CHE COSA DICIAMO QUANDO IMPRECHIAMO
Dunque, quali azioni comunicative (atti linguistici) si compiono dicendo un’imprecazione?
La professoressa Poggi identifica due tipologie di contenuti:
- informativi: le imprecazioni informano sullo stato d’animo del parlante (“sono arrabbiato”) o sul raggiungimento o meno dei suoi scopi (“è andata male/bene”)
- ottativi: le imprecazioni possono anche esprimere desideri. Sono auguri di mala sorte (maledizioni, come vaffanculo e simili), oppure invocazioni a divinità e santi
In italiano, il dizionario Zingarelli censisce 466 interiezioni, da “abbasso” a “zumpappà”. La lista, in realtà, comprende sia le interiezioni proprie che quelle improprie.
LA LISTA DELLE IMPRECAZIONI ITALIANE

Un rebus allusivo di una celebre imprecazione
Nell’elenco che si ricava estraendo tutti i lemmi con limite d’uso “interiezione” figurano anche diverse parolacce (cazzo, merda, etc) ma ne mancano parecchie: perciò le ho aggiunte nella tabella qui sotto, includendo anche alcune espressioni dialettali (le più note a livello nazionale), e le ho suddivise per contenuti e per area semantica (se ne mancasse qualcuna, segnalatela nei commenti). Sono in tutto una trentina di espressioni: vanno tutte lette come se fossero seguite da un punto esclamativo (!).
| imprecazioni informative (sullo stato cognitivo o su scopi compromessi) |
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| area sessuale | area escrementizia | insulti e bestemmie |
| • cazzo/ che cazzo/ sti cazzi • che palle • figa • minchia • pota • belin • mona |
• merda | • porca + miseria/ troia/ puttana/ Giuda • boia fauss (boia falso) • mortacci/ mortacci tua (i tuoi spregevoli defunti) • porco + divinità/ Madonna • divinità + cane |
| imprecazioni ottative | |
| maledizioni | invocazioni religiose (profanità) |
| • vaffanculo • accidenti • mannaggia • cancaro/cancar • dannazione • chi t’è muort • diavolo • ammazzate • ‘ngul a soreta • suca/soccmel |
• Dio / Oh Dio / oddio • Cristo • Gesù • Madonna (con le varianti: Oh +Dio/Gesù/Cristo, o per +Dio/la Madonna) • santo + Dio/Madonna/cielo • santo/Cristo + d’un Dio • ostia |
LE ORIGINI DELLE IMPRECAZIONI
Molte imprecazioni hanno un’origine semplice e immediata: hanno attinto la potenza espressiva da termini sessuali (cazzo, figa) ed escrementizi (merda), dagli insulti o da termini religiosi. Particolare il caso delle bestemmie: utilizzano (dissacrandoli, abbassandoli) divinità e santi per insultarli. Del resto “imprecare” deriva dal latino in-precare, cioè “pregare contro”: espressione che si riferisce sia al fatto di augurare il male a qualcuno, sia agli insulti contro la divinità. E i santi: in siciliano, “santiare” significa infatti imprecare.

Un meme ironico sulle imprecazioni
Altre imprecazioni invece nascono come maledizioni (il contrario degli auguri): sono la contrazione di espressioni più lunghe, usate un tempo come formule magiche per augurare il male a qualcuno (l’ho raccontato in questo articolo):
- “mannaggia” è la contrazione di “mal n’aggia”, ne abbia a male;
- “accidenti” è l’abbreviazione di “che ti venga un accidente” (malanno improvviso);
- il veneto “cancaro” (e il bolognese cancar) sono la contrazione di “Che ti venga un cancro”;
- “maledizione” sta per “lancio una maledizione su questo oggetto/situazione”
- “dannazione” sta per “che tu possa essere dannato all’inferno”.
- “diavolo” sta per “vai al diavolo” cioè all’inferno: maledizione potente quando si credeva nelle punizioni dopo la morte
- “ammazzate” (romanesco) sta per “ammazzatevi” un’esortazione insultante: un invito a togliersi la vita o un augurio di morte violenta (“Possa tu essere ammazzato”).
- il napoletano “chi t’è muort” sta per “mannaggia a chi ti è morto”: una maledizione con effetti ultraterreni
Ci sono anche maledizioni di tipo sessuale come “vaffanculo” (di cui ho parlato qui), il bolognese “soccmel/soccia” e il palermitano “suca” (succhiamelo: ne ho parlato qui), e “‘ngul a soreta/mammeta” (di cui ho parlato qui).

Un tempo reato penale, oggi la bestemmia è un illecito amministrativo.
Le invocazioni religiose, in particolare, derivano dai giuramenti, come raccontavo qui: “Per Giove” (o “per Dio”) nasce dalla formula “Che Dio mi fulmini se mento”. Era un modo (scomodo) per garantire la verità di quanto si affermava. Questo genere di invocazioni sono una violazione del comandamento “Non nominare il nome di Dio invano”: diviità e santi vengono scomodati per sfogare malumori terreni e non per pregare. Per questo, in linguistica, l’uso profano dei termini religiosi è chiamato “profanità“.
SONO LE PIU’ PRONUNCIATE
Un’ultima osservazione. Per quanto riguarda l’uso nella vita quotidiana, quasi la metà di queste imprecazioni figurano nelle primissime posizioni nella classifica delle parolacce più pronunciate dagli italiani: cazzo (1°), Dio (2°), Madonna e merda (3°), minchia (4°), vaffanculo (10°), figa (14°), Cristo (22°), soccmel (23°), Gesù (24°), stocazzo (26°), suca (27°). Una riprova del loro uso frequente (per quanto la classifica attesta l’uso di queste parole anche in altre funzioni discorsive).
formidabile trattazione! scoprire che imprecare quando calpesto un “regalo canino” mi rende più comprensibile di uno che non lo fa mi ha colpito molto… 🙂 grazie Vito!