con la Croazia, un giornalista chiede a Cassano un commento alle dichiarazioni di Cecchi Paone. E Cassano, tra risate, frecciate e sgomitate, prende le distanze dall’argomento in modo tutt’altro che diplomatico.

Perché è nella top 10: le frasi omofobiche sono rimbalzate sul Web, in tv e sui giornali. Scatenendo le ire dei gay e non solo. Tra gli attacchi, quello diNichi Vendola, governatore della Puglia e gay dichiarato: «Sono parole offensive. Sono straricchi, straignoranti e pensano di poter dire qualunque cosa. Consiglio ad Antonio Cassano di spendere un miliardesimo di quel che guadagna per comprare qualche libro». Cassano si era poi scusato in un comunicato ufficiale della Figc, ma intanto la Uefa aveva aperto un’inchiesta disciplinare per «dichiarazioni discriminatorie alla stampa». Un mese dopo la Uefa gli ha comminato una sanzione di 15mila euro.

 

7°) PENGUIN NEWS, SETTIMANALE DELLE ISOLE FALKLAND

Kirchner= bitch [puttana]

Dove e quando: il 10 febbraio il sito Web del settimanale pubblica un servizio su Cristina Fernandez de Kirchner, presidente dell’Argentina, che aveva rilasciato dichiarazioni durissime in merito alla sovranità delle isole, contese da decenni. Aveva accusato la Gran Bretagna di neocolonialismo, minacciando proteste presso l’Onu. Ma un redattore aveva denominato “bitch” (puttana) il file con la foto della presidente a corredo dell’articolo.

Perché è nella top 10: Quando un navigatore ha scoperto la vicenda, la notizia è rimbalzata sui giornali argentini, sollevando un’ondata internazionale di indignazione. Centinaia di mail e di tweet di proteste e di insulti sono state inviate alla direttrice del sito, Lisa Watson. Il sito ha rinominato la foto, e la direttrice si è scusata, dicendo che l’episodio era frutto dell’humor nero di un redattore. Ciò non ha comunque inibito il premier britannico David Cameron dal ribadire che le Falkland sono e resteranno del Regno Unito.

 

6°) KIMI RAIKKONEN E SEBASTIAN VETTEL, PILOTI DI FORMULA 1

RAIKKONEN: «Last time you guys were giving me shit because I didn’t really smile enough» [L’ultima volta che ero arrivato primo, molti di voi mi avevano riempito di merda perché non avevo sorriso abbastanza».]

VETTEL: «it was obviously a chance to fuck it up and we didn’t do that». [C’era la possibilità di mandare tutto a puttane, ma non l’abbiamo fatto]

http://youtu.be/46u81sdxEkY

Dove e quando: 4 novembre, terz’ultima gara del Campionato mondiale di Formula 1. La gara è vinta da Raikkonen (Lotus-Renault) seguito da Fernando Alonso (Ferrari) e Sebastian Vettel (Red Bull-Renault), poi laureatosi vincitore del mondiale. I 3 vengono intervistati sul podio da David Coulthard, ex pilota della McLaren e collaboratore della Bbc. «Il pubblico vorrebbe sapere quanto sia stato emozionante tornare alla vittoria. Raccontacelo», ha esordito Coulthard. Ma in un clima rilassato e goliardico, Raikkonen e Vettel hanno risposto a ruota libera, senza freni inibitori, usando queste (e anche altre espressioni) in mondovisione: la trascrizione integrale dell’intervista è qui.

Perché è nella top 10: Coulthard ha cercato di salvare la diretta, affermando: «Non mi piace fare questo genere di interventi. Va tutto in diretta televisiva e non credo che sia educativo». L’episodio ha fatto il giro del mondo. Vettel ha chiesto scusa con un comunicato stampa, e la Fia (Federazione internazionale dell’automobile), organizzatrice dei Gp, ha dovuto emettere un richiamo ufficiale a tutti i piloti: “E’ una nostra responsabilità collettiva assicurarci che i piloti siano a conoscenza che questo linguaggio non deve trovare spazio durante gli eventi con i media… Si comprende che nel caldo della battaglia, l’adrenalina, l’esaltazione e la delusione possono essere un mix pericoloso. Ma i piloti sono professionisti, e una parte del loro lavoro è parlare coi media, e devono farlo in modo accettabile”. Avvisandoli che la prossima volta partiranno azioni disciplinari.

 

5) CARLO PELLEGATTI, TELECRONISTA SPORTIVO

«Ha ancora qualcosa da dire Conte… Conte è senza vergogna e va a protestare. Conte è senza vergogna… La provocazione! Senza vergogna la Juventus! E’ senza vergogna! Conte è malato mentale! Vai e vai negli spogliatoi stasera, cazzo rompi i coglioni i stasera!?! Stasera muto e vai negli spogliatoi! Guarda che roba, guarda che roba! Guarda! Guarda! Colpa di quel testa di cazzo! Colpa di quel testa di cazzo! Vai negli spogliatoi e vai».

http://youtu.be/xVCV5DqywIs

Dove e quando: il 26 febbraio, alla fine della partita Juventus-Milan, terminata 1-1. Un match molto contestato: il Milan era in vantaggio per 1-0 quando Muntari insacca il 2-0 oltre la linea di porta ma il guardalinee non lo vede. E alla fine la Juve pareggia. Pellegatti – tifoso del Milan – stava facendo la telecronaca su Mediaset premium. Al terminedella partita, l’allenatore della Juventus Antonio Conte è entrato nel terreno di gioco per parlare con alcuni giocatori del Milan molto agitati. La scena ha fatto infuriare il cronista che l’ha interpretata come una provocazione gratuita. E così ha perso ogni freno, in un crescendo di insulti. Quelli più pesanti li ha detti pensando di non essere in onda: ma quando qualcuno gli ha fatto notare la gaffe, ha ripreso a parlare cercando di far finta di nulla. Troppo tardi.

Perché è nella top 10: non si era mai sentito un tifoso prevalere a tal punto sul cronista. All’indomani del fattaccio, Pellegatti ha pubblicato sul sito di SportMediaset una lettera di scuse alla Juve, a Conte e ai tifosi juventini, ribadendo di aver usato parole sconvenienti e offensive pensando di non essere in onda. Ma non è bastato: Conte lo ha minacciato di querela, il suo sfogo è diventato un tormentone sul Web, i tifosi juventini si sono indignati bersagliandolo con cori offensivi nelle partite successive, e la figuraccia è stata ufficializzata con un “Tapiro d’oro” dalla trasmissione della stessa Mediaset “Striscia la notizia”.

 

4) MICHEL MARTONE, VICEMINISTRO DEL LAVORO CON DELEGA ALL’OCCUPAZIONE GIOVANILE

«Se vogliamo invertire il trend dell’occupazione, innanzitutto dell’occupazione giovanile, dobbiamo cominciare a riconquistare posti di lavoro, uno per uno. Dobbiamo fare lo sforzo, e mi ci impegnerò, di comunicare ai giovani dei messaggi veri, tipo: se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato».

Dove e quando: Martone, 38 anni, era uno dei relatori alla “Giornata sull’apprendistato” organizzata dalla Regione Lazio lo scorso 24 gennaio. La frase ha espresso un dato reale: l’elevata età media alla laurea (27 anni, contro i 24 della media europea). Ma è stata pronunciata in un Paese messo in ginocchio dalla crisi economica, con un elevato tasso di disoccupazione giovanile, e dopo i pesanti tagli all’istruzione e alle borse di studio.

Perché è nella top 10: L’uscita ha sollevato un’ondata di indignazione, che ha superato in intensità quella per i “bamboccioni” (così nel 2007 l’allora ministro Tommaso Padoa-Schioppa aveva definito i giovani). Associazioni di studenti, social network, sindacati, politici di sinistra e anche di destra hanno criticato Martone, che, pur ammettendo di «non aver avuto la sobrietà necessaria» ha precisato che non si riferiva «a tutti quei ragazzi che per necessità, per problemi di famiglia o di salute o perché devono lavorare per pagarsi gli studi, sono costretti a laurearsi fuori corso». Ma non è bastato. Diversi giornali hanno poi indagato sulla fulminea carriera universitaria e politica di Martone, aggiungendo fuoco alle polemiche.

 

4) ANDREA FABRA FERNÁNDEZ, DEPUTATA DEL PPE SPAGNOLO

«Sì señor, muy bien, muy bien, que se jodan».

[Sì signore, molto bene, molto bene, che si fottano]

Dove e quando: Andrea Fabra è una giovane deputata (39 anni) del Ppe, che oggi è partito di maggioranza in Spagna. Lo scorso 11 luglio il premier Mariano Rajoy stava presentando i tagli ai sussidi di disoccupazione, una scelta politica durissima. La Fabra, in risposta ai fischi della sinistra, ha invece applaudito Rajoy, con un commento sarcastico che non è sfuggito alle telecamere.

Perché è nella top 10: la frase ha suscitato un’ondata di indignazione sui giornali di tutto il mondo e sui social network, diventando uno dei trend topic mondiali su Twitter. E ha infiammato ulteriormente le manifestazioni di piazza contro le misure economiche del governo. La Fabra si è scusata, sostenendo che la frase era indirizzata ai colleghi deputati socialisti. Ma nessuno le ha creduto: i Socialisti e Izquierda plural hanno chiesto le sue dimissioni in Parlamento, per le quali il sito Change.org ha raccolto 224mila firme. Il cantautore spagnolo Diego Escusol le ha dedicato la canzoneQue se joda Andrea Fabra (Che si fotta Andrea Fabra):


3°) LUCIANA LITTIZZETTO, COMICA

«Torna Berlu, sale lo spread…. Io non dico un pudore, sentimento antico, ma una pragmatica sensazione di aver rotto il cazzo?!?».

http://youtu.be/CkTn3zpMFoY

Dove e quando: durante il consueto siparietto comico fra Fabio Fazio e Luciana Littizzetto al termine della trasmissione “Che tempo che fa” del 9 dicembre, il giorno dopo l’annuncio di Silvio Berlusconi di volersi candidare alle prossime elezioni politiche.

Perché è nella top 10: la frase, molto applaudita in tv, ha suscitato un vespaio di polemiche. Il consigliere Rai Antonio Verro (Pdl) ha protestato, portando il caso in Commissione di vigilanza; l’Osservatorio sui diritti dei minori ha protestato pe ril linguaggio scurrile, e alla fine il direttore generale della Rai ha chiesto al direttore di Rai3 “maggior rispetto, evitando gli eccessi”. La polemica è montata al punto che la Rai ha meditato addirittura di far slittare il prossimo Festival di Sanremo (previsto dal 12 al 16 febbraio e presentato proprio dalla coppia Fazio-Littizzetto) a dopo le elezioni politiche del 24/25 febbraio, nel timore che la lingua velenosa della comica potesse infastidire i candidati. Ma l’ipotesi è tramontata, più che altro perché sarebbe stato impossibile riconvocare gli ospiti internazionali in altre date. In ogni caso, la Luciana nazionale ha reagito con ironia: «Ok, ora sto muta come una mosca, faccio solo il mimo… Mimo le facce dei parlamentari europei quando hanno visto tornare Berlusconi…E prometto che non dirò mai più le parolacce: posso dire hai rotto il canòlo? Che in Corea del Nord hanno rotto il razzo? Hai scassato il cambio? Hai sparato il tassello? Hai piallato le palle? Hai rotto la cozza? Non posso dire “dissento” non è nella mia natura..».

http://youtu.be/_gNTq1xfK1M

 

2) LIBÉRATION, QUOTIDIANO FRANCESE

“Casse-toi, riche con!”

[Togliti dai piedi, ricco coglione!]

Dove e quando: un quotidiano belga, La Libre Belgique, aveva annunciato che Bernard Arnault, proprietario del gruppo del lusso Lvmh (moda, profumi, champagne, grande distribuzione): il più ricco magnate europeo e il 4° del mondo, avrebbe chiesto la cittadinanza belga per “motivi personali e professionali”. Ma molti hanno pensato che in realtà il vero motivo fosse il regime fiscale più morbido dei Paesi Bassi, soprattutto nel campo delle successioni ereditarie. Così il 10 settembre Libération, quotidiano della sinistra francese, ha attaccato frontalmente Arnault utilizzando la stessa frase, riveduta e corretta, che aveva detto nel 2008 l’allora presidente Nicolas Sarkozy (“Casse-toi, pauvre con”) a un uomo che si era rifiutato di stringergli la mano. Ecco cosa ha scritto il quotidiano francese nell’articolo: “Mentre si profilano rigore, austerità e recessione per tutti, le élites mostrano sempre la solita leggerezza morale, incapaci di cambiare o anche solo di immaginare i danni che simili gesti creano nell’opinione pubblica”.

Perché è nella top 10: in Francia si è scatenato il dibattito tra chi ha accusato Arnault di essere immorale, e chi ha criticato Libération per il linguaggio pesante. Intanto, la copertina del giornale ha fatto il giro del mondo. E’ forse il primo caso di attacco così frontale a un magnate dell’economia: vi immaginereste un giornale italiano che, in nome dell’equità fiscale, usi questa frase con un Michele Ferrero o un Leonardo Del Vecchio (secondo la rivista Forbes, i più ricchi d’Italia)? Arnault, però, non è stato a guardare: ha querelato il giornale, denunciando l’estrema volgarità e la violenza del titolo, precisando comunque che continuerà a pagare le tasse in Francia. Nel frattempo, anche l’attore Gérard Depardieu ha deciso di trasferirsi in Belgio, non nascondendo che lo fa per motivi fiscali (la tassazione al 75% sui redditi più alti introdotta da Hollande). Depardieu è stato più drastico: restituirà il passaporto francese e prenderà quello belga. E forse anche quello italiano.

 

1°) GREGORIO DE FALCO, CAPO DELLA CAPITANERIA DI PORTO DI LIVORNO

«Guardi Schettino che lei si è salvato forse dal mare ma io la porto veramente molto male… Vada a bordo, cazzo!!».

Dove e quando: 13 gennaio, ore 21:42. Al largo dell’Isola del Giglio, la nave da crociera Costa Concordia si arena dopo aver urtato gli scogli: si era avvicinata troppo alla costa. Intorno alle 23 la nave viene abbandonata, e per ore la situazione precipita nel caos totale. Alle 1:46, dopo varie telefonate, il capitano De Falco intima al comandante della nave Francesco Schettino di risalire sulla nave per verificare se vi fossero ancora persone a bordo. De Falco ha poi rivelato che aveva usato quei modi bruschi perché il tono di Schettino non lo convinceva. Alla fine il bilancio della tragedia è stato di 30 morti, 2 dispersi, 110 feriti. Il processo è ancora in corso.

Perché è nella top 10: la telefonata è impressionante perché fa rivivere i momenti convulsi e disperati della tragedia. E la frase di De Falco rimane impressa perché mescola formalità e informalità, rispetto e aggressività: De Falco dà del “lei” a Schettino, ma al tempo stesso impreca in modo rude. L’espressione ha fatto il giro del mondo ed è diventata un tormentone: ha ispirato decine di canzoni parodistiche su YouTube e T-shirt. Al di là delle responsabilità, ancora da accertare, la titubanza di Schettino aveva peraltro un fondamento: il ponte di comando era troppo inclinato per accedervi, e i passeggeri stavano ancora scendendo dalla biscaggina (scala di corda).

 

Vuoi leggere le “top 10” degli anni passati? Clicca su questi link: 2011, 2010, 2009, 2008.

Hanno parlato di questo post: AdnKronos, Libero news, Globalist, Shqiptari italise, Mnews, Localport,  ItaliaInformazioni, JulieNews.

vito tartamella

vito tartamella

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