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Boris, la “fuoriserie” delle parolacce

INVENZIONI LINGUISTICHE

Paolo Calabresi nei panni di Augusto Biascica, elettricista (Disney)

Nella serie appaiono anche alcune espressioni coniate dagli autori. Oltre a “Li mortacci vostra” Biascica esclama anche «Li mortan guerrieri» dove oggetto dell’insulto non sono i prossimi defunti ma i lontani progenitori che si suppone essere stati antichi guerrieri.

Sempre Biascica dice altri neologismi (in realtà malapropismi, errori linguistici che consistono nel sostituire una parola con un’altra di suono simile) partoriti dalla sua ignoranza linguistica. Dice a Martellone, arrestato in compagnia di un trans: «Sei retrosessuale, perciò pussa via».

In un’altra occasione, dopo che la psicanalista lo aveva invitato a esprimere quello che aveva dentro, Biascica dice a Cristina, che era stata sincera con lui: «Anche tu stai a stroiettà?» (estroiettare, ma stroiettare evoca il fare la troietta).

In un’altra puntata, Karin propone una nuova espressione, quando dice a Renè, a proposito della sincerità sul set: «Io sono una che gli ipocriti… Li piscia proprio» cioè non li caga.

BESTEMMIE E CENSURE

L’unico limite espressivo della serie riguarda le bestemmie. Che vengono evocate, in nome del realismo e dell’eccesso parodistico, ma coperte da “beep”. Per quanto siamo un Paese cattolico solo in apparenza, esiste comunque una sensibilità diffusa verso queste espressioni. L’episodio “A morte il conte” (2 stagione) inizia con Biascica che impreca: «Io devo guarì, tu me devi dì quanto tempo te ce vole pe guarimme la capoccia! Io devo guarì porco ***o, e mannaggia il c***o, me dovete guarì!». In quel momento passa Mariano Giusti, attore fervente cattolico: «Hai bestemmiato Biascica, hai bestemmiato». «Cioè dici adesso sulla scala o prima alla macchinetta del caffè?».

Quando poi Sergio, direttore di produzione, decide di introdurre una sanzione di 50 euro per ogni bestemmia, Biascica prima obietta «Come fai a non bestemmià, qua ce volete segà le gambe!», poi quando capisce che non c’è storia, obietta: «Nun me paghi? Almeno fammi bestemmià, porco ***o. E anche porca ***a».

 GESTACCI

Gli autori di “Boris” hanno una grande padronanza del registro basso. E questo emerge non solo dalla ricchezza lessicale impiegata, ma anche dal ricorso ai gestacci, che non sono altro che parolacce espresse con il corpo. Una delle scene più ricche è quando Martellone si arrabbia con uno degli sceneggiatori che aveva deciso di eliminare il suo personaggio dalla serie. Dopo avergliene dette di tutti i colori, facendogli presente che la sua scomparsa avrebbe reso insensata la presenza della bambina nella serie, da lontano gli indirizza gesti beffardi e offensivi:

Oppure quando Mariano Giusti (Guzzanti) lascia intendere a René che padre Gabrielli è uno che non la fa passare liscia: e lo fa mimando il gesto di “fare un culo così”:

In quella stessa puntata, gli sceneggiatori fanno il gesto dell’ombrello al collega a cui tocca andare sul set a sistemare l’affaire Martellone:

⇒ (avanti) La filosofia del turpiloquio

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