LE FUNZIONI DELLE PAROLACCE
Gran parte delle parolacce in “Boris” assolve a tre funzioni linguistiche:
Insulti
coprono un’ampia gamma di espressioni e sono usati per animare gli scontri (frequenti) fra i personaggi. “Testa di cazzo” è un’espressione frequente, ma ancor più “merda”, usato come jolly per esprimere disvalore assoluto: per giudicare le sceneggiature, le fiction o il lavoro sul set: «Occhi del cuore è una merda», «…è e rimarrà sempre una fiction de merda», «Lui è un mostro sacro e tu sei una merda». O anche per denigrare oggetti e situazioni: cavo di merda, pesce de merda, fare le cose di merda. C’è un ulteriore uso di “merda” come soprannome: lo approfondisco più avanti.
Imprecazioni
sono le esclamazioni nei momenti di rabbia o di sorpresa: porca puttana, cazzo, sto cazzo, “porco” in espressioni composte (porca puttana, porco cazzo, porco mondo, porco cane, porca miseria). Poi c’è il tormentone di Nando Martellone “bucio de culo”, usato come esclamazione insieme a “sti cazzi” (ne parlo più avanti).
Rafforzativi enfatici e modi di dire
sono espressioni come “che cazzo dici?”, “Chi cazzo è”, “Che cazzo vuoi?”, “Non capire un cazzo”, “Non mi va di fare un cazzo” “Rompere il cazzo”, “Farsi i cazzi propri”, “Mannaggia al cazzo”, “siamo nella merda”, “avere culo”, “spaccare il culo”, “avere le pezze al culo”. Menzione a parte l’espressione “a cazzo di cane” di cui parlerò più avanti.
Uno dei momenti più comici, Mariano Giusti (Guzzanti) in uno dei suoi scatti d’ira in camerino (L’anello del conte, 3° episodio, prima stagione) : «Posso dire cazzo? Mi sono rotto il cazzo! Quando tre anni fa mi hanno offerto questo ruolo, mi dicevano questo conte è un personaggio che cambia, che è cattivo ma poi diventa buono, ‘sto conte si trasforma, ‘sto conte è ‘na sinfonia… e invece ‘sto conte… ‘sto cazzo! Lo posso dire, padre? ‘Sto cazzo!»
O anche Karin (“L’affaire Martellone”, 5° puntata seconda stagione): quando deve svelare l’assassino del conte, in attesa che gli sceneggiatori decidessero chi fosse, alla domanda «Volete veramente sapere chi è stato?» risponde durante le riprese :«È stato sto cazzo. Sì, ve lo giuro. Sto cazzo!». Renè: «Dai, Karin, stop, per piacere!». «Ma mi hai detto “dì una cosa che ti viene più naturale”! Tanto la doppi, no?». «Ho capito, ma se dici quella cosa si vede sul labiale poi, dai. ‘”Cala la cucchiara!” che stai al mercato? Dai, per favore. Dai, dì un ‘altra cosa, dai».