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Dare dell’idiota è reato? Guida pratica sugli insulti e la legge

I giudici valutano l’offensività di un insulto (montaggio foto Shutterstock).

«Ho scritto che in quel ristorante si mangia malissimo, che cosa rischio?».
«Se mi chiamano “uomo da niente” posso denunciare?».
«Si può dare del “razzista” a qualcuno?».
Questo è solo un piccolo assaggio dei quesiti che mi sono arrivati da quando ho scritto un articolo  sulla riforma del reato di ingiuria. In poco più di 2 anni, quell’articolo è diventato uno dei più letti di questo blog. Il che è sorprendente: questo non è un sito giuridico, ma di linguistica.
Ma la sorpresa più grande è stata un’altra: pur avendo ribadito a chiare lettere che non sono un avvocato né un giurista, più di 320 lettori di tutta Italia mi hanno scritto per chiedermi un parere sugli insulti, fatti o ricevuti, su Facebook, Whatsapp, Twitter, ma anche in condominio, in ufficio, in famiglia o al bar.
Erano tutti quesiti accorati: esprimono emozioni forti (angoscia, risentimento, offesa, umiliazione, imbarazzo) che non possono lasciare indifferenti. E, soprattutto, possono portare le persone in tribunale: le leggi puniscono con multe salate e perfino col carcere chi offende con l’arma della parola. Ma a volte le sentenze vanno contro le aspettative, condannando parole apparentemente inoffensive e tollerando espressioni anche forti.
Dunque, quando conviene denunciare un insulto? Come si fa? Cosa rischia chi ne scrive uno su Facebook o Whatsapp?  

Questo genere di domande mi sono arrivate a ritmo incalzante, raccontando frammenti di vita vissuta: il maggior numero di richieste sono arrivate da persone preoccupate di essersi lasciate sfuggire un insulto. Così mi sono informato per cercare di dare risposte plausibili.
In questo post ho deciso di riassumere i 14 casi più frequenti, radunandoli in un prontuario con la formula domande e risposte. Insomma, le FAQ… sul fuck.
Spero che vi siano utili, e ricordate il consiglio dei consigli: gli insulti scritti su sms, email, Whatsapp, Facebook, chat, Tripadvisor restano per sempre, e possono essere usati contro di voi. Quindi, fate sempre attenzione a cosa scrivete!!

[ clicca sul + per aprire le risposte ]

La legge punisce sempre le parolacce?

 Tutte le parolacce sono offensive/perseguibili?

Si può offendere anche senza dire parolacce?

Le offese sui social (Facebook, Twitter, Whatsapp, Tripadvisor, Youtube) sono più gravi rispetto a quelle dette di persona?

E’ sempre giusto denunciare chi ti ha insultato?

Tutte le critiche sono perseguibili?

C’è un termine entro cui va fatta una denuncia per ingiuria o diffamazione?

Si può denunciare una persona di cui si conosce solo il soprannome (nickname) su Facebook?

Si può offendere liberamente un personaggio pubblico?

Quanti tipi di insulto esistono per la legge?

In quali circostanze i giudici sono meno severi nel giudicare gli insulti?

Se qualcuno mi insulta davanti a un poliziotto, vigile o carabiniere, quest’ultimo è obbligato a denunciarlo?

Davanti a quante persone dire un insulto diventa diffamazione?

Da quale età una persona può essere denunciata per insulti (ingiuria  diffamazione, oltraggio, vilipendio, ecc.)?

 

Altre risorse sul tema leggi e parolacce (clicca per andare al link):

cosa dicono le sentenze

 diffamazione

 come difendersi dagli insulti su Facebook e gli altri social network

 ingiuria

 oltraggio a pubblico ufficiale

 vilipendio

• e molti altri argomenti nel canale leggi e sentenze

 Ringrazio l’avvocato cassazionista Giuseppe d’Alessandro per la revisione.

SU RADIO RAI1

Ho parlato di questo e di altri temi legati al turpiloquio durante un lungo intervento notturno alla trasmissione “Domani in edicola” su Radio Rai1 condotta da Stefano Mensurati.
Clicca qui sotto per ascoltare l’audio (il mio intervento inizia dal minuto 10:50).
(PS: più volte il conduttore parla del mio libro dicendo che è pubblicato da Rizzoli. Vero, ma ora l’unica versione acquistabile la trovate in formato ebook , pubblicata con StreetLib).

vito tartamella

vito tartamella

2 Comments

  1. Ciao Vito, sono un tuo lettore.
    La vicenda Favoloso/Lucarelli ormai è nota.
    Lei ha sempre da dire su tutto e tutti… Favoloso, non ha resistito e ha scritto sulla maglietta SUCA, anche per attriti tra loro che vanno avanti da settimane,
    La selvaggia, ha etichettato, secondo un suo dizionario privato, l’offesa come sessista. Non son d’accordo che tutto possa essere trasformato in sessista.
    SUCA, non è più una offesa sessista in quanto riferita a uomini e a donne e può essere usata sia da uomini sia da donne.
    Per di più non essendo un aggettivo, quindi non qualifica nulla, al limite è una proposta… che poi si può accettare o meno. Sempre prendendola alla lettera… Ma ormai sono anni che questa parola è stata sdoganata… come il “SOCCIA!” di bologna e addirittura lo “SBORONE” della romagna.

    Suca viene usato con significati molto ampi, soprattutto significa “taci e sparisci”, l’ho sentito usare contro persone invidiose e rancorose proprio come gli attacchi della selvaggia contro Favoloso. (ti ricordo che alla Lucarelli non bastava l’esclusione, ma voleva altre punizioni, non si accontentava e infieriva)
    Trovo che l’accusa di essere sessista sia molto grave e non ritengo giusto che un uomo debba sentirla via twitter o via social… con relativa sentenza popolare.
    Mi chiedevo, è una offesa che merita l’attenzione giuridica? O come cita una Tesi dell’università di Trapani, ormai la parola ha una valenza diversa, più popolare e colorita piuttosto che volgare invito?

    Grazie per La lettura

    • Caro Gimmi,
      su un punto hai ragione: “suca” non è sessista, cioè non è un’espressione spregiativa degli uomini verso le donne, perché può essere benissimo reciproca. Ovvero, la possono rivolgere anche le donne agli uomini.
      Detto questo, però, non condivido il resto della tua analisi: è vero che non è un aggettivo, è un verbo. Ma anche i verbi possono essere insultanti, se evocano azioni oscene come in questo caso. Tanto più che non è affatto una proposta (“suchi?”) bensì un ordine, un imperativo (“suca!”). Sul significato di questa espressione ho scritto di recente un articolo che puoi leggere qui. E’ vero che l’espressione significa “taci e sparisci” ma utilizza un’immagine oscena e umiliante che ritengo abbia un peso offensivo notevole. Soprattutto se, come nel caso che citi (la trasmissione del Grande Fratello) ha una visibilità nazionale. Quindi ritengo che l’espressione sia ingiuriosa. Al massimo potrebbe essere stata un atto goliardico, ma è difficile giudicare perché “suca” è stato scritto su una t-shirt e non pronunciato. D’altra parte: useresti questa espressione con tua madre/sorella/collega/datrice di lavoro (o anche: padre/fratello/collega/datore di lavoro)? Ne dubito. A meno che non abbiate una confidenza molto ma molto forte.

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