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Processo agli insulti: cosa dicono le sentenze

Alcuni insulti discussi in tribunale (elaborazione foto Shutterstock).

Il “vaffa” ha perso il suo carattere offensivo: significa “non infastidirmi“, quindi si può dire impunemente, dice la Cassazione. No, anzi: questa espressione va condannata perché “è indice di disprezzo“, replica la Suprema Corte in un altro pronunciamento.
Le sentenze sugli insulti sono appassionanti, ma spesso sembrano contraddirsi e perciò rischiano di creare confusione: che cosa si può dire, allora, senza rischiare di finire in tribunale?
La questione è vitale, come testimoniano i numerosi e accorati appelli che mi arrivano da quando ho scritto un post sulla riforma del reato di ingiuria: «Se do a qualcuno dello “sciacallo” su Facebook, mi può denunciare?», chiede Luca. «Dopo che la mia ex fidanzata mi ha detto che mi aveva tradito, ai suoi messaggi sul telefonino ho risposto con pesanti parolacce, tipo lercia, zoccola, viscida, ecc , rischio qualcosa?», incalza Andrea.
Non sono quesiti astratti, visto che le leggi puniscono le offese (ingiuria, diffamazione, oltraggio) con multe fino a 12mila euro e carcere fino a 5 anni.

Ora, però, c’è finalmente un quadro d’insieme: lo offre il “Dizionario giuridico degli insulti” (A&B editrice, 196 pagg, 18 €), un libro straordinario, appena pubblicato, che passa in rassegna oltre un secolo di sentenze pronunciate dai tribunali italiani. Potete trovare, in ordine alfabetico, i pronunciamenti su 1.203 termini insultanti (da “A fess ‘e mammeta” a “Zozzo”) e 83 gesti (dal dito medio all’ombrello). L’autore è un avvocato cassazionista siciliano, Giuseppe D’Alessandro, che i lettori di questo blog ricorderanno per un suo precedente libro (di cui avevo parlato qui), che pubblicava le statistiche sugli insulti più denunciati in tribunale (vedi grafico più sotto).
Il nuovo dizionario (a sin. la copertina) è un’opera preziosa: può essere utile non solo ai giuristi e ai linguisti, ma anche ai sociologi (per capire come cambia la percezione delle offese nel corso delle epoche) e ai giornalisti e blogger, per sapere quali parole possono o non possono usare nel criticare un personaggio pubblico.
Ma attenzione: fino a un certo punto, come spiegherò più sotto. Le parolacce, infatti, non si lasciano ingabbiare in una sentenza – di condanna o di assoluzione – perché possono essere usate in molti modi e non solo illeciti. Le parolacce, infatti, sono come i coltelli: si possono usare per ferire o uccidere, ma anche per sbucciare una mela o incidere una scultura nel legno…

PAROLE CONDANNATE

Nel libro, del quale ho scritto la prefazione, trovate tutti gli insulti classici (stronzo, carogna, puttana, verme, ladro, fogna, infame…). E anche espressioni molto più creative o ispirate dalla letteratura e dalla cronaca: dentiera ambulante, diesel fumoso, ancella giuliva, barabba, azzeccagarbugli, Zio Paperone, Papi girl, Pacciani, Lewinsky
Ma fra i termini offensivi sottoposti a giudizio trovate anche parole neutre (tizio, boy scout, coccolone) o addirittura complimenti: bella, bravo, onesto. Tutte – badate bene – espressioni condannate come insulti. Com’è possibile?
Dipende dall’intenzione comunicativa: se è vero che con le parolacce posso esprimere anche affetto (fra amici: «Come stai, vecchio bastardone?»), è altrettanto vero che 
si può camuffare un’offesa sotto le sembianze di un complimento.
Ne sa qualcosa, racconta il libro, la persona che nel 2010 disse a due vigilesse: «Siete due gran
fiche». E’ stata condannata, e non per sessismo: l’automobilista che aveva detto quella frase sarcastica era infatti una donna di Modena. Che stava usando un’altra figura retorica, l’antifrasi: una locuzione il cui significato era l’esatto opposto di quello che ha letteralmente. Dunque, vale la seguente equazione: complimento = insulto. La medesima parola, insomma, può avere entrambe le funzioni a seconda del tono (ovvero dell’intenzione comunicativa) con cui viene detta.

Gli insulti più processati in tribunale (clic per ingrandire)

Ecco perché i magistrati, per giudicare se una parola sia stata davvero offensiva, usano lo stesso criterio di un buon linguista: collocano quella espressione nel contesto. Cioè vanno a guardare chi l’ha detta, quando, perché, a chi, dove, con quale intenzione comunicativa.
E così
, grazie a questi dettagli, questo libro racconta tante storie, spesso divertenti. Come quella del magistrato che aveva chiamato i propri colleghi, durante un’infuocata camera di consiglio, “minchie mortee “nani mentali(fu condannato dalla Cassazione nel 2004). 
O quella dell’automobilista punito dalla Suprema corte nel 2011 per aver detto a un poliziotto che l’aveva sanzionato durante un controllo stradale: «Questa multa non mi toglie nemmeno un pelo di minchia». Peccato, era una bella battuta.
Altri giudici, in passato, si erano dimostrati più tolleranti: avevano assolto un uomo che aveva detto a un collega «Mi
fai una sega tu e la legge». Perché, scrissero i magistrati dell’epoca (era il 1948!) la frase, per quanto volgare e come tale emendabile, «aveva il significato traslato di “Sono assolutamente tranquillo di fronte alla minaccia di adire vie legali”».

I CONFINI DELLA CRITICA

Alcuni insulti fanno rischiare la galera (Shutterstock).

Ma fino a che punto ci si può spingere nel criticare qualcuno?
La libertà di criticare un personaggio pubblico è uno dei cardini della democrazia e della libertà di stampa. E’ in nome di questa libertà che Vittorio Feltri è stato assolto per la sua rubrica «Il bamba del giorno», che metteva alla berlina vari protagonisti delle cronache. Una critica anche feroce, purché argomentata, è infatti tollerata. Ma salendo di tono e di bersaglio, questa libertà inizia a scricchiolare: è legittimo affibbiare il soprannome di “Cialtracons” al Codacons, l’associazione dei consumatori? I giudici hanno detto di no.
E’ il noto dibattito sui confini della satira: fino a dove può spingersi per «castigare i costumi attraverso il riso»? La Cassazione parla di “continenza”: si possono usare parole forti, purché siano figlie di un dissenso ragionato. Ma, in realtà, è impossibile stabilire una formula a priori valida per tutti i casi.
E quando si parla di parolacce i dubbi da sciogliere sono numerosi e, a volte, involontariamente comici. Per esempio, muovere il bacino in avanti e indietro dicendo «Suca» (succhia) è un’ingiuria? I magistrati l’hanno inquadrata come atto contrario alla pubblica decenza, ma si potrebbe discutere a lungo. E la frase «Ti rompo le corna» è un’ingiuria o una minaccia? Dipende se si dà più peso al verbo rompere o alle corna...
E augurare a qualcuno che «gli venga un cancro»? Esemplare quanto hanno scritto i giudici della Cassazione nel 2008: «la malattia non è mai una colpa, ma un evento naturale che colpisce tutti e per la quale non c’è motivo di vergogna: l’augurio dell’altrui sofferenza denota miseria umana, ma non riveste rilevanza penale».
Miseria umana ma anche superstizione: la maledizione – questo il nome tecnico dell’augurare il male a qualcuno – si basa sulla credenza magica che un desiderio (malevolo) possa realizzarsi davvero. Molte espressioni volgari sono maledizioni, eppure nei loro confronti i giudici hanno pareri discordi: hanno assolto chi ha augurato la morte di qualcuno, ma condannato chi ha detto «Va a morì ammazzato», «Che ti vengano le emorroidi», «Che tu possa sputare sangue», e perfino «Va a cagare» (che per uno stitico sarebbe una benedizione).

SENTENZE DISCUTIBILI

Locandina del “Vernacoliere”, giornale satirico.

Com’è inevitabile, molte sentenze fanno discutere. Perché, in diversi giudizi, rompicoglioni è un termine tollerato («è una manifestazione scomposta di fastidio, di disappunto ma non lede l’onore») mentre rompicazzo è considerato insultante, pur avendo un significato equivalente? Perché i testicoli debbano avere una minor forza insultante rispetto al pene non è dato sapere.
Lo stesso dilemma si pone per i termini pagliaccio e buffone: pur essendo termini sovrapponibili, mentre il primo è stato sempre condannato, il secondo è stato anche assolto. Il buffone, del resto, è una figura ambigua: è ridicolo ma può anche rivelare verità scomode.
Ed è lecito che un insegnante dia dell’asino a un alunno? La Cassazione, nel 2013, ha scritto che il termine «potrebbe, in linea di principio, riconnettersi ad una manifestazione critica sul rendimento del giovane con finalità correttive». Sarà, ma ho qualche perplessità sull’efficacia educativa dell’insulto.
Di certo, per chi come me è giornalista, ovvero fa informazione critica, fa effetto leggere che è stato condannato chi ha usato i termini faccendiere, inqualificabile, modesto, politicante, scalmanato, sciagurato, sconcertante, specioso, strampalato.
D’altra parte, è pur vero che è stato assolto chi ha detto crumiro, dittatore, esaurito, fanatico, fazioso, incauto, inciucio, lacché, lottizzato, nepotismo, pazzo, retrivo, risibile, ruffiano (ma solo in senso metaforico), sanguisuga, sobillatore, sprovveduto, stravagante, superficiale, trombato, trombone, zelante e zombie.
Ma attenzione: non c’è alcuna garanzia che, usando questi termini, la passerete liscia. Dipende dal tono che usate, dalle argomentazioni che adducete, dalla sensibilità del giudice. Perché gli insulti possono sì ferire, ma restano pur sempre inafferrabili: come cantava don Basilio nel “Barbiere di Siviglia”, «la calunnia è un venticello».

Per saperne di più su leggi e turpiloquio, ecco altri miei articoli che potrebbero interessarvi:

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Hanno parlato di questo post: AdnKronos, L’Espresso, Ansa, Quotidiano.net, IlRestoDelCarlinoFranco Abruzzo, Il GiornaleIl Secolo d’Italia, StravizziFan Page, Enews24, Il DubbioGenova quotidiana, Ultima voce. E qui sotto c’è anche una video recensione di Dellimellow:

vito tartamella

vito tartamella

45 Comments

  1. Ma se continua una persona con profili falsi a darmi fastidio….come mi devo comportare x farla smettere…e vorrei scriverle facendole capire che deve sparire altrimenti la denuncio… vorrei sapere che frasi posso usare x non incorrere a ingiurie o denuncia. ..grazie x il suo aiuto…altrimenti prima o poi sbotto con parole che probabilmente poi mi metterebbero nei guai…buona serata attendo con ansia e gratitudine una su cortese risposta Cri..

    • Gli dica che ha salvato sul computer tutti i suoi interventi. E che se ne fa un altro, manda tutto alla Polizia postale e lo denuncia per stalking: la Polizia riesce a risalire all’identità di chi usa falsi profili. A lui la scelta…

  2. Ho avuto un diverbio,ed ho risposto a questa persona dicendo che ha un basso q.i. Lei mi ha risposto che il suo q.i. si è adeguato al suo interlocutore,cioè Me. Ma potrebbe denunciarli?

    • Beh, come litigio devo ammettere che è divertente: avete detto tutti e due delle battute salaci. La sua domanda è ambigua quindi le do una risposta duplice: lei non può denunciare il suo interlocutore perché è stato proprio lei, Roberto, a provocare l’altro con un’offesa. Il suo interlocutore dubito possa denunciarla, dato che le ha già reso pan per focaccia. Il match si è chiuso in parità.

  3. Una persona su fb ha pubblicato che sono una puttana di merda (mi vergogno persino a scriverlo) ed ha reso pubblico. Ho avuto una storia con il suo compagno è vero però non credo che possa apostrofarmi così. Preciso che sono una vedova con alle spalle 35 anni di matrimonio irreprensibili. Posso denunciarla?

    • Certo che può denunciarla! Il reato che ha commesso la donna che l’ha insultata si chiama diffamazione. Trova una spiegazione su come fare a denunciare (e cosa dicono le leggi) in questo altro post.
      A ogni modo, poco importa che lei sia “irreprensibile”: le nostre leggi garantiscono il rispetto a tutti e in ogni caso.

  4. ho avuto uno scambio di “opinioni” su youtube con una persona. Io ho subito epiteti come coglione (2 volte), imbecille (2 volte) e demente (1 volta). La mia risposta è che è un frustrato ed un minus habens. Posso denunciarlo?

    • Può denunciarlo, anche se bisognerebbe sapere perché quella persona l’ha insultata così pesantemente.
      Le consiglio di consultare un avvocato, per capire se ne vale davvero la pena: consideri che denunciare ha tempi lunghi e costi (se vuol farsi un’idea, legga quanto ho scritto in questo altro articolo).

  5. L’amministratore dimissionario del condominio dove risiedo, nel corso dell’ultima riunione, mi ha tacciato, con toni che ritengo perlomeno irrisori, di essere alquanto ” esuberante ” in virtù di alcuni precedenti polemici riguardo il suo mandato. Posso quantomeno diffidarlo?

    • Di per sè “esuberante” non è un’offesa. Se lei si è risentito è perché l’amministratore ha usato questo termine in modo canzonatorio. Capisco la sua rabbia, ma una diffida mi sembra eccessiva (e con poche possibilità di successo). Alla prossima occasione, invece, potrebbe dire all’amministratore che – in generale – è meglio essere “esuberanti” che “mosci”… Ripaghi l’amministratore con gli stessi toni irrisori, cercando comunque di richiamarlo ai propri doveri. Ed è altrettanto importante che lei stringa alleanza con altri abitanti del condominio se volete caldeggiare iniziative particolari.

  6. Una persona mi ha scritto “Coglione,ti ho pagato. Ora non scassarmi più il cazzo fino alla fine dei tempi. Saluti”
    Come mi devo comportare

    • Caro Michele, il suo racconto è troppo scarno per consentirmi di capire che cosa è successo. Per risponderle dovrei sapere:
      1) perché quella persona era così arrabbiata con lei? Cos’è successo?
      2) dove ha scritto quella frase? Su una mail, un sms, un social (WhatsApp, Facebook)?

      In generale, se ha scritto quella frase su mail/sms, può denunciarlo per ingiurie; se l’ha scritto su un social, può denunciarlo per diffamazione.

  7. Parlavo con dei contatti su un post.
    E’ intervenuto un altro tizio che ha scritto:
    TIZIO: “Fatti 10 Kg. di cazzi tuoi, Ti metti a commentare…. hai scartavetrato la sacca scrotale”.
    IO: “Siete scandalosi e maleducati, ma come cazzo chit’ebbivo ti permetti? Chi ti conosce? Fatteli tu n’a barca di cazzi tuoi, sto parlando con xxxx”.
    TIZIO: “stordo” (sin. SCEMO, IDIOTA, etc…)
    Con i vari Like delle altre persone che partecipavano alla conversazione.
    E’ un’offesa che merita denuncia?

    • In teoria sì, anche se “stordo” (stordito) non mi pare un insulto molto pesante. La vera questione è se sia opportuno denunciare: è vero che si tratta di diffamazione, visto che l’offesa è risultata visibile a più testimoni. Ma tenga presente che la denuncia comporta un dispendio di soldi (deve rivolgersi a un legale) e di tempo: ora che la questione andrà a processo, passerà almeno un anno. Ne vale la pena? Fra un anno le persone si saranno dimenticate di quella conversazione e probabilmente anche lei. Spetta a lei valutare.

  8. in una lite col mio vicino,lui mi ha dato del cornuto davanti a mia moglie.le ho risposto che cornuto sarà lui,dato che sua moglie mi ha fatto delle AVANS.che io ho rifiutato.ora ce una denuncia.io lo posso denunciare,dato che a dato della puttana a mia moglie.GRAZIE mario

    • Non è chiaro se il suo vicino le abbia dato del cornuto o abbia dato della puttana a sua moglie ma poco importa. La situazione è complicata, dato che anche lei ha offeso il suo vicino e ha attribuito un fatto preciso (le avances della moglie). Dato che però lui l’ha denunciata, una contro-denuncia ha senso. Ne parli con un avvocato. A quanto ho capito, lei ha il vantaggio di avere una testimone (sua moglie) che lui forse non ha.

  9. Una mia amica ha visto una persona di bassa statura ed ha esclamato “guarda quanto è bassa” la signora in questione ha sentito ed è uscita dal bar rivolgengendosi arrabbiata alla mia amica affermando “st****a, guarda che dio le orecchie me le ha date,continuando poi con offese quali: ‘t***a di m***a, p******a, vattelo a prendere nel c**o, ecc…’ da lontano le ha fatto le foto (alla mia amica), inseguendola facendole una foto in primo piano..
    Dicendo poi so io cosa fare ora! Secondo voi cosa potrebbe fare?

    • Cara Matilde, credo che quella donna possa fare ben poco: se non sa il suo nome e il suo indirizzo, non può presentare denuncia. Certo, potrebbe mostrare la foto in una caserma dei carabinieri o della polizia, o a un avvocato, ma loro potrebbero fare ben poco. Anche perché il comportamento denunciabile è il suo, non il vostro: dire a una persona bassa che è bassa, non costituisce un’offesa. Mentre invece tutti gli insulti che ha detto sono denunciabili. Insomma, non le conviene fare nulla.

  10. Buonasera, l altro giorno ho mandato un sms vocale su whattssapp a una mia amica , parlando male di un altra amica e gli avrei detto che e’ una squinternata …senza volere ho girato lo stesso sms alla diretta interessata lei lei ha cominciato ad offendermi dicendomi della baldracca da 4 soldi, deficente,cretina, e che merito di morire all inferno e si rivolgera a un legale con denuncia di diffamazione e privacy .ammetto che lo possa fare .ma visto che le offese mi sono arrivate anche da parte sua.. come andra finire secondo lei ? In attesa di risposta la ringrazio .

    • Questi telefonini, quanti guai combinano!
      Intanto, chiariamo cosa significa “squinternato”, un aggettivo poco usato: vuol dire squilibrato, strambo, sregolato. E’ un’offesa, ma di certo molto meno pesante rispetto agli insulti della sua amica (baldracca, etc).
      La sua amica minaccia di denunciarla per diffamazione e privacy: non vedo gli estremi per una denuncia sulla privacy (dove starebbe la violazione della privacy? Se lei aveva il suo numero era libera di usarlo). E neppure per diffamazione: lei ha inviato gli insulti alla diretta interessata, quindi si può parlare al massimo di ingiuria (che ho spiegato in questo articolo). La diffamazione (di cui ho parlato qui) potrebbe esserci stata nel primo whatsapp, quello in cui ha parlato male della sua amica a un’altra persona. Ma bisogna vedere da che parte sta la sua prima amica.
      Ciò detto, di solito i giudici, in caso di insulti reciproci, non danno ragione a nessuno. Lei è in svantaggio per aver insultato per prima, ma è in vantaggio perché ha ricevuto insulti più pesanti. Difficile fare previsioni.

  11. Buongiorno c’ e’ un limite di tempo per essere a rischio.di denuncia…mi riferisco al sms precedente quello degli insulti tramite cellulare grazie mille per la risposta

    • Sì, ci sono limiti diversi a seconda che si tratti di ingiuria (un insulto rivolto a lei direttamente) o diffamazione (insulto detto ad altri in sua assenza). Trova tutte le risposte a queste (ed altre) domande in questo articolo.

  12. Buonasera, volevo chiedere un informazione ..e’ vero che per fare una denuncia ad un altra persona per difammazione c e’ tempo tre mesi ? Se la si fa trascorsi 3 mesi la controparte puo’ contestarla ? In attesa di risposta la ringrazio buona serata

    • Sì, Marta: la denuncia per diffamazione va presentata entro 3 mesi dall’offesa. A meno che la persona offesa riesca a dimostrare che non poteva venirne a conoscenza (ad esempio perché era all’estero e non disponeva di connessione Internet: situazione comunque difficile da dimostrare). Decorsi i 3 mesi, la denuncia non avrebbe seguito: è come se il reato fosse cancellato.
      Se ha altri quesiti sugli insulti e la legge, le consiglio di dare un’occhiata alla mia guida pratica sull’argomento, che trova qui.

  13. Salve, un tizio su una mia pagina di satira mi ha dato del malato mentale sotto un mio post, non essendo comune al suo modus pensandi e alla sua forma mentis, adducendo, finanche che, essendo un coglione (testuali parole), avessi pagato per essere admin della suddetta pagina. Per ora, ho fatto segnalazione alla polizia postale, mettendo data e ora del post incriminato. Cosa devo fare ora?

    • dipende qual è il suo obiettivo: se intende fargli causa per diffamazione, deve salvare una copia della schermata con il commento offensivo, e rivolgersi a un legale. Di per sè la sua segnalazione alla polizia postale è una denuncia a tutti gli effetti, ma occorre anche l’assistenza di un legale per gli ulteriori passi. La polizia le darà un supporto soprattutto per un aspetto nevralgico: identificare con certezza l’autore del commento. Ma valuti attentamente col suo legale se valga la pena fargli causa, una volta capito chi è: se risultasse indigente, non ha alcuna possibilità di incassare un risarcimento. E, comunque, sappia che le azioni giuridiche hanno tempi molto lunghi: il caso sarà discusso minimo fra un anno, un anno e mezzo. E bisogna vedere dove: a volte i giudici scelgono il luogo dove è domiciliato il sito o il suo autore, a volte il luogo dove risiede l’autore dell’offesa.

      • Non avendo un legale personale, il giudice di pace in teoria potrebbe fare al caso o sbaglio?

        • Non credo che funzioni così: quando si fa causa a qualcuno, occorre in ogni caso farsi assistere da un legale. E il giudice di pace è competente solo per cause inferiori a 2500 euro di danni.

  14. Buongiorno, quando si fa denuncia contro ad una persona e si ci rivolge ad un legale. L altra persona viene cotattata dal legale? Oppure il legale deposita in tribunale e la persona viene contattata dal tribunale ? Buona giornata

  15. Salve,
    la frase “non hai capito nulla” scritta su un social network verso un’altra persona può essere equiparata a un’ingiuria? Grazie

    • Caro Luca, la frase “non hai capito nulla” può essere sgradevole ma anche vera, se riferita a una frase o a una situazione specifica. Può succedere di non capire.
      Potrebbe chiedere spiegazioni al suo interlocutore : “ah sì? Se non ho capito nulla mi spieghi cosa volevi dire?”.
      Sarebbe stato offensivo se avesse detto “non capisci mai nulla” o qualcosa del genere. Perché in tal caso avrebbe messo in dubbio non la sua capacità di capire una situazione specifica, ma tutte. Insomma le avrebbe dato del deficiente in toto.

  16. Buon pomeriggio, quando si fa una denuncia ad una persona per diffamazione e si ci rivolge ad un legale …la controparte viene avvertita dal legale… o direttamente dal giudice del tribunale ? Intanto la ringrazio x la risposta

  17. (Riporto per intero quanto sopra) questo signore, da dietro una tastiera, in un social Facebook, oggi 10 luglio 2018, ritengo abbia pesantemente offeso, senza nessun motivo in quanto persone terze, sia mio padre che mia madre e pubblicamente, come si evince dallo scalare delle risposte. Gradirei una vostra opinione.

    • Gentile Lorenzo, non riporto la vostra lunga e deprimente conversazione. Di sicuro offensiva, ma i suoi inviti a vedervi di persona di fronte a ospedali e cimitero suonano come minacce. Fossi in lei dimenticherei una conversazione così squallida. Non vale la pena dedicarle tempo e energia

  18. dimenticavo: il tizio dice di abitare in Thailandia (mi pare dica il vero). Cosa dovrei fare? Inoltre mi può dire una cifra forfettaria da pagare all’avvocato? La ringrazio. Vorrei capire se il gioco vale la candela, anche aspettando un anno/un anno e mezzo

    • Se denuncia una persona residente in Thailandia, non otterrà nulla. Ma prima verifichi (con la polizia postale) se vive davvero lì.
      Sulle tariffe, non ho idea. Chieda direttamente a un avvocato

  19. A un post su La Repubblica che riguardava le famose magliette rosse, a un commento che ironizzava su tale manifestazioni, deridendole, rispondo con un : dobbiamo ridere a questa battuta? Deficiente. Un padre non va orgoglioso di un figlio vuoto. Non era indirizzato alla persona , da parte mia, ma al commento. Infatti non dico sei un deficiente e sei vuoto. Mi arriva una citazione nel giudice di pace con richiesta di risarcimento di 5000 euro piu le spese. Ha tolto la serenita’ alla mia famiglia, perche’ a gennaio sono stato licenziato e a 62 anni non e’ facile trovare un lavoro. Da premettere che non ho mai avuto a che fare con la giustizia, anzi sono stato educatore di comunita’ e anche giudice popolare. Desideravo sapere cosa rischio e se e’ obbligatoria la presenza, visto che e’ a circa 800 km di distanza e non ho possibilita’ economiche per affrontare delle spese. La ringrazio per il consiglio che puo’ darmi.

    • Caro Giuseppe, mi spiace per lei ma trovo offensivo il commento che ha scritto su La Repubblica: l’epiteto di deficiente, così come l’ha scritto, risulta riferito alla persona e non al commento. Nel caso, avrebbe dovuto scrivere: “è un commento deficiente, nel senso che manca di intelligenza e di informazioni….” E poi avrebbe dovuto spiegare perché. Ignoro se la sua presenza sia obbligatoria, ma se non va corre il rischio di essere condannato più severamente di quanto immagina, perché il reato è diffamazione. Le sconsiglio di essere assente.
      Visto che rischia di dover pagare 5mila euro, che comunque sono una bella somma, le suggerisco di provare a contattare al telefono il giudice di pace e di esporre le sue difficoltà: il giudice (o suo assistente) le dirà se è obbligato ad essere presente, se ha diritto al rimborso delle spese di viaggio e a un legale d’ufficio.

  20. Mia figlia di due anni e mezzo a mare ha schizzato dell’acqua ad un bimbo della sua età, il nonno del bimbo ha detto che mia figlia ha problemi e ha incitato il bambino a picchiarla. Non si sono fatti più vedere, ma se dovessero tornare ed offendere di nuovo si può denunciare? Grazie

    • Capisco il suo disappunto. Ma Vista l’età dei protagonisti e il tenore delle offese, mi pare più saggio se si sposta altrove. Quando anche li denunciasse, non vedo molti appigli per ottenere qualcosa (e i tempi sarebbero comunque molto lunghi). Si limiti a evitarli, è già un bel guadagno!

  21. Buonasera su un Blog ho scritto di una persona (Su Facebook è veramente comico lo scambio di post fra un ex sindaca ed altre persone .
    Evidentemente si sente a suo agio solo con chi gli da ragione e la tiene sul piedistallo ma basta che qualcuno non la pensa come lei si inalbera subito .
    VERAMENTE RIDICOLA LA EX SINDACA DI QUALCHE ANNO FA !!! VERAMENTE COMICA CON I SUOI LECCATORI !
    IL TUTTO SCRITTO IN FORMA ANONIMA
    NON AVENDO FATTO IL NOME DELLA PERSONA MI PUO’ DENUNCIARE ?

    • Caro Rob, distinguiamo le questioni. Innanzitutto, parlare genericamente di “ex sindaca” non legittima qualsiasi giudizio solo per non averne fatto il nome: credo che nella sua città le “ex sindaco donne” non credo siano migliaia, dunque la persona di cui lei scrive resta comunque identificabile.
      Comunque, a mio personale giudizio (glielo ricordo: non sono un giurista), quanto lei ha scritto è accettabile come critica aspra, dunque dal mio punto di vista non rischia una denuncia perché non trovo diffamatorio quanto lei ha scritto. Per fortuna la Costituzione ci dà la libertà di esprimere giudizi anche aspri, purché argomentati (come nel suo caso) e rispettosi della totalità di una persona.

  22. Ho recensito su Facebook un locale che ha rovinato il giorno più bello della mia vita (il giorno del mio matrimonio) offrendomi un servizio pessimo e non rispettando alcuni termini contrattuali (e facendomi fare una figuraccia con i miei ospiti). Dopo una dettagliata descrizione dei fatti ho concluso la recensione con la frase “evitate questo posto come la peste”. Il gestore dice di avermi già denunciato. Ho oltrepassato il diritto di critica? Cosa rischio a livello di risarcimento danni?

    • Vista da sola quella frase potrebbe essere offensiva. Ma se, come scrive, e´ la conclusione di un ragionamento documentato e argomentato, quella espressione potrebbe essere tollerata come iperbole che esprime la sua rabbia e indignazione visto che non era un semplice pranzo ma un pranzo di nozze.. Alla luce di queste considerazioni, potrebbe essere una espressione accettabile. Stia sereno e conservi tutta la documentatazione (e i testimoni).

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