GLI EFFETTI DEL TITOLACCIO

Un romanzo che usa la parola “coglione” nel titolo.
Il significato di “coglione” è effettivamente quello che ha detto Sallusti: stupido; inetto, sciocco, balordo. Ma con una carica offensiva rilevante, perché si paragona una persona a una parte anatomica che sminuiamo perché consideriamo il sesso un’attività animalesca e bassa. Tant’è vero, come ha rilevato l’avvocato Giuseppe d’Alessandro, autore di “Insulti giuridici”, l’epiteto è stato sempre oggetto di condanna nei processi: è il quarto insulto più frequente nelle aule di Tribunale.
Se Trump decidesse di querelare “Libero” per diffamazione, vincerebbe a mani basse, perché l’insulto, in quella frase, andava a colpire Trump come persona. E questo genere di attacco è punito dal nostro Codice Penale, che tutela il diritto di critica anche feroce, ma a patto di non ledere l’onorabilità di una persona. Se Sallusti avesse scritto “Trump ha fatto una coglionata”, non avrebbe rischiato nulla, perché sarebbe stata una critica dura (purché argomentata) e limitata a un singolo comportamento. In ambo i casi, comunque, il giornale avrebbe perso autorevolezza, come accade a chiunque usi un linguaggio scurrile.
In Italia il titolo è stato accolto con atteggiamenti contrastanti: alcuni hanno accusato “Libero” di incoerenza, altri (non molti in verità) hanno contestato la scelta lessicale (considerata uno “sdoganamento” dell’insulto), e altri ancora hanno definito il titolo “geniale“. Il commento più incisivo è stato quello del sociologo Luigi Manconi a “L’aria che tira” su La7. «Il Manzoni si definiva libero da “servo encomio e da codardo oltraggio”, cioè sia dal servilismo che dal colpire alle spalle un idolo caduto. La destra italiana, invece, è passata dall’esaltazione di Trump alla sua criminalizzazione…. Come il titolo di “Libero”. Da sociologo delle comunità giovanili avevamo studiato come nascono le risse: di solito c’è un’escalation di insulti, che a un certo punto degenera in uno scontro fisico. Nelle gang romane il punto di non ritorno era costituito dall’epiteto “faccia di merda“. Ecco, mi aspetto che domani quel giornale scriva Trump è “una faccia di merda”…».
Il titolo di “Libero” è stato ripreso anche dalla stampa estera, sebbene la maggior parte delle testate internazionali abbia preferito non dargli peso.

Le traduzioni dell’International Business Time: inept, stupid, idiot
Le poche testate ad aver ripreso la notizia l’hanno fatto con traduzioni molto inadeguate del termine: la testata statunitense International Business Times l’ha reso con “idiot, inept stupid person”. Gli statunitensi AOL, MSN, The Mirror US, l’irlandese Irish star, l’hanno reso tutti con “idiot”.
E questo ha fatto emergere l’inadeguatezza delle traduzioni degli insulti, tema sul quale batto da tempo sia sul questo blog, sia nel workshop su “Parolacce e comunicazione” che tengo all’università Iulm di Milano. E’ vero che “coglione” significa “persona stupida”, ma lo fa con un’ulteriore sfumatura di svilimento, dovuta all’uso del sesso (il testicolo) come emblema della bestialità animalesca senza cervello.
Una traduzione più fedele sarebbe stata “ballbag” (letteralmente, scroto, ma usato anche come sinonimo di persona ignorante e stupida), oppure – restando nella stessa zona anatomica – “dickhead” (letteralmente, testa di cazzo: idiota, stupido) o “dickhole” (buco del cazzo, anche in questo caso come sinonimo di idiota).
⇒ (avanti) I precedenti di “Libero”….