La prima pagina è rimbalzata su tutti social, e molti hanno pensato che fosse un fotomontaggio del giornale satirico “Lercio” o un meme. Invece no: lo scorso 20 giugno il quotidiano “Libero”, diretto da Alessandro Sallusti, ha davvero scritto come titolo d’apertura a tutta pagina: «TRUMP È UN COGLIONE».
Sotto il titolo, una vignetta caricaturale di Benny mostra Giorgia Meloni su un balcone mentre svuota un catino d’olio su Trump che sta sotto.
Il titolo è a suo modo storico: non si era mai letto un insulto così pesante – per di più contro un capo di Stato straniero, anziano, nonché alleato internazionale – sulla prima pagina di un quotidiano. Solo 20 anni fa un titolo del genere sarebbe stato inimmaginabile.
Sbaglia, però, chi pensa che la prima pagina di “Libero” sia un esempio isolato di come il linguaggio da strada abbia contagiato il giornalismo. In realtà è avvenuto qualcosa di più profondo: il giornalismo politico ha fatto propri gli stilemi della satira. Un titolo simile, fino a oggi, si poteva leggere solo su giornali come “Cuore” o “Il Vernacoliere”. Oggi, invece, il confine fra informazione e satira politica si sta sempre più assottigliando, e questo processo sta contagiando non solo i giornali di partito o di opinione, ma tutta l’informazione.
Perché è accaduto? E con quali conseguenze? Il caso – a suo modo storico – merita di essere approfondito. Perché segna una svolta nel modo di comunicare: è la punta di un iceberg, l’esito macroscopico di un cambiamento iniziato da molto tempo. E’ il sintomo di un cambiamento sociale più ampio, che sta avvenendo nel mondo dell’informazione e non solo.