
I protagonisti di “Boris” nella prima stagione (gent. conc. Disney)
C’è un ingrediente invisibile dietro il successo della serie cult “Boris”. Oltre alla satira spietata, al ritmo vivace e ai personaggi grotteschi, quei telefilm hanno fatto la storia della tv grazie a un quarto elemento che animava tutto: il linguaggio. La serie infatti è una vera miniera per un linguista: diverse espressioni coniate dagli autori («Dai, dai, dai», «smarmellare», «apri tutto») sono diventate tormentoni e meme sul Web. E nel linguaggio hanno un ruolo determinante le parolacce: la serie ha reso popolari espressioni come «recitare a cazzo di cane», «cagna maledetta», «bucio de culo» (le spiegherò più avanti) e molte, molte altre. Le volgarità, in questa serie, sono così importanti da essere state l’argomento di un intero episodio: “Coprolalia”.
Da studioso della materia e da fan della serie (l’ho vista decine e decine di volte), ho sempre apprezzato il turpiloquio di “Boris”: politicamente scorrettissimo, eppure leggero e divertente. Così presente, eppure in qualche modo invisibile perché intonato alle vicende che racconta. Tanto che non ha scandalizzato nessuno. Anzi, la serie ha vinto la Telegrolla d’oro per la fiction, oltre ad aver conquistato milioni di spettatori grazie al passaparola, allo streaming e alla pirateria digitale. Tutto ciò ha una ragione precisa: le parolacce erano perfettamente al servizio della narrazione, dando mordente al realismo e alla comicità dell’opera. Sono loro, insomma, la vera “linea comica” della serie (e chi l’ha vista, sa di cosa parlo).
Ma quante sono le parolacce di “Boris”? Quali sono, e come sono state usate nella serie? Quali sono stati gli episodi più sopra le righe?

Il logo della serie
Ho indagato, imbarcandomi in un’impresa titanica: analizzare tutte – ma proprio tutte – le parolacce nei 42 episodi delle prime 3 stagioni. Con l’aiuto dell’intelligenza artificiale ho passato in rassegna le oltre 19 ore (1.142 minuti) della serie. Con un risultato clamoroso: in “Boris” sono presenti più di mille parolacce, 1.121. Una ogni minuto (62 secondi per l’esattezza).
Ma attenzione: questa scelta non è stata una scorciatoia per aumentare l’audience. E’ stata, piuttosto, lo strumento più adatto per fare una satira spietata, una parodia realistica, una cruda denuncia. Le parolacce sono state scelte per criticare in modo satirico il mondo della produzione di fiction tv di pessima qualità in Italia, mostrandolo con una caricatura beffarda e tutto sommato realistica di una certa tipologia di persone. Le parolacce come linguaggio della verità, della cruda schiettezza. Infatti sono state scelte con cura e fantasia, ma in modo fedele alla realtà del parlato. Trasudano naturalezza, a differenza di tanti altri film che mostrano volgarità costruite a tavolino: quelle di “Boris” mostrano come si usano davvero in Italia. E, allo stesso tempo le parolacce sono uno strumento comico: rendono ridicoli i personaggi, portano un clima di gioco e trasgressione, sorprendono. Dunque sono un elemento molto caratterizzante. E sono perfettamente adeguate alla narrazione. Che era, a dispetto del lessico volgare, una narrazione raffinatissima, sia nell’aver creato personaggi iconici, sia nella critica corrosiva a difetti umani universali e alle storture della nostra società. Difetti così diffusi e profondi che la serie rimane attuale ancora oggi – anche se dalla prima stagione sono passati quasi 20 anni. E’ il motivo per il quale “Boris” è stata soprannominata la “fuoriserie” della fiction italiana.
♦ Di che cosa parla la serie
♦ Il metodo della ricerca (con l’aiuto dell’IA)
♦ I risultati: quante parolacce vengono dette
♦ Le 10 parolacce più pronunciate
♦ Le funzioni delle parolacce
♦ Gli sbrocchi di Renè
♦ I tormentoni volgari
♦ Invenzioni linguistiche, bestemmie e gestacci
♦ La filosofia del turpiloquio e “Coprolalia”
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