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$@#&!!! La scienza delle imprecazioni

UN SOLILOQUIO TEATRALE

Rovesciarsi addosso il caffè è un pessimo modo di iniziare la giornata.

Ma le imprecazioni hanno anche altre funzioni, ha osservato il sociologo Erving Goffman, che ha chiamato queste particolari espressioni “response cry”: “grida di reazione” o “versi reattivi”. Come scrive nel libro “Forme del parlare” (Il Mulino) le interiezioni non sono soltanto una forma di dialogo interiore portato all’esterno, ma anche vere e proprie performance sociali. Anche se sembrano rivolte a noi stessi, le emettiamo per essere ascoltati dagli altri, anche se non c’è nessuno: servono a dimostrare che siamo consapevoli di ciò che sta accadendo e che manteniamo il controllo della nostra identità sociale, nonostante un piccolo incidente. «I versi reattivi non segnano l’uscire da noi di qualcosa di emotivo, ma l’entrare in noi di qualcosa di importante», scrisse Goffman.

Le imprecazioni sono liberatorie anche da disegnare.

Aggiunge lo psicolinguista Steven Pinker nel libro “Fatti di parole” (Mondadori): le imprecazioni usano «autentiche parole, con suoni e significati convenzionali per rassicurare gli spettatori sul fatto che siamo esseri umani equilibrati, competenti e ragionevoli, con obiettivi trasparenti e reazioni intelligibili appropriate alla situazione. Questo, in genere, richiede di non parlare fra sé e sé in pubblico, ma noi facciamo un’eccezione quando un’improvvisa svolta degli eventi mette la nostra razionalità o efficienza alla prova: uno che, dopo essersi sporcato la camicia di pomodoro mangiando una pizza o avere messo il piede su una cacca di cane, dice “Ops”, è una persona che capiamo meglio di una che sembra non curarsene. E così è con il turpiloquio catartico. Di fronte a un’improvvisa minaccia ai nostri obiettivi o al nostro benessere, noi informiamo il mondo che la difficoltà ha importanza per noi, anzi, che ha importanza a un livello emotivo che ci evoca i peggiori pensieri e si colloca ai limiti del controllo volontario». 

LE GRADAZIONI DELLE IMPRECAZIONI

Ecco perché anche le imprecazioni sono una forma di comunicazione  commisurata alla gravità della situazione: “Accidenti!” se è una piccola seccatura, “Cazzo!” se è più grave. «E, a seconda della scelta del termine e del tono con cui è pronunciato, uno sfogo può invocare aiuto, intimidire un avversario o avvertire una persona incurante del danno che sta inavvertitamente causando», osserva Pinker. C’è infatti una notevole gradazione nelle imprecazioni, come in tutte le parolacce: sono presenti infatti diverse forme eufemistiche come “diamine” (sta per diavolo), per Diana/perdinci (per Dio), accipicchia (accidenti), caspita/cacchio/cavolo/cazzarola (cazzo), Maremma (Madonna) e così via.

COME UN RINGHIO ANIMALESCO

La postura minacciosa di un cane: le imprecazioni sono la versione verbale della rabbia.

E’ possibile che in origine i versi reattivi fossero, quando gli ominidi non avevano ancora sviluppato il linguaggio, vocalizzazioni per esprimere dolore (ahi!) o rabbia minacciosa (grrr). Questo può spiegare perché le imprecazioni prediligono i suoni percepiti come rapidi e duri: buona parte delle espressioni tendono a essere bisillabiche, e a contenere consonanti esplosive/occlusive, in particolare k, d, g, b, t e p: cazzo, figa, minchia, porco, Cristo e così via. Questo vale anche per le lingue straniere con l’inglese fuck, suck, shit, bitch; il francese putain, merde; lo spagnolo joder, carajo, coño, mierda, il portoghese caralho e merda.
Ma attenzione: se la funzione delle imprecazioni è antichissima, lo è meno la loro verbalizzazione. In sostanza, sono nati prima gli insulti e i tabù sui termini religiosi/sessuali, e su questa base si sono poi costruite le imprecazioni: lo ha dimostrato uno straordinario esperimento con alcune scimmie addestrate a esprimersi con il linguaggio dei segni dei sordomuti. Dopo qualche tempo, gli scimpanzè hanno creato spontaneamente alcuni gesti insultanti, come raccontavo  in questa altra ricerca. La tabella in alto, con tutte le imprecazioni suddivise per tipologie, mostra chiaramente come siano derivate da insulti, oscenità o maledizioni

⇒ (avanti) Come funziona il cervello che impreca

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One Comment

  1. formidabile trattazione! scoprire che imprecare quando calpesto un “regalo canino” mi rende più comprensibile di uno che non lo fa mi ha colpito molto… 🙂 grazie Vito!

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