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Sbatti un «coglione» in prima pagina

… E GLI ALTRI PRECEDENTI: GIORNALI POLITICI E GIORNALI SATIRICI

Il titolo di Libero, come dicevo, è stato scambiato da molti per un meme satirico: la realtà supera la fantasia. Ma non è il primo caso nella storia in cui un giornale usa uno stile sopra le righe. Nella storia italiana, questo è avvenuto in due filoni rimasti fino a oggi separati: i giornali politici di stampo populista, e i giornali satirici.

I giornali politici

Prima pagina de “L’uomo qualunque”.

Il primo filone, quello dei giornali politici, ha le sue origini nel Dopoguerra: nel 1944 uscì “L’uomo qualunque”, un giornale fondato dal giornalista Guglielmo Giannini. Il suo movimento (anti)politico esaltava l’individuo contro i poteri forti, auspicando che lo Stato fosse il meno presente possibile nella società. Il giornale aveva uno stile senza filtro: aveva una rubrica “Pdf” (Pezzo di fesso) nella quale metteva alla berlina i rivali politici. Pietro Nenni era definito «il foruncolo al culo della vita politica italiana», Pietro Nenni «capp’e provola», Ferruccio Parri diventava Fessuccio Parri,Benedetto Croce diveniva Maledetto Croce, e così via. Il giornale chiuse nel 1953.

Un volantino di Lotta continua.

Poi fu la volta dei giornali della sinistra extraparlamentare come “Lotta continua” (1969-1982): non usava spesso espressioni forti, per non infrangere le leggi sul buon costume, la diffamazione e il vilipendio delle istituzioni. Ma in alcuni volantini si possono trovare espressioni scurrili.

Poi, per rivedere questo stile senza filtri bisognerà attendere il 1997, quando aprì il quotidiano “La Padania della Lega Nord. Il giornale usava gli stessi slogan del partito politico (“Il Nord si incazza”), pubblicando attacchi frontali svilenti contro gli avversari. E’ arrivata persino a definire l’allora presidente degli Usa “negher”, cioè “negro” in milanese.

Prime pagine insultanti de “La Padania” (da notare il fotomontaggio di Obama con Osama Bin laden)

Dunque, una prima spinta nell’uso di parolacce sui giornali è il populismo. Perché? Come raccontavo in questo articolo, il populismo è incline a usare le parolacce perché queste ultime sono perfette per fare una comunicazione viscerale e basata su slogan semplici: le parolacce sono il linguaggio delle emozioni e sono comprensibili a tutti. 

Il populismo, infatti, fa una brutale semplificazione della realtà: la realtà non è complicata, i problemi dipendono soprattutto dall’esistenza di un nemico (la “casta”, gli avversari politici e gli immigrati stranieri). Gli insulti, in particolare, fungono da “giudizi abbreviati”: servono per identificare e attaccare in modo rapido i nemici, invece di confutarli attraverso argomentazioni razionali. E servono anche per cementare l’identità, l’unità interna dei movimenti populisti.

I giornali satirici

“Il male” e “Frigidaire”.

La prima pagina di “Libero” su Trump fa tornare alla memoria le copertine di alcuni giornali satirici che hanno usato il linguaggio scurrile, come “Il Male” (1978-1982, fondato da Pino Zac e Vincino), “Frigidaire” (1980-2008, Vincenzo Sparagna, Stefano Tamburini, Filippo Scozzari), “Il Vernacoliere” (dal 1982, Mario Cardinali) e “Cuore” (1989-1996, Michele Serra).

Prime pagine di “Cuore”.

Alcuni titoli di satira politica sono passati alla storia come “Hanno la faccia come il culo”, “BER-LU-SCO-NI VAF-FAN-CU-LO”, o “D’Alema è uno stronzo” (“Cuore”) e “Sarvini ha rotto ‘r cazzo!” o “Berlusconi cià rotto i coglioni!” (“Vernacoliere”).

Locandine de “Il Vernacoliere”.

 

 

E’ lo stile della satira, che usa spesso espressioni volgari per squalificare e mettere in ridicolo le persone di potere. L’originalità di queste testate sta nel fatto che la satira sia stata espressa nello stile, nelle vesti di un giornale di cronaca. La satira ha fagocitato il giornalismo, si è espressa usando la struttura espressiva del giornalismo: occhiello, titolo, sommario, impaginazione.

 

⇒ (avanti) Giornali e politici, tutti a caccia di clic (e di battute)

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