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Parolacce: la “Top ten” del 2019

Quali sono state le parolacce più notevoli del 2019, in Italia e nel mondo? Per il 12° anno, ho compilato la “Top ten” con i 10 episodi volgari più emblematici e divertenti fra quelli riportati dalle cronache nazionali e internazionali. Prima di svelarla, una piccola riflessione per il 2020 che è appena iniziato. Perché forse questo nuovo anno potrebbe segnare l’inizio di una nuova consapevolezza sulle parolacce.

DEPURARE LA POLITICA  

Come ho accertato nella mia ultima ricerca sulle parolacce più usate nell’italiano parlato, negli ultimi 27 anni le volgarità sono triplicate nel linguaggio quotidiano. Con un rischio tangibile: l’inflazione del loro potere espressivo.
Era inevitabile, dato che le scurrilità sono diventate sempre più diffuse in qualunque contesto: al cinema, alla radio, in tv, sui giornali. E negli ultimi tempi sono state adottate da una categoria di persone che fino ad allora ne erano state lontane: i politici. Da Bossi a Grillo, fino a Berlusconi e Salvini, il turpiloquio si è diffuso ovunque, senza distinzioni di ideologia: a destra, a sinistra, al centro.

Titolo razzista uscito nel gennaio 2019.

Il fenomeno l’avevo raccontato in un precedente articolo, All’inizio i politici hanno usato il linguaggio volgare per avere visibilità (la parolaccia fa notizia) e per strizzare l’occhio al popolo (“parlo come te perché sono come te”). Insomma, una forma di marketing.
Ma presto è diventato un mezzo sbrigativo per troncare ogni discussione insultando chi la pensa in modo diverso: le discussioni degenerano in risse. E i cittadini come possono migliorare se dall’alto arriva un esempio simile? Così si è diffuso un clima di odio, di intolleranza. Che ad alcuni partiti è utile: insultare un nemico esterno, infatti, aiuta a rinforzare la propria identità.
E questo involgarimento ha anche un altro effetto collaterale meno evidente ma ancora peggiore. I politici, sempre più scaltri, hanno imparato infatti a usare gli insulti come arma di distrazione di massa, come cortina fumogena per non affrontare davvero i problemi. Se oggi ti insulto durante una discussione sul Fisco, domani sui giornali si parlerà dell’insulto e non del Fisco. La forma (il linguaggio volgare) ha ucciso il contenuto, cioè i temi politico-economici.

Manifestazione delle Sardine a Bologna.

Ma ora, forse, il vento sta cambiando. Una parte del nostro Paese si è schierata contro questo sistema, riempiendo le piazze: il movimento delle Sardine. Che, al di là dei contenuti politici (ancora da definire), al di là del fatto di essere un movimento “nato dal basso”, ha una terza caratteristica: chiede alla politica e all’opinione pubblica un cambio di stile e di linguaggio. Chiede  “non violenza” e “ascolto”. Dicendo basta ai politici che “rovesciano odio”.
Questa posizione ha un corollario: il rifiuto degli insulti, che sono appunto il linguaggio della violenza e dell’odio.
Una prima adesione è arrivata sorprendentemente proprio dall’inventore del “Vaffa day”: Beppe Grillo. Che sul suo blog il 18 dicembre scorso ha ringraziato le Sardine, salutandole come  “un movimento igienico-sanitario… Sono come tennisti vestiti di bianco che sfidano una squadra di rugbisti fangosi, volgari, incattiviti. Le sardine non reclamano altro che l’igiene della parola. Reclamano una convalescenza vigorosa dalla attuale malattia delle lingue e delle menti che fa sembrare certe espressioni pubbliche un vociare roco di hooligan pronti al balzo, oppure un minacciare gradasso di un capobanda… Anche noi in passato abbiamo un po’ esagerato. Ma ora non lo facciamo più”.
Vedremo se questo buon proposito si tradurrà davvero nella pratica, e se contagerà altri leader di partito…

E ora la mia classifica delle parolacce dell’anno. Come per le precedenti edizioni, ho selezionato gli episodi con 3 criteri: il loro valore simbolico, le loro conseguenze e la loro carica di originalità.
Sono episodi rivelatori: fanno
sorridere ma anche riflettere. Il vincitore morale è il primo dell’elenco: il robot che dice parolacce quando urta contro un ostacolo. Un’invenzione che mostra come le imprecazioni possano rendere umano persino un aspirapolvere.
Buona lettura. E buon anno!

L’INVENZIONE DELL'ANNO

«Che cazzo! Fanculo! Stronzo!»
L’aspirapolvere-robot che impreca quando urta un ostacolo
4 maggio 2019, YouTube

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IL FATTO
 

Michael Reeves è un giovane programmatore americano che vive alle Hawaii. E’ diventato un celebre youtuber: documenta davanti a una telecamera le sue stravaganti  invenzioni tecnologiche, dalla canna da pesca a gas al braccio robotico che toglie i pomodori dall’insalata. Insomma, un abile nerd dotato di autoironia e spirito goliardico.

Michael Reeves col Roomba da lui modificato.

In questo video racconta che, pressato dalle numerose richieste dei suoi followers, ha deciso di costruire un modello di Roomba – il celebre robot aspirapolvere – capace di urlare quando urta un ostacolo.
Ha collegato un mini computer “low cost”, il Raspberry, al sensore di movimento del robot, usando il linguaggio di programmazione Pyhton3. Ha inserito nel computer un campionario di frasi registrate, e lo ha collegato a un amplificatore blue tooth.
Così Michael ha prodotto un’iniziale versione di Roomba con una voce femminile: quando riceve un colpo dice varie imprecazioni con voce delicata. Ma Reeves si mostra insoddisfatto, e passa alla versione 2.0 “volevo che il suo comportamento fosse quello di un essere vivente”, racconta nel suo video. Non ha tutti i torti: diverse ricerche (ne ho parlato qui) hanno mostrato che sono proprio le parolacce a distinguere gli uomini dai robot. Un automa che impreca lo consideriamo più simile a noi.

Reeves testa il Roomba in un supermercato.

Così, dopo aver chiesto a vari amici di prestare la voce al robot modificato, lo ha testato sul campo. Il risultato è impressionante: il Roomba esplode in urla disumane quando cozza contro un ostacolo (Huaaaaaaaaaa!!!!!!) e poi si lancia in imprecazioni senza freni: “Fuck! Goddamn! Motherfucker! Fuck you!” (Cioè: cazzo! Maledetto! Stronzo! Vaffanculo!) e via così.
Ma non è tutto. Reeves, che è un nerd molto autoironico, ha scatenato il Roomba mentre discuteva a pranzo con due amici in cucina. Una scena surreale, in cui i discorsi intellettuali dei commensali contrastavano con le urla selvagge del Roomba contro i mobili della cucina.
Non soddisfatto del confronto, ha deciso di fare una vera e propria ricerca di marketing. Con lo slogan: “rendiamo più personale il Roomba, rendiamolo più umano” ha sguinzagliato il robot modificato in un vero supermercato, facendolo girare fra gli scaffali: nel video i clienti si piegano in due dalle risate quando lo sentono imprecare come uno scaricatore di porto isterico. Alla fine, Michael porta il suo robot all’ufficio reclami del supermercato, lamentando di aver acquistato un prodotto maleducato, e chiedendone uno “normale” in cambio. Alla fine, lo youtuber si finge sconsolato, e conclude dicendo: “Non tutti sono pronti all’innovazione, come non erano pronti all’iPhone di Steve Jobs”.
Insomma, un video stravagante, ironico e divertente.  Perché mostra che basta un’imprecazione a dare un aspetto “umano” a un elettrodomestico. E’ stato visto già da oltre 11 milioni di persone su YouTube. Eccolo:

 

CHI VA A PUTTANE

«Scusatemi, vi devo salutare perché devo andare a puttane».
SILVIO BERLUSCONI, proprietario del Monza Calcio
Stadio di Olbia, 1° dicembre 2019

 

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IL FATTO
 Serie C. Il Monza calcio, in testa alla classifica, va in trasferta a giocare contro l’Olbia. In tribuna c’è Silvio Berlusconi, che dopo aver ceduto il Milan nel 2018 si è rituffato nel calcio comprando il Monza. Che, essendo in vetta alla classifica, non fatica a sconfiggere l’Olbia a casa sua, con 3 reti a zero.
A fine partita, un tifoso sardo si avvicina a bordo campo e dice a Berlusconi: «Presidè, ascolti! Mi servono 500 euro…devo andare a mignotte stasera ». Lui risponde con una grassa risata e poi congedandosi dice con un sorriso ammiccante: «Scusatemi, vi devo salutare perché devo andare a puttane».
Il video, girato da un tifoso allo stadio, è diventato virale. Perché non capita tutti i giorni di ascoltare un uomo di 83 anni dire una battuta del genere. Tanto meno se è a capo di un impero economico, nonché ex premier e presidente di un partito politico. Ma a quanto pare, il gusto per la battuta piccante e per stare al centro della scena sono tentazioni irresistibili per lui. Che alla fine riesce a essere simpatico perché è anche autoironico: gli incontri con alcune prostitute gli hanno procurato non pochi guai giudiziari. Ma lui, fedele alla sua fama di viveur, si lancia in battute da avanspettacolo anche a costo di apparire greve.

 

PARTITA O FIGURA?

«Da una “partita di merda” a una “figura di merda”».
RICCARDO PITTIS, telecronista Rai.
Rai, 6 gennaio 2019

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IL FATTO
 Partita di basket fra Reggio Emilia e Pesaro. La sproporzione fra le squadre è evidente: il Reggio Emilia stravince, e la partita va avanti senza mordente. Così durante l’intervallo della telecronaca Rai, il telecronista Riccardo Pittis (ex cestista della Nazionale) esclama: “Che partita di merda”. E il commento va in onda.
Alcuni si divertono, altri si offendono. Quando Pittis si accorge della figuraccia, scrive le sue scuse su Twitter, citando una celebre battuta del film “I blues brothers”: “Non ho sentito il countdown! Nessuno mi ha detto che ero in onda! C’è stato il terremoto! Le cavalletteeee! Bene, fine degli alibi. Dicendo in onda (inconsapevolmente) che era una partita di m… ho fatto sicuramente una figura di m… Oltre a diverse battute divertenti e prese per i fondelli meritate che ho letto sui social, c’è sicuramente chi si è sentito offeso e quindi mi scuso. Aggiungo che il “commento” era riferito alla difficoltà di commentare una partita che era virtualmente già chiusa. Sorry”. Raro trovare una persona che ammetta i propri torti, uscendone più simpatico di prima.
Il video con il fuori onda si può vedere (e sentire) qui
 
 

SCIENZA: BUCO NERO O BUCO DEL….?

«IR BUONERO È ‘R BUODERCULO DELLO SPAZIO!» (il buco nero è il buco del culo dello spazio!)
IL VERNACOLIERE, mensile satirico
maggio 2019

 

 

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IL FATTO
  Il 10 aprile una notizia scientifica fa il giro del mondo: con un complesso metodo di elaborazione dei segnali radio,  i ricercatori dell’Eht (Event Horizon Telescope) sono riusciti a ottenere la prima immagine di un buco nero supermassiccio e della sua ombra. Si trova al centro di Messier 87, un’enorme galassia situata nel vicino ammasso della Vergine. Questo buco nero dista da noi 55 milioni di anni luce e ha una massa pari a 6,5 miliardi e mezzo di volte quella del Sole.
La notizia ha fatto il giro del mondo. Un risultato storico, che ha ispirato anche Mario Cardinali, l’82enne direttore del “Vernacoliere”, celebre mensile satirico livornese. Che spara la notizia in copertina a caratteri cubitali: “IR BUONERO È ‘R BUODERCULO DELLO SPAZIO! Si tratta der famoso culo primigenio dindove ci siamo sortiti tutti, popò di caàte che ‘un siamo artro!” (Il buco nero è il buco del culo dello spazio! Si tratta del famoso culo primigenio da cui siamo fuoriusciti tutti, enormi cagate che non siamo altro!)”.
Non è da tutti riuscire a trovare una chiave comica per una scoperta scientifica così affascinante. Ma il Vernacoliere è abituato a questo e ad altro: la sua filosofia è affrontare gli argomenti dal punto di vista “uro-gastro-genitale”... 

LA SENTENZA

Licenziato perché disse “azienda di merda”. La Cassazione: non c’è l’obbligo di stimare l’azienda.
CORTE DI CASSAZIONE
Roma, 14 maggio 2019

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IL FATTO
 

Roma. Nel 2017 una guardia giurata viene licenziata. Un giorno aveva chiamato più volte il centralino dell’azienda per chiedere una copia del proprio Cud che aveva smarrito, e non otteneva risposta. Così si era sfogato col centralinista: “Che azienda di merda”. Quest’ultimo, in un eccesso di zelo aziendalista, aveva riferito l’episodio alla titolare della società, che lo aveva licenziato, sostenendo che “era venuto meno il rapporto di fiducia con l’azienda”.
Ma la guardia ha impugnato la sentenza, che è arrivata fino in Cassazione. I giudici, nella sentenza 12786/2019, hanno ribadito che il licenziamento era illegittimo. Con una considerazione controcorrente nel nostro Paese, dove spesso l’aziendalismo raggiunge livelli assurdi: per i giudici, la frase della guardia è stata “senza dubbio volgare e inappropriata ma priva di intenti realmente offensivi e aggressivi nei confronti del datore di lavoro”. Dunque, quella frase non rivelava “alcuna insubordinazione o offesa al datore di lavoro tale da minare il rapporto fiduciario, non sussistendo in capo al dipendente alcun dovere di stima nei confronti della propria azienda”. Il lavoratore, piuttosto, è tenuto a osservare i doveri di diligenza e fedeltà: questo è il “nocciolo duro” del rapporto di lavoro. La stima è un optional.

Fantozzi dopo aver scritto in cielo uno sfogo contro il Megapresidente.

Un cambio di prospettiva rivoluzionario in un Paese di lecchini e aziendalisti: si può anche lavorare per necessità, per lo stipendio, senza dover per forza stimare l’azienda per cui si lavora. Basta che si lavori correttamente. Ma attenzione: questo non significa che siamo liberi di insultare impunemente le ditte per cui lavoriamo! Se la guardia giurata avesse usato le stesse espressioni su Facebook, il suo licenziamento sarebbe stato legittimo. Perché avrebbe danneggiato all’esterno l’immagine dell’azienda.
La situazione, comunque, ricorda il celebre sfogo di Fantozzi, che un giorno immagina di scrivere in cielo “Il megapresidente è uno stronzo” (“Fantozzi contro tutti”, 1980) e la scritta si materializza davvero: il povero impiegato finisce davanti al consiglio d’amministrazione e viene costretto a sostituire il suo nome con quello del megapresidente. 

 

DA PREMIER A PUPAZZO

«Vaffanculo, sei solo uno strapompato pupazzo di gomma da vasca da bagno».
HUGH GRANT, attore (al premier Boris Johnson)
su Twitter, 28 agosto 2019

 

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IL FATTO
 

L’estate scorsa, il premier britannico Boris Johnson aveva chiesto alla regina di sospendere i lavori del Parlamento del Regno Unito per 5 settimane, fino al 14 ottobre. Sarebbe stata la più lunga sospensione del Parlamento dal 1945. Una forzatura per impedire che i parlamentari di opposizione approvassero una legge contro il “no deal“, cioè l’uscita del Regno Unito dall’Europa senza accordi.

Il bizzarro account Twitter di Hugh Grant.

Il colpo di mano ha fatto indignare molti, fra cui l’attore britannico Hugh Grant, che ha scritto un Tweet pesantissimo contro il premier: “Non ti lascerò fare cazzate con il futuro dei miei figli. Non ti lascerò distruggere le libertà per cui mio nonno ha combattuto due Guerre mondiali. Vaffanculo, sei solo uno strapompato pupazzo di gomma da vasca da bagno. Alla Gran Bretagna fate schifo, tu e la tua piccola banda di capetti autocompiaciuti (letteralmente, masturbatori, ndr)”.
In poche ore Grant ha totalizzato quasi 80mila retweet e oltre 300mila preferenze. E a dicembre ha fatto una campagna porta a porta di persona nelle case di Londra per esortare anziani, famiglie e studenti a votare per la candidata dei Liberal-democratici, Luciana Berger. Obiettivo: “Fermare la Brexit”. Ma lo sforzo è stato vano: a dicembre Johnson ha vinto le elezioni col 43% dei voti. La Brexit si farà. 

RECORD DEL C****

«Record di cazzo questa sera».
GIORGIA ROSSI, giornalista
Tg5, 10 dicembre 2019

 

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IL FATTO
 Clamorosa gaffe per Giorgia Rossi al Tg5. Durante il collegamento in diretta da San Siro prima dell’incontro Inter-Barcellona, la giornalista, commentando l’affluenza degli spettatori allo stadio, ha detto: “È la cornice davvero perfetta, con più di 70.000 spettatori, record di cazzo questa sera…”.
In realtà voleva dire “record d’incasso”, ma l’emozione della diretta le ha giocato un brutto scherzo. La sua gaffe (qui il video) è diventata virale e le ha fruttato un “Tapiro d’oro” da parte della trasmissione “Striscia la notizia”.
Non è il primo scivolone del genere per una giornalista sportiva. Anni fa Antonella Clerici, parlando della sua passione per il calcio, se ne uscì con la storica affermazione: “Io non posso vivere senza cazzo”. Voleva dire “senza calcio”. 
 

IN CAMPO CONTRO IL RAZZISMO

“Negro, scimmia, gorilla”: in campo con gli insulti razzisti stampati sulla maglia.
squadra Alma de Africa, Spagna
Siviglia, 29 maggio 2019

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IL FATTO
L’Alma de Africa (Anima d’Africa) è una squadra di terza categoria dilettanti a Cadice, in Spagna. Una zona di frontiera, con molti immigrati. Infatti la squadra è composta da giocatori di 12 nazionalità diverse, tanto che i 5 spagnoli del gruppo sono chiamati ironicamente “stranieri”. Ma il pubblico non è altrettanto ironico: spesso, infatti, i giocatori della squadra sono apostrofati con insulti razzisti. Così, all’ultima giornata di campionato, i calciatori hanno deciso di fare un gesto plateale per smuovere le coscienze: sono scesi in campo indossando maglie su cui, al posto dei loro veri nomi (Omar, Bassirou, Eric, Abdoulaye, Osaivbie, Ivan, Issa Abdou, Mourtalla, Abdelmounim, Modou e Mohamed), hanno scritto gli insulti che ricevono durante le partite. “Scimmia”, “Schiavo”, “Gorilla”, “Zingaro”. “Negro”, “illegale” e così via.
“Ci sentiamo spagnoli e il calcio ci aiuta a integrarci. Ma sentirci insultare in questo modo ci fa soffrire, è un’esperienza dura dopo tutte le disavventure che abbiamo attraversato per arrivare in Europa”, hanno spiegato i giocatori. “Abbiamo fatto questa iniziativa per dire a tutti che non siamo criminali. Che siamo persone e che non disturbiamo nessuno. Ma anche per dimostrare che siamo al di sopra di questi insulti, tanto che li mettiamo sulla schiena, sotto gli occhi di tutti”. Una lezione di vita e di stile.
Alla fine della partita, i giocatori hanno consegnato le magliette alla squadra avversaria. Per rinfrescare la memoria.  

CARNIVORI=SFIGATI

«#SEIUNOSFIGATO se mangi l’agnello».
Lega Nazionale difesa del cane (LNDC)
Milano, 2 aprile 2019

 

 

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IL FATTO
La campagna è stata lanciata a Pasqua dalla Lega nazionale difesa del cane (LNDC). Un’associazione che “da tempo si impegna a promuovere l’alimentazione senza prodotti di origine animale, ma questo è il periodo in cui si consuma tradizionalmente la carneficina più agghiacciante dell’anno”, afferma Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection.
Di qui la decisione di lanciare un messaggio “volutamente provocatorio per sottolineare l’incoerenza di chi dice di amare gli animali ma al tempo stesso non rinuncia a ucciderli per mangiarli.”
Dunque, una campagna sociale giocata con un linguaggio forte, per indurre un cambio di mentalità. Per secoli, chi mangiava carne era un benestante, e la carne è diventata uno “status symbol”. Ma oggi lo scenario è cambiato: negli ultimi 40 anni si sono diffusi i movimenti animalisti, che lottano perché tutti gli animali, non solo l’uomo, abbiano diritto a una vita dignitosa, ossia senza sofferenze o sfruttamento.
A volte, però, l’animalismo sfocia in un fanatismo col paraocchi: non è raro incontrare animalisti che mangiano salumi o indossano scarpe di cuoio animale. Oppure passano all’eccesso opposto: sono sensibili alle vessazioni sugli animali, ma indifferenti ai drammi di altri esseri umani, siano immigrati o carcerati.
Ma oggi non occorre necessariamente una sensibilità animalista per schierarsi contro il consumo di carne: basta essere sensibili all’ambiente.
L’allevamento di animali infatti ha un pesante impatto ecologico sul nostro pianeta. Gli allevamenti sottraggono terre all’agricoltura (occupano il 26% delle terre, e assorbono il 40% delle risorse agricole), consumano molta acqua (circa il 10% dell’uso di acqua dolce), producono notevoli  emissioni di gas serra (il 14,5% del totale). Senza contare che da tempo le carni rosse sono additate come cancerogene.
Dunque, lo slogan della Lega del cane non è una provocazione sterile: va accolto come un invito a cambiar vita, per il bene non solo degli animali, ma anche del pianeta. E in ultima analisi di noi stessi. 
  
 

 

PLATINI COME FANTOZZI

«Il Var? Una bella cagata».
Michel Platini, ex campione di calcio
Rai (Che tempo che fa), 18 novembre 2019

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IL FATTO
Era nato per troncare le discussioni (era gol, non era gol, era fuorigioco, no, non lo era), eppure continua a sollevare polemiche. Il VAR (Video assistant referee) è un sistema video che a bordo campo serve a sciogliere i dubbi su gol e falli, permettendo di rivedere in tempo reale i video ravvicinati delle azioni contestate. Michel Platini, ex campione della Juve ed ex presidente dell’Uefa, in novembre è stato ospite di Fabio Fazio in tv a “Che tempo che fa”. Scagionato dalle accuse di corruzione in un’inchiesta sulla Fifa, ha appena pubblicato un libro biografico (“Il re a nudo”). E ha detto la sua sul sistema Var:  “Il Var non regola le cose, le sposta. Ci vogliono 30 minuti per spiegare perché non sono d’accordo. Penso che non si ritornerà mai indietro, ma penso che è una bella cagata“.
Una frase a effetto, che ricorda un film di Fantozzi (“La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca”). E mostra anche la padronanza di Platini nella lingua italiana. I motivi della sua opposizione al Var Platini li aveva spiegati in un’intervista al giornale francese l’Equipe: il Var può essere utile a stabilire se una palla è entrata in rete o se un gol è stato fatto in fuori gioco, ma in tutti gli altri casi non scioglie i dubbi, anzi li moltiplica. E rischia di uccidere la spontaneità del calcio. 
 
 

Se vi incuriosisce sapere come sono andate le classifiche degli ultimi 11 anni, potete cliccare sui link qui di seguito: 2018, 2017, 2016, 2015, 2014, 2013, 2012, 2011, 2010,  2009 e 2008.

vito tartamella

vito tartamella

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