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Boris, la “fuoriserie” delle parolacce

IL METODO DELLA RICERCA (CON L’AIUTO DELL’IA)

Mattia Torre (Wikipedia)

Mi sono concentrato sulle prime 3 stagioni di “Boris”. La quarta non l’ho trovata all’altezza delle precedenti. Condivido, in questo, la diagnosi di Colaci: le  prime 3 stagioni avevano esaurito tutto quello che si poteva dire sull’argomento. Erano una serie compiuta e perfetta. La quarta stagione è insieme «un omaggio a chi non c’è più (nel frattempo erano deceduti lo sceneggiatore Mattia Torre, uno degli autori, ma anche Roberta Fiorentini, l’interprete di Itala e Arnaldo Ninchi, il dottor Cane, ndr),  ma anche un sintomo di stanchezza».

Per la mia analisi ho usato l’edizione digitale della serie. Ho convertito i files video in audio, poi ho caricato gli audio su canva.com, per generare automaticamente la loro trascrizione testuale. Poi ho controllato e corretto queste trascrizioni: spesso risultavano piene di errori perché in alcuni passaggi gli attori si esprimevano in dialetto o con pronunce difficili da decifrare.

Infine, ho usato diversi modelli linguistici (Claude, Gemini, Chatpt) per individuare le parolacce nelle trascrizioni di ogni episodio. Nello specifico, ho dato in pasto all’IA la lista delle parolacce italiane (tratta dal mio libro), e ho chiesto di rintracciarle nei 42 files degli episodi, generando una tabella con le parolacce e le loro frequenze per ognuna delle 3 stagioni. Infine ho fatto riunire i risultati delle 3 stagioni in un’unica tabella, che riassume quali e quante parolacce sono presenti nella serie, verificando che non vi fossero errori. Mi si perdoneranno le possibili sviste in una mole di materiale così ampia (sarò grato a chi mi segnalerà eventuali errori).

⇒ (avanti) I risultati: quante parolacce vengono dette

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