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Processo agli insulti: cosa dicono le sentenze

Alcuni insulti discussi in tribunale (elaborazione foto Shutterstock).

Il “vaffa” ha perso il suo carattere offensivo: significa “non infastidirmi“, quindi si può dire impunemente, dice la Cassazione. No, anzi: questa espressione va condannata perché “è indice di disprezzo“, replica la Suprema Corte in un altro pronunciamento.
Le sentenze sugli insulti sono appassionanti, ma spesso sembrano contraddirsi e perciò rischiano di creare confusione: che cosa si può dire, allora, senza rischiare di finire in tribunale?
La questione è vitale, come testimoniano i numerosi e accorati appelli che mi arrivano da quando ho scritto un post sulla riforma del reato di ingiuria: «Se do a qualcuno dello “sciacallo” su Facebook, mi può denunciare?», chiede Luca. «Dopo che la mia ex fidanzata mi ha detto che mi aveva tradito, ai suoi messaggi sul telefonino ho risposto con pesanti parolacce, tipo lercia, zoccola, viscida, ecc , rischio qualcosa?», incalza Andrea.
Non sono quesiti astratti, visto che le leggi puniscono le offese (ingiuria, diffamazione, oltraggio) con multe fino a 12mila euro e carcere fino a 5 anni.

Ora, però, c’è finalmente un quadro d’insieme: lo offre il “Dizionario giuridico degli insulti” (A&B editrice, 196 pagg, 18 €), un libro straordinario, appena pubblicato, che passa in rassegna oltre un secolo di sentenze pronunciate dai tribunali italiani. Potete trovare, in ordine alfabetico, i pronunciamenti su 1.203 termini insultanti (da “A fess ‘e mammeta” a “Zozzo”) e 83 gesti (dal dito medio all’ombrello). L’autore è un avvocato cassazionista siciliano, Giuseppe D’Alessandro, che i lettori di questo blog ricorderanno per un suo precedente libro (di cui avevo parlato qui), che pubblicava le statistiche sugli insulti più denunciati in tribunale (vedi grafico più sotto).
Il nuovo dizionario (a sin. la copertina) è un’opera preziosa: può essere utile non solo ai giuristi e ai linguisti, ma anche ai sociologi (per capire come cambia la percezione delle offese nel corso delle epoche) e ai giornalisti e blogger, per sapere quali parole possono o non possono usare nel criticare un personaggio pubblico.
Ma attenzione: fino a un certo punto, come spiegherò più sotto. Le parolacce, infatti, non si lasciano ingabbiare in una sentenza – di condanna o di assoluzione – perché possono essere usate in molti modi e non solo illeciti. Le parolacce, infatti, sono come i coltelli: si possono usare per ferire o uccidere, ma anche per sbucciare una mela o incidere una scultura nel legno…

PAROLE CONDANNATE

Nel libro, del quale ho scritto la prefazione, trovate tutti gli insulti classici (stronzo, carogna, puttana, verme, ladro, fogna, infame…). E anche espressioni molto più creative o ispirate dalla letteratura e dalla cronaca: dentiera ambulante, diesel fumoso, ancella giuliva, barabba, azzeccagarbugli, Zio Paperone, Papi girl, Pacciani, Lewinsky
Ma fra i termini offensivi sottoposti a giudizio trovate anche parole neutre (tizio, boy scout, coccolone) o addirittura complimenti: bella, bravo, onesto. Tutte – badate bene – espressioni condannate come insulti. Com’è possibile?
Dipende dall’intenzione comunicativa: se è vero che con le parolacce posso esprimere anche affetto (fra amici: «Come stai, vecchio bastardone?»), è altrettanto vero che 
si può camuffare un’offesa sotto le sembianze di un complimento.
Ne sa qualcosa, racconta il libro, la persona che nel 2010 disse a due vigilesse: «Siete due gran
fiche». E’ stata condannata, e non per sessismo: l’automobilista che aveva detto quella frase sarcastica era infatti una donna di Modena. Che stava usando un’altra figura retorica, l’antifrasi: una locuzione il cui significato era l’esatto opposto di quello che ha letteralmente. Dunque, vale la seguente equazione: complimento = insulto. La medesima parola, insomma, può avere entrambe le funzioni a seconda del tono (ovvero dell’intenzione comunicativa) con cui viene detta.

Gli insulti più processati in tribunale (clic per ingrandire)

Ecco perché i magistrati, per giudicare se una parola sia stata davvero offensiva, usano lo stesso criterio di un buon linguista: collocano quella espressione nel contesto. Cioè vanno a guardare chi l’ha detta, quando, perché, a chi, dove, con quale intenzione comunicativa.
E così
, grazie a questi dettagli, questo libro racconta tante storie, spesso divertenti. Come quella del magistrato che aveva chiamato i propri colleghi, durante un’infuocata camera di consiglio, “minchie mortee “nani mentali(fu condannato dalla Cassazione nel 2004). 
O quella dell’automobilista punito dalla Suprema corte nel 2011 per aver detto a un poliziotto che l’aveva sanzionato durante un controllo stradale: «Questa multa non mi toglie nemmeno un pelo di minchia». Peccato, era una bella battuta.
Altri giudici, in passato, si erano dimostrati più tolleranti: avevano assolto un uomo che aveva detto a un collega «Mi
fai una sega tu e la legge». Perché, scrissero i magistrati dell’epoca (era il 1948!) la frase, per quanto volgare e come tale emendabile, «aveva il significato traslato di “Sono assolutamente tranquillo di fronte alla minaccia di adire vie legali”».

I CONFINI DELLA CRITICA

Alcuni insulti fanno rischiare la galera (Shutterstock).

Ma fino a che punto ci si può spingere nel criticare qualcuno?
La libertà di criticare un personaggio pubblico è uno dei cardini della democrazia e della libertà di stampa. E’ in nome di questa libertà che Vittorio Feltri è stato assolto per la sua rubrica «Il bamba del giorno», che metteva alla berlina vari protagonisti delle cronache. Una critica anche feroce, purché argomentata, è infatti tollerata. Ma salendo di tono e di bersaglio, questa libertà inizia a scricchiolare: è legittimo affibbiare il soprannome di “Cialtracons” al Codacons, l’associazione dei consumatori? I giudici hanno detto di no.
E’ il noto dibattito sui confini della satira: fino a dove può spingersi per «castigare i costumi attraverso il riso»? La Cassazione parla di “continenza”: si possono usare parole forti, purché siano figlie di un dissenso ragionato. Ma, in realtà, è impossibile stabilire una formula a priori valida per tutti i casi.
E quando si parla di parolacce i dubbi da sciogliere sono numerosi e, a volte, involontariamente comici. Per esempio, muovere il bacino in avanti e indietro dicendo «Suca» (succhia) è un’ingiuria? I magistrati l’hanno inquadrata come atto contrario alla pubblica decenza, ma si potrebbe discutere a lungo. E la frase «Ti rompo le corna» è un’ingiuria o una minaccia? Dipende se si dà più peso al verbo rompere o alle corna...
E augurare a qualcuno che «gli venga un cancro»? Esemplare quanto hanno scritto i giudici della Cassazione nel 2008: «la malattia non è mai una colpa, ma un evento naturale che colpisce tutti e per la quale non c’è motivo di vergogna: l’augurio dell’altrui sofferenza denota miseria umana, ma non riveste rilevanza penale».
Miseria umana ma anche superstizione: la maledizione – questo il nome tecnico dell’augurare il male a qualcuno – si basa sulla credenza magica che un desiderio (malevolo) possa realizzarsi davvero. Molte espressioni volgari sono maledizioni, eppure nei loro confronti i giudici hanno pareri discordi: hanno assolto chi ha augurato la morte di qualcuno, ma condannato chi ha detto «Va a morì ammazzato», «Che ti vengano le emorroidi», «Che tu possa sputare sangue», e perfino «Va a cagare» (che per uno stitico sarebbe una benedizione).

SENTENZE DISCUTIBILI

Locandina del “Vernacoliere”, giornale satirico.

Com’è inevitabile, molte sentenze fanno discutere. Perché, in diversi giudizi, rompicoglioni è un termine tollerato («è una manifestazione scomposta di fastidio, di disappunto ma non lede l’onore») mentre rompicazzo è considerato insultante, pur avendo un significato equivalente? Perché i testicoli debbano avere una minor forza insultante rispetto al pene non è dato sapere.
Lo stesso dilemma si pone per i termini pagliaccio e buffone: pur essendo termini sovrapponibili, mentre il primo è stato sempre condannato, il secondo è stato anche assolto. Il buffone, del resto, è una figura ambigua: è ridicolo ma può anche rivelare verità scomode.
Ed è lecito che un insegnante dia dell’asino a un alunno? La Cassazione, nel 2013, ha scritto che il termine «potrebbe, in linea di principio, riconnettersi ad una manifestazione critica sul rendimento del giovane con finalità correttive». Sarà, ma ho qualche perplessità sull’efficacia educativa dell’insulto.
Di certo, per chi come me è giornalista, ovvero fa informazione critica, fa effetto leggere che è stato condannato chi ha usato i termini faccendiere, inqualificabile, modesto, politicante, scalmanato, sciagurato, sconcertante, specioso, strampalato.
D’altra parte, è pur vero che è stato assolto chi ha detto crumiro, dittatore, esaurito, fanatico, fazioso, incauto, inciucio, lacché, lottizzato, nepotismo, pazzo, retrivo, risibile, ruffiano (ma solo in senso metaforico), sanguisuga, sobillatore, sprovveduto, stravagante, superficiale, trombato, trombone, zelante e zombie.
Ma attenzione: non c’è alcuna garanzia che, usando questi termini, la passerete liscia. Dipende dal tono che usate, dalle argomentazioni che adducete, dalla sensibilità del giudice. Perché gli insulti possono sì ferire, ma restano pur sempre inafferrabili: come cantava don Basilio nel “Barbiere di Siviglia”, «la calunnia è un venticello».

AVVERTENZA IMPORTANTE

Diversi lettori mi chiedono pareri per insulti ricevuti o fatti. Rispondo volentieri, ma attenzione: sono un esperto di turpiloquio e degli aspetti psicosociali legati ad esso. Non sono un avvocato né un giurista, quindi non sono una fonte qualificata in campo legale. Per un parere qualificato dovete rivolgervi a un avvocato.
In ogni caso, se volete comunque una mia valutazione (sociale, relazionale), spiegate bene le circostanze: cosa avete detto, a chi (senza precisare il nome), dove, perché e se c’erano altri testimoni.
E se volete esprimere la vostra gratitudine per il mio impegno, la soluzione c’è: acquistate una copia del mio ebook. Costa meno di un aperitivo, e aiutate questo sito a vivere.

Hanno parlato di questo post: AdnKronos, L’Espresso, Ansa, Quotidiano.net, IlRestoDelCarlinoFranco Abruzzo, Il GiornaleIl Secolo d’Italia, StravizziFan Page, Enews24, Il DubbioGenova quotidiana, Ultima voce. E qui sotto c’è anche una video recensione di Dellimellow:

vito tartamella

vito tartamella

84 Comments

  1. Ma se continua una persona con profili falsi a darmi fastidio….come mi devo comportare x farla smettere…e vorrei scriverle facendole capire che deve sparire altrimenti la denuncio… vorrei sapere che frasi posso usare x non incorrere a ingiurie o denuncia. ..grazie x il suo aiuto…altrimenti prima o poi sbotto con parole che probabilmente poi mi metterebbero nei guai…buona serata attendo con ansia e gratitudine una su cortese risposta Cri..

    • Gli dica che ha salvato sul computer tutti i suoi interventi. E che se ne fa un altro, manda tutto alla Polizia postale e lo denuncia per stalking: la Polizia riesce a risalire all’identità di chi usa falsi profili. A lui la scelta…

  2. Ho avuto un diverbio,ed ho risposto a questa persona dicendo che ha un basso q.i. Lei mi ha risposto che il suo q.i. si è adeguato al suo interlocutore,cioè Me. Ma potrebbe denunciarli?

    • Beh, come litigio devo ammettere che è divertente: avete detto tutti e due delle battute salaci. La sua domanda è ambigua quindi le do una risposta duplice: lei non può denunciare il suo interlocutore perché è stato proprio lei, Roberto, a provocare l’altro con un’offesa. Il suo interlocutore dubito possa denunciarla, dato che le ha già reso pan per focaccia. Il match si è chiuso in parità.

  3. Una persona su fb ha pubblicato che sono una puttana di merda (mi vergogno persino a scriverlo) ed ha reso pubblico. Ho avuto una storia con il suo compagno è vero però non credo che possa apostrofarmi così. Preciso che sono una vedova con alle spalle 35 anni di matrimonio irreprensibili. Posso denunciarla?

    • Certo che può denunciarla! Il reato che ha commesso la donna che l’ha insultata si chiama diffamazione. Trova una spiegazione su come fare a denunciare (e cosa dicono le leggi) in questo altro post.
      A ogni modo, poco importa che lei sia “irreprensibile”: le nostre leggi garantiscono il rispetto a tutti e in ogni caso.

  4. ho avuto uno scambio di “opinioni” su youtube con una persona. Io ho subito epiteti come coglione (2 volte), imbecille (2 volte) e demente (1 volta). La mia risposta è che è un frustrato ed un minus habens. Posso denunciarlo?

    • Può denunciarlo, anche se bisognerebbe sapere perché quella persona l’ha insultata così pesantemente.
      Le consiglio di consultare un avvocato, per capire se ne vale davvero la pena: consideri che denunciare ha tempi lunghi e costi (se vuol farsi un’idea, legga quanto ho scritto in questo altro articolo).

  5. L’amministratore dimissionario del condominio dove risiedo, nel corso dell’ultima riunione, mi ha tacciato, con toni che ritengo perlomeno irrisori, di essere alquanto ” esuberante ” in virtù di alcuni precedenti polemici riguardo il suo mandato. Posso quantomeno diffidarlo?

    • Di per sè “esuberante” non è un’offesa. Se lei si è risentito è perché l’amministratore ha usato questo termine in modo canzonatorio. Capisco la sua rabbia, ma una diffida mi sembra eccessiva (e con poche possibilità di successo). Alla prossima occasione, invece, potrebbe dire all’amministratore che – in generale – è meglio essere “esuberanti” che “mosci”… Ripaghi l’amministratore con gli stessi toni irrisori, cercando comunque di richiamarlo ai propri doveri. Ed è altrettanto importante che lei stringa alleanza con altri abitanti del condominio se volete caldeggiare iniziative particolari.

  6. Una persona mi ha scritto “Coglione,ti ho pagato. Ora non scassarmi più il cazzo fino alla fine dei tempi. Saluti”
    Come mi devo comportare

    • Caro Michele, il suo racconto è troppo scarno per consentirmi di capire che cosa è successo. Per risponderle dovrei sapere:
      1) perché quella persona era così arrabbiata con lei? Cos’è successo?
      2) dove ha scritto quella frase? Su una mail, un sms, un social (WhatsApp, Facebook)?

      In generale, se ha scritto quella frase su mail/sms, può denunciarlo per ingiurie; se l’ha scritto su un social, può denunciarlo per diffamazione.

  7. Parlavo con dei contatti su un post.
    E’ intervenuto un altro tizio che ha scritto:
    TIZIO: “Fatti 10 Kg. di cazzi tuoi, Ti metti a commentare…. hai scartavetrato la sacca scrotale”.
    IO: “Siete scandalosi e maleducati, ma come cazzo chit’ebbivo ti permetti? Chi ti conosce? Fatteli tu n’a barca di cazzi tuoi, sto parlando con xxxx”.
    TIZIO: “stordo” (sin. SCEMO, IDIOTA, etc…)
    Con i vari Like delle altre persone che partecipavano alla conversazione.
    E’ un’offesa che merita denuncia?

    • In teoria sì, anche se “stordo” (stordito) non mi pare un insulto molto pesante. La vera questione è se sia opportuno denunciare: è vero che si tratta di diffamazione, visto che l’offesa è risultata visibile a più testimoni. Ma tenga presente che la denuncia comporta un dispendio di soldi (deve rivolgersi a un legale) e di tempo: ora che la questione andrà a processo, passerà almeno un anno. Ne vale la pena? Fra un anno le persone si saranno dimenticate di quella conversazione e probabilmente anche lei. Spetta a lei valutare.

  8. in una lite col mio vicino,lui mi ha dato del cornuto davanti a mia moglie.le ho risposto che cornuto sarà lui,dato che sua moglie mi ha fatto delle AVANS.che io ho rifiutato.ora ce una denuncia.io lo posso denunciare,dato che a dato della puttana a mia moglie.GRAZIE mario

    • Non è chiaro se il suo vicino le abbia dato del cornuto o abbia dato della puttana a sua moglie ma poco importa. La situazione è complicata, dato che anche lei ha offeso il suo vicino e ha attribuito un fatto preciso (le avances della moglie). Dato che però lui l’ha denunciata, una contro-denuncia ha senso. Ne parli con un avvocato. A quanto ho capito, lei ha il vantaggio di avere una testimone (sua moglie) che lui forse non ha.

  9. Una mia amica ha visto una persona di bassa statura ed ha esclamato “guarda quanto è bassa” la signora in questione ha sentito ed è uscita dal bar rivolgengendosi arrabbiata alla mia amica affermando “st****a, guarda che dio le orecchie me le ha date,continuando poi con offese quali: ‘t***a di m***a, p******a, vattelo a prendere nel c**o, ecc…’ da lontano le ha fatto le foto (alla mia amica), inseguendola facendole una foto in primo piano..
    Dicendo poi so io cosa fare ora! Secondo voi cosa potrebbe fare?

    • Cara Matilde, credo che quella donna possa fare ben poco: se non sa il suo nome e il suo indirizzo, non può presentare denuncia. Certo, potrebbe mostrare la foto in una caserma dei carabinieri o della polizia, o a un avvocato, ma loro potrebbero fare ben poco. Anche perché il comportamento denunciabile è il suo, non il vostro: dire a una persona bassa che è bassa, non costituisce un’offesa. Mentre invece tutti gli insulti che ha detto sono denunciabili. Insomma, non le conviene fare nulla.

  10. Buonasera, l altro giorno ho mandato un sms vocale su whattssapp a una mia amica , parlando male di un altra amica e gli avrei detto che e’ una squinternata …senza volere ho girato lo stesso sms alla diretta interessata lei lei ha cominciato ad offendermi dicendomi della baldracca da 4 soldi, deficente,cretina, e che merito di morire all inferno e si rivolgera a un legale con denuncia di diffamazione e privacy .ammetto che lo possa fare .ma visto che le offese mi sono arrivate anche da parte sua.. come andra finire secondo lei ? In attesa di risposta la ringrazio .

    • Questi telefonini, quanti guai combinano!
      Intanto, chiariamo cosa significa “squinternato”, un aggettivo poco usato: vuol dire squilibrato, strambo, sregolato. E’ un’offesa, ma di certo molto meno pesante rispetto agli insulti della sua amica (baldracca, etc).
      La sua amica minaccia di denunciarla per diffamazione e privacy: non vedo gli estremi per una denuncia sulla privacy (dove starebbe la violazione della privacy? Se lei aveva il suo numero era libera di usarlo). E neppure per diffamazione: lei ha inviato gli insulti alla diretta interessata, quindi si può parlare al massimo di ingiuria (che ho spiegato in questo articolo). La diffamazione (di cui ho parlato qui) potrebbe esserci stata nel primo whatsapp, quello in cui ha parlato male della sua amica a un’altra persona. Ma bisogna vedere da che parte sta la sua prima amica.
      Ciò detto, di solito i giudici, in caso di insulti reciproci, non danno ragione a nessuno. Lei è in svantaggio per aver insultato per prima, ma è in vantaggio perché ha ricevuto insulti più pesanti. Difficile fare previsioni.

  11. Buongiorno c’ e’ un limite di tempo per essere a rischio.di denuncia…mi riferisco al sms precedente quello degli insulti tramite cellulare grazie mille per la risposta

    • Sì, ci sono limiti diversi a seconda che si tratti di ingiuria (un insulto rivolto a lei direttamente) o diffamazione (insulto detto ad altri in sua assenza). Trova tutte le risposte a queste (ed altre) domande in questo articolo.

  12. Buonasera, volevo chiedere un informazione ..e’ vero che per fare una denuncia ad un altra persona per difammazione c e’ tempo tre mesi ? Se la si fa trascorsi 3 mesi la controparte puo’ contestarla ? In attesa di risposta la ringrazio buona serata

    • Sì, Marta: la denuncia per diffamazione va presentata entro 3 mesi dall’offesa. A meno che la persona offesa riesca a dimostrare che non poteva venirne a conoscenza (ad esempio perché era all’estero e non disponeva di connessione Internet: situazione comunque difficile da dimostrare). Decorsi i 3 mesi, la denuncia non avrebbe seguito: è come se il reato fosse cancellato.
      Se ha altri quesiti sugli insulti e la legge, le consiglio di dare un’occhiata alla mia guida pratica sull’argomento, che trova qui.

  13. Salve, un tizio su una mia pagina di satira mi ha dato del malato mentale sotto un mio post, non essendo comune al suo modus pensandi e alla sua forma mentis, adducendo, finanche che, essendo un coglione (testuali parole), avessi pagato per essere admin della suddetta pagina. Per ora, ho fatto segnalazione alla polizia postale, mettendo data e ora del post incriminato. Cosa devo fare ora?

    • dipende qual è il suo obiettivo: se intende fargli causa per diffamazione, deve salvare una copia della schermata con il commento offensivo, e rivolgersi a un legale. Di per sè la sua segnalazione alla polizia postale è una denuncia a tutti gli effetti, ma occorre anche l’assistenza di un legale per gli ulteriori passi. La polizia le darà un supporto soprattutto per un aspetto nevralgico: identificare con certezza l’autore del commento. Ma valuti attentamente col suo legale se valga la pena fargli causa, una volta capito chi è: se risultasse indigente, non ha alcuna possibilità di incassare un risarcimento. E, comunque, sappia che le azioni giuridiche hanno tempi molto lunghi: il caso sarà discusso minimo fra un anno, un anno e mezzo. E bisogna vedere dove: a volte i giudici scelgono il luogo dove è domiciliato il sito o il suo autore, a volte il luogo dove risiede l’autore dell’offesa.

      • Non avendo un legale personale, il giudice di pace in teoria potrebbe fare al caso o sbaglio?

        • Non credo che funzioni così: quando si fa causa a qualcuno, occorre in ogni caso farsi assistere da un legale. E il giudice di pace è competente solo per cause inferiori a 2500 euro di danni.

  14. Buongiorno, quando si fa denuncia contro ad una persona e si ci rivolge ad un legale. L altra persona viene cotattata dal legale? Oppure il legale deposita in tribunale e la persona viene contattata dal tribunale ? Buona giornata

  15. Salve,
    la frase “non hai capito nulla” scritta su un social network verso un’altra persona può essere equiparata a un’ingiuria? Grazie

    • Caro Luca, la frase “non hai capito nulla” può essere sgradevole ma anche vera, se riferita a una frase o a una situazione specifica. Può succedere di non capire.
      Potrebbe chiedere spiegazioni al suo interlocutore : “ah sì? Se non ho capito nulla mi spieghi cosa volevi dire?”.
      Sarebbe stato offensivo se avesse detto “non capisci mai nulla” o qualcosa del genere. Perché in tal caso avrebbe messo in dubbio non la sua capacità di capire una situazione specifica, ma tutte. Insomma le avrebbe dato del deficiente in toto.

  16. Buon pomeriggio, quando si fa una denuncia ad una persona per diffamazione e si ci rivolge ad un legale …la controparte viene avvertita dal legale… o direttamente dal giudice del tribunale ? Intanto la ringrazio x la risposta

  17. (Riporto per intero quanto sopra) questo signore, da dietro una tastiera, in un social Facebook, oggi 10 luglio 2018, ritengo abbia pesantemente offeso, senza nessun motivo in quanto persone terze, sia mio padre che mia madre e pubblicamente, come si evince dallo scalare delle risposte. Gradirei una vostra opinione.

    • Gentile Lorenzo, non riporto la vostra lunga e deprimente conversazione. Di sicuro offensiva, ma i suoi inviti a vedervi di persona di fronte a ospedali e cimitero suonano come minacce. Fossi in lei dimenticherei una conversazione così squallida. Non vale la pena dedicarle tempo e energia

  18. dimenticavo: il tizio dice di abitare in Thailandia (mi pare dica il vero). Cosa dovrei fare? Inoltre mi può dire una cifra forfettaria da pagare all’avvocato? La ringrazio. Vorrei capire se il gioco vale la candela, anche aspettando un anno/un anno e mezzo

    • Se denuncia una persona residente in Thailandia, non otterrà nulla. Ma prima verifichi (con la polizia postale) se vive davvero lì.
      Sulle tariffe, non ho idea. Chieda direttamente a un avvocato

  19. A un post su La Repubblica che riguardava le famose magliette rosse, a un commento che ironizzava su tale manifestazioni, deridendole, rispondo con un : dobbiamo ridere a questa battuta? Deficiente. Un padre non va orgoglioso di un figlio vuoto. Non era indirizzato alla persona , da parte mia, ma al commento. Infatti non dico sei un deficiente e sei vuoto. Mi arriva una citazione nel giudice di pace con richiesta di risarcimento di 5000 euro piu le spese. Ha tolto la serenita’ alla mia famiglia, perche’ a gennaio sono stato licenziato e a 62 anni non e’ facile trovare un lavoro. Da premettere che non ho mai avuto a che fare con la giustizia, anzi sono stato educatore di comunita’ e anche giudice popolare. Desideravo sapere cosa rischio e se e’ obbligatoria la presenza, visto che e’ a circa 800 km di distanza e non ho possibilita’ economiche per affrontare delle spese. La ringrazio per il consiglio che puo’ darmi.

    • Caro Giuseppe, mi spiace per lei ma trovo offensivo il commento che ha scritto su La Repubblica: l’epiteto di deficiente, così come l’ha scritto, risulta riferito alla persona e non al commento. Nel caso, avrebbe dovuto scrivere: “è un commento deficiente, nel senso che manca di intelligenza e di informazioni….” E poi avrebbe dovuto spiegare perché. Ignoro se la sua presenza sia obbligatoria, ma se non va corre il rischio di essere condannato più severamente di quanto immagina, perché il reato è diffamazione. Le sconsiglio di essere assente.
      Visto che rischia di dover pagare 5mila euro, che comunque sono una bella somma, le suggerisco di provare a contattare al telefono il giudice di pace e di esporre le sue difficoltà: il giudice (o suo assistente) le dirà se è obbligato ad essere presente, se ha diritto al rimborso delle spese di viaggio e a un legale d’ufficio.

  20. Mia figlia di due anni e mezzo a mare ha schizzato dell’acqua ad un bimbo della sua età, il nonno del bimbo ha detto che mia figlia ha problemi e ha incitato il bambino a picchiarla. Non si sono fatti più vedere, ma se dovessero tornare ed offendere di nuovo si può denunciare? Grazie

    • Capisco il suo disappunto. Ma Vista l’età dei protagonisti e il tenore delle offese, mi pare più saggio se si sposta altrove. Quando anche li denunciasse, non vedo molti appigli per ottenere qualcosa (e i tempi sarebbero comunque molto lunghi). Si limiti a evitarli, è già un bel guadagno!

  21. Buonasera su un Blog ho scritto di una persona (Su Facebook è veramente comico lo scambio di post fra un ex sindaca ed altre persone .
    Evidentemente si sente a suo agio solo con chi gli da ragione e la tiene sul piedistallo ma basta che qualcuno non la pensa come lei si inalbera subito .
    VERAMENTE RIDICOLA LA EX SINDACA DI QUALCHE ANNO FA !!! VERAMENTE COMICA CON I SUOI LECCATORI !
    IL TUTTO SCRITTO IN FORMA ANONIMA
    NON AVENDO FATTO IL NOME DELLA PERSONA MI PUO’ DENUNCIARE ?

    • Caro Rob, distinguiamo le questioni. Innanzitutto, parlare genericamente di “ex sindaca” non legittima qualsiasi giudizio solo per non averne fatto il nome: credo che nella sua città le “ex sindaco donne” non credo siano migliaia, dunque la persona di cui lei scrive resta comunque identificabile.
      Comunque, a mio personale giudizio (glielo ricordo: non sono un giurista), quanto lei ha scritto è accettabile come critica aspra, dunque dal mio punto di vista non rischia una denuncia perché non trovo diffamatorio quanto lei ha scritto. Per fortuna la Costituzione ci dà la libertà di esprimere giudizi anche aspri, purché argomentati (come nel suo caso) e rispettosi della totalità di una persona.

  22. Ho recensito su Facebook un locale che ha rovinato il giorno più bello della mia vita (il giorno del mio matrimonio) offrendomi un servizio pessimo e non rispettando alcuni termini contrattuali (e facendomi fare una figuraccia con i miei ospiti). Dopo una dettagliata descrizione dei fatti ho concluso la recensione con la frase “evitate questo posto come la peste”. Il gestore dice di avermi già denunciato. Ho oltrepassato il diritto di critica? Cosa rischio a livello di risarcimento danni?

    • Vista da sola quella frase potrebbe essere offensiva. Ma se, come scrive, e´ la conclusione di un ragionamento documentato e argomentato, quella espressione potrebbe essere tollerata come iperbole che esprime la sua rabbia e indignazione visto che non era un semplice pranzo ma un pranzo di nozze.. Alla luce di queste considerazioni, potrebbe essere una espressione accettabile. Stia sereno e conservi tutta la documentatazione (e i testimoni).

  23. un ragazzo ha chiamato,ripetutamente,mio figlio bastardo.NoN è la prima volta,preciso che con questo tipo nn siamo in buoni rapporti ed inoltre mio figlio è un minore,ha 10 anni.Posso denunciarlo?

    • Per darle un consiglio dovrei sapere più dettagli:
      – quanti anni ha il ragazzo che offende suo figlio? Per la legge, si è imputabili (e perseguibili) solo dopo i 14 anni d’età; se ha meno di 14 anni non è denunciabile né perseguibile
      – con chi non siete in buoni rapporti? col ragazzo, coi suoi genitori o con tutta la sua famiglia? Fa differenza
      Se il ragazzo è denunciabile, comunque, provate prima a parlarne coi genitori di lui
      E poi bisognerebbe sapere dove avvengono queste offese: a scuola? In condominio? Fa differenza, perché a scuola potreste informare il preside ad esempio

  24. Salve, ho letto un post offensivo verso una fazione politica su facebook (che definiva deficienti i suoi appartenenti), è ho consigliato ad un altro commentatore di non perdere tempo col deficiente (testuali parole) che ha scritto il post. Da li è nata una discussione con insulti reciproci, in cui ho concluso dando loro degli ignoranti, seguita però da delle scuse sullo stesso post.
    Sono passibile di denuncia per diffamazione o ingiuria?

    • Rischia di essere denunciato per diffamazione, perché gli insulti sono stati scritti su Facebook. “Deficiente” e “ignorante” sono insulti abbastanza pesanti in sè. Se poi non sono neppure motivati con argomentazioni razionali e comprovate, diventano offese personali gratuite. Forse le scuse che ha presentato potrebbero salvarla: glielo auguro.

  25. Salve, mi farebbe piacere avere, se lei lo ritine, un suo parere su questo caso:
    Siamo su Facebook.
    A un post di Repubblica sullo “spread” intitolato “Conti pubblici, euro e aumento dei tassi: così la maggioranza Lega-M5s falsifica la realtà”, un tizio qualche istante dopo posta un primo commento, aprendo così una lunga discussione (riporto i commenti così come sono stati scritti, e cioè maiuscole, minuscole, virgole e punti compresi):
    1 – “Bisogna capire e leggere le cose come sono realmente, a questo fine non leggete repubblica per l’amore di dio”.
    Sempre questo tizio, dopo una lunga serie di commenti critici nei suoi confronti, scrive:
    2 – “Vorrei rispondere complessivamente a quelli che chiedono ironicamente se il blog di Grillo sia meglio, se la Verità sia meglio, se il FQ sia meglio.. Ragazzi meglio di Repubblica ci sono pure le avvertenze dello shampoo che leggi quando sei in bagno senza cellulare, relax. Brutta l’ironia quando non tira a sinistra ve?”.
    Dopo alcuni altri commenti rispondo io scrivendo:
    3 – “Nome e cognome del tizio. Mi fa piacere apprendere che quando sei in bagno leggi le etichette dello shampoo. Dai tuoi commenti si capisce infatti che le tue letture non vanno oltre“.
    Al che lui scrive inserendo nel commento il termine “coglione”, cosa che mi ha molto sorpreso in quanto il mio commento era ironico, e difatti riprendeva ironicamente il tema della sua battuta sullo shampoo e non mi sembrava potesse indurre, anche lontanamente, a dover impiegare tale termine, anche perché non è che se uno legge solo le etichette degli shampoo è necessariamente un coglione:
    4 – “Nome e cognome mio. E perché mai un commento ironico dovrebbe indicare che sono un coglione? Mi illumini”.
    Nonostante avvertissi l’incongruenza del suo commento, spinto anche dal suo derisorio “mi illumini”, dopo alcuni commenti di altre persone, gli rispondo sempre con tono a mio avviso ironico (ma cadendo, forse, in un trappolone*):
    5 – “Nome e cognome del tizio. Semplice, basta leggere ciò che scrivi. Chiunque lo capisce”.

    E qui si chiude la discussione tra noi due, mentre i commenti proseguono, nella totalità critici nei confronti del tizio (salvo un paio) in quanto ritenuto uno che si è introdotto nella pagina di Repubblica solo per provocare, e cioè come quelli definiti “troll”, ovvero soggetti che si inseriscono nelle discussioni interagendo con gli altri tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso con il solo obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi (difatti molti lo definiscono in questo modo, e cioè “troll”). Infatti i suoi commenti, a cominciare dal primo, non entrano assolutamente nel merito del tema proposto dal giornale, ma è evidente che sono fatti unicamente per eccitare le reazioni dei frequentatori della pagina. Tra l’altro per poter postare commenti nella pagina di Repubblica è necessario mettere “mi piace” alla pagina ed è chiaro che costui l’ha fatto solo per mettere in atto la sua azione disturbatrice.

    Dopo qualche tempo mi arriva, con mia grande sorpresa, un atto di citazione che mi invita a comparire davanti all’Ufficio del Giudice di pace di un piccolo paese, che si trova a mille miglia da dove abito. In questa citazione l’avvocato del tizio mi imputa di aver diffamato il suo cliente chiedendo un risarcimento di 5.000 euro più spese legali ecc. Dico “con mia grande sorpresa” perché ritenevo comunque di aver fatto sempre commenti ironici in risposta a quella sua presunta ironia.
    Segnalo comunque che nella citazione, l’avvocato del tizio riporta sì i commenti tra noi due, ma omette (l’ha fatto forse apposta?) il commento (il 2) del tizio, proprio quello che aveva innescato il nostro scambio di battute.
    Nella citazione l’avvocato afferma di aver certificato gli screenshot da un notaio. Spero che nel caso non abbia tolto questo commento, ma comunque gli screenshot li ho tutti anch’io.

    *Ho come l’impressione che costui, uno studente di legge quasi trentenne, si sia comportato così solo per tirar su soldi. Altrimenti non mi spiego il perché della sua intrusione sulla pagina di Repubblica con commenti unicamente provocatori, che difatti non entrano mai nel merito del tema proposto dal giornale.
    Ho poi anche l’impressione che mi abbia scelto proprio in base alla distanza da casa. Aggiungo che costui potrebbe anche ritenersi una persona “pubblica” in quanto è stato candidato per le amministrative del suo comune da una formazione estremista, ma non è stato eletto in quanto ha avuto pochissimi voti,meno delle dita di una mano).

    • Caro Mario, ho un po’ tagliato il suo commento perché era troppo lungo. Ma ho lasciato le parti salienti. Personalmente dubito che la cancellazione della frase 2 sia un caso: le suggerisco di rivolgersi a un avvocato portando gli screenshot, altrimenti dovrà pagare di più dei 5mila euro richiesti. La sua frase sugli shampoo era un giudizio sferzante (= sei ignorante, non leggi nulla), ma la risposta della controparte (“coglione”) è andata ben oltre. Non credo che il suo avversario abbia la possibilità di spuntarla: si armi di pazienza e si rivolga a un legale. E, in avvenire, non perda tempo a rispondere ai provocatori: è tempo perso! Auguri

  26. Buonasera, mi sono separato Dicembre 2015 in quanto costantemente offeso dalla mia ex-moglie che se la prendeva anche con la mia famiglia. Una volta andato via, ha l abitudine, quando si arrabbia di mandarmi messaggi via whatsapp pieni di ingiurie ed offese, un esempio, mio Padre sta diventando cieco per una malattia irreversibile, messaggio suo vocale ” Speriamo si sbrighi a diventare cieco così che non possa veder crescere il proprio nipote”, oppure ” Tutte le donne della tua famiglia sono o sono state delle Zo..le ed hanno..rotto” c’è anche di peggio ma non entro in merito. Tra l altro il padre mi ha anche aggredito ed abbiamo un incontro a Febbraio davanti al Giudice. Abbiamo un figlio come si è ben capito pertanto non posso tagliare i ponti ..non ci penso proprio stravedo per mio figlio ma, chiedo, possibile che debba subire tutto questo passivamente ?

    • Buonasera Pietro, capisco la sua situazione: tanto sgradevole quanto intricata. Reagire insultando a sua volta è fuori discussione: entrerebbe in una spirale di violenza (seppur verbale), cadendo nelle provocazioni della sua ex. E rischierebbe di incrinare il rapporto con suo figlio (che spero non assista a questi scambi di offese). Il silenzio è l’arma migliore, meglio ancora – se riesce – a rispondere con commenti che facciano capire alla sua ex che sta sbagliando, ma senza darle la soddisfazione di essere riuscita a farla soffrire, o, peggio, a farla arrabbiare. Di fronte alla frase: “speriamo si sbrighi a diventare cieco”, una risposta potrebbe essere “Grazie della tua umanità e vicinanza”, oppure “Mi spiace per te, si vede che soffri”.
      Ma dubito che queste frasi possano lasciare un segno e farle invertire rotta: non conosco sua moglie, ma penso che agisca così per rancore nei suoi confronti. E forse anche per provocarla e farle perdere le staffe. Ne ha parlato col suo legale, quello che l’ha assistita nella separazione? Forse potrebbe darle dei consigli migliori del mio. Certo, può valutare anche di denunciare sua moglie per ingiurie: forse la prospettiva di doverle pagare un risarcimento potrebbe frenarla. Ma purtroppo non è detto. E le cause per ingiurie durano molto…
      Certo che se il suocero l’ha aggredita, temo che per la sua ex famiglia la prevaricazione sia un’abitudine. Provi a pensare se c’è qualche vostro amico comune che potrebbe fare da tramite e aiutarla a far ragionare la sua ex. L’ideale sarebbe riuscire a capire perché la sua ex abbia così tanto rancore nei suoi confronti, e cercare di agire su quello. Le do la mia solidarietà, per quel poco che vale.

  27. Buongiorno,
    in una discussione sul web Tizia esordisce con “I cani sono figli”.
    Al che Caio risponde con un “I cani sono figli delle cagne come gli uomini sono figli delle donne (cit.)” dove il cit. sta a richiamare la natura meramente scientifica del pensiero.
    E’ reato?

    • Caro Pino, non capisco di che reato parla. La frase di Caio non mi sembra offensiva nei confronti di alcuno, e il (cit.) ancor meno. Direi che è una battuta travestita da citazione. E, vivaddio, nessuna legge vieta di farlo se non si offende nessuno.

      • Poichè Tizia, nella discussione, paragona a figli i suoi cani….e sentendo dire tale frase….ha percepito l’offesa di essere definita “cagna”….

        • Capisco. In effetti la citazione è ambigua, ma è stata la Tizia a mettersi nei guai con le proprie mani, dicendo che “i cani sono figli”. Non vedo gli estremi per una denuncia, rischia al 50% di perdere (come minimo, ma penso anche di più). Perché la frase di Caio è generica, non si riferisce direttamente a Tizia. Spero di essermi spiegato!

  28. Slave leggendo l’intero articolo non ho trovato quello che sto cercando è veramente sono disperata nom saprei a chi rivolgermi,dato che nessuno mi riesce a dare informazioni precise sul da farsi! Mi spiego,per la seconda volta sto ricevendo lettere anonime nella buchetta della posta di casa,con offese molto pesanti sul mio conto,calunnie,diffamazione e tutto ciò è molto pesante anche perché i carabinieri mi hanno detto in quanto forma anonima non si riesce a fare denuncia e che lingiuria non sarebbe in reato!!! Io cerco aiuto perché non ne posso più!!! Grazie

    • Buongiorno Army, credo che comunque sia possibile sporgere denuncia contro ignoti. E’ vero che l’ingiuria non è reato, ma solo nel senso che non è reato penale (= non si rischia più la galera, vedi il mio articolo qui). Cerchi comunque di non dare troppo peso a quegli insulti: chi li scrive è un vigliacco che non ha il coraggio di dirglieli di persona. Se però quei fogli contenessero minacce, può e deve presentare denuncia alle forze dell’ordine.

  29. é illegale scrivere a un fornitore di un servizio, letteralmente, “L’assistenza clienti fa piuttosto schifo”

    • E’ legale, anzi: è un diritto stabilito dalla Costituzione la libertà di espressione. Ma questa libertà ha un limite: non si può offendere una persona. Nello specifico, la sua frase è certamente offensiva (e il “piuttosto” non la attenua) se non è seguita da una motivazione specifica e documentata. Se la frase fosse stata: “l’assistenza clienti fa schifo perché non rispondete mai al telefono”, sarebbe pienamente legittima. Senza spiegazione (che deve essere vera e documentata) diventa invece una mera offesa gratuita , e come tale può essere perseguita dalla legge

  30. Gradirei avere delle delucidazioni riguardanti le offese che vengono scritte con lettere incomplete o con asterisco, per esempio un tizio su Facebook dopo una discussione mi ha dato del ” c#gli# ne ” “sf#gat# “scritto così e ovviamente un insulto ma il mio avvocato mi ha detto che anche volendo procedere per reato di diffamazione non è tanto consigliabile perché la parola forbita potrebbe non essere quella che io potrei percepire e inoltre non si potrebbe procedere solo con copia di uno screenshot se non si ha un valido indirizzo Ip accertato.Ovviamente io non ho risposto , a mio parere, a questa offesa ma ne vedo tante scritte così su questi social network.Segnalando sul Facebook non hanno rimosso il commento perché appunto mi hanno scritto che potrebbe essere offensivo Che bisogna fare?Grazie in anticipo.

    • Il mio consiglio è di cambiare avvocato. Le espressioni che lei cita sono indubbiamente offensive: asterischi e cancelletti sono una piccola foglia di fico che non riesce a celare le intenzioni offensive di chi le ha scritte. Che cosa può significare “c#gli#ne”? Di certo non “ciglione”, idem dicasi per “sf#gat#”: vuol dire “sfegato”???
      La prima cosa che le suggerisco è di rivolgersi alla Polizia postale per segnalare questi epiteti e chiedere un intervento. Non è difficile memorizzare una pagina con uno screenshot, ed esistono società che certificano in modo professionale queste schermate come fonte di prova. L’unica difficoltà in questo procedimento potrebbe essere l’identificazione dell’autore degli insulti: l’autore si firma per nome e cognome o usa un nickname? Anche in questo, comunque, la polizia postale può aiutarla a identificare l’autore di un post offensivo.

      • Grazie della risposta ma francamente parlando anche se volessi procedere la vedo come una spesa non indifferente per poi sperare in un risarcimento…se appunto poi quella persona venisse identificata e si difendesse dicendo che non è una parolaccia e potrebbe essere ” ciglione” “sfogato” si un giudice non è stupido però non si sa mai…la polizia postale mi aveva consigliato un avvocato perché appunto si lasciava intendere che siano offese però..lascio perdere perché non ne vale la pena.Grazie del consiglio.

        • Ribadisco che nessun giudice accoglierebbe l’obiezione di chi si difende dicendo che intendeva dire “ciglione”. Sull’opportunità di imbarcarsi nelle spese legali, non discuto. La vera discussione, semmai, è verificare se l’autore degli insulti abbia un reddito: se si trattasse di un “nullatenente”, lei non otterrebbe nulla.

          • Si infatti è un rischio, anche un’altra volta mi hanno scritto che ero un’ “analfabeta funzionale ” solita frase che ormai si legge in vari commenti, è offensivo? Se nei commenti io rispondo non risulto più come persona assente?In questo caso non è un ipotesi di diffamazione o ingiuria?

          • Questioni interessanti. Innanzitutto, ricordo che – per giudicare se una parola o un’espressione siano offensive – bisogna anche valutare il contesto in cui vengono dette (al bar, in tribunale, al lavoro), a chi vengono dette e perché. “Analfabeta funzionale” significa una persona che, pur essendo istruita, nelle situazioni della vita quotidiana non sa, di fatto, leggere o scrivere. Di per sè è un’offesa, ma dipende a chi viene detto: se viene detto a una persona obiettivamente ignorante (se ad esempio ha scritto un post sgrammaticato), diventa una verità, e la verità non è punita dalla legge. Certo, bisogna averne le prove.
            Se nei commenti lei risponde, che io sappia l’offesa risulta comunque una diffamazione perché chi la offende non lo fa di persona ma davanti a un pubblico per quanto virtuale.

  31. Se per caso si dovesse procedere ad una querela ovviamente sempre nei termini previsti, l’importanza delle prove è pertinente e nel caso in cui si dovesse procedere anche contro quelle parole forbiti, è possibile cadere nel reato di calunnia?Spiego meglio, se la controparte ha un buon avvocato e riesce a non farsi condannare chi ha querelato potrebbe a sua volta essere denunciato per calunnia? Io una causa per un socialnetwork la vedo difficile, perché è vero che la diffamazione risulterebbe a stampo pubblicitario al contrario di quello che si diceva prima che era paragonabile a quello di stampa ma le prove sono fondamentali e credo anche che dovrebbero essere più chiare possibili come anche il valido indirizzo Ip.La polizia postale mi disse questo e anche i carabinieri, ci sarebbe la certificazione notarile al momento senza perdere tempo ma senza un valido indirizzo Ip non si può procedere, anzi ci sono sentenze che non hanno condannato per questo motivo e quindi al contrario poi si rischia il reato di calunnia o sbaglio?

    • Non credo che denunciare qualcuno per diffamazione la esponga al rischio di essere accusato di calunnia: la calunnia è quando lei incolpa falsamente qualcuno di un reato, denunciandolo alle autorità, pur sapendo benissimo che è innocente.

  32. Salve, ho avuto 3 contestazioni sul lavoro basate sul nulla in quanto io sn apprendista e di x se nn sn responsabile di qnt in maniera grave accade in negozio. Cmq mio marito rilascia alla mia responsabile il certificato di malattia(in quanto io ero in malattia ) e chiede informazioni su una qstione di busta paga dv mi sn stati decurtati soldi ( es è oggetto della contestazione)allora la mia responsabile chiama di conseguenza a chi se ne occupa di paghe (da precisare le aspettiamo qsta risp da una settiama ed appunto urgente in quanto è oggetto della contestazione)e mio marito parlandogli al telefono gli dice che vuole sapere il motivo è poi di nn inviare più contestazioni ( ieri mi arriva la terza contestazione)basate sul nulla in qnt io sn apprendista e continuando mio Marito le ha dato dell ignorante ,precisando poi, lo dico in quanto ignorate i fatti.
    Mi possono diffamare? Io ho tutte le carte x affermare che sn vero ignoranti infatti siamo in mezzo cn i sindacati. Cm testimoni c’èra solo la mia responsabile ( che è contro di me)
    Grazie

    • Se suo marito ha definito “ignorante” la sua responsabile quando erano da soli, la signora può denunciarlo al massimo per ingiuria, non per diffamazione. Se vuole saperne di più ho spiegato l’ingiuria in questo articolo. Se però ha argomentato questo insulto spiegando che “ignorava i fatti e le leggi”, allora diventa una critica legittima, per quanto aspra.

      • Ignorante nn L ha detto alla mia responsabile ma a chi stava al telefono ovvero la segretaria dell ufficio dell azienda e cm testimone c era anke è solo la mia responsabile.
        grazie x la celere risposta

  33. Ho dato del porco al mio ex su un commento di una foto della mia migliore amica fatto da lui. Presa dall’ira gliel’ho scritto sotto,ora lui mi ha denunciata per diffamazione.
    In più i messaggi mandati tra me e lui su Whatsapp con offese sono punibili? grazie

    • Se gli ha dato del “porco” su Facebook o su un social network visibile anche ad altri, rischia in effetti una condanna per diffamazione. La sua ira potrebbe essere giustificata se il suo ex è stato scorretto in qualche modo (ha sbandierato la relazione con la sua migliore amica prima che fosse finita la vostra? Ha fatto paragoni offensivi fra lei e la sua amica?)…
      I messaggi whatsapp fra lei e il suo ex non sono inquadrabili come diffamazione, se solo voi due li avete letti. Possono configurare il reato di ingiuria, ma in tal caso occorre che lui assuma un avvocato per denunciarla (come spiego in questo articolo).

  34. buongiorno, volevo chiederle, se su una pagina facebook a “gruppo chiuso”, dove per accedere e commentare è necessaria l’iscrizione, il soggetto X offende il soggetto Y con un post, e il soggetto Y che è stato offeso è iscritto anch’esso al gruppo, e quindi gli arriva la notifica del post offensivo nei suoi riguardi, e infatti commenta tale tale post, si tratta di ingiuria o di diffamazione? Io nella mia ignoranza suppongo che si tratti di ingiuria perchè ho letto che “per esserci diffamazione, l’offesa deve essere comunicata a terze persone, non al diretto interessato, il quale NEMMENO DEVE ASSISTERVI.” Qui invece il diretto interessato fa parte dello stesso gruppo e riceve la notifica del post appena pubblicato. Quindi vi chiedo gentilmente se si tratta di ingiuria o di diffamazione. Vi ringrazio molto in anticipo. Poi volevo chiedere: nel post in questione si parlava di un dibattito televisivo, il link del video di tale dibattito era riportato nel post, e il commento recita: “il signor Y ha una testa dura assurda, con le sue risposte dimostra in questo caso specifico di non aver capito la differenza tra norma e legge di questo sport di cui l’esperto sta parlando., e a botta di repliche senza senso il signor Y ha tolto un sacco di tempo alla spiegazione dell’esperto, ma porca miseria lascialo parlare, comprendi fino in fondo costa sta dicendo, e poi dici la tua… se prima di capire cosa dice, lo interrompi subito con risposte senza senso, poi fai na figur e nient” (in dialetto fai na figur e nient significa fai una figuraccia). Qui c’è effettivamente qualche offesa, o rientra nella critica?

    • Se il gruppo Facebook è composto da almeno 3 persone è diffamazione : che consiste nell’offendere qualcuno davanti ad almeno 2 testimoni (lo spiego qui). L’altra frase che lei cita è una critica aspra ma legittima e non un insulto.

  35. la ringrazio molto per la spiegazione. Cmq la frase che cito non era un commento, ma era il post stesso, quello di cui parlo all’inizio. Quindi mi dice che tale post non è offensivo ma critico, giusto?

  36. la parte finale precisamente è, “se prima di capire cosa dice, lo interrompi subito con risposte senza senso, fai sol na figur e nient” (letteralmente figura da niente cioè fai solo una figuraccia, una figura misera)

  37. salve,
    volevo chiedere, se una persona mi querela a mia insaputa per diffamazione su facebook, e durante le indagini preliminari questa viene archiviata perchè il fatto è troppo lieve, e i termini utilizzati non sufficienti per mandare il tutto a processo, in tal caso io non verrei a conoscenza se sono stato denunciato giusto? nessuno mi informerebbe perchè le indagini non sono arrivate a processo? inoltre se la denuncia viene archiviata, ed io chiedo il certificato del registro degli indagati, questo risulterà con nulla a carico? così ho letto su un sito. a questo punto per scoprire se sono stato denunciato dovrò fare Richiesta di accesso ai dati conservati negli archivi del Centro Elaborazione Dati delle Forze di Polizia?

    • Forse più che in polizia dovrebbe chiedere in Procura, ma non mi sembra una procedura semplice. E se la vicenda si è conclusa come dice, perché imbarcarsi in una faccenda così complicata? In ogni caso, sono un linguista, non un giurista, quindi non so darle una risposta certa: per avere certezze deve rivolgersi a un legale.

  38. Buongiorno, volevo chiedere, se una persona sporge denuncia per diffamazione su facebook, non conosce il diffamatore, ma ne ha fornito solo il nome e cognome e il link del contatto facebook (praticamente senza indagini che ne attestino l’identità, immagino che sia ancora configurabile come denuncia verso ignoti), e poi dopo qualche giorno o settimana dalla presentazione della querela decide di ritirare tale querela, lo può fare? lo chiedo perchè ho letto che affinchè il querelante ritiri la querela, è necessario che il querelato accetti la ritira della querela… ma in tal caso, il querelato è ancora ignoto, e se non partono le indagini e non viene identificato, non gli è possibile accettare la ritira di querela. cosa accade quindi? che le indagini continuano lo stesso anche se il querelante ha ritirato la querela?

    • Mi pare improbabile che se il querelante ha ritirato la querela le indagini proseguano ugualmente, a maggior ragione se si ignora l’identità dell’offensore. Ma ribadisco anche a lei che sono un linguista e non un giurista, quindi non sono la persona più indicata a cui chiedere questi dettagli tecnici.

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