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Come si offende l’intelligenza (e con quali effetti)

I DIVERSI TIPI DI INSULTI MENTALI

Fiaba di Hans Christian Andersen su un finto stupido che conquista una principessa.

In questa ricerca mi sono concentrato solo sui termini offensivi che descrivono la persona priva di intelligenza. Perciò ho escluso diversi termini che non descrivono direttamente la mancanza d’intelligenza ma la squalificano utilizzando paragoni sminuenti:

  • le metafore sessuali come fesso (da fessura, la vulva: dal napoletano fessa), frescone (eufemismo di fregnone, da fregna), coglione e così via: il sesso è considerato un’attività animalesca, perciò le metafore sessuali si prestano a indicare comportamenti caratterizzati da fisicità e istinto, ma non da intelligenza;
  • le metafore animalesche come asino e stordito (che deriva da tordo, uccello facile da catturare e perciò considerato poco intelligente): consideriamo gli animali (“bestie”) inferiori proprio perché non dotati di intelligenza;
  • le metafore vegetali, sia a forma fallica (baggiano da baggiana, fava; citrullo da cetriolo), che a forma tonda, per evocare la testa (zuccone, o anche gnucco, che deriva sempre da zucca): i vegetali, in quanto inanimati, sono considerati emblema di mancanza d’intelligenza.

In questa lista ho escluso anche i termini di origine medico-psichiatrica, a cui avevo già dedicato un precedente articolo

Al netto di queste esclusioni, gli insulti che descrivono la mancanza di intelligenza sono 25 e si possono dividere in 7 categorie descrittive:

1)  Chi ha la mente offuscata

ottuso da ŏb- ‘contro’ e tŭndere ‘colpire, percuotere’: chi è lento e tardo nel comprendere, come se avesse ricevuto una botta in testa; ottuso significa anche smussato, privato della punta come una lama non affilata (il contrario di acuto)
rintronato chi è assordato dal rumore di un tuono
stupido dal latino stŭpidu(m), propr. ‘sbalordito’, da stupēre ‘sbalordire’: dalla radice indoeuropea “steup” “battere”, chi riceve un colpo in testa (stessa etimologia di stupore, stupendo, stupefacente): vedi mio approfondimento
suonato chi ha ricevuto un colpo e ha perso lucidità

2) Chi balbetta frasi sconnesse

babbeo / babbione / babbo   onomatopea “ba ba”: chi balbetta frasi insensate
rimbambito da “bimbo”, chi regredisce a livello di un bambino; o origine onomatopeica infantile (bam-bam)
tonto  onomatopea che riproduce un balbettio

3) Chi è privo di qualcosa

decerebrato privo del cervello
deficiente dal latino de-ficiere, abbandonare: chi manca di qualcosa
demente letteralmente, lontano dalla mente
ebete da hebēre ‘essere smussato’, senza punta o taglio (contrapposto ad acūtus ‘acuto’)
essere fuori (di testa) chi sragiona è come se fosse stato estromesso dalla coscienza
imbecille  dal latino in (senza) e baculum (bastone), quindi indifeso, debole (di mente, di discernimento)
scemo / scimunito  da  ex sēmus ‘mezzo’ (da sēmis ‘metà’): letteralmente “dimezzato”. Chi ha un grosso deficit intellettivo
svanito chi ha le facoltà mentali indebolite (da s- intensivo e vanum, vuoto)
svampito letteralmente “evaporato” (riferito alla consapevolezza)

4) Chi fa gesti ripetitivi e insensati

grullo dal latino volgare grullare, da “crollare” e “gru”: chi muove il capo come fanno le gru: il grullo è chi dondola il capo senza capire 
pirla  In milanese “la pirla” (e non “il pirla”) è la trottola… Il pirla è colui che si fa prendere in giro da tutti o che gira a vuoto come una trottola: qui il mio approfondimento

5) Chi è immobile e rigido

stolto dalla radice “stal” chi rimane fermo e impalato
testone chi ha la testa grossa, troppo piena e pesante, e perciò difficile da smuovere, da far funzionare, da riempire con nuove idee

6) Chi non ha sapore

insulso composto di in-  e sălsus ‘salso, salato’: insipido
sciocco  da xsūc(c)u(m) ‘senza sugo’, comp. di ĕx- (s-) e sūcus ‘sugo’: insipido
(per contrasto, sapere è “ciò che ha sapore”: il sapiente è chi sa distinguere i sapori) 

7) Chi non è maturo

idiota dal latino idiōta(m) ‘ignorante’, dal gr. idiṓtēs, ‘particolare, privato’: uomo privato, il contrario dell’uomo pubblico: quindi inesperto, incompetente
inetto dal latino -in- aptum, non adatto: incapace di fare qualcosa
ritardato, tardo  chi arriva troppo tardi a capire le cose (o ha avuto uno sviluppo mentale incompleto)

Cosa rivelano questi termini? Ciascuno nasce dall’esigenza di descrivere una realtà impalpabile come l’intelligenza. I più numerosi sono i termini che descrivono la scarsa intelligenza in modo astratto come “carenza” (decerebrato, demente). In questa stessa area più astratta ricadono anche i lemmi che la descrivono come una forma d’immaturità (ritardato).

Una t-shirt autoironica: darsi dello stupido ha sempre un fondo di verità

Sono più descrittivi i termini che riconducono la mancanza d’intelligenza a una mente offuscata, come se avesse ricevuto un colpo in testa (stupido, a cui ho dedicato un articolo). E quelli che descrivono le manifestazioni visibili di una mente che non funziona: chi fa gesti ripetitivi e insensati (pirla, a cui ho dedicato un altro articolo), chi rimane impalato (stolto) oppure balbetta frasi sconnesse (tonto).
Interessante anche la metafora gustativa: chi è
sciocco è come un cibo insipido, ovvero un ectoplasma, una presenza inconsistente, senza contenuto né sapore (per contrasto, chi è intelligente è sapiente, nel senso che “sa” di qualcosa).

⇒(avanti) Gli effetti di questi insulti

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