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$@#&!!! La scienza delle imprecazioni

UNA FINESTRA SULLA MENTE

A che servono le imprecazioni? A esprimere direttamente uno stato d’animo: il loro significato non è mai letterale ma si deve desumere dal contesto. Se dico “Cazzo!” quando trovo una multa sul parabrezza dell’auto, non intendo riferirmi all’organo sessuale maschile, ma voglio esprimere altro: “Che rabbia, non ci voleva!”, “Non voglio pagarla!”.  Le imprecazioni sono espressioni “desemantizzate” cioè spogliate del loro significato letterale.

Meme adattato dal film “300”: qui l’attore Gerard Butler nel ruolo del re spartano Leonida

Infatti, scrive Isabella Poggi docente di psicologia all’Università Roma Tre nel libro “Le interiezioni: studio del linguaggio e analisi della mente” (Bollati Boringhieri), «mentre con il linguaggio articolato si possono comunicare conoscenze sia sul mondo che sulla mente del parlante, le interiezioni permettono di comunicare solo quelle sulla mente: essendo prive di un meccanismo combinatorio, possono veicolare un numero ristretto di significati. Ecco perché si possono pronunciare solo in presenza di un determinato stato mentale».

Dunque, le imprecazioni sono “formule prefabbricate” che servono a sfogare in modo immediato un’emozione forte. Infatti nascono da parole che sono già emotivamente cariche: il sesso, la religione, gli escrementi, i pensieri aggressivi… Così funzionano per esprimere una vasta gamma di stati d’animo intensi: stizza, sorpresa, disagio, dolore, rabbia, incredulità, frustrazione, conferma, indignazione, noia, disprezzo, ammirazione, tensione, disgusto, approvazione e disapprovazione. In pratica, dire “Cazzo!” può significare “Sono arrabbiato”, “Provo dolore”, “Non va bene”, e così via.

(avanti) Che cosa diciamo quando imprechiamo

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One Comment

  1. formidabile trattazione! scoprire che imprecare quando calpesto un “regalo canino” mi rende più comprensibile di uno che non lo fa mi ha colpito molto… 🙂 grazie Vito!

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