UNO STILE PRAGMATICO
Come ha osservato Paola Mastrocola (in “Rime e lettere”, Utet*) Michelangelo «scriveva male, mescolando grafia etimologica e grafia fonetica, lasciando forme incolte accanto a forme dotte, originando insomma testi non uniformi, non corretti».

L’artista si firmava Michelagnolo.
Ricorreva malvolentieri alle lettere perché il lavoro, la salute o la distanza gli impedivano di affrontare le questioni di persona. «Scrivere è una necessità, e per di più inefficiente: sono solo parole. Michelangelo soffre alquanto di questo suo dover scrivere lettere. Spesso dichiara di non aver tempo, di essere occupato in altro e che rispondere gli è di “grandissimo fastidio”; ciò che scrive loro è solo quel che è strettamente necessario dire, non quello che egli pensa, giacché non riesce, per lettera, a “pensare quello che vuole”. Le sue lettere sono testi utili, pratici, servono a dire lo stato di salute, gli spostamenti, gli impegni, le spese; a informarsi della vita altrui; a dare consigli e disposizioni; a difendersi da accuse e maldicenze».
Ecco perché le lettere sono raramente intimiste, e più proiettate a risolvere questioni pratiche (questioni di soldi, terreni, case) o a sfogare i momenti difficili. Lo stile è perciò molto realista, anche negli aspetti problematici: Michelangelo era collerico e diffidente, e quando veniva deluso dalle persone che lo circondano non esitava a insultarli anche con termini pesanti.
⇒ (avanti) Gli argomenti: soldi, lavoro, rivali
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